Categoria: Economia del mare Pagina 2 di 530

Federpesca: “Il caro gasolio mette in ginocchio la pesca. E’ urgente la convocazione del Tavolo di crisi”

Federpesca: “Il caro gasolio mette in ginocchio la pesca. E’ urgente la convocazione del Tavolo di crisi”

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Federpesca ha chiesto al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste la convocazione urgente di una nuova riunione del Tavolo di crisi per il settore della pesca, con l’obiettivo di individuare interventi concreti e tempestivi a sostegno delle imprese.

L’allarme riguarda il continuo e vertiginoso aumento del costo del gasolio per uso pesca, che ha registrato nelle ultime settimane una nuova e significativa impennata, raggiungendo punte di 1,60 euro al litro in diverse marinerie italiane e provocando un diffuso stato di agitazione. Un rincaro che rende economicamente insostenibile l’uscita in mare per le imprese, alcune delle quali hanno già interrotto l’attività a causa dell’impossibilità di sostenere i costi.

“Il problema più serio è che le risorse, seppur rilevanti, arrivano con tempi molto diversi rispetto alle reali necessità operative delle imprese. Quando un’azienda ha bisogno di liquidità subito per pagare le spese correnti e gli aiuti arrivano mesi dopo, nel frattempo si indebita. E l’indebitamento sta aumentando in maniera molto preoccupante” sottolinea la Federazione. “Non stiamo parlando di un rischio teorico: è già in corso, ed è la ragione per cui abbiamo chiesto al Ministro di affrontare con priorità assoluta gli interventi più immediati: sbloccare e accelerare l’erogazione delle risorse già stanziate, prorogare gli interventi già in essere, semplificare le procedure di accesso ai contributi, a partire dal nodo del Durc, e individuare strumenti di liquidità rapida a favore delle imprese in difficoltà”.

“Siamo ben consapevoli di quanto il Governo abbia già fatto per il settore. È proprio nello spirito di collaborazione che ha sempre guidato i nostri confronti, che oggi torniamo a chiedere un nuovo atto di attenzione”, conclude Federpesca.

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Pesca, a Chioggia il confronto sull’Alto Adriatico: «L’Europa ascolta il settore»

Pesca, a Chioggia il confronto sull’Alto Adriatico: «L’Europa ascolta il settore»

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Un confronto tra istituzioni europee, Governo, Regioni e rappresentanze della pesca per affrontare le sfide e le prospettive di un comparto strategico per l’economia e le comunità dell’Alto Adriatico. È questo il senso del meeting “La pesca nell’Alto Adriatico al centro del confronto europeo”, in programma ieri pomeriggio nella Sala del Consiglio comunale di Chioggia, al quale ha partecipato anche il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti.

L’incontro fa parte di una missione della Commissione Pech del Parlamento europeo guidata da Isabelle Le Callennec e proposta dai parlamentari Ue Anna Maria Cisint e Carlo Ciccioli. A Chioggia erano presenti rappresentanti del Parlamento europeo, del ministero dell’Agricoltura, tra cui il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, delle Capitanerie di porto e delle principali organizzazioni della pesca e dell’acquacoltura, per parlare del futuro del settore e del rapporto tra le esigenze delle imprese e le scelte delle istituzioni europee.

Maretti ha innanzitutto sottolineato, di fronte a Isabelle Le Callenec, capo-delegazione del Parlamento europeo, l’importanza del confronto istituzionale: «Voglio ringraziare i parlamentari per questo grande momento di approfondimento. Occasioni come questa sono importanti perché consentono di mettere direttamente a confronto chi assume le decisioni con chi ogni giorno vive la realtà della pesca».

Secondo il presidente di Legacoop Agroalimentare, l’attenzione da parte del Parlamento europeo al settore «è dimostrata dai contenuti e dal sostegno alla risoluzione sul nuovo piano della pesca».

Da qui la richiesta di rafforzare il dialogo tra i diversi livelli istituzionali, evitando che le decisioni sul comparto siano percepite come il risultato di procedure esclusivamente burocratiche. «Serve una maggiore cooperazione tra le istituzioni democratiche europee, per evitare scelte burocratiche e limitate ai dirigenti. Le decisioni sulla pesca devono nascere da un confronto reale con il settore e con i territori».

