Mese: Febbraio 2026 Pagina 1 di 23

EDI nella filiera ittica: una leva strategica per industria e distribuzione

EDI nella filiera ittica: una leva strategica per industria e distribuzione

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La digitalizzazione dei flussi informativi non è più soltanto una leva di efficienza amministrativa. Significa, in concreto, gestire in modo digitale e automatico le informazioni che accompagnano ogni fornitura: dall’ordine alla spedizione, fino alla fattura. Tra gli strumenti chiave c’è l’Electronic Data Interchange (EDI), lo scambio elettronico standardizzato di documenti commerciali tra aziende. Per la filiera ittica che lavora con la GDO, soprattutto su trasformati, surgelati e ready to eat, l’EDI sta diventando sempre più rilevante per tracciabilità, sostenibilità e affidabilità operativa

È in questo contesto che si inseriscono i risultati dell’edizione 2025 del Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Politecnico di Milano. L’analisi restituisce l’immagine di un ecosistema ormai consolidato, ma ancora utilizzato in modo parziale, spesso come semplice strumento di adempimento tecnico piuttosto che come leva di integrazione dei processi.

Nel corso del 2024, oltre ottomila aziende del largo consumo hanno utilizzato l’EDI secondo gli standard globali GS1, con circa 55 milioni di messaggi scambiati. Il dato più significativo, tuttavia, non riguarda soltanto i volumi complessivi, quanto la qualità dell’utilizzo. La maggior parte delle relazioni digitali tra industria e distribuzione si limita allo scambio di un solo documento, prevalentemente la fattura, mentre solo una quota ridotta di imprese adotta flussi più completi che includono ordini, avvisi di spedizione e conferme.

Una dinamica che presenta molte analogie anche nella filiera ittica italiana, caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese e da rapporti commerciali spesso sbilanciati verso la distribuzione. In questi contesti, l’EDI viene ancora percepito come un obbligo imposto dal cliente, anziché come uno strumento capace di migliorare la gestione dell’intero ciclo dell’ordine, ridurre errori e inefficienze logistiche e rendere più trasparente la catena di fornitura.

Tra i segnali di evoluzione messi in evidenza dal monitoraggio emerge la crescita, seppur contenuta, dell’utilizzo dell’avviso di spedizione. Un passaggio particolarmente rilevante per il comparto ittico, dove la gestione anticipata delle informazioni di consegna consente un maggiore controllo dei tempi, una migliore organizzazione delle operazioni di ricezione e una riduzione delle contestazioni, aspetti critici soprattutto per i prodotti a temperatura controllata.

Accanto alle esigenze operative, il report richiama anche il ruolo crescente dell’EDI nel rispondere alle nuove richieste normative europee, dalla tracciabilità delle materie prime alla digitalizzazione dei documenti di trasporto. Un tema che interessa direttamente anche il settore ittico, sempre più chiamato a dimostrare trasparenza, sostenibilità e capacità di rendicontazione lungo tutta la filiera.

Secondo Andrea Ausili, Chief Information Officer and Standard Director di GS1 Italy, la sfida per i prossimi anni non è solo tecnologica ma soprattutto culturale. “È necessario superare le barriere che portano a un uso limitato dell’EDI e investire nell’estensione dei flussi documentali, passando dalla semplice gestione dell’ordine a una reale integrazione dei processi. Solo così l’adeguamento normativo può trasformarsi da costo a vantaggio competitivo”.

I dati confermano che, laddove l’EDI viene adottato in modo più maturo e completo, le relazioni commerciali tendono a consolidarsi e ad aumentare di intensità, con benefici concreti in termini di continuità operativa e affidabilità degli scambi. Un’indicazione particolarmente rilevante per le imprese ittiche che operano con la GDO e con operatori logistici strutturati, dove la qualità del flusso informativo è sempre più parte integrante della valutazione del fornitore.

