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Unci AgroAlimentare, Scognamiglio: bene conferma fondo calamità naturali e climatiche pesca e acquacoltura

Unci AgroAlimentare, Scognamiglio: bene conferma fondo calamità naturali e climatiche pesca e acquacoltura

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“Per le imprese della pesca e dell’acquacoltura è importante poter contare su un ristoro dei danni alle attività provocati da calamità naturali. Accogliamo quindi positivamente la riconferma da parte del governo per il 2026 dello stanziamento per il Fondo di solidarietà nazionale”. Ad affermarlo è il presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, Gennaro Scognamiglio.

“Sempre più spesso – prosegue il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico – i cambiamenti climatici provocano eventi meteo straordinari che incidono negativamente sulle attività ittiche, che così risultano esposte ad ulteriori situazioni critiche non prevedibili e che compromettono non solo la stabilità, ma anche i livelli occupazionali e persino la sussistenza degli operatori colpiti.

Il rifinanziamento del fondo del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, per 3 milioni di euro, va quindi nella giusta direzione per garantire maggiore sicurezza economica ai lavoratori del comparto e competitività alle imprese, che costituiscono una risorsa significativa per l’economia del mare e per le aree costiere legate ad essa.

Il provvedimento promosso dal ministro Lollobrigida tiene conto delle concrete preoccupazioni che si registrano nel settore e dell’esigenza di tutelare e rilanciare in generale una filiera produttiva che garantisce alimenti di qualità ai consumatori.

Riteniamo opportuno – conclude Scognamiglio – trasformare il Fondo in uno strumento di intervento sistematico per le attività della pesca e dell’acquacoltura, in caso di necessità”.

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Fondo di solidarietà pesca e acquacoltura, Legacoop Agroalimentare: «Bene i 3 milioni, ma il cambiamento climatico impone una strategia strutturale»

Fondo di solidarietà pesca e acquacoltura, Legacoop Agroalimentare: «Bene i 3 milioni, ma il cambiamento climatico impone una strategia strutturale»

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Legacoop Agroalimentare accoglie con favore lo stanziamento di 3 milioni di euro per il Fondo di solidarietà nazionale a sostegno delle imprese di pesca e acquacoltura colpite da calamità naturali, approvato dal Consiglio dei Ministri.

«Non possiamo che vedere positivamente questo fondo, dedicato esclusivamente al settore della pesca e dell’acquacoltura», spiega Elena Ghezzi, responsabile Pesca e Acquacoltura di Legacoop Agroalimentare. «Si tratta di uno strumento il cui finanziamento si era di fatto azzerato. Da tempo chiedevamo un rifinanziamento e finalmente le nostre richieste hanno trovato esito favorevole per questo non possiamo che essere soddisfatti. Lo stanziamento arriva in un momento in cui le imprese ne hanno un bisogno crescente».

Un bisogno, sottolinea Ghezzi, direttamente legato agli effetti sempre più marcati del cambiamento climatico sul comparto ittico. «Il riscaldamento delle acque sta generando una vera e propria reazione a catena: fioriture algali, morie di pesci e molluschi, eventi che si ripetono con frequenza crescente e che mettono a dura prova la tenuta economica delle imprese. Il fondo arriva in un momento in cui le aziende lo stanno aspettando da tempo e ne beneficeranno in modo significativo». Inoltre, spiega Ghezzi, «c’è da dire che il fondo, fin dalla sua istituzione con dlgs 154/2004, ha rappresentato un ottimo strumento di sostegno al settore».

Per Legacoop Agroalimentare, il tema climatico non può più essere considerato un’emergenza episodica, ma un fattore strutturale con cui il settore è chiamato a confrontarsi in modo permanente, tanto sul piano della prevenzione quanto su quello degli strumenti di ristoro economico.

«Accogliamo con favore questo rifinanziamento, che risponde a un’esigenza reale e non più rinviabile delle nostre imprese», dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare. «Allo stesso tempo, l’intensificarsi delle calamità naturali legate ai cambiamenti climatici ci impone di guardare oltre l’intervento straordinario. Serve una strategia di lungo periodo, capace di affiancare al sostegno economico investimenti in prevenzione, monitoraggio e innovazione, affinché le imprese della pesca e dell’acquacoltura possano continuare a rappresentare un presidio economico e occupazionale per i territori costieri del Paese».

