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Il settore mondiale del salmone allevato si avvia verso una fase di crescita strutturalmente più contenuta, dopo un lungo periodo caratterizzato da un’espansione costante dei volumi. È quanto emerge dalle più recenti analisi di Rabobank, che individuano nel 2026 l’inizio di un ciclo di offerta più rigida, potenzialmente destinato a protrarsi nel medio periodo.

Secondo la banca olandese, specializzata nei settori agroalimentari, il rallentamento osservato non rappresenta una contrazione improvvisa del comparto, ma un passaggio fisiologico verso una fase di maggiore maturità dell’acquacoltura del salmone. Dopo un 2025 caratterizzato da raccolti particolarmente elevati, la crescita produttiva globale appare ora limitata da vincoli biologici, tempi di allevamento lunghi e da una gestione più prudente della biomassa.

La Norvegia, primo produttore mondiale di salmone atlantico allevato, resta l’elemento centrale di questa dinamica. Dopo l’intensa attività di raccolta registrata nel 2025, le prospettive per il 2026 indicano una produzione più contenuta, soprattutto nella prima parte dell’anno. Una normalizzazione che incide in modo diretto sull’equilibrio globale dell’offerta, poiché gli incrementi attesi negli altri Paesi produttori non sembrano sufficienti a compensare un rallentamento norvegese.

Il ciclo produttivo dell’acquacoltura del salmone contribuisce a rendere l’offerta meno elastica rispetto ad altre filiere agroalimentari. Le decisioni prese in termini di semina, gestione sanitaria e densità di allevamento producono effetti sui volumi solo dopo molti mesi, rendendo il settore più esposto a fasi di stabilizzazione dopo periodi di crescita accelerata. In questo contesto, un anno di raccolti particolarmente intensi tende a ridurre il margine di espansione nel ciclo successivo.

Rabobank collega questa rigidità dell’offerta a una possibile tenuta, se non a un rafforzamento, dei prezzi nel corso del 2026. La banca sottolinea come la domanda nei principali mercati di consumo, in particolare Stati Uniti ed Europa, continui a mostrare una buona resilienza. Se tale domanda dovesse mantenersi stabile, una crescita dell’offerta prossima allo zero o comunque molto contenuta potrebbe tradursi in un mercato più sensibile anche a variazioni marginali dei volumi disponibili.

L’interpretazione proposta non è quella di un mercato in difficoltà, ma di un comparto che entra in una fase più selettiva, nella quale l’equilibrio tra domanda e offerta diventa più delicato. La lettura di Rabobank converge su un punto: dopo il 2025, l’acquacoltura del salmone entra in una fase di crescita più lenta, con un’offerta meno elastica nel medio periodo.

Per la filiera ittica, dalla trasformazione alla distribuzione, il messaggio è chiaro: il salmone allevato non può più essere considerato una commodity sostenuta automaticamente dalla crescita dei volumi. Il 2026 potrebbe inaugurare un contesto in cui la disponibilità non aumenta per inerzia e in cui la gestione degli approvvigionamenti e delle strategie di gamma torna ad assumere un ruolo centrale. Un passaggio che non indica una fase di crisi, ma l’ingresso in un nuovo equilibrio, più vicino ai limiti strutturali del settore e destinato a ridisegnarne le dinamiche nel medio periodo.

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