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La Somalia vuole trasformare il proprio potenziale ittico in una filiera più organizzata, capace di generare lavorazione, occupazione e valore sul territorio. Il governo cerca imprese straniere e guarda con particolare interesse all’Italia, già presente a Bosaso con un progetto di cooperazione dedicato a infrastrutture, attrezzature e formazione.

Non soltanto cooperazione, ma possibili spazi per una presenza più strutturata della filiera italiana.

È il dato che emerge dall’incontro a Mogadiscio tra l’ambasciatore d’Italia in Somalia Pier Mario Daccò Coppi e il ministro della Pesca e della Blue Economy Ahmed Hassan Adan, dedicato ai programmi già avviati e alle prospettive di un maggiore coinvolgimento italiano nel settore.

Il governo federale somalo sta cercando di imprimere un’accelerazione allo sviluppo della pesca. Secondo quanto riferito dal ministro, è stata costituita una società a partecipazione pubblica con il compito di sostenere il comparto, gestire la concessione delle licenze e favorire l’ingresso di imprese straniere in grado di contribuire alla crescita della catena del valore.

Per l’Italia il terreno, però, non è completamente nuovo.

Da Bosaso parte un modello che la Somalia vuole replicare

Il punto di partenza è Bosaso, nel Puntland, dove la Cooperazione Italiana ha già avviato un progetto finalizzato al rafforzamento della filiera ittica locale.

L’intervento non riguarda soltanto la pesca in mare. Comprende infrastrutture, attrezzature, conservazione e lavorazione del prodotto, formazione e aggiornamento sulle moderne tecniche di pesca, con l’obiettivo di migliorare la capacità degli operatori locali di generare maggiore valore dalla risorsa disponibile.

Il progetto prevede anche un Centro Servizi Comune destinato alle cooperative e agli operatori della zona. L’iniziativa illustrata dall’AICS punta infatti a intervenire sui diversi passaggi della filiera, dalla produzione alla gestione del prodotto dopo lo sbarco.

Non basta pescare di più

È questo il passaggio decisivo.

Per sviluppare davvero il comparto, aumentare le catture non basta. Occorre poter conservare il pescato, lavorarlo correttamente, ridurre le perdite, garantire standard adeguati e collegare la produzione ai mercati.

È sulla capacità di costruire questi passaggi che si gioca buona parte dello sviluppo della pesca somala.

Il ministro Adan ha infatti chiesto che l’esperienza di Bosaso possa essere replicata anche in altre località costiere, trasformando un singolo progetto in un possibile modello di intervento più ampio.

Dove possono entrare le imprese italiane

Per la filiera italiana l’interesse non riguarda quindi soltanto armatori o operatori della pesca.

Se il percorso di modernizzazione annunciato dalla Somalia proseguirà, gli spazi potenziali potrebbero interessare freddo, ghiaccio, conservazione, lavorazione, attrezzature di bordo, tecnologie, logistica, packaging, tracciabilità, formazione e servizi collegati alla commercializzazione.

Non si tratta, allo stato attuale, di commesse già disponibili in tutti questi ambiti. È piuttosto la mappa delle competenze che servono normalmente quando una filiera passa da una struttura prevalentemente locale a un sistema più organizzato e orientato al mercato.

Ed è qui che il rapporto già costruito dall’Italia può assumere un peso concreto.

La collaborazione tra i due Paesi nel settore ittico, del resto, precede l’iniziativa di Bosaso. Già nel 2022 una delegazione del Ministero somalo della Pesca aveva lavorato in Italia con Federpesca e FAO sul rafforzamento del comparto.

Il prossimo passaggio sarà capire le regole del mercato

L’apertura politica c’è. Ora serviranno elementi molto più concreti.

Per le imprese interessate sarà necessario capire come saranno gestite le licenze, quali condizioni verranno previste per gli investitori, quali infrastrutture saranno disponibili e quali standard sanitari, di tracciabilità e commerciali verranno richiesti.

Sono questi i fattori che determineranno se l’interesse espresso dal governo somalo potrà trasformarsi in opportunità industriali reali.

Un dato, però, è già chiaro: la Somalia non sta cercando soltanto più pesca, ma una filiera capace di trattenere più valore sul territorio.

L’Italia parte da Bosaso, con un progetto già operativo e con associazioni di categoria che, secondo quanto riferito dall’ambasciatore Daccò Coppi, stanno lavorando a contatti e possibili intese.

In un settore sul quale cresce l’attenzione di diversi attori internazionali, il vantaggio italiano non è ancora una posizione acquisita. È essere già dentro il percorso nel momento in cui il mercato prova a strutturarsi.

L’articolo Somalia, la pesca apre alle imprese straniere: l’Italia parte da Bosaso proviene da Pesceinrete.

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