Mese: Aprile 2026 Pagina 2 di 25

Seafood Expo Global 2026, dove gli acquisti diventano strategia

Seafood Expo Global 2026, dove gli acquisti diventano strategia

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Per molte imprese del settore ittico, il Seafood Expo Global non è soltanto il luogo in cui presentarsi al mercato. È anche, e in alcuni casi soprattutto, il posto in cui fermarsi, guardare negli occhi fornitori e clienti, fare il punto sugli approvvigionamenti e capire quale direzione prenderanno i mesi successivi.

Nel nuovo video dello Speciale Italia di Pesceinrete, questo aspetto emerge con chiarezza dalle parole di Andrea Eminente amministratore delegato di Unifrigo Gadus e di Valter Giammaria, presidente del CAR – Centro Agroalimentare Roma. Due interventi diversi, ma uniti da una stessa idea: la fiera di Barcellona è uno spazio di lavoro reale, dove il confronto diretto permette alle imprese di leggere il mercato, costruire relazioni e cercare nuove opportunità.

Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, l’edizione 2026 di Seafood Expo Global/Seafood Processing Global ha riunito 2.290 aziende espositrici provenienti da 85 Paesi, su una superficie espositiva di oltre 52.980 metri quadrati. Numeri che raccontano la dimensione internazionale della manifestazione, ma che assumono un significato ancora più concreto se letti attraverso l’esperienza quotidiana degli operatori.

Andrea Eminente descrive la fiera come un appuntamento dalla doppia valenza. Per un’azienda che importa prodotti ittici, il lato acquisti è fondamentale. Barcellona consente di incontrare fornitori che arrivano da aree molto diverse del mondo e di riunire, in pochi giorni, relazioni che normalmente richiederebbero tempi, viaggi e interlocuzioni molto più lunghi.

Il riferimento ai prodotti aiuta a capire la complessità del lavoro. Baccalà e stoccafisso rimandano ai Paesi del Nord, mentre lo scatolame apre rapporti con mercati come il Vietnam e il Sudamerica. Sono filiere differenti, con dinamiche proprie, che in fiera possono essere osservate, confrontate e discusse direttamente con chi le presidia. Per un importatore, questo significa fare il punto sulle disponibilità, sulle condizioni di mercato e sulla campagna che si prepara nei mesi successivi.

Ma Barcellona non è solo fornitori. La vicinanza con l’Italia rende la manifestazione facilmente raggiungibile anche da molti clienti italiani. È qui che la fiera mostra il suo valore più operativo: nello stesso spazio si incontrano domanda e offerta, acquisti e vendite, fornitori internazionali e clienti nazionali. In pochi giorni, le imprese possono raccogliere segnali, verificare esigenze, misurare aspettative e orientare le scelte commerciali.

Il comunicato degli organizzatori sottolinea proprio questa funzione dell’evento: nell’arco di tre giorni, operatori provenienti da tutta la filiera si sono incontrati per costruire relazioni, esplorare nuove opportunità commerciali e approfondire le tendenze che plasmeranno il futuro del settore ittico. Non una semplice esposizione, quindi, ma una piattaforma di confronto tra chi produce, importa, distribuisce, acquista e trasforma.

La seconda intervista, con Valter Giammaria, allarga ulteriormente lo sguardo. Il presidente del CAR evidenzia il valore positivo dell’esperienza di Barcellona per gli imprenditori del settore ittico e richiama la funzione delle fiere come strumenti di crescita. Occasioni come il Seafood Expo Global permettono alle imprese di creare rapporti, sviluppare operazioni B2B e misurarsi con un contesto internazionale che può aprire nuove prospettive.

Il suo ragionamento parte però da una consapevolezza molto concreta: il comparto ittico vive una fase complessa, segnata anche da un calo dei consumi. Proprio per questo, secondo Giammaria, diventa necessario rafforzare le iniziative di internazionalizzazione, cercare nuovi mercati e costruire nuove opportunità. In un momento in cui il mercato interno non sempre offre le risposte attese, guardare oltre i confini diventa una scelta strategica, non una semplice ambizione.

