Serpillo, presidente Agripesca:”Fatto grave, questione tecnica ma anche diplomatica urgente”
Il Masaf, nello specifico la GD Pemac, ha inviato una circolare urgente agli operatori della filiera ittica, per segnalare che la Tunisia ha superato la quota GFCM 2026 assegnata per il gambero rosso mediterraneo, e i carichi in arrivo rischiano il blocco alla frontiera.

La battaglia dei numeri
La quota annuale assegnata alla Tunisia, nell’ambito della Raccomandazione GFCM/45/2022/5 per le GSA 12-16 (Stretto di Sicilia e acque adiacenti), pone il limite delle 36 tonnellate per tutto il 2026. Ma in base al monitoraggio congiunto MASAF/Commissione Europea attraverso la piattaforma CATCH, i certificati di cattura validati dalle autorità tunisine e destinati al mercato europeo hanno già raggiunto almeno i 50.960 kg — con un’eccedenza del 41,5% rispetto al tetto consentito. La quota risulta esaurita dal 15 maggio, un mese e mezzo prima che la notizia emergesse pubblicamente.
Il ministero paventa il “rischio concreto, immediato e documentato” di respingimento alla frontiera e di diniego all’importazione per i carichi validati dopo l’esaurimento della quota. Da Via XX Settembre è stato aperto un canale di cooperazione con le autorità tunisine per chiarire le certificazioni contestate, ma sul piano operativo il blocco è già in vigore.
Tunisi reagisce
La risposta del Paese nordafricano è stata, ovviamente, immediata. Pescatori in piazza e richiesta al governo di intervenire presso le autorità italiane ed europee. La tesi del settore produttivo tunisino è che la quota assegnata non riflette la reale capacità produttiva nazionale — stimata dagli operatori locali intorno alle 400 tonnellate — e che nella definizione dei limiti non c’è stata sufficiente concertazione con le categorie produttive. Una quota di 36 tonnellate su una produzione stimata di 400 è avvertita da Tunisi come una condanna.
Le quote per il gambero rosso nelle GSA 12-16 sono state introdotte a partire dalla Raccomandazione GFCM/45/2022/5, adottata nel 2022. Prima di allora non esistevano limiti di cattura, e dopo un periodo transitorio, è scattata la fase di gestione a lungo termine 2026-2030, che prevede obiettivi più stringenti.

La questione diplomatica
Il caso tunisino è l’emblema di un problema strutturale della gestione ittica nel Mediterraneo: le raccomandazioni GFCM si applicano agli stati membri, ma l’applicabilità verso i paesi terzi dipende dalla validità dei certificati di cattura nazionali. Se le autorità tunisine validano certificati per quantità superiori alla quota assegnata, il meccanismo si inceppa e il rispetto delle quote diventa una questione diplomatica, non più (solo) scientifica o tecnica.
L’allarme del presidente Serpillo
“La questione è generale e non riguarda solo questo settore, le parole di Mario Sepillo, presidente di Agripesca. Ci vuole un patto per il Mediterraneo, tra tutti gli Stati che ne sono bagnati, per ovviare a queste situazioni che penalizzano le marinerie siciliane ed in maniera particolare quella di Mazara. Dobbiamo pretendere che la Tunisia rispetti i patti ma al tempo stesso dirigerci verso una nuova fase”, conclude.