Per la filiera ittica italiana, il tema non è introdurre nuove tecnologie, ma valorizzare pienamente strumenti già disponibili, integrandoli nei processi quotidiani e superando una visione puramente difensiva della digitalizzazione. In un mercato che richiede maggiore trasparenza e capacità di risposta, l’EDI smette di essere un adempimento tecnico e diventa una componente strutturale della competitività.

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Mediterranean Geopolitics and Italy’s EEZ Strategy

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Mediterranean geopolitics and Italy EEZ are once again at the center of international attention as military deployments, diplomatic friction and maritime legal disputes converge in one of the world’s most strategic semi-enclosed seas.

In recent days, public attention has grown exponentially over developments in the Mediterranean Sea due to the reinforced presence of United States-flagged naval forces, officially justified by tensions between Washington and Tehran, alongside frequent reports of vessels labeled as part of a so-called “Russian shadow fleet.”

In this evolving scenario, all regional and extra-regional powers with direct or indirect interests in the Mediterranean are showing increased strategic dynamism.

While such developments primarily concern defense analysts, they confirm how delicate the geopolitical balance in the Mediterranean has become. Governments must therefore exercise maximum vigilance not only in security matters but also in protecting scientific, environmental and commercial interests.

This situation reinforces the need for constant defense of sovereign rights and interests in surrounding waters by Mediterranean coastal States, relying above all on comprehensive maritime spatial planning.

The Legal Framework: UNCLOS and the Mediterranean Challenge

This need finds its highest legal expression in the 1982 United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS). Yet, decades later, its application in the Mediterranean continues to encounter significant difficulties.

The Mediterranean’s semi-enclosed geography, combined with the political instability of several coastal States, complicates the implementation of conventional maritime zoning principles.

A notable example is the establishment of Exclusive Economic Zones (EEZs), maritime areas extending beyond territorial waters up to 200 nautical miles from the baseline. Under UNCLOS, EEZs should be the result of negotiated arrangements among neighboring States.

In practice, however, several Mediterranean cases have involved unilateral proclamations or bilateral agreements perceived as constraining the rights and interests of other bordering States, raising concerns about compatibility with the Convention’s spirit.

Italy’s EEZ: Progress and Delays

Italian authorities have been criticized for the delayed initiation of the procedure to establish the national EEZ. The formal notification to the UN Secretariat, a mandatory preliminary step for negotiations with neighboring States, came later than in other Mediterranean countries.

Following Law No. 91/2021 proclaiming the Italian EEZ, Presidential Decree No. 193 of September 2025 identified specific portions of the zone in the Central-Southern Tyrrhenian Sea, the Northern and Central-Southern Adriatic, and the Ionian Sea.

This represented a legally relevant first step, particularly where agreements already existed, such as with Croatia and Greece, or where no competing rights were claimed.

However, unresolved issues remain, especially with North African States that moved earlier and more assertively in defining their maritime claims. This has placed Italy at a relative disadvantage, particularly regarding deep-sea fisheries, despite its central geographical position in the Mediterranean.

Similar tensions persist with Malta and especially France, notably concerning maritime delimitations off Corsica and the controversial Franco-Algerian arrangements affecting waters near Sardinia.

The High Seas Treaty and the Mediterranean Reality

Areas once simply referred to as “international waters” have recently been subject to a major legal development. On 17 January, the 2023 High Seas Treaty entered into force as the third implementing agreement under UNCLOS.

Globally, the Treaty has been welcomed with enthusiasm, particularly within scientific communities, as a milestone for biodiversity protection beyond national jurisdiction.

In Italy, environmental organizations have criticized the government for not yet ratifying the agreement, despite the country’s historical support for the initiative.

However, the Mediterranean context presents unique challenges. Unlike vast oceanic spaces, where large areas fall beyond national jurisdiction, the Mediterranean’s geography drastically limits the existence of genuine “high seas.” Under UNCLOS, the high seas do not include EEZs, which can extend up to 200 nautical miles.

