Mese: Settembre 2026 Pagina 2 di 26

Pesca costiera: la graduatoria definitiva dei Piani di gestione locale. Sammartino: “Boccata di ossigeno per il comparto”

Pesca costiera: la graduatoria definitiva dei Piani di gestione locale. Sammartino: “Boccata di ossigeno per il comparto”

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La Regione Siciliana finanzierà tutti i 14 Consorzi di gestione selezionati per avviare i Piani di gestione locale della pesca artigianale, con il coinvolgimento degli operatori e degli organismi di ricerca.

Ittico Guida Buyer

È stata pubblicata la graduatoria definitiva per la selezione dei Consorzi di gestione per la pesca artigianale (Co.ge.pa.). Sono 14 quelli individuati e saranno tutti finanziati per avviare il percorso dei Piani di gestione locale (Pgl), che interesseranno le diverse aree costiere della Sicilia e consentiranno di definire misure tecniche e regole di gestione condivise, costruite sulla base delle caratteristiche dei territori e delle esigenze del settore.

I Consorzi lavoreranno insieme agli operatori della pesca e agli organismi di ricerca inseriti nell’Anagrafe regionale della ricerca scientifica nel settore ittico e dell’ambiente marino. Il contributo della ricerca sarà fondamentale per raccogliere e analizzare i dati necessari a definire le misure più adeguate per ciascuna area.

“Rafforziamo il ruolo delle reti tra imprese e organismi di ricerca – dice l’assessore Luca Sammartino – mettendo al centro uno sviluppo sostenibile della piccola pesca costiera. Un percorso che punta a tutelare le risorse ittiche e gli ecosistemi marini, favorendo una gestione più efficace delle attività. Una boccata d’ossigeno per i nostri pescatori che lavorano a servizio di un comparto in crescita grazie all’azione decisa del governo regionale”.

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Blue News Italia, online la seconda edizione

Blue News Italia, online la seconda edizione

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La seconda edizione di Blue News Italia riunisce in pochi minuti alcuni dei temi che stanno incidendo maggiormente sulla filiera ittica: politiche europee, costi per le imprese, nuove competenze, regole ambientali e mercati internazionali.

Ittico Guida Buyer

È online la seconda edizione di BLUE NEWS ITALIA, il settimanale video dedicato alle principali notizie della pesca, dell’acquacoltura e della filiera ittica.

La puntata si apre sul confronto europeo relativo al rinnovo della flotta peschereccia e prosegue con il caro carburante che sta alimentando la protesta delle marinerie siciliane. Spazio anche al ricambio generazionale, con un intervento di Maria Laurenza, segretaria generale UILA Pesca.

 

Flotta, costi e nuove competenze

I ministri europei della pesca hanno aperto alla possibilità che, nel quadro finanziario 2028-2034, il sostegno europeo possa riguardare anche investimenti sulle imbarcazioni esistenti e nuove, mantenendo vincoli destinati a evitare aumenti della capacità di pesca.

Sul tema interviene nella puntata il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, richiamando la necessità di investire nel rinnovo della flotta e nella sicurezza dei lavoratori.

Parallelamente cresce la tensione nelle marinerie siciliane. A Mazara del Vallo è stato proclamato lo stato di agitazione e per il 22 ottobre è annunciata una mobilitazione nello Stretto di Messina. Al centro resta il peso del carburante sulla redditività delle imprese.

Il ricambio generazionale passa dalla filiera

Il futuro della pesca riguarda anche le competenze necessarie per rendere il settore più attrattivo.

Maria Laurenza sottolinea nella puntata l’importanza di ampliare lo sguardo oltre la sola attività di cattura, sviluppando professionalità nella trasformazione, commercializzazione, qualità, tecnologie e nelle attività collegate alla pesca.

Un tema già approfondito nell’articolo dedicato al ricambio generazionale nella pesca.

Regole, consumi e mercati

Dal 27 settembre sono cambiate anche le regole europee sulla comunicazione ambientale. Per le imprese diventa ancora più importante poter sostenere con elementi verificabili i claim ambientali utilizzati sulle etichette e nella comunicazione commerciale.

Intanto cambiano le abitudini dei consumatori europei: il pesce viene acquistato meno frequentemente, mentre cresce l’interesse per prodotti più pratici, porzionati e semplici da preparare.

