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La Regione Emilia-Romagna mette a disposizione 2 milioni e 485 mila euro per finanziare interventi comunali di tutela e ripristino degli ecosistemi acquatici marini e delle acque interne. Il contributo copre il 100% delle spese ammissibili, con finanziamenti compresi tra 500 mila e 1,5 milioni di euro per progetto. Tra le opere previste figurano reef artificiali, recupero degli habitat degradati, riqualificazione dei corsi d’acqua e ripristino dei corridoi ecologici.
La pesca non si difende soltanto sostenendo le imprese quando una crisi è già esplosa. Si difende anche intervenendo prima, sulla qualità delle acque, sulla capacità degli habitat di rigenerarsi e sulla disponibilità delle risorse biologiche dalle quali dipendono le attività delle marinerie e dell’acquacoltura.
È questa la logica del nuovo bando Feampa 2026 della Regione Emilia-Romagna, approvato dalla Giunta con la deliberazione n. 1153 del 6 luglio 2026. La dotazione è di 2 milioni e 485 mila euro, destinati ai Comuni dell’Emilia-Romagna per realizzare progetti di tutela e ripristino degli ecosistemi acquatici marini e delle acque interne.
Il punto va chiarito: il bando non finanzia direttamente le imprese della pesca e dell’acquacoltura. I beneficiari sono i Comuni, chiamati a realizzare interventi pubblici capaci di produrre effetti duraturi sui territori, sulle comunità costiere e sull’intera filiera ittica regionale.
Finanziamenti al 100% per interventi strutturali
Le risorse rientrano nel Programma nazionale Feampa 2021-2027 e copriranno il 100% delle spese ammissibili. Il finanziamento previsto per ciascun progetto non potrà essere inferiore a 500 mila euro né superiore a 1,5 milioni di euro.
La scelta di destinare somme consistenti a un numero necessariamente limitato di progetti indica la volontà di privilegiare opere strutturate, non iniziative frammentarie. L’obiettivo è migliorare concretamente lo stato ecologico delle acque e ricostruire le condizioni ambientali che consentono alle risorse ittiche di svilupparsi e alle attività produttive di mantenersi nel tempo.
È un approccio che completa le misure emergenziali adottate negli ultimi anni per affrontare fenomeni come la mucillagine nell’Adriatico, la diffusione del granchio blu e la moria delle vongole in Emilia-Romagna. Emergenze diverse, ma accomunate dalla crescente vulnerabilità degli ecosistemi e delle imprese che da essi dipendono.
Reef artificiali, habitat marini e corsi d’acqua
Tra gli interventi finanziabili figurano la realizzazione di reef artificiali, il recupero e la rigenerazione degli habitat marini degradati, le opere di protezione delle aree marine e il ripristino della funzionalità ecologica dei corsi d’acqua.
Il bando comprende anche il recupero dei corridoi ecologici, il miglioramento degli habitat fluviali e la conservazione delle risorse biologiche. Potranno essere finanziate inoltre le attività preliminari necessarie alla realizzazione delle opere, comprese la progettazione, le indagini e le valutazioni tecniche e ambientali.
Non si tratta, dunque, di una misura promozionale, ma di un investimento sul capitale naturale che sostiene la pesca e l’acquacoltura. La tenuta economica della filiera dipende infatti anche dalla capacità degli ambienti marini e delle acque interne di conservare le proprie funzioni ecologiche.
Mammi: sostenere le imprese non basta
L’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, colloca il provvedimento nel quadro delle trasformazioni che stanno investendo le marinerie emiliano-romagnole: aumento della temperatura del mare, arrivo di specie aliene, pressione sulle risorse ittiche, crescita dei costi di produzione e difficoltà competitive.
Secondo Mammi, le politiche per la pesca non possono limitarsi agli aiuti economici alle imprese, ma devono agire anche sulle condizioni che rendono possibile lo sviluppo del settore nel lungo periodo.
Investire nella qualità delle acque, nel recupero degli habitat e nella tutela della biodiversità significa aumentare la capacità della filiera di adattarsi ai cambiamenti climatici e ambientali, riducendo il rischio che ogni nuova emergenza si trasformi in una crisi produttiva.
“La sostenibilità non è un vincolo da subire, ma la leva su cui costruire una pesca moderna, capace di innovare e creare reddito”, afferma Mammi.
Una posizione che sposta il tema della sostenibilità dal terreno degli obblighi a quello della competitività. Senza acque in salute, habitat funzionali e risorse biologiche capaci di rinnovarsi, anche gli investimenti in tecnologia, innovazione e mercato rischiano infatti di poggiare su basi sempre più fragili.
Domande entro il 9 novembre 2026
Le domande dovranno essere presentate entro il 9 novembre 2026, esclusivamente tramite posta elettronica certificata, all’indirizzo territoriorurale@postacert.regione.emilia-romagna.it.
I progetti saranno selezionati attraverso una procedura a graduatoria. La valutazione terrà conto, tra gli altri elementi, della capacità degli interventi di migliorare lo stato ecologico delle acque, rafforzare la biodiversità e contribuire agli obiettivi di conservazione dei siti della rete Natura 2000 e delle aree marine protette.
Un criterio coerente con le linee guida europee sulla pesca sostenibile nei siti Natura 2000, che richiamano la necessità di integrare le attività produttive con la tutela degli habitat e delle specie protette.
Il valore del bando sta soprattutto nel riconoscere un principio spesso trascurato: il futuro della pesca non dipende soltanto dagli aiuti concessi alle imprese dopo una crisi, ma dalla capacità delle istituzioni di preservare e ricostruire gli ecosistemi prima che il danno diventi irreversibile.

L’articolo Emilia-Romagna, quasi 2,5 milioni per ricostruire gli habitat della pesca proviene da Pesceinrete.
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