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Gambero rosso e viola, già esaurite le quote assegnate

Sale alto il grido d’allarme dei pescatori, Agripesca è con loro

All’alba della stagione turistica, nel momento quindi di massima richiesta di prodotto, scoppia la crisi del gambero.

Il gambero rosso e quello viola

Di quelli più pregiati, il rosso ed il viola. I pescatori italiani lamentano il blocco delle catture dei crostacei, emergenza che nasce dal superamento delle quote europee assegnate lo scorso anno, un limite che i pescatori definiscono “irrisorio” e che non tiene conto dell’importanza di questo prodotto per la salute delle aziende ed i conti dei ristoranti.

Esaurite le quote gamberi nel Tirreno

La situazione è pesante e configura uno scenario di incertezza. Agripesca esprime piena solidarietà ai lavoratori impattati, ricordando come il blocco colpisca un comparto già stremato dal raddoppio dei costi del gasolio.

La posizione di Agripesca

Agripesca, pertanto, si unisce alle proteste evidenziando come la normativa europea stia di fatto paralizzando l’attività dei pescherecci senza offrire alternative concrete o sostegni economici adeguati, e senza tenere conto della reale consistenza dello stock ittico.

Il rischio è che la mancanza di un dialogo politico efficace porti a un blocco progressivo della filiera della pesca.

Senza una rimodulazione delle quote o una gestione più flessibile delle aree di pesca, il mercato ittico e la ristorazione saranno costretti a rinunciare a un’eccellenza del territorio, lasciando spazio alle importazioni e condannando i pescatori locali a restare in porto, essendo questi ultimi impossibilitati a coprire persino i costi di uscita in mare.

Pesca, la flotta europea in netto declino

La stragrande maggioranza delle imbarcazioni non supera i 10 metri di lunghezza

Nel 2024, la flotta peschereccia dell’Unione Europea contava su 68.863 imbarcazioni da cattura, con una stazza lorda (misura della capacità di stoccaggio del pesce) di 1,2 milioni di tonnellate e una potenza motrice totale (indicatore della potenza disponibile per gli attrezzi da pesca) pari a 5,0 milioni di kilowatt. La stragrande maggioranza delle imbarcazioni della flotta peschereccia dell’UE non superava i 10 metri di lunghezza.

Nell’ultimo decennio, essa è diminuita costantemente in termini di numero, stazza e potenza motrice. Rispetto al 2014, nel 2024 la flotta contava 10.850 imbarcazioni in meno, con un calo del 13,6%; la sua capacità combinata era inferiore del 14,9%, mentre la potenza totale del motore era inferiore del 12,3%.

Sono i dati che emergono dalla pubblicazione “Cifre chiave sulla filiera alimentare europea – Edizione 2025“, a cura dell’Eurostat.

Il dossier copre l’intera filiera alimentare, inclusi produzione, trasformazione, distribuzione, commercio internazionale, consumo e problematiche ambientali.

Pesca ed acquacoltura, le prospettive per il 2026

Ridimensionate le cattive notizie per i pescatori, ma rimangono molte sfide aperte

Il settore della pesca chiede attenzione. Dopo aver incassato lo stop alla riduzione delle giornate di pesca per il 2026, il ventilato taglio (di oltre il 60%) dei finanziamenti europei previsto dalle ipotesi sul quadro finanziario dell’Unione 2028-34 aveva portato a manifestare, lo scorso 18 dicembre in quel di Bruxelles, i rappresentanti dei pescatori.

Tavole a rischio per i consumatori europee

Perchè le proteste

Il mondo della pesca ha deciso di farsi sentire. Il settore si è già caricato sulle spalle la transizione ecologica, la sicurezza alimentare europea e la tutela delle risorse biologiche. Ora va sostenuto ed ha necessità di accedere a strumenti finanziari straordinari per affrontare le crisi globali e le perturbazioni che aggrediscono la filiera agroalimentare.

Per il periodo 2028-2034, i fondi per la pesca professionale scendono da circa 6,1 miliardi a poco più di 2 miliardi, con un taglio del 67 per cento. Drastico il presidente di Agripesca, Mario Serpillo: «il comparto garantisce 350mila occupati diretti e 37 miliardi di fatturato annuo, ed è già stato colpito negli ultimi anni da calo produttivo, aumento dei costi e impatto del cambiamento climatico. Occorrono risorse dedicate, investimenti e innovazione tecnologica, per scongiurare il rischio di perdere competitività e di aumentare la dipendenza dalle importazioni. Chiediamo alle istituzioni comunitarie di rivedere questa ipotesi, ripristinando risorse dedicate e adeguate ad un futuro sostenibile e competitivo al settore».

Nell’ultimo Consiglio Ue di dicembre, il settore ha incassato lo stop al famigerato fermo pesca anche per il 2026, evitando un drastico ridimensionamento anche dell’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale nel corso dell’anno.

La proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva una riduzione fino al 64% delle giornate di pesca, è stata profondamente rivista: il taglio è stato ridotto al 39% ed è stato accompagnato da un pacchetto di misure di compensazione che consente di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e garantire le uscite in mare alle imbarcazioni.

Il tema delle demolizioni

Particolarmente rilevante è stato, poi, il riconoscimento dell’arresto definitivo con il bando delle demolizioni messo in campo dall’Italia accanto al fermo biologico (arresto temporaneo) come misura strutturale di riduzione dello sforzo di pesca.