Lo sguardo si sposta già sul 2027

Dal 6 all’8 ottobre Vigo ospita Conxemar, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al seafood congelato. Buyer, importatori e trasformatori arrivano all’appuntamento con l’attenzione già rivolta alle forniture e alle strategie commerciali del prossimo anno.

A confermare il peso dei rapporti tra Spagna e Italia sono anche i dati sull’export: il 28,5% del valore delle esportazioni spagnole di pesci, crostacei e molluschi è diretto verso il mercato italiano.

La prima edizione di BLUE NEWS ITALIA è disponibile qui.

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Gara MASAF da 17,3 milioni per i dati del settore ittico

Gara MASAF da 17,3 milioni per i dati del settore ittico

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Il MASAF ha avviato una gara per affidare per 18 mesi la raccolta, gestione ed elaborazione dei dati del settore ittico. La base di gara è di 17.287.794 euro IVA esclusa. Il servizio comprende dati biologici, attività della flotta, informazioni socioeconomiche e monitoraggio dell’impatto della pesca sugli ecosistemi.

Ittico Guida Buyer

Il MASAF ha aperto una procedura per affidare i servizi di raccolta, gestione ed elaborazione dei dati relativi a pesca, acquacoltura e industria di trasformazione dei prodotti ittici. Il bando è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 25 settembre 2026 e il termine per presentare le offerte è fissato al 2 novembre 2026 alle 12:00. La documentazione ufficiale della gara è disponibile sul sito del Ministero.

Il servizio dovrà dare continuità alle attività previste dal Work Plan 2025-2027, contribuire alla predisposizione del Piano di lavoro nazionale 2028-2030 e supportarne il primo anno di attuazione.

Dati biologici, flotta e filiera

L’affidamento comprende la raccolta e l’elaborazione dei dati biologici sulle risorse pescate, delle informazioni sull’attività dei pescherecci e sullo sforzo di pesca, dei dati sull’impatto sugli ecosistemi e di quelli economici e sociali relativi a pesca, acquacoltura e industria di trasformazione.

Rientrano nelle attività anche la gestione e l’elaborazione dei dati delle campagne scientifiche MEDITS, MEDIAS e SOLEMON, oltre alla campagna DRES sui molluschi bivalvi.

La banca dati nazionale dovrà garantire la tracciabilità tra microdati, dataset elaborati e informazioni trasmesse. Ogni output dovrà inoltre essere accompagnato da un Report di Qualità e dovranno essere consegnati anche codice, script e routine utilizzati per l’elaborazione e la validazione dei dati.

La base di gara è 17,3 milioni

L’importo a base di gara è di 17.287.794 euro al netto dell’IVA. L’appalto, escluse le eventuali opzioni, avrà una durata di 18 mesi.

La stazione appaltante si riserva inoltre la possibilità di prorogare il contratto fino a un massimo di altri 18 mesi, per un importo massimo di ulteriori 17.287.794 euro. Il valore globale stimato dell’appalto raggiunge quindi 34.575.588 euro IVA esclusa solo considerando anche questa opzione.

Bycatch, cosa prevede il capitolato

Uno dei passaggi più dettagliati riguarda le catture accidentali di specie sensibili e protette.

Il capitolato richiede una valutazione del rischio sul bycatch, anche in funzione della preparazione del Work Plan 2028-2030, e la costituzione di un albo di almeno 50 osservatori bycatch formati.

Sono previste anche l’inclusione delle specie vulnerabili nel logbook elettronico e un’integrazione del monitoraggio. Il documento indica, tra le attività, l’incremento dei giorni di osservazione, le osservazioni e interviste nei porti e, quando necessario, il self-reporting.

Il servizio dovrà inoltre contribuire alla predisposizione di linee guida nazionali per la gestione a bordo delle specie protette, alla realizzazione di un database nazionale unificato sul bycatch e a studi pilota per la definizione di misure tecniche di gestione e mitigazione.

Il riferimento ai 50 osservatori riguarda la costituzione di un albo di personale formato. Il capitolato non indica l’assunzione di 50 nuove unità.

Lampuga, anguilla e pesca ricreativa

Per il programma di osservazione scientifica in mare sul bycatch previsto in Adriatico, dal 2028 viene richiesta l’estensione del campionamento ad altre Sub-aree geografiche FAO.

Sul fronte delle specie, per la lampuga (Coryphaena hippurus) è prevista un’indagine finalizzata a migliorare la selezione dei porti designati e raggiungere la piena copertura campionaria.