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Pesca, Maretti: segnali concreti dal ministero. Ora serve continuità per sostenere il settore

Pesca, Maretti: segnali concreti dal ministero. Ora serve continuità per sostenere il settore

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Apprezzamento di Legacoop Agroalimentare per i recenti interventi messi in campo dal ministero dell’Agricoltura a favore del comparto della pesca e dell’acquacoltura. Dal credito d’imposta sul gasolio al pagamento delle domande relative al fermo pesca, fino alla rimodulazione dei piani finanziari del Feampa che consentirà l’attivazione della misura 5.68, il presidente di Legacoop Agroalimentare Cristian Maretti riconosce il lavoro svolto dal ministero nel dare risposte concrete alle esigenze delle imprese.

«Voglio esprimere il nostro apprezzamento al Ministero per l’attenzione dimostrata nei confronti del settore della pesca. Si tratta di interventi attesi dalle imprese e frutto di un confronto costante con le rappresentanze del comparto. Sono misure che contribuiscono a dare ossigeno a un settore che continua a vivere una fase di forte pressione economica», dichiara Maretti.

Particolare soddisfazione viene espressa per il credito d’imposta da 10 milioni di euro destinato all’acquisto del gasolio per le imprese della pesca, uno stanziamento che si è dimostrato adeguato a coprire il fabbisogno delle richieste presentate.

«Accogliamo con favore questa misura – prosegue Maretti – perché rappresenta una risposta concreta a una delle principali criticità che le imprese continuano ad affrontare. Lo stanziamento di 10 milioni di euro si è rivelato sufficiente e dimostra la volontà del Governo di sostenere il comparto. Allo stesso tempo, non possiamo dimenticare che il costo dei carburanti resta uno dei principali fattori di vulnerabilità economica della pesca italiana. Per questo auspichiamo che l’attenzione dell’esecutivo non venga meno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, continuando a monitorare l’andamento dei prezzi e predisponendo, se necessario, ulteriori strumenti di sostegno».

Positivo anche il quadro relativo al fermo pesca. Al 27 febbraio 2026 erano pervenute 1.681 domande riferite al fermo pesca 2024; di queste 1.406 sono già state istruite e inserite in graduatoria, mentre 731 istanze risultano già liquidate. Inoltre, il 1° luglio scorso è stato firmato il bando relativo al fermo pesca 2025, mentre per l’arresto definitivo sono state adottate tutte le graduatorie previste.

«Anche sul fronte del fermo pesca registriamo un’accelerazione importante», sottolinea Maretti. «Il progressivo avanzamento delle graduatorie e dei pagamenti rappresenta un segnale positivo per le imprese, che attendono risorse fondamentali per garantire la continuità aziendale. È importante proseguire con rapidità fino al completamento delle liquidazioni».

Legacoop Agroalimentare valuta inoltre favorevolmente la rimodulazione dei piani finanziari del Feampa, concordata tra ministero e Regioni, che consentirà l’attivazione della misura 5.68, destinata sia alle imprese della pesca sia a quelle dell’acquacoltura, con una dotazione finanziaria di circa 70 milioni di euro.

«La misura 5.68 rappresenta un’opportunità significativa per rafforzare la competitività delle imprese della pesca e dell’acquacoltura», conclude Maretti. «La collaborazione tra ministero e Regioni ha permesso di individuare risorse importanti che potranno sostenere gli investimenti e accompagnare il settore in una fase complessa. È la dimostrazione che il dialogo istituzionale produce risultati concreti quando l’obiettivo comune è garantire futuro e sviluppo alle imprese della blue economy italiana».

Infine, il ministero è al lavoro per dare una congrua dotazione alla misura Fondo di solidarietà nazionale pesca e acquacoltura ex dlgs 154/04.

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Alto Adriatico, la pesca in emergenza climatica: Legacoop Veneto chiede un “Piano Marshall” per il settore ittico

Alto Adriatico, la pesca in emergenza climatica: Legacoop Veneto chiede un “Piano Marshall” per il settore ittico

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A rischio la produzione di vongole e cozze nell’Alto Adriatico. Occorrono soluzioni immediate per salvare il comparto. Si è svolta questa mattina, presso il Cogevo di Chioggia, una giornata di approfondimento e riflessione sulla pesca nell’Alto Adriatico, organizzata da Legacoop Agroalimentare e intitolata “Mediterraneo che bolle e crisi vongole”. All’incontro hanno preso parte il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra e la direttrice del Masaf Graziella Romito, insieme ai presidenti delle cooperative, delle organizzazioni di produttori (OP) e dei consorzi del delta del Po, oltre al dirigente della Regione Veneto Giuseppe Cherubini e Antonio Gottardo responsabile Agroalimentare e Pesca Legacoop Veneto.

Un’occasione di confronto nata dall’urgenza di affrontare gli effetti diretti del cambiamento climatico su un comparto strategico per l’economia del Nordest.