Il ruolo del CAR si inserisce in questa direzione. Accompagnare le imprese in contesti come quello di Barcellona significa metterle nelle condizioni di confrontarsi, crescere e ampliare il proprio raggio d’azione. La fiera diventa così anche uno strumento collettivo: non riguarda solo la singola azienda, ma la capacità di un sistema di organizzarsi, dialogare e rendersi più competitivo.

A rafforzare questa lettura c’è anche la presenza, segnalata dagli organizzatori, di importanti acquirenti internazionali nei settori della vendita al dettaglio, della ristorazione e della distribuzione attraverso il Key Buyer Programme. Un elemento che conferma quanto il Seafood Expo Global sia un luogo in cui le relazioni commerciali possono trasformarsi in percorsi concreti, soprattutto per le imprese che sanno presentarsi con una proposta chiara e con una visione di mercato.

Il secondo video dello Speciale Italia di Pesceinrete racconta quindi un volto preciso della manifestazione: quello della fiera come cabina di regia degli approvvigionamenti, del B2B e dell’internazionalizzazione. Non solo prodotti in esposizione, ma decisioni da preparare, rapporti da consolidare, mercati da comprendere e opportunità da costruire.

Dalle parole di Andrea Eminente e Walter Giammaria emerge un messaggio netto: per il settore ittico italiano, essere presenti nei grandi appuntamenti internazionali significa lavorare sul futuro. Significa capire dove si muove la domanda, quali mercati possono offrire nuove possibilità, quali relazioni meritano di essere rafforzate e quali strumenti servono alle imprese per restare competitive.

In un settore attraversato da consumi più incerti e da dinamiche globali sempre più complesse, la capacità di incontrarsi, fare rete e aprire nuovi canali resta una leva decisiva. Barcellona, in questo senso, non è solo il luogo della visibilità internazionale. È uno spazio in cui il mercato prende forma, e in cui le imprese italiane possono preparare con maggiore consapevolezza le sfide dei prossimi mesi.

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Tonno: come sta davvero la specie più pescata del pianeta

Tonno: come sta davvero la specie più pescata del pianeta

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Mancano due giorni alla Giornata Mondiale del Tonno, l’appuntamento ONU del 2 maggio istituito nel 2016. Per chi guarda al Mediterraneo, è l’occasione per fare i conti con un paradosso: la specie più iconica e per anni più minacciata di queste acque, il tonno rosso, non solo è tornata, ma oggi si pesca in quantità crescenti. Solo nel porto di Marsala, primo scalo nazionale per sbarchi di bluefin, nel 2025 sono arrivati a terra circa 178 tonnellate di pesce, quasi duemila esemplari (dato reso pubblico dalla Capitaneria di Porto). Vent’anni fa una cifra simile sarebbe stata uno scandalo ambientale. Oggi è il segno che un sistema di gestione condivisa, faticosamente costruito, ha funzionato.

Il quadro globale resta articolato. Il rapporto Status of the World Fisheries for Tuna pubblicato a marzo 2025 dall’International Seafood Sustainability Foundation (ISSF) ha valutato 23 stock delle sette specie commerciali principali: il 65% si trova in condizioni di abbondanza sana, il 26% in una zona intermedia, il 9% in stato di sovrasfruttamento. Il 91% degli stock non è più soggetto a overfishing, e l’87% delle catture mondiali – pari a circa 5,2 milioni di tonnellate nel 2023 – proviene da popolazioni considerate in salute. A trainare il dato è soprattutto il tonnetto striato, che da solo vale più della metà del pescato globale e tiene bene nelle aree dove viene catturato.

La FAO è arrivata a conclusioni convergenti: nella Revisione dello stato delle risorse ittiche marine mondiali 2025, presentata a giugno alla Conferenza ONU sugli Oceani, i tonni e le specie affini risultano sostenibili nell’87% degli stock valutati, con il 99% degli sbarchi che proviene da fonti gestite responsabilmente. È un risultato sproporzionatamente migliore rispetto alla media della pesca marittima mondiale. Restano aree fragili – alcune popolazioni di tonno obeso e tonno rosso atlantico occidentale – e l’aumento dei FAD, i dispositivi di concentrazione dei pesci, preoccupa per le catture accessorie.