Per l’anguilla sono richieste attività per ridurre i sottocampionamenti e migliorare le serie storiche e le informazioni biometriche utili alla valutazione dello stato della risorsa. Il capitolato richiama anche l’utilizzo dei dati per valutare l’efficacia ed eventualmente rivedere i relativi Piani di gestione.

Per la pesca ricreativa di grandi pelagici, elasmobranchi e altre specie marine dovrà invece essere aggiornata la metodologia di campionamento, utilizzando anche i dati disponibili presso le autorità nazionali per stimare la popolazione dei pescatori ricreativi. Il tema si collega al percorso già avviato con RecFishing e il monitoraggio europeo della pesca ricreativa.

I dati prodotti dovranno supportare le valutazioni scientifiche, le richieste della Commissione europea e degli organismi internazionali e gli strumenti tecnici utilizzati dall’Amministrazione per la gestione del settore.

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Cassette per il pesce, cosa cambia con la distanza

Cassette per il pesce, cosa cambia con la distanza

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Nel trasporto del pesce fresco la distanza può cambiare il bilancio ambientale delle cassette. Uno studio del 2024 pubblicato su Science of the Total Environment confronta EPS monouso e cassette riutilizzabili in HDPE su tratte da 19,7 a 610 chilometri. Un rapporto del 2025 di RDC Environment amplia l’analisi a cartone e diversi sistemi riutilizzabili. I risultati non individuano un materiale migliore in ogni situazione: peso, ghiaccio, capacità di carico e logistica di ritorno possono modificare il confronto.

Ittico Guida Buyer

Quanto pesa davvero la distanza nel bilancio ambientale delle cassette utilizzate per il pesce fresco?

Il precedente approfondimento su cassette, riuso e nuove regole europee ha chiarito un punto: il materiale, da solo, non basta a stabilire quale soluzione sia più sostenibile.

Il passo successivo è guardare ai chilometri.

Uno studio pubblicato nel 2024 su Science of the Total Environment ha confrontato cassette monouso in polistirene espanso, EPS, e cassette riutilizzabili in polietilene ad alta densità, HDPE, lungo tre percorsi che partono dal porto di Vigo: 19,7, 94,4 e 610 chilometri.

Ed è proprio aumentando la distanza che il confronto comincia a cambiare.

Da 20 a 610 chilometri il trasporto prende peso

La ricerca, Exploring the environmental impacts of plastic packaging: A comprehensive life cycle analysis for seafood distribution crates, considera una distribuzione locale, una regionale e una nazionale fino a Mercamadrid.

Anche le cassette messe a confronto sono molto diverse.

Nel modello, il corpo della cassetta in EPS pesa 203 grammi, ai quali si aggiungono 71 grammi del coperchio, e contiene 6,4 kg di pesce con 1,6 kg di ghiaccio. La cassetta riutilizzabile in HDPE pesa 1,2 kg e trasporta 10 kg di pesce con 2 kg di ghiaccio. Per quest’ultima vengono considerati anche recupero, lavaggio, disinfezione e reimmissione nel circuito.

Sulle tratte locale e regionale i valori relativi al cambiamento climatico risultano vicini. Quando il percorso arriva ai 610 chilometri dello scenario nazionale, invece, nel modello la cassetta riutilizzabile registra un impatto climatico dell’11,85% superiore rispetto all’EPS.

Non è una percentuale da estendere automaticamente a qualsiasi filiera. È il risultato di quello specifico sistema logistico.

Il dato più interessante è un altro: aumentando i chilometri, il trasporto assorbe una quota sempre maggiore dell’impatto complessivo. Nello studio passa da circa il 52% nello scenario locale all’80% in quello regionale, fino a circa il 96% sulla tratta nazionale.

A quel punto acquistano peso due fattori molto concreti: quanto pesa la cassetta e quanto pesce riesce a viaggiare sullo stesso mezzo.

Il riuso, quindi, non viene penalizzato in quanto tale. Ma deve essere organizzato in modo da non trasformare recupero e ritorno delle cassette in chilometri aggiuntivi che erodono il vantaggio ottenuto evitando nuovi imballaggi.

La ricerca è disponibile su Science of the Total Environment.

I 160 chilometri spiegano perché conta dove si lava

Lo stesso lavoro prova a modificare una variabile: il luogo nel quale vengono lavate le cassette riutilizzabili.