A preoccupare in particolare sono le morie registrate nel delta del Po, causate dalle ondate di caldo anomalo, che minacciano di compromettere anche la produzione di cozze, mettendo in discussione la tenuta stessa delle strutture agro-ittiche del territorio: consorzi, cooperative e organizzazioni di produttori.

L’appello di Legacoop Veneto. «Il Veneto ha costruito un’economia forte in un ambiente fragile e vulnerabile, e oggi gli effetti dei cambiamenti climatici mettono in discussione le nostre strutture agro-ittiche, in laguna come sul delta del Po e lungo tutta la fascia costiera», ha continuato Antonio Gottardo.

Dall’incontro di Chioggia, che ha visto la partecipazione di tutti i segmenti della pesca – strascico, vongolare, piccola pesca, allevamenti, pesca lagunare e altri comparti – è emersa con forza l’esigenza di costruire una sorta di “Piano Marshall” per l’Alto Adriatico, capace di tenere insieme due obiettivi: salvaguardare le imprese oggi ferme e, allo stesso tempo, prefigurare uno scenario produttivo per il settore ittico che non può più prescindere dagli effetti dei cambiamenti climatici.

«Un piano che da un lato cerchi di salvaguardare le imprese attualmente ferme e allo stesso tempo prefiguri uno scenario produttivo del settore ittico che non può non tenere conto degli effetti dei cambiamenti climatic, ha spiegato Gottardo, sottolineando la necessità di un cambio di passo: «Dobbiamo confrontarci e non fare sempre quello che abbiamo sempre fatto: dobbiamo cambiare».

La disponibilità di Legacoop Veneto. Legacoop Veneto ha espresso la massima disponibilità a costruire questo Piano Marshall, immaginandolo come uno strumento che coinvolga anche il distretto di pesca dell’Alto Adriatico, che comprende, oltre al Veneto, anche l’Emilia-Romagna. Una prospettiva sovraregionale, ritenuta necessaria per affrontare in modo coordinato una crisi che non conosce confini amministrativi e che richiede risposte strutturali e condivise tra imprese, cooperative e istituzioni.

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Il clima estremo sfida agricoltura e pesca italiane: cosa succede lo dice un’indagine di Legacoop Agroalimentare

Il clima estremo sfida agricoltura e pesca italiane: cosa succede lo dice un’indagine di Legacoop Agroalimentare

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Un’estate segnata da temperature record, da una siccità che non allenta la presa e, in parallelo, da fenomeni temporaleschi improvvisi e violenti. È la fotografia che arriva dalle cooperative associate a Legacoop Agroalimentare nei diversi territori italiani, dove il cambiamento climatico si conferma la principale emergenza strutturale per l’agricoltura, l’agroindustria e la pesca del Paese. «Quello che ci arriva dai territori è un quadro che non lascia più spazio a dubbi: siccità, caldo estremo e fenomeni meteorologici improvvisi e violenti si stanno sommando, colpendo insieme agricoltura, pesca e acquacoltura, da nord a sud del Paese. Situazioni diverse che raccontano la stessa emergenza climatica», dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare.

«Le nostre cooperative stanno investendo in agricoltura di precisione, in nuove fonti di approvvigionamento idrico e in strumenti di monitoraggio, ma da sole non bastano più. Serve un impegno pubblico deciso su invasi e infrastrutture irrigue, servono modelli di valutazione degli stock ittici che tengano conto delle variabili climatiche, e serve affrontare con urgenza il nodo delle assicurazioni agricole: oggi solo una minima parte delle coltivazioni italiane è coperta da polizze contro gli eventi estremi, e questo lascia troppe imprese sole di fronte ai danni», aggiunge Maretti. «Come cooperazione continueremo a fare la nostra parte, ma il cambiamento climatico è ormai una sfida strutturale che richiede risposte altrettanto strutturali».

Pesca: gli stock ittici vanno valutati con i nuovi parametri climatici. Il comparto ittico sconta in modo sempre più diretto gli effetti della crisi climatica, che sta modificando la distribuzione, l’abbondanza e i cicli biologici delle specie marine. I tradizionali modelli di valutazione degli stock, tarati su condizioni ambientali stabili, mostrano oggi evidenti limiti nel cogliere la rapidità delle trasformazioni in atto negli ecosistemi marini. Per Legacoop Agroalimentare è ormai indispensabile integrare stabilmente nelle attività di assessment le variabili ambientali – temperatura delle acque, acidificazione, variazioni di salinità, disponibilità trofica e mutamenti degli habitat – per garantire una gestione realmente sostenibile delle risorse alieutiche.