Given the sea’s narrow configuration, fully unclaimed maritime spaces are practically non-existent.

France and Spain have ratified the Treaty, yet both countries possess extensive Atlantic coastlines, which provide a different strategic rationale compared to Italy’s predominantly Mediterranean projection.

Italian ratification would likely represent a political and moral commitment to global ocean protection rather than a measure with immediate practical effects in Mediterranean waters. Nonetheless, such decisions inevitably reflect the shifting orientations of successive governments.

Fisheries Under Pressure

Within this already complex geopolitical and legal landscape, European fisheries face additional strain. The European Union continues to impose significant operational restrictions aimed at sustainability, often translating into heavier burdens for fishing communities.

Sicilian operators, particularly those engaged in deep-sea fishing, appear among the most affected due to their fleet structure and operational range.

Diplomatic negotiations over maritime spaces are therefore not abstract legal exercises. They directly influence access to fishing grounds, economic sustainability and the preservation of long-standing maritime traditions.

Conclusion

The Mediterranean is currently the stage for intricate diplomatic negotiations seeking shared and sustainable governance of maritime spaces. Yet these efforts are accompanied by strategic rivalries, legal uncertainties and operational challenges.

In this scenario, maintaining strong advocacy from the fishing sector is essential to ensure that national foreign policy safeguards not only geopolitical interests but also the future of Mediterranean fisheries.

For Sicily’s deep-sea fishing tradition, the stakes are not merely diplomatic — they concern the tangible guarantee of economic continuity and cultural identity within a rapidly evolving maritime order.

For more insights on the future of Italian and European fisheries and the blue economy, follow ongoing coverage and analysis on Pesceinrete.

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La bussola. La pesca d’altura nei nuovi scenari geopolitici nel Mediterraneo

La bussola. La pesca d’altura nei nuovi scenari geopolitici nel Mediterraneo

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In questi giorni stiamo assistendo ad una crescita esponenziale dell’attenzione sugli avvenimenti nel nostro Mare Mediterraneo per la concomitante potenziata presenza del naviglio militare di bandiera USA, ufficialmente giustificata da una presunta tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran, e le frequenti segnalazioni di “avvistamenti” di navi etichettate come appartenenti ad una “flotta fantasma russa”, cioè facente capo all’altra, antagonista, potenza mondiale.

Di riflesso, in questo contesto, si assiste ad un accresciuto dinamismo su questo importante scacchiere marittimo da parte di tutte le altre potenze direttamente o indirettamente interessate.

Se tutto ciò, in realtà, è materia per gli analisti di difesa militare, tuttavia si ha la conferma di quanto sia divenuta delicata la partita geopolitica che si sta sviluppando sul Mediterraneo e impone che tutti i Governi prestino la dovuta e massima attenzione anche agli altri settori coinvolti in questa partita, preservando in particolare gli aspetti di natura scientifica e commerciale.
Ne discende, in particolare, la necessità della costante difesa dei diritti e degli interessi nelle acque circostanti i propri territori da parte degli Stati che si affacciano sul Mediterraneo, con il ricorso, soprattutto ad una “pianificazione” a 360 gradi degli spazi marittimi.

Tale esigenza trova la sua massima espressione nella Convenzione Internazionale sul Diritto del Mare del 1982 ma che ancora adesso, a distanza di qualche decennio, continua ad incontrare criticità applicative nel nostro Mare Mediterraneo a causa sia della sua ristretta conformazione di mare semichiuso e sia per la forte instabilità di diversi Stati che vi si affacciano.
Un esempio su tutti l’istituzione delle ZEE, cioè delle zone economiche esclusive oltre i limiti esterni del mare territoriale, di cui ho trattato in passato, che nelle previsioni convenzionali doveva essere improntata come una “area” negoziale tra gli Stati ma che, di fatto, nel nostro Mediterraneo si è tramutata, in diversi casi, in azioni provocatorie unilaterali o in accordi bilaterali che hanno avuto come scopo quello di “ingabbiare” gli interessi e i diritti di altri Stati confinanti, in evidente contrasto con i principi convenzionalmente posti.