Quando gli autori ipotizzano che l’intero lavaggio dell’HDPE avvenga direttamente presso il porto, sul solo indicatore del cambiamento climatico il riutilizzabile registra valori inferiori all’EPS sotto circa 160 chilometri.

Il significato pratico è immediato: un circuito corto di recupero e lavaggio può migliorare sensibilmente il bilancio del riuso.

Ma i 160 chilometri non sono una soglia valida per qualsiasi mercato.

Dipendono dal peso delle cassette, dai mezzi utilizzati, dal luogo di lavaggio, dalle distanze di ritorno e dalle altre condizioni assunte nello studio. Considerando inoltre tutti gli indicatori ambientali analizzati, gli autori descrivono le prestazioni delle due soluzioni come generalmente comparabili oltre quella distanza.

Il numero, quindi, conta meno del meccanismo che mette in evidenza: lavare una cassetta vicino al luogo nel quale viene utilizzata è molto diverso dal farla viaggiare vuota per centinaia di chilometri prima di rimetterla in circolazione.

Con cartone, plastica e ghiaccio il quadro cambia ancora

Un secondo lavoro amplia il confronto.

Il rapporto Comparative Sustainability Assessment of Fishboxes in Europe, realizzato nel 2025 da RDC Environment, prende in esame EPS monouso, cartone, PP isolato riutilizzabile, HDPE non isolato riutilizzabile ed EPS riutilizzabile.

Il rapporto è stato commissionato da EUMEPS, organizzazione europea dell’industria dell’EPS. È un elemento necessario per leggere correttamente la fonte. La parte ambientale LCA è stata sottoposta a revisione esterna secondo gli standard ISO 14040 e 14044; la revisione non comprende invece la monetizzazione degli impatti, l’analisi socioeconomica e il cost-benefit complessivo.

Anche qui la distanza modifica il risultato.

Considerando soltanto il cambiamento climatico, in uno scenario con camion diesel, un conducente e le ipotesi logistiche definite dagli autori, il cartone registra un impatto inferiore all’EPS sotto gli 800 chilometri.

In termini pratici: sulle tratte più corte, il cartone può risultare competitivo nonostante richieda più ghiaccio.

Tra 800 e 2.900 chilometri, la differenza tra cartone ed EPS rimane invece entro la soglia utilizzata dagli autori per considerarla non significativa. Sopra i 2.900 chilometri, il risultato si sposta a favore dell’EPS.

Qui entra in gioco soprattutto l’isolamento: più dura il viaggio, più ghiaccio serve a un contenitore meno isolante e meno spazio rimane per il pesce.

Il PP isolato riutilizzabile restituisce ancora un risultato diverso. Fino a circa 2.200 chilometri non emerge nel modello una differenza climatica significativa rispetto all’EPS monouso.

Per l’HDPE non isolato, invece, il limite arriva molto prima.

Sotto i 100 chilometri può registrare un impatto climatico inferiore all’EPS. Prolungando la tratta cresce però il ghiaccio necessario e, nello scenario con un solo conducente, oltre circa 720 chilometri gli autori non considerano più realistico il sistema: il ghiaccio occuperebbe troppo spazio rispetto al prodotto.

Tradotto: senza isolamento, sulle lunghe distanze non è soltanto l’impatto ambientale a diventare problematico. È la stessa efficienza del carico.

Le soglie non devono essere lette come istruzioni valide per ogni azienda. Il rapporto utilizza modelli e scenari specifici e sviluppa proprio analisi di sensibilità per mostrare quanto i risultati cambino modificando chilometri, riutilizzi, riciclo e logistica.

Se si perde più pesce, il vantaggio della cassetta può sparire

C’è poi una variabile ancora più importante del contenitore: il prodotto che deve arrivare vendibile.

Nel caso-base RDC attribuisce alle diverse soluzioni una perdita di pesce del 4%. Gli autori costruiscono quindi un esercizio puramente dimostrativo nello scenario da 2.800 chilometri: portano la perdita associata all’EPS monouso dal 4 al 5%, lasciando quella dell’EPS riutilizzabile al 4%.

Quel singolo punto percentuale è sufficiente, nel modello, a ribaltare il confronto climatico tra le due soluzioni lungo la catena del valore.

Il rapporto precisa però espressamente che non si tratta di uno scenario realistico né della dimostrazione che una cassetta produca più scarti dell’altra. Serve a mostrare quanto il deterioramento del pesce possa pesare sul risultato finale.

Ed è probabilmente il passaggio più utile dell’intero confronto.