Un passaggio che, per Maretti, riguarda direttamente la vita quotidiana dei pescatori e delle imprese. «I pescatori non hanno il tempo per fare distinzione tra i diversi livelli di governo. Per loro esiste un’unica realtà: quella delle regole che devono rispettare, dei costi che devono sostenere e del lavoro che devono portare avanti ogni giorno».

Nel concludere il suo intervento, il presidente di Legacoop Agroalimentare ha quindi richiamato l’attenzione sulla necessità di tradurre la condivisione politica in risorse adeguate, guardando sia alla prossima programmazione europea sia alle difficoltà che il comparto è costretto ad affrontare nell’immediato. «La condivisione nella politica della pesca deve trovare concretezza in una adeguata dotazione di risorse nel prossimo quadro poliennale e nelle emergenze che stiamo affrontando».

Il meeting di Chioggia rappresenta la prima di una serie di tappe che si terranno lungo la costa adriatica e che si concluderanno domani, mercoledì 23 settembre, ad Ancona.

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Pesca, Legacoop Agroalimentare: «Nella strategia Ue per le comunità costiere non basta esserci, serve essere un pilastro»

Pesca, Legacoop Agroalimentare: «Nella strategia Ue per le comunità costiere non basta esserci, serve essere un pilastro»

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Costo del gasolio, complessità amministrative, invecchiamento della flotta e una concorrenza sempre più serrata per lo spazio marittimo, conteso tra trasporti, turismo, aree marine protette e rinnovabili offshore: sono questi gli squilibri che, secondo Legacoop Agroalimentare, rischiano di svuotare di contenuto la strategia europea per le comunità costiere se la pesca non verrà riconosciuta come uno dei suoi pilastri. È il tema al centro dell’intervento di Elena Ghezzi, responsabile del settore Pesca e Acquacoltura di Legacoop Agroalimentare, all’evento organizzato dall’onorevole Giuseppe Lupo con il commissario europeo Costas Kadis per affrontare il tema delle strategie delle aree costiere. L’incontro si è tenuto a Villa Filippina di Palermo con la partecipazione di Legacoop Sicilia nella cornice di Madrèa, la festa della cooperazione siciliana.

«Quando parliamo di comunità costiere non parliamo soltanto di territori che si affacciano sul mare, ma di comunità, economie locali, tradizioni, competenze», ha spiegato Ghezzi. «Per questo credo che la strategia europea debba riconoscere con maggiore chiarezza che la pesca non è un’attività marginale, ma uno degli elementi che tengono vive le comunità costiere. La pesca non deve essere destinataria della strategia, ma un pilastro».

Anche secondo Filippo Parrino, vice presidente vicario di Legacoop Agroalimentare e presidente Legacoop Sicilia, «la pesca è lavoro, identità e futuro e l’Europa non può decidere sul mare senza coinvolgere i pescatori. La cooperazione è pronta a contribuire a una transizione ecologica giusta, che non lasci indietro nessuno».

Un equilibrio sempre più difficile da trovare. Per Ghezzi il punto di partenza resta la ricerca di un equilibrio tra esigenze sempre più difficili da conciliare. «Il problema non è la presenza delle varie attività in mare, ma come vengono pianificate e come interagiscono fra loro», ha osservato. «Dobbiamo passare da una logica di competizione a una logica di coesistenza».

Rinnovabili offshore, sì alla transizione ma non a spese dei pescatori. Un esempio, per la responsabile Pesca di Legacoop Agroalimentare, è quello delle rinnovabili offshore: «Va bene la transizione energetica, ma nelle comunità costiere non possiamo rischiare che si trasformi in una transizione economica e sociale pagata dai pescatori. Serve il coinvolgimento dei pescatori fin dall’inizio dei processi, con la public acceptance riconosciuta come parte integrante del percorso decisionale, come del resto ci chiede anche la direttiva Red III. E una parte dei profitti generati da queste attività deve rimanere nelle comunità costiere». Da qui la richiesta di processi di pianificazione dello spazio marittimo realmente partecipativi: «Ben venga la revisione della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo, ma solo se sarà costruita con questo approccio».