La storia europea è quella che merita più attenzione. A inizio anni Duemila, il tonno rosso atlantico era a un passo dal collasso. Le catture stimate erano scese a 10.000 tonnellate nel 2007, anno in cui l’ICCAT, la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonnidi dell’Atlantico, varò un piano di recupero severo: quote rigide, flotte ridotte, stagioni accorciate, ispezioni internazionali. Nei vent’anni successivi la biomassa adulta si è risollevata fino a circa il 60% del livello di riferimento per la sostenibilità, all’incirca il doppio del minimo. I risultati hanno spinto l’ICCAT, riunita a Siviglia a fine 2025, ad alzare i TAC per il triennio 2026-2028: +19,3% per lo stock dell’Atlantico orientale, +13% per quello occidentale.

Per l’Italia, il decreto del MASAF firmato lo scorso 1 aprile, fissa la quota nazionale 2026 a 6.182,6 tonnellate, in crescita di circa il 17% rispetto alle 5.283 della stagione appena chiusa. Cambia anche l’architettura: una parte del nuovo contingente entra finalmente nella piccola pesca costiera, finora largamente esclusa, e cresce di circa il 40% la platea delle imbarcazioni autorizzate. Sul provvedimento si è discusso a Trapani, l’11 aprile, in un incontro promosso dal Libero Consorzio Comunale e moderato da Pesceinrete, con la presenza del sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra e della direttrice generale della pesca marittima Graziella Romito. Il sottosegretario ha definito il decreto “sperimentale” e ha aperto a verifiche con i territori: segnale che la fase di assestamento è tutt’altro che chiusa.

Sotto la superficie del successo restano nodi non risolti. WWF e altre organizzazioni avvertono da tempo che aumentare le quote troppo in fretta rischia di compromettere la ripresa, mentre stime dell’ICCAT indicano che in alcune aree del bacino fino al 20-30% del tonno rosso pescato potrebbe provenire da attività illegali, non dichiarate o non regolamentate, la cosiddetta IUU. Inchieste recenti hanno poi raccontato l’oligopolio delle quote italiane: 19 pescherecci hanno accesso al sistema della circuizione, in mano per lo più ad armatori siciliani e campani, e i piccoli pescatori che provano a rientrare sbattono contro un meccanismo che tende a rafforzare chi è già dentro. Resta poi aperto il capitolo allevamenti di ingrasso, in cui per produrre un chilo di tonno servono circa quindici chili di pesce-foraggio: un settore concentrato a Malta e in Spagna, in Italia normato in modo opaco, tanto che nei mesi scorsi Greenpeace ha costretto l’amministrazione di Battipaglia a revocare la concessione a un nuovo impianto.

Sul fronte del consumo, l’Italia resta il secondo produttore europeo di tonno in scatola dopo la Spagna. I dati ANCIT relativi al 2024, presentati a maggio scorso, indicano un valore di mercato di 1,65 miliardi di euro (+1,5% sull’anno prima), pari a quasi il 70% dell’intero comparto delle conserve ittiche. Le esportazioni hanno toccato 30.600 tonnellate (+9,57%), dirette principalmente verso Germania, Grecia e Croazia, ma anche Canada e Paesi del Golfo.

Sei italiani su dieci consumano tonno in scatola almeno una volta a settimana, e il consumo pro capite – calcolato su dati ISTAT – si attesta intorno ai 2,36 chili l’anno. Nelle scatolette finiscono soprattutto due specie: il tonnetto striato e il pinna gialla, quest’ultimo prediletto dall’industria italiana per le qualità organolettiche.