Una cassetta più leggera può ridurre il peso trasportato. Una riutilizzabile può evitare la produzione continua di nuovi contenitori. Un materiale più isolante può richiedere meno ghiaccio.

Ma se cambiano le quantità di pesce che arrivano effettivamente idonee al consumo, anche differenze relativamente piccole possono contare più del vantaggio ambientale calcolato sull’imballaggio.

Lo stesso rapporto offre un’ultima indicazione significativa: nel modello considerato, passare dal camion diesel a quello elettrico riduce l’impatto climatico più di quanto faccia il semplice passaggio da una tipologia di cassetta all’altra.

Il confronto tra EPS, cartone e riutilizzabile, dunque, racconta soltanto una parte della storia.

Per industria, grossisti e distributori la domanda utile diventa molto concreta: quanti chilometri percorre il pesce, quanto pesa la cassetta, quanto ghiaccio richiede, quanto prodotto entra nel mezzo, dove viene lavato il contenitore riutilizzabile e quanti chilometri percorre vuoto?

E soprattutto: quanto pesce arriva effettivamente nelle condizioni per essere venduto?

È su questi numeri, più che sull’etichetta “monouso” o “riutilizzabile”, che il confronto diventa una vera scelta di filiera.

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Mediterranean fisheries, multiannual plans towards 2030

Mediterranean fisheries, multiannual plans towards 2030

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Under the current framework, management plans for demersal stocks and deep-water red shrimp in the Strait of Sicily are due to enter a new phase from 2027. Scientific assessments will inform annual effort or catch limits, with particular implications for GSA 16 and the Sicilian fleets operating in these fisheries.

IGB – Seafood Buyer’s Guide

This summer brought the annual return of one of the most debated measures affecting professional marine fisheries: the mandatory temporary closure of trawl fishing.

The closures apply across Italy’s seas, with different periods for designated maritime areas, in accordance with the provisions of multiannual fisheries management plans.

The 2026 ministerial decree regulating Italy’s temporary trawl fishing closures refers to a 2024 directorate decree concerning national management plans and annual fishing effort reductions. These cover GSA 9, the Ligurian Sea and northern and central Tyrrhenian Sea; GSA 10, the central and southern Tyrrhenian Sea; GSA 11, Sardinia; GSA 16, the Strait of Sicily; GSAs 17 and 18, the northern, central and southern Adriatic Sea; and GSA 19, the western Ionian Sea.

This reference provides a starting point for examining the role of management plans in modern fisheries policy, from setting objectives to putting them into practice.

How fisheries management plans developed

In Italy, the innovative Law No 41 of 1982 introduced three-year planning for fisheries measures, with the rational management of marine biological resources as its primary objective.

The same year saw the adoption of the United Nations Convention on the Law of the Sea, UNCLOS, which entered into force in 1994. The Convention requires states to cooperate in conserving and managing the living resources of the high seas. Article 118 specifically provides for cooperation in establishing regional or subregional fisheries organisations.

Among the regional fisheries management organisations, the one most directly relevant to the Mediterranean is the General Fisheries Commission for the Mediterranean, GFCM.

The Commission adopts binding recommendations on conservation and management measures for its contracting parties. Their purpose is to ensure the long-term sustainability of fisheries in the Mediterranean, the Black Sea and connecting waters, protecting both marine living resources and the sector’s economic and social viability.

To address regional and local conditions, the GFCM uses geographical subareas, or GSAs. Stock assessments and the resulting management decisions are organised around individual GSAs or groups of subareas.

For more than two decades, these areas have provided a geographical framework for measures such as catch limits, fishing closures and stock recovery plans.

A significant milestone was the 2017 Malta MedFish4Ever Ministerial Declaration. Representatives of 16 Mediterranean countries, together with the European Commission, reaffirmed the central role of FAO and the GFCM in supporting cooperation on sustainable fisheries and aquaculture.

The declaration called for full implementation of GFCM management measures and its medium-term strategy for 2017–2020. It also set out a ten-year commitment to improving Mediterranean fisheries through stronger management and governance, with multiannual plans among its principal commitments.

In 2021, the GFCM adopted its 2030 Strategy for sustainable fisheries and aquaculture in the Mediterranean and the Black Sea. Built around five targets, the strategy provides a shared vision and guiding principles for safeguarding fisheries and aquaculture as pillars of coastal livelihoods.

