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Mangiare pesce sostenibile non significa solo scegliere meglio. Significa anche scegliere più specie.
È da questa idea semplice che parte l’iniziativa lanciata a Malta dal Dipartimento della pesca e dell’acquacoltura: “Esplora la varietà, mangia pesce sostenibile”. Una campagna che prova a spostare l’attenzione dei consumatori dalle specie più richieste a quelle locali ancora poco valorizzate.
Il punto è chiaro. In molti mercati il consumo ittico si concentra su poche specie molto conosciute. Il consumatore compra ciò che riconosce, ciò che sa cucinare, ciò che trova facilmente al banco o nel menu. Questo comportamento, però, finisce per aumentare la pressione sugli stock più domandati, mentre altre specie restano ai margini pur essendo disponibili, nutrienti e legate alla pesca locale.
Malta ha scelto di intervenire proprio su questo passaggio: non limitarsi a parlare di sostenibilità, ma renderla una scelta concreta. Per farlo, il progetto usa campagne social, contenuti televisivi e radiofonici, ricette, collaborazioni con chef e influencer, attività nelle scuole e presenza negli eventi pubblici.
L’obiettivo non è dire ai consumatori cosa non devono mangiare. È fare conoscere alternative valide, spiegare come usarle in cucina e renderle più familiari. Perché una specie poco conosciuta può anche essere sostenibile e di qualità, ma se nessuno sa come prepararla o perché sceglierla, difficilmente entrerà nelle abitudini di acquisto.
Il valore dell’iniziativa sta proprio qui. La sostenibilità non viene trattata come uno slogan, ma come un lavoro culturale e commerciale. Serve informazione, ma serve anche mercato. Servono ricette, visibilità, fiducia, disponibilità del prodotto e coinvolgimento della filiera.
Il progetto, sostenuto da fondi europei, prevede anche sondaggi tra i consumatori, analisi dei dati di vendita, valutazioni ecologiche e confronto con gli operatori. Un approccio utile, perché promuovere specie sottoconsumate non basta: bisogna capire se il consumatore è pronto, se il prodotto è reperibile e se la filiera può sostenerne davvero la crescita.
Per il settore ittico il messaggio è interessante. Diversificare i consumi può ridurre la pressione sulle specie più richieste, ma può anche aprire nuove opportunità per i pescatori e dare più valore al prodotto locale. Non è solo una questione ambientale. È anche una questione economica.
Il caso maltese mostra una strada concreta: avvicinare il consumatore alla varietà del mare, senza moralismi e senza comunicazione astratta. La scelta sostenibile funziona quando diventa semplice, riconoscibile e appetibile.
Nel mare ci sono molte più specie di quelle che finiscono abitualmente nel carrello. La sfida è farle conoscere, raccontarle meglio e riportarle dentro il mercato.

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