La ricerca e l’innovazione dei droni sottomarini e l’attenzione alla tutela della fauna acquatica – L’Italia possiede oltre 7.000 chilometri di coste e oltre mille siti archeologici sommersi conosciuti. Un patrimonio che continua ad essere oggetto di numerose analisi archeologiche, studio e tutela, anche grazie ai droni e ai robot capaci di immergersi ed operare a profondità inaccessibili all’uomo. La peculiarità dei droni subacquei, che rappresentano l’evoluzione delle esplorazioni moderne, punta a profondità in passato impensabili da raggiungere. Recentemente, l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero, dove vengono testati alcuni droni subacquei o AUV (Autonomous Underwater Vehicle), ha riportato l’attenzione sull’autonomia di tali mezzi che anche per 10 ore continue possono svolgere in maniera autonoma dei compiti ed eseguire una missione scientifica.

Le funzionalità sono diverse: si possono raccogliere informazioni sull’acqua relativamente a variabili di tipo chimico e fisico, utilizzando una sonda multiparametrica che riferisce informazioni su temperature, conducibilità dell’acqua e salinità. In aggiunta, la conoscenza dello stato di salute dei nostri mari e il monitoraggio lungo le nostre coste dei rifiuti solidi risultano di fondamentale importanza per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità economica del mare.

Grazie ai progressi della tecnologia, oggi abbiamo a disposizione molteplici strumenti che permettono di monitorare la presenza del marine litter, con il rilevamento di rifiuti plastici attraverso le immagini satellitari in alta risoluzione oppure all’utilizzo di droni che sono divenuti gli strumenti maggiormente impiegati per il monitoraggio di rifiuti di grandi dimensioni presenti sulle spiagge e sulla superficie dei nostri mari. Tuttavia, un recente studio conseguito dalla City University di New York, ulteriormente diffuso e promosso in Italia dall’avvocato e studioso di diritto Militare, Lorenzo Midili, componente della Camera Penale Militare, membro della Commissione di Diritto Penale Militare del Coa di Roma e della Société Internationale de Droit militaire et de Droit de la Guerre, ha analizzato l’effetto dei droni sull’impatto comportamentale di vari mammiferi marini, approfondendo le reazioni e le conseguenze che subisce la fauna marina a causa dei suoni e delle interferenze umane in mare provenienti da droni, barche e navi.

“Gli UAV sono diventati una parte influente della ricerca scientifica, anche per gli studi sugli ecosistemi marini. Gli studiosi che lavorano in ambienti marini, hanno individuato un enorme potenziale nell’uso dei droni. Possiamo riportare esempi di ricerca come il progetto SHARK UAV con lo scopo principale di documentare i giovani squali per identificare le aree di riproduzione o il progetto CETACEA nel quale venivano effettuate delle riprese alle balene per fini scientifici e rieducativi. In altri casi, i droni hanno sostituito completamente la necessità di avvicinamenti a corto raggio delle navi, ad esempio, durante la ricerca sulle balene ed è stato dimostrato che i droni sono strumenti versatili per la raccolta di informazioni morfometriche sugli animali relative alle dimensioni dei leoni marini australiani, alla gravidanza dei delfini o anche per i virus. In sostanza, l’impiego dei droni nelle ricerche sulla fauna selvatica ha consentito la raccolta di nuove informazioni tramite innovazioni tecnologie facilmente accessibili e ha reso più sicuro ed economico lo studio di una varietà di specie, ma diviene essenziale comprendere anche i rischi. Tra le tante ricerche che vengono condotte, dobbiamo sempre tutelare la tranquillità dei cetacei e delle altre creature marine, interrompendo immediatamente l’attività di osservazione in presenza di animali in stato di agitazione, stress o nervosismo, e aumentando l’attenzione o riducendo la distanza di avvicinamento in presenza di animali con al seguito i più piccoli. Questa problematica deve essere affrontata anche giuridicamente”, ha ribadito l’avvocato Lorenzo Midili.

Considerando il numero di studi basati sui droni in crescita esponenziale, si teme che gli stessi vengano utilizzati in maniera impropria generando problematiche alle ricerche in corso e invalidando gli obiettivi e risultati della ricerca in mare. L’avvocato Lorenzo Midili richiama l’attenzione sia sulle attrezzature inadeguate, che mediante protocolli errati possono influire sul comportamento degli animali in osservazione, che sull’importanza di avere un preciso quadro giuridico di riferimento. Proprio da qui sorge la necessità di una revisione della regolamentazione o, addirittura, della “creazione di una legge ad hoc in grado di tutelare i mammiferi marini in prossimità delle attività con il drone”, rilancia l’esperto giurista. D’altronde, secondo i diversi studi effettuati nel tempo nella zona del Santuario Pelagos, per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo, sorge la necessità di attuare un accordo volto alla tutela degli stessi, attenzionando ogni forma di disturbo e di inquinamento dell’ambiente da parte delle attività antropiche.

La ricerca e l’innovazione dei droni sottomarini e l’attenzione alla tutela della fauna acquatica

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