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I pescatori non possono essere raccontati solo come soggetti da regolare o limitare. In molti casi sono i primi osservatori dello stato del mare e una parte concreta della risposta al problema dei rifiuti marini. È questo il messaggio rilanciato da Federpesca nel corso della conferenza conclusiva del progetto LIFE DREAM, dedicata al marine litter e alle soluzioni operative per il recupero dei materiali dispersi in mare.
Il punto posto dall’associazione è chiaro: il recupero accidentale dei rifiuti durante l’attività di pesca non può trasformarsi in un ulteriore peso per le imprese. Deve essere riconosciuto come un contributo alla tutela ambientale, svolto da chi ogni giorno lavora in mare e conosce direttamente le criticità degli ecosistemi marini.
Federpesca ha richiamato la necessità di superare una rappresentazione troppo spesso parziale del settore. La pesca professionale viene descritta soprattutto in termini di impatto, mentre resta meno valorizzato il ruolo che le marinerie possono svolgere nella protezione dell’ambiente, soprattutto quando sono inserite in percorsi organizzati e sostenuti da regole chiare.
La raccolta dei rifiuti accidentalmente pescati è uno degli esempi più evidenti. Le imbarcazioni intercettano plastica, reti abbandonate, materiali dispersi e altri rifiuti in aree difficilmente monitorabili con la stessa continuità da altri soggetti. Perché questo contributo diventi strutturale, però, servono porti attrezzati, procedure semplici e responsabilità definite.
Da qui il richiamo alla Legge Salvamare, strumento fondamentale per trasformare il recupero dei rifiuti marini in una pratica ordinata e riconosciuta. Senza una piena applicazione, il rischio è che una norma importante resti incompleta proprio nella fase più delicata: quella operativa, nei porti e nelle marinerie.
Il messaggio dell’associazione riguarda anche il rapporto tra transizione ambientale e tenuta economica del comparto. Chiedere alla pesca di contribuire alla tutela del mare è giusto, ma questo contributo deve essere organizzato in modo realistico. Le imprese non possono essere lasciate sole di fronte a costi, obblighi o incertezze amministrative.
Quanto emerso nel corso dell’evento conferma quindi un principio essenziale: la tutela del mare non si costruisce senza i pescatori. Le marinerie possono essere presìdi ambientali importanti, soprattutto nelle comunità costiere e nelle isole minori, ma il loro ruolo va riconosciuto dentro una visione stabile e non episodica.
Federpesca chiede un cambio di prospettiva. Il pescatore che porta a terra rifiuti recuperati in mare non deve essere considerato un problema gestionale, ma un soggetto che contribuisce a un interesse pubblico. La difesa degli ecosistemi marini passa anche dal lavoro quotidiano di chi il mare lo vive, lo attraversa e contribuisce, concretamente, a mantenerlo più pulito.

L’articolo Federpesca: i pescatori alleati contro i rifiuti marini proviene da Pesceinrete.
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