Certamente ai governanti italiani può essere imputato l’eccessivo ritardo con cui è stato avviato l’iter per l’istituzione della ZEE italiana, o per essere più precisi la notifica alla segreteria dell’ONU della manifestazione di volontà della sua istituzione, azione propedeutica obbligatoria per l’avvio di una “concertazione” con gli Stati confinanti o direttamente interessati, secondo i dettami della Convenzione.

Queste concertazioni rappresentano una sorta di negoziati diretti per la risoluzione delle controversie con mezzi “pacifici” diplomatici per evitare che si debba ricorrere ai mezzi giuridici indicati nella stessa Convenzione che però, a mio avviso, aumenterebbero il grado di incertezza della loro risoluzione.

Nel settembre del 2025, lo Stato Italiano, facendo seguito alla proclamazione dell’istituzione della propria ZEE avvenuta con la legge n.91/2021, con il decreto del Presidente della Repubblica n. 193 ha regolamentato, individuandole, talune porzioni della stessa ZEE ricadenti precisamente nel Tirreno Centro-Meridionale, nell’Adriatico Settentrionale e Centro-Meridionale e nello Ionio.
In pratica è stato possibile compiere un primo passo giuridicamente rilevante laddove erano già esistenti appositi accordi, come con la Croazia e con la Grecia, o comunque non vi erano diritti ed interessi riconducibili ad altri Stati.

Restano, pertanto, attualmente ancora irrisolte le problematiche insorte soprattutto con gli Stati frontisti del Nord-Africa, che però rispetto al nostro si sono mossi in anticipo e con maggiore aggressività ponendoci, di fatto, in una situazione di iniziale svantaggio, soprattutto in materia di pesca d’altura, nonostante i forti interessi marittimi che l’Italia avrebbe dovuto opportunamente rivendicare per la sua geografica centralità nel Mediterraneo.

Stesso discorso vale anche nei confronti di altri Stati Europei come Malta e soprattutto la Francia con la quale permangono ancora aperte le questioni relative alla delimitazione degli spazi marittimi prospicienti la Corsica e al discutibilissimo accordo con l’Algeria in quanto ponendosi entrambe arbitrariamente come Stati frontisti hanno sottratto porzioni di mare immediatamente adiacenti al mare territoriale italiano al largo della Sardegna.

In definitiva, il lodevole principio di una uniforme gestione giuridica delle zone marittime oltre i mari territoriali sta diventando un pretesto per alcuni Stati per creare terreni di scontro nel corso del quale trarre i maggiori profitti possibili.
In tale contesto, già di per sé poco rassicurante, va segnalato che la stessa Unione Europea continua nella progressiva imposizione di sempre maggiori sacrifici ai pescatori europei attraverso notevoli restrizioni sulla propria operatività di pesca con la conseguenza che quelli siciliani, in particolare, dotati di una consistente flotta d’altura, risultano quelli più fortemente penalizzati.

Ma queste aree marittime, un tempo note semplicemente come “acque internazionali”, sono state recentemente oggetto anche di un altro traguardo giuridico internazionale.
Infatti, lo scorso 17 gennaio, è entrato in vigore il Trattato sull’ Alto Mare del 19/06/2023 che rappresenta il Terzo “Accordo” di attuazione della Convenzione Internazionale sul Diritto del Mare e che, a livello globale, è stato accolto con una certa enfasi soprattutto dalle Comunità scientifiche.