Sostenibilità, servono anche indicatori sociali ed economici. Il secondo nodo evidenziato da Ghezzi riguarda la definizione stessa di sostenibilità nella futura Politica comune della pesca: «Non deve misurare la sostenibilità solo con indicatori biologici degli stock, come la mortalità per pesca, ma tenere in considerazione anche il cambiamento climatico, la redditività delle imprese e l’occupazione. È un lavoro difficile, ma va fatto: lo Stecf deve completare il lavoro sugli indicatori sociali, non possiamo più farne a meno. Non dobbiamo scegliere tra pesca e ambiente, perché sono facce della stessa medaglia».

Crediti blu di carbonio, un’opportunità da non lasciare fuori dalle comunità costiere. Ghezzi si è soffermata anche sul tema dei crediti blu di carbonio, come prevede la strategia Ue, legati a praterie di Posidonia, zone umide e molluschicoltura: «Dobbiamo chiederci come trasformare tutto questo in un’opportunità per le comunità costiere, e anche in questo caso una parte del valore generato dovrebbe rimanere a chi contribuisce. Serve un quadro comune europeo per i crediti blu di carbonio che garantisca integrità ambientale con una chiara dimensione territoriale. In questo contesto i pescatori possono diventare parte della soluzione, collaborando alla raccolta dei dati e al ripristino degli habitat».

Quattro priorità per il futuro. «La vera sfida non è scegliere tra pesca e ambiente, ma trovare un equilibrio», ha concluso Ghezzi, indicando quattro priorità per Legacoop Agroalimentare: una governance realmente integrata dello spazio marittimo; una maggiore partecipazione delle comunità costiere ai processi decisionali; strumenti finanziari di accompagnamento per la transizione; l’integrazione della dimensione economica e sociale delle politiche della pesca dentro le politiche di conservazione ambientale e di transizione energetica.

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Acli Terra incontra a Palermo il Commissario UE Costas Kadis: le proposte per pesca e acquacoltura

Acli Terra incontra a Palermo il Commissario UE Costas Kadis: le proposte per pesca e acquacoltura

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Una delegazione nazionale di Acli Terra ha incontrato a Palermo il Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, il cipriota Costas Kadis, nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’eurodeputato Giuseppe Lupo, che Acli Terra ringrazia per aver favorito questo importante momento di confronto.

All’incontro ha preso parte anche Graziella Romito, Direttrice generale della Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura (DG PEMAC) del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF).

Acli Terra, impegnata insieme ad altre organizzazioni di rappresentanza nella definizione di una proposta di riforma del comparto, ha illustrato al Commissario europeo le principali istanze per il futuro della pesca e dell’acquacoltura, consegnando anche un documento di sintesi.

La delegazione di Acli Terra era composta dal Vicepresidente nazionale Ignazio Maugeri e dai dirigenti nazionali Gaspare Carbone e Giuseppe Peralta.

Tra le proposte sottoposte all’attenzione del Commissario europeo:

• rafforzare le misure previdenziali e gli incentivi economici per favorire il ricambio generazionale, sia familiare sia extrafamiliare;

• limitare il piano di demolizione alle imbarcazioni più vecchie, salvaguardando la capacità produttiva e il futuro delle imprese del settore;

• rendere il fermo pesca della pesca a strascico modulare e flessibile, consentendo ai comandanti di individuare i periodi di sospensione dell’attività anche in maniera non continuativa. Una sorta di “fermo pesca sartoriale”, maggiormente aderente alle esigenze delle imprese e dei territori;

• aumentare le risorse e promuovere una moratoria europea per la sburocratizzazione degli interventi destinati all’ammodernamento dei luoghi di sbarco e degli ambienti costieri antropizzati, favorendo l’integrazione urbana con nuovi siti logistici, commerciali e di trasformazione. Interventi necessari per aumentare la sicurezza rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici e favorire lo sviluppo della multifunzionalità delle imprese della pesca;

• inserire nel FEAMPA specifiche misure destinate al ripopolamento delle specie commestibili attualmente in riduzione;

• velocizzare e uniformare a livello europeo le procedure per la commercializzazione delle specie aliene;

• incrementare gli investimenti nella ricerca applicata all’acquacoltura, favorendo sia la diversificazione delle specie allevate sia l’innovazione nel settore mangimistico;

• finanziare progetti di informazione e orientamento al consumo dei prodotti dell’acquacoltura;

• rafforzare le azioni di contrasto al bracconaggio delle anguille.

