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Nel mercato del largo consumo, l’etichetta non è più soltanto un adempimento normativo, ma uno strumento che orienta in modo diretto le scelte di acquisto. È da questa prospettiva che l’Osservatorio Immagino 2025·②, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con NielsenIQ, offre una chiave di lettura utile anche per il settore ittico, limitatamente ai prodotti venduti confezionati nel largo consumo.

Il report incrocia le informazioni presenti sulle confezioni con i dati di venduto e consumo, collegando ogni prodotto alla propria identità GS1. Il risultato è una fotografia ampia dei comportamenti di acquisto nel mercato italiano, all’interno della quale l’ittico trova spazio non come comparto isolato, ma come parte di una competizione più ampia fatta di assortimenti, messaggi e fiducia.

Entrando nel merito dei contenuti dichiarati in etichetta, emergono indicazioni di particolare interesse per il mondo del seafood. Nel Barometro sostenibilità, i riferimenti al rispetto di disciplinari di filiera risultano la modalità più diffusa tra i claim legati a produzione e approvvigionamento, con oltre 15 mila prodotti e più di 7,3 miliardi di euro di vendite. Nel confronto annuo, queste referenze crescono sia a valore sia a volume. Tra le categorie citate come più apprezzate compaiono anche i surgelati di pesce, sia nella componente naturale sia in quella preparata o panata. Il segnale è chiaro: quando la filiera è resa leggibile, il mercato dimostra di saperla riconoscere.

Un altro capitolo significativo riguarda i richiami a qualità e tradizione. Il paniere osservato dall’Osservatorio, che raccoglie claim legati a questi valori, genera quasi 3,4 miliardi di euro di vendite e registra una crescita nel confronto annuo sia a valore sia a volume. All’interno di questo insieme, il claim “artigianale” mostra un aumento a doppia cifra e tra le categorie più dinamiche viene citato il tonno sott’olio. Ancora più marcata è la performance del claim “lavorato a mano”, che raggiunge 194 milioni di euro di vendite: a trainarne la crescita sono, tra gli altri, il tonno sott’olio e al naturale e diverse conserve di pesce.

Nel loro insieme, questi dati non descrivono una semplice tendenza comunicativa, ma una dinamica di mercato più strutturata. Nel settore ittico, dove la fiducia del consumatore resta un fattore decisivo, la capacità di trasferire lavorazione, competenza e filiera attraverso un linguaggio coerente e verificabile diventa un elemento competitivo. Non si tratta di moltiplicare i messaggi in etichetta, ma di costruire informazioni solide, riconoscibili e allineate ai processi reali.

In questo senso, l’Osservatorio Immagino restituisce una fotografia utile per l’intera filiera: mostra come l’etichetta, quando riesce a sintetizzare valore, origine e metodo produttivo, possa incidere concretamente sulle scelte di acquisto. Per l’ittico, il tema non è “dire di più”, ma dire meglio, con parole che il consumatore riconosce e che il mercato, numeri alla mano, dimostra di premiare.

L’articolo Etichette e vendite: cosa racconta l’Osservatorio Immagino sull’ittico proviene da Pesceinrete.

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