Dal 2014 il regolamento europeo obbliga i produttori a indicare specie e zona FAO di pesca. Le aree 71, 77 e 81 del Pacifico occidentale e centrale, e la 37 del Mediterraneo, sono quelle considerate più affidabili per stato degli stock e qualità della gestione; le 51 e 57, nell’Oceano Indiano, restano le più critiche. Quando indicato in etichetta, il “pescato a canna” o la “circuizione su banchi liberi” – cioè senza FAD – segnalano metodi più selettivi. Sono dettagli minimi. Ma è da lì che, in fondo, passa anche la parte che riguarda il consumatore.

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Santoianni: “Aiuti di Stato UE segnale positivo per pesca e agricoltura”

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“Apprendiamo con favore l’adozione del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato da parte della Commissione europea a sostegno dei settori colpiti dalla crisi in Medio Oriente. La flessibilità introdotta rappresenta un segnale positivo e auspichiamo possa consentire al Governo di attivare interventi più incisivi a tutela del settore agricolo e della pesca”.

Così Giuseppino Santoianni, Presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori, commentando la decisione della Commissione che consente agli Stati membri di compensare fino al 70% dei costi aggiuntivi sostenuti dalle imprese per l’aumento dei prezzi di combustibili e fertilizzanti legato alla crisi.

“Si tratta di un supporto senz’altro importante, reso ancora più efficace dalla semplificazione prevista per l’ammissibilità agli aiuti. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dalla capacità degli Stati membri di attuarlo in modo pieno e tempestivo, soprattutto per rafforzare gli strumenti già messi in campo – prosegue – a partire dal credito d’imposta sui carburanti agricoli, affiancandoli a meccanismi automatici di contenimento dei costi, così da garantire un sostegno concreto e immediato alle imprese”.

“In un contesto geoeconomico sempre più instabile anche l’attesa di misure straordinarie ha un costo, soprattutto per la crescente esposizione dell’agricoltura e la pesca alle fragilità delle catene del valore e agli shock esterni. Per questo – conclude Santoianni – è necessario costruire un sistema stabile di protezione del comparto agricolo e ittico, già fortemente sotto pressione, capace di attivarsi automaticamente e garantire continuità produttiva senza ricorrere ogni volta a strumenti straordinari”.

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Caro carburanti, la protesta in Sicilia rientra in vista del tavolo tecnico

Ieri l’on. Galvagno si è impegnato in tal senso

Acque agitate nello Stretto di Messina, è proprio il caso di dirlo. L’escalation nel Golfo Persico, con l’impraticabilità dello stretto di Hormuz e la conseguente carenza di carburante ne ha fatto impennare il prezzo.

Acque agitate tra Sicilia e Calabria

Le ragioni della crisi

Le marinerie ne risentono; i pescatori hanno visto quasi triplicare il costo del gasolio, derivato del petrolio che alimenta i mezzi di produzione a motore. L’avvenimento colpisce tutti, ma in maniera particolare autotrasportatori e pescatori. È evidente che un aumento indiscriminato dei costi per il carburante erode i margini di profitto aziendali. Per tale ragione era sorta l’idea di una protesta iconica, proprio nello Stretto e proprio il 1°maggio.

L’impegno istituzionale

Ma ieri sera è giunto l’impegno istituzionale che ha fatto desistere gli organizzatori. Le notizie provenienti dalla Trinacria ci dicono che il Presidente dell’Ars, l’Assemblea Regionale Siciliana, ha convocato un tavolo tecnico per martedì 12 maggio a Palermo, occasione nella quale sarà predisposta una norma capace di, tramite allocazione di fondi, andare incontro alle richieste del comparto. Lo stato di agitazione permane, dunque, ma la protesta per il momento è revocata.

Le dichiarazioni di Mario Serpillo

Agripesca Sicilia e Agripesca Calabria avvertono particolare pressione in questo pspecifico momento, risentendo della situazione generale. “Agripesca segue la vicenda con particolare attenzione, le parole del Presidente Serpillo, ed è sempre al fianco dei pescatori. Ci auguriamo che la situazione di crisi nel Golfo Persico possa cessare quanto prima e che da ciò possa derivare un miglioramento immediato delle condizioni di lavoro dei pescatori”.