The European Union’s role

The European Union became a contracting party to both UNCLOS and the GFCM in 1998, through two separate decisions. It therefore took on the responsibility of coordinating marine resource management with the other contracting coastal states.

As a GFCM member, the EU must incorporate the Commission’s conservation and management measures into Union law so that they apply to EU fishing vessels.

Two regulations are particularly relevant to this framework.

Regulation (EC) No 2371/2002 reformed the Common Fisheries Policy, strengthening its approach to long-term management. It provided for management and recovery plans alongside technical measures and rules governing the allocation of maximum fishing effort, with prior consideration of their likely economic and social effects.

That regulation was subsequently replaced by Regulation (EU) No 1380/2013, which provides the current basic framework for the Common Fisheries Policy.

Regulation (EC) No 1967/2006, meanwhile, established provisions for fisheries management plans in the Mediterranean. These include EU-level plans for specific fisheries operating wholly or partly beyond waters under member states’ sovereignty, as well as national plans for certain fishing gears, including trawls, within territorial waters.

Within this broader framework, the GFCM’s recommendations on multiannual management plans have particular importance for the fisheries operating in the different GSAs.

GSA 16 and the challenges facing Sicilian fleets

To examine the practical implications, I will focus on one of the most complex, and perhaps most debated, subareas affecting Italian fisheries: GSA 16, off Sicily’s southern coast.

Two major trawl fishing communities operate in this area: Mazara del Vallo and Sciacca.

Since 2018, the GFCM has adopted recommendations establishing and updating management arrangements for GSAs 12 to 16, covering the Strait of Sicily. Separate plans address demersal stocks and deep-water red shrimp, specifically giant red shrimp and blue and red shrimp.

The amendments adopted in 2025 extended the transitional period through 2026. The plans therefore follow a two-stage approach:

  • A transitional phase, covering 2023–2026, during which catch limits, fishing effort measures where applicable, and spatial and temporal measures are implemented.
  • A subsequent phase expected from 2027, informed by new scientific data and stock assessments from the GFCM’s Scientific Advisory Committee on Fisheries, SAC.

The longer-term management framework extends towards 2030. Annual measures are to be determined using updated scientific advice: effort or catch limits for the principal demersal stocks, and annual catch limits by species for deep-water red shrimp.

At national level, Italy has adopted management plans for GSA 16 since 2011, through ministerial decrees implementing international provisions. These apply to trawlers registered in the Sicilian maritime districts concerned.

The plan was updated in 2018, approved alongside those for the other GSAs by the European Commission in 2019, and subsequently subject to extensions, including provisions adopted in 2024.

The fleet segments covered by the plan were selected on the basis of their contribution to production. The threshold was at least 2% of the total production of one of the species concerned: deep-water rose shrimp, European hake, red mullet and giant red shrimp.

These species were selected because of their importance in terms of both the volume and economic value of landings.

For demersal fisheries, the plan’s stated objective is to improve spawning stock biomass by reducing exploitation rates. Using European hake and deep-water rose shrimp as reference species, it seeks to bring fishing pressure into line with the sustainability standards of the Common Fisheries Policy.

Maritime boundaries and fair treatment

Another issue that deserves careful consideration is the geographical extent of the GSAs. Their boundaries can extend beyond territorial waters, across areas with different legal regimes, including exclusive economic zones and the high seas.

For Sicilian fishing fleets, including those operating in GSA 16, fisheries management therefore intersects with the geopolitical questions surrounding exclusive economic zones, EEZs, in the Mediterranean.

UNCLOS provides the legal framework for these zones. Their declaration and delimitation by North African coastal states have raised concerns for Sicilian operators, a subject addressed in an earlier analysis.

Italy’s diplomatic relations with Algeria, Tunisia and Libya are consequently relevant to questions of fishing access and maritime jurisdiction. The relationship between these issues and GFCM fisheries management also deserves attention.

Although maritime delimitation falls within the framework of international law, its practical consequences extend to access to fishing grounds and the exploitation of marine resources.

The development of multiannual management plans demonstrates the international community’s substantial efforts to achieve shared, sustainable management of fish stocks, supported by advances in science and technology.

Those efforts must also take account of their economic and social effects. Management measures should avoid excessive negative consequences for the fishing sector and, above all, the risk of unequal treatment between fleets from different Mediterranean states.

In my view, that risk has yet to be fully addressed. Much remains to be done to ensure that the commitment required to achieve sustainable fisheries is shared across the region.

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