Una conferma arriva dalla Sardegna, dove nello stagno di S’Ena Arrubia, ad Arborea (Or), è in corso una moria di pesci i cui danni sono ancora in fase di quantificazione. Per contenere l’emergenza è stato necessario aprire la peschiera e favorire il ricambio delle acque con quelle del mare, con la conseguenza che ai pesci morti si sono aggiunti quelli fuoriusciti verso il mare aperto. Una prima segnalazione inviata alla Regione stima il danno in circa 150mila euro, ma la stagione produttiva dell’impianto è considerata compromessa.

Emilia-Romagna: colture ferme, costi di irrigazione alle stelle. Nel Ravennate le cooperative segnalano un quadro di forte stress idrico dopo l’eccezionale ondata di calore che ha investito l’Europa. I costi di irrigazione sono aumentati fino al 30% e cresce la preoccupazione per i livelli del fiume Po, da cui dipende gran parte del sistema irriguo del territorio. Le colture, pur irrigate, faticano a svilupparsi: per le pesche si stimano riduzioni produttive fino al 30%, mentre soffrono anche pomodoro, mais, soia, sorgo e barbabietola da zucchero. Le cooperative stanno rispondendo con strumenti di agricoltura di precisione – centraline meteo, sensori di umidità, irrigazione notturna e piattaforme digitali – per ottimizzare i consumi d’acqua, ma restano forti i timori che alle ondate di calore possano seguire, come già accaduto in passato, grandinate e trombe d’aria.

Per quanto riguarda la frutta, le alte temperature avranno un impatto sulla quantità prodotta. Ad oggi, per le produzioni fino al 15 di agosto, si prevede una riduzione di peso del 10% e un impatto sui calibri e quindi sulle dimensioni dei frutti. Naturalmente questo si rifletterà positivamente sul livello qualitativo.

Piemonte: il maltempo colpisce l’Alessandrino. Nel fine settimana un’ondata di maltempo si è abbattuta su alcune cittadine dell’Alessandrino, danneggiando in modo severo le colture di diverse aziende agricole del territorio. L’episodio conferma come, dopo le fasi di caldo estremo, il rischio di fenomeni violenti e localizzati sia sempre più concreto anche in aree normalmente meno esposte a questo tipo di eventi.

Sicilia: agricoltori in agitazione a Naro, permangono le fragilità strutturali Nel territorio di Naro (Agrigento) i produttori sono in stato di agitazione per gli effetti della crisi idrica e dei cambiamenti climatici sull’agricoltura siciliana. La prossima settimana sono attese temperature oltre i 40 gradi, che rischiano di condizionare l’intera stagione produttiva. Il quadro regionale nel 2026 mostra un parziale miglioramento della disponibilità idrica rispetto al biennio 2023-2025, grazie alle abbondanti precipitazioni invernali e primaverili che hanno consentito un recupero dei livelli degli invasi artificiali dopo una delle più gravi crisi idriche degli ultimi decenni. Le riserve destinate all’uso irriguo sono tornate su valori più favorevoli, riducendo il rischio di razionamenti generalizzati nella stagione estiva. Il miglioramento, tuttavia, non ha risolto le criticità strutturali del sistema idrico regionale, che resta uno dei principali fattori di vulnerabilità per l’agricoltura siciliana.

Veneto: cuneo salino e grandine mettono a rischio le coltivazioni. Nel comparto della cooperazione agroindustriale veneta la situazione è a macchia di leopardo. Il settore vitivinicolo e olivicolo non segnala, al momento, particolari criticità legate alla siccità. Diverso il quadro per l’ortofrutticolo, soprattutto nel Veronese, dove sono in difficoltà la raccolta del pisello e della soia destinata al mercato delle bevande vegetali; il fagiolo borlotto è in fase di semina e i suoi esiti sono ancora da verificare.

Per il pomodoro la situazione varia molto da zona a zona: dove non si sono verificate grandinate le colture procedono bene, mentre in alcune aree la grandine ha causato perdite del raccolto fino all’80%. Sul fronte cerealicolo, il primo mais seminato ha beneficiato delle piogge e si presenta in buone condizioni, ma cresce la preoccupazione per le semine in corso, penalizzate sia dalla siccità sia dalla scarsità d’acqua.

Una criticità particolare riguarda il cosiddetto cuneo salino: la risalita di acqua salata nei principali fiumi veneti – Po, Piave, Brenta, Adige e Sile – sta compromettendo le possibilità di irrigazione in questo periodo. I consorzi di bonifica sono fortemente impegnati per contenere il fenomeno, ma la disponibilità d’acqua resta scarsa.

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