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La minore disponibilità di larve di mitili sta diventando una criticità per la mitilicoltura galiziana. Il progetto MytSeed, guidato dal Centro di Ricerca Marina dell’Università di Vigo, lavora alla produzione di larve in incubatoio attraverso un approccio che integra miglioramento genetico, analisi ambientale e modellazione oceanografica. L’obiettivo è offrire al settore uno strumento in più per stabilizzare la produzione, ridurre l’incertezza e aumentare la resilienza davanti agli effetti dei cambiamenti climatici.

La mitilicoltura galiziana si regge su un equilibrio sottile: mare, larve, corde, zattere, tempo e capacità degli allevatori di leggere le condizioni ambientali. Quando uno di questi elementi diventa instabile, l’intera filiera ne risente.

Negli ultimi anni la disponibilità di larve di mitilo è diventata meno prevedibile. È un problema tecnico, ma anche economico. Perché senza seme non c’è programmazione produttiva, non c’è continuità per gli allevamenti e non c’è sicurezza per una filiera che in Galizia ha un peso rilevante sul piano occupazionale, industriale e territoriale.

Da questa esigenza nasce MytSeed, progetto guidato dal Centro di Ricerca Marina dell’Università di Vigo, con l’obiettivo di sviluppare metodi innovativi per la produzione di larve di mitili in incubatoio. Non si tratta di sostituire il modello tradizionale di captazione naturale, ma di affiancarlo con strumenti più controllati, capaci di rendere la mitilicoltura meno vulnerabile alle oscillazioni ambientali.

Il punto debole della filiera è il seme

La disponibilità di seme di mitilo è la base della produzione. Se le larve scarseggiano o si insediano con minore regolarità, gli allevatori perdono capacità di previsione. Il problema diventa ancora più delicato in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dove temperatura dell’acqua, salinità, circolazione marina e disponibilità di alimento possono influenzare la sopravvivenza e la crescita dei mitili.

MytSeed affronta questa fragilità con un approccio interdisciplinare. Il progetto combina genetica, biologia, oceanografia e fisica per capire quali caratteristiche rendano le larve più adatte alla coltivazione e quali condizioni ambientali favoriscano realmente il loro sviluppo.

Uno degli obiettivi principali è lo sviluppo di programmi di miglioramento genetico su tratti di interesse produttivo e commerciale: sopravvivenza, crescita, colore della carne e robustezza del bisso, cioè la struttura che permette al mitilo di ancorarsi al supporto.

Attraverso studi di ereditarietà e analisi genomiche su larga scala, i ricercatori cercheranno di individuare marcatori genetici associati a queste caratteristiche. L’obiettivo finale è produrre larve selezionate in incubatoio, da trasferire poi in mare per la fase di allevamento.

La selezione deve reggere alla prova del mare

Il punto decisivo non è soltanto produrre larve in ambiente controllato. La vera prova sarà verificare se queste larve riescano a crescere in natura mantenendo le caratteristiche desiderate.

È un passaggio cruciale. Una linea selezionata ha valore per la filiera solo se conserva i propri tratti produttivi anche nelle condizioni reali di coltivazione, dove entrano in gioco correnti, temperatura, salinità, alimento disponibile e possibile mescolanza con larve selvatiche o non selezionate.

Per questo MytSeed non guarda alla genetica come a una scorciatoia, ma come a una parte di un sistema più ampio. La larva migliore non è quella che funziona solo in laboratorio, ma quella che riesce a trasformarsi in un mitilo stabile, produttivo e commercialmente interessante in mare.

Il progetto utilizza anche strumenti avanzati di modellazione idrodinamica per simulare le dinamiche delle piattaforme di mitilicoltura e analizzare come le variabili ambientali incidano sulla crescita e sulla sopravvivenza. Gli studi vengono condotti in condizioni reali di coltivazione, attraverso la piattaforma sperimentale monitorata del CIM.

Più stabilità per produttori e industria

Per la filiera, il valore di una produzione affidabile di larve in incubatoio sarebbe concreto. Larve più omogenee e di qualità costante potrebbero semplificare la gestione degli allevamenti, ridurre le perdite, migliorare la programmazione e diminuire i tempi di selezione.

Per i produttori significherebbe lavorare con una base più prevedibile. Per l’industria di trasformazione, compreso il comparto conserviero, vorrebbe dire contare su forniture più regolari. Per le comunità costiere, significherebbe rafforzare un’attività che continua a generare lavoro e valore nei territori legati alla mitilicoltura.

Il progetto guarda anche alla sostenibilità dei sistemi di raccolta. Studiare i fattori ambientali che influenzano l’attaccamento, il distacco, la crescita e la qualità delle larve può aiutare a migliorare l’efficienza dei tradizionali sistemi a corda utilizzati nelle zattere galiziane.

Questo aspetto è importante anche dal punto di vista ambientale. Una produzione più affidabile di larve in incubatoio potrebbe ridurre il ricorso a metodi alternativi più impattanti, come la raschiatura delle superfici rocciose nelle aree intertidali, pratica che può alterare gli ecosistemi locali.

Una ricerca pensata per arrivare alle imprese

MytSeed è finanziato dal bando “Progetti di Generazione di Conoscenza 2024” del Ministero spagnolo della Scienza, dell’Innovazione e delle Università, con un budget di 215.655 euro, e si concluderà il 31 agosto 2028.

Il progetto coinvolge diversi gruppi del CIM-UVigo, con il coordinamento di Moncho Gesteira, del gruppo Ephyslab, e Ángel Pérez Diz, del gruppo XB2, in qualità di ricercatori principali. Partecipano anche Paloma Morán e Juan Pasantes, entrambi del gruppo XB2, a conferma del carattere multidisciplinare dell’iniziativa.

L’aspetto più interessante, però, è la prospettiva di trasferimento tecnologico. I risultati scientifici e operativi dovrebbero contribuire alla nascita di uno spin-off dedicato alla produzione di larve di mitili in incubatoio.

Se il percorso confermerà le aspettative, la Galizia potrà disporre di uno strumento in più per proteggere la propria mitilicoltura. Non una sostituzione del sapere tradizionale, ma una sua evoluzione: più conoscenza, più controllo, più capacità di adattamento. In un mare che cambia, anche il seme del futuro dovrà essere costruito con maggiore precisione.

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