Anche in Italia le Associazioni ambientaliste sono andate in fermento rimproverando al nostro Governo la mancata ratifica di questo Accordo nonostante il nostro Paese sia stato in passato uno dei principali fautori di questa iniziativa.
Le cose vanno guardate in maniera realistica poiché, come nel caso delle ZEE, nel nostro Mare Mediterraneo le molteplici ed intrinseche criticità assumono maggiore rilevanza.
Difatti, mentre negli spazi oceanici, grazie alla pronunciata estensione delle aree marittime, l’Alto Mare costituisce una importante porzione degli stessi, nel nostro Mare Mediterraneo, benché l’Alto Mare venga inteso come al di fuori della giurisdizionale nazionale, esso, per la Convenzione, non include le ZEE la cui estensione, ricordiamo, è fissata fino ad un massimo di 200 miglia marine dalla linea di base.

Si comprende, quindi, che le possibilità di un Alto Mare convenzionale siano pressocché nulle nel caso del Mediterraneo proprio per la mancanza di spazi totalmente liberi.
D’altra parte, la preoccupazione principale che ha spinto ad attenzionare queste porzioni marine, deriva dalla necessità di non lasciarle “incustodite” sollecitando i Governi affinché vengano applicate anche ad esse le stesse regole di preservazione delle risorse biologiche.

Analizzando l’andamento applicativo di questo Trattato si rileva che, tra i grandi Stati Europei che si affacciano sul Mediterraneo e che hanno emesso un provvedimento di ratifica, troviamo sia la Francia che la Spagna ma bisogna considerare che questi Stati hanno entrambi un esteso sbocco sull’Oceano Atlantico che costituisce la chiave di lettura di questo passo giuridico da essi appena compiuto.

Tuttavia la ratifica da parte dello Stato Italiano, se non a fini pratici, viene posta come dovuto segnale di sostegno, anche se probabilmente solo morale, allo sforzo globale di protezione degli oceani al fine della salvaguardia della vita dell’intero pianeta ma ciò non bisogna dimenticare che deve essere di volta in volta temporalmente ricondotto agli orientamenti politici dei vari governi che si susseguono.

In conclusione, assistiamo a partite diplomatiche protese ad una gestione condivisa e sostenibile di tutti gli spazi marittimi, condite da notevoli complessità e difficoltà che impongono di mantenere alta la pressione del mondo della pesca perché l’attenzione della politica estera nazionale sia tale che la garanzia di un futuro dignitoso anche per le tradizioni della pesca d’altura siciliana non resti soltanto una chimera.

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Regione Liguria: nuovi bandi FEAMPA per sostenere la pesca

Regione Liguria: nuovi bandi FEAMPA per sostenere la pesca

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Regione Liguria attiva nuove opportunità per il settore della pesca grazie al Regolamento (UE) 2021/1139 che istituisce il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA) 2021-2027.

“Si tratta di due bandi per una dotazione complessiva di 400 mila euro destinata alle imprese liguri della pesca – dichiara l’assessore regionale alla Pesca Alessandro Piana –. Con questi interventi mettiamo a disposizione risorse concrete per rafforzare la competitività delle nostre imprese ittiche, sostenere il reddito degli operatori e migliorare la qualità delle produzioni e le condizioni di lavoro a bordo. È un’azione mirata che coinvolge sia la piccola pesca costiera sia i segmenti di flotta più strutturati, con l’obiettivo di rendere il comparto sempre più moderno, sicuro e attrattivo”.

Uno dei due bandi, con una dotazione di 200.000 euro, è finalizzato a incrementare la competitività delle imprese di piccola pesca costiera (PPC), sia in mare sia nelle acque interne, e a migliorare le condizioni reddituali degli addetti. L’avviso finanzia investimenti proposti dagli operatori del settore, favorendo innovazione, efficienza e sostenibilità delle attività.

Ulteriori 200.000 euro sono destinati a un secondo bando rivolto agli investimenti a bordo e nei porti per incrementare la qualità delle produzioni, migliorare la gestione e lo sbarco delle catture indesiderate, nonché promuovere migliori condizioni di lavoro, salute e sicurezza degli operatori. L’intervento è dedicato alle imbarcazioni appartenenti a segmenti di flotta diversi da quelli della piccola pesca costiera.