Per Acli Terra, pesca e acquacoltura rappresentano settori strategici per lo sviluppo dell’Italia e dell’Unione Europea. La crescita economica e la tutela delle imprese e dei lavoratori devono procedere insieme alla salvaguardia degli ecosistemi marini, attraverso politiche capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione, competitività e futuro delle comunità costiere.

Acli Terra ribadisce quindi la necessità di un confronto costante tra istituzioni europee e nazionali, organizzazioni di rappresentanza e operatori del settore, affinché le prossime politiche europee sappiano rispondere concretamente alle esigenze delle marinerie e dell’acquacoltura.

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Unci AgroAlimentare, Scognamiglio: serve svolta nelle politiche Ue sulla pesca

Unci AgroAlimentare, Scognamiglio: serve svolta nelle politiche Ue sulla pesca

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“E’ molto importante il messaggio lanciato dal sottosegretario Patrizio La Pietra al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis sui sacrifici e le difficoltà che il comparto della pesca italiana ha dovuto affrontare, insieme ai tanti ostacoli frapposti proprio da Bruxelles in questi anni, e che dunque serve un cambio di rotta per tutelare le attività e l’occupazione in un’ottica di sostenibilità che non escluda gli aspetti socio-economici di interi territori”. Così Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, a margine della kermesse “Tesori dal blu”, che si sta svolgendo in Sicilia a Mazara del Vallo.

“Anche questa terza edizione – ha proseguito il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico – è una interessante opportunità per gli operatori e le istituzioni di tutto il Paese che si occupano di pesca per confrontarsi sulla situazione attuale e sulle prospettive, con uno sguardo all’intero Mediterraneo, grazie all’autorevole parterre presente.

Il mare è una risorsa naturale preziosa che va tutelata e allo stesso tempo la pesca rappresenta un’attività primaria, frutto di saperi antichi e tradizionali, che ormai guarda con convinzione al futuro, puntando su innovazione tecnologica e ricerca scientifica, che si assume la responsabilità di una gestione oculata ed equilibrata del patrimonio biologico e ambientale, diventando un riferimento nei consumi alimentari di qualità della comunità.

Ma i numerosi problemi incontrati e una certa miopia politica che si registra in Unione europea fanno sì che la vivibilità e la stessa sopravvivenza della filiera della pesca siano ridotti ai minimi termini, tanto che il ricambio generazione auspicato appare ancora lontano.

Per queste ragioni è assolutamente fondata e condivisibile l’analisi del senatore La Pietra che ha ricordato che negli ultimi trent’anni l’Europa ha perso il 28% della propria flotta da pesca, con l’Italia che ha pagato il prezzo più alto con oltre il 40% delle marinerie, e che nonostante la riduzione dello sforzo di pesca, i lunghi periodi di fermo imposti, la trasformazione in termini di sostenibilità dell’attività, le condizioni generali del mare non sono particolarmente mutate, anzi risentono sempre più dei cambiamenti climatici.

Ciò perché l’inquinamento e le ricadute negative sulle forme di vita marina dipendono da molti altri fattori, che richiederebbero una regolamentazione su più fronti, a cominciare dalla terra ferma, condividendo gli sforzi, mentre ci si è accaniti sulla pesca, attribuendole colpe che evidentemente non detiene.

Un quadro chiaro e puntuale inoltre è stato offerto dalla relazione della direttrice generale Pesca e Acquacoltura del Masaf, Graziella Romito, che ha ribadito la necessità di porre al centro dell’attenzione il pescatore”.

“Alla luce di tutto ciò – ha concluso Scognamiglio – è tempo che si facciano rispettare le regole a tutti nel Mediterraneo, come si è detto a Mazara, e che si premino impegno e sacrifici di una intera categoria. La pesca è un segmento importante dell’agroalimentare europeo e uno dei fiori all’occhiello del made in Italy”.

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