Mazara del Vallo Red Prawn Gains Chefs’ Recognition

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The Mazara del Vallo Red Prawn confirms its position as one of the most appreciated seafood products among Italy’s quality restaurant sector. This emerges from a B2B market survey commissioned by OP Blue Sea del Gambero Rosso di Mazara del Vallo, carried out across the medium-high and high-end restaurant channel, with the prevailing involvement of Michelin-starred restaurants and qualified operators in signature cuisine.

The survey, developed within the framework of the Production and Marketing Plan of the Producer Organisation supported by the Italian EMFAF National Programme 2021–2027, collected 93 valid interviews from an initial database of 410 restaurants, including 387 Michelin-starred establishments. The sample covered the entire national territory, involving 36 restaurants in Northern Italy, 25 in Central Italy and 32 in Southern Italy and the Islands.

The results confirm the recognition of the Mazara del Vallo Red Prawn as a high-value product, chosen by chefs for its gastronomic quality, aromatic intensity, sweetness of the flesh, culinary versatility and strong territorial identity. Raw consumption, in particular, is one of the most appreciated uses, as it enhances the product’s organoleptic characteristics and reinforces its premium positioning.

Alongside this strong appreciation, the survey highlights a very clear need expressed by quality restaurants: greater guarantees on the actual origin of the Mazara del Vallo Red Prawn, its traceability and the recognisability of its supply chain.

Several operators interviewed pointed out that, although they purchase products marketed with reference to Mazara, it is not always easy to obtain fully clear information on whether the crustacean actually comes from the Mazara fleet. This issue does not concern commercial transparency alone. It also affects the gastronomic and narrative value of the product. For chefs, being able to tell the origin of a raw material with certainty is becoming increasingly important in shaping the identity of a dish and in the relationship with the final customer.

This is precisely the area in which OP Blue Sea del Gambero Rosso di Mazara del Vallo intends to strengthen its role. As a Producer Organisation, the OP represents a collective player within the production chain and is working to build tools capable of making the product landed by its member fleet increasingly identifiable, traceable and recognisable on the market.

“For us, this result is very important,” says Maurizio Giacalone, President of OP Blue Sea del Gambero Rosso di Mazara del Vallo, “because it confirms that the Mazara del Vallo Red Prawn is already recognised by chefs as a product of excellence. At the same time, the survey clearly shows a demand for stronger guarantees on origin and traceability. The OP was created precisely to strengthen the role of producers, enhance the work of the fleet and build a more transparent, qualified and recognisable commercial pathway.”

The survey also provides useful indications on how the product is used in restaurants. The Mazara del Vallo Red Prawn is mainly used in raw preparations, seafood starters, pasta dishes, tasting menus and high-end gastronomic proposals. Intermediate sizes are particularly appreciated for their balance between gastronomic yield, versatility and economic sustainability, while larger sizes maintain a central role in preparations with greater visual and taste impact.

The data also confirm that quality restaurants do not consider the Mazara del Vallo Red Prawn as an ordinary raw material, but as an identity product, capable of representing a territory, a fishing fleet and a production tradition. For this reason, origin, traceability and consistent quality become decisive elements in strengthening its market value.

The path launched by the OP is part of a broader strategy to enhance the commercial value of the product sourced from its member fleet. The objective is to progressively build an OP-led channel for the valorisation of the Mazara del Vallo Red Prawn, based not on simple commercial intermediation, but on the ability to guarantee identity, origin, traceability and qualitative consistency.

From this perspective, the added value of the OP lies not only in product promotion, but also in the possibility of representing producers in an organised way, strengthening the link between the Mazara del Vallo fleet, quality restaurants and the final consumer.

To support this path, the OP is also working on integrated communication, promotion and identity-building actions, with the aim of presenting the Mazara del Vallo Red Prawn not only as a gastronomic excellence, but also as the result of the work, expertise and history of the fishing community that brings it to the market.

The survey therefore confirms a clear perspective: the Mazara del Vallo Red Prawn is already recognised by Italy’s quality restaurant sector as a product of excellence. The new challenge is to strengthen its origin, traceability and identity through a pathway led by the Producer Organisation and built around the authentic value of the Mazara fleet.

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