“Sono misure strategiche – conclude Piana – che rispondono alle richieste del comparto. La pesca ligure deve dotarsi di strumenti concreti per affrontare le sfide del mercato e della sostenibilità, valorizzando qualità, professionalità e sicurezza”.

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 24 aprile.

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Pesca delle specie eurialine: l’Emilia-Romagna conferma la deroga nelle acque interne

Pesca delle specie eurialine: l’Emilia-Romagna conferma la deroga nelle acque interne

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Anguille, cefali, spigole, orate, granchi e gamberi. Sono alcuni esemplari appartenenti alle cosiddette specie eurialine, che potranno continuare ad essere oggetto della pesca professionale in alcune delle acque interne dell’Emilia-Romagna, prima fra tutte quelle del Po, dal Ponte di Mesola, nel Ferrarese, fino al confine regionale piacentino.

La Regione Emilia-Romagna ha scelto infatti di derogare, come previsto peraltro dalla norma stessa (legge 16 del 2026, art. 40, comma 2-quater), alla legge 154 del 2016, che sancisce il divieto di esercizio della pesca professionale nelle acque interne, consentendo tuttavia, laddove è già esercitata in forma cooperativa o tradizionale, la pesca delle specie eurialine, nei limiti e con le modalità previste dalle disposizioni dell’Unione europea e regionali. Si tratta di organismi acquatici (pesci, crostacei) in grado di adattarsi a variazioni significative della salinità, vivendo sia in ambienti marini che in acque salmastre o dolci, come lagune e foci.

“Abbiamo deciso di intervenire in deroga, come consentito dalla normativa nazionale, per sostenere un comparto importante– afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammiche coinvolge nella nostra regione tante imprese, lavoratrici e lavoratori. È una risposta concreta ai nostri pescatori, professionisti che, grazie alla loro attività, mantengono viva una tradizione millenaria garantendo allo stesso tempo un monitoraggio costante della salute delle nostre acque. Il Po e i suoi tratti terminali rappresentano un ecosistema unico, dove il confine tra acqua dolce e salmastra crea una biodiversità straordinaria. Permettere il prelievo regolamentato di specie come l’anguilla, il cefalo o la passera significa sostenere una filiera che porta sulle tavole dei consumatori un prodotto a chilometro zero, tracciato e di altissima qualità”.

La deroga verrà applicata lungo l’asta principale del fiume Po, nel tratto dal ponte di Mesola, sulla Strada Statale 309 Romea, fino al confine regionale piacentino (è la zona classificata come “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025). Sarà valida anche nei tratti appositamente individuati dal Programma ittico annuale come “zone classificate ‘B’ accessibili per la pesca professionale” del territorio ferrarese, nonché nelle lanche adiacenti al Po del territorio reggiano e parmense, nel tratto compreso tra la località Gramignazzo di Sissa e la foce del torrente Crostolo, e nei tratti di foce dei fiumi Taro e Parma per gli ultimi 600 metri dalla confluenza con il Po. Le acque salse o salmastre o lagunari (zone sempre classificate “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025) non rientrano nel provvedimento di deroga in quanto per questa aree non trova applicazione il divieto di esercizio della pesca professionale disposto dalla norma nazionale.

La Regione ha previsto, inoltre in base alla deroga, che per le specie autoctone e parautoctone vengano comunque applicate le disposizioni relative alle dimensioni minime prelevabili, ai periodi di divieto e ai limiti di detenzione previsti dal regolamento regionale in materia e, per quanto riguarda l’anguilla, dalla normativa nazionale.

Tutte queste disposizioni, già entrate in vigore, saranno efficaci per tutta la durata dell’attuale Programma ittico e troveranno applicazione anche nel prossimo Programma ittico regionale, per l’annualità 2026-2027.

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