Tagliate le giornate di pesca nel 2026

Un passaggio politico significativo, che valorizza gli sforzi già compiuti dal settore e dalle imprese italiane negli ultimi anni.

Niente taglio delle giornate di pesca per il 2026, l’Italia esulta

Bocciata la proposta della Commissione, sventati danni per oltre 300 milioni

L’atmosfera natalizia, evidentemente sentita anche nella algida Bruxelles, porta felici novità per il comparto ittico nazionale; i pescatori non subiranno alcun taglio alle giornate di pesca nel 2026.

Dopo una lunga trattativa si è scongiurato il pericolo dell’approvazione delle proposte della Commissione Europea, che chiedeva di ridurre di oltre la metà le giornate in mare dei nostri pescherecci.

Il ruolo di Agrifish

Bocciato in toto, dunque, il piano Von der Leyen, di ridurre del 64% l’attività delle imbarcazioni a strascico mentre è stato rimesso al centro il principio di equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale.

Il Consiglio Agrifish, grazie all’intesa tra Italia, Spagna e Francia che hanno presentato un documento unitario, ha ottenuto il risultato mettendo sul piatto due misure: il fermo biologico e il bando delle demolizioni messo in campo dall’Italia. In media una barca, quest’anno, ha lavorato per 120 giorni complessivi, con un fermo continuativo per la tutela delle risorse di 60 giorni consecutivi mentre nel 2026 sarebbe uscita in mare per una cinquantina di giorni.

Ha prevalso una visione pragmatica, costruita grazie all’impegno del ministero e al lavoro congiunto delle organizzazioni della pesca. Quando l’Italia fa squadra in Europa, i risultati arrivano”, le dichiarazioni che arrivano da Via XX Settembre.

L’entità del rischio corso

Se fosse passata la proposta della Commissione, probabilmente si sarebbe impennata la dipendenza dall’estero. Il taglio delle giornate avrebbe messo in ginocchio centinaia di imprese ittiche, l’economia delle zone costiere e l’accesso dei consumatori al pesce fresco nazionale, di qualità certificata, aprendo le porte a ulteriori importazioni. “Abbiamo scongiurato il pericolo di massicce importazioni dall’estero per colmare i vuoti che questo provvedimento avrebbe comportato”, le parole di Mario Serpillo presidente di Agripesca.

Il taglio è stato ridotto al 39% ed è stato accompagnato da un pacchetto di misure di compensazione che consente, di fatto, di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e di garantire agli operatori la possibilità di lavorare con maggiore serenità nel corso del 2026.

Tonno rosso, l’UE avrà un aumento delle quote di pesca del 17%

Accordo per il prossimo triennio, alla flotta europea assegnate dallICCAT oltre 25mila tonnellate annue

Conclusa con esito favorevole per l’industria ittica europea la riunione annuale dell’ICCAT (Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico). L’Unione Europea ha incassato, non senza fatica, un consistente aumento delle possibilità di pesca del tonno rosso.

Importanti decisioni prese circa il tonno

L’accordo fissa la nuova quota totale ammissibile di catture (TAC) per il prossimo triennio a 48.403 tonnellate annue a livello globale, misura che si traduce in un aumento specifico del 17% per lo stock dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo. L’incremento porta il totale disponibile a 25.164 tonnellate l’anno.

I piani di ricostituzione dello stock

Costas Kadis, il commissario europeo per la Pesca e gli oceani, ha sottolineato come quasi vent’anni fa lo stock di tonno rosso fosse prossimo all’esaurimento ed ora la situazione è molto cambiata. La strategia di recupero, avviata nel 2007 attraverso un piano pluriennale concordato tra UE e ICCAT, è basata su rigorose misure di conservazione, controlli severi e una gestione scientifica, ed ha permesso alla specie di tornare a prosperare. Secondo il Commissario, l’aumento delle quote riflette la fiducia nel processo di conservazione, dimostrando che la sostenibilità ambientale può tradursi in stabilità delle quote e migliori redditi per i pescatori, anziché in una loro contrazione.

Le altre misure per lo squalo mako ed il tonno obeso

Il tavolo negoziale ha affrontato la gestione di altre specie marine con esiti alterni. L’ICCAT ha deliberato una riduzione del numero di catture consentite per lo squalo mako pinna corta meridionale, con l’obiettivo di rafforzarne la protezione e accelerarne il recupero biologico. È stato inoltre espresso sostegno per l’avvio di un processo di discussione sull’assegnazione delle TAC per il tonno pinna gialla, necessario per risolvere le attuali criticità legate al superamento dei limiti. Di segno opposto, invece, il negoziato sul tonno obeso: l’ICCAT non ha trovato l’accordo sulla proposta europea che mirava ad aumentare la quota totale ammissibile per allinearla ai pareri scientifici disponibili.

In attesa di comprendere come la notizia si tradurrà in quote per i pescatori italiani, Mario Serpillo, presidente di Agripesca, ha espresso soddisfazione: “Intanto incassiamo la buona notizia. Ma ci mettiamo subito al lavoro per portare avanti le necessità delle nostre marinerie“.

Il ruolo dell’ICCAT

L’ICCAT si conferma, dunque, organismo centrale per la governance delle risorse ittiche nell’area.

Trancio di tonno

In qualità di Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca (ORGP), è responsabile della conservazione dei tonni e delle specie affini nell’Oceano Atlantico e nei mari adiacenti. Alle sessioni di lavoro hanno partecipato delegazioni provenienti da 52 parti contraenti, tra cui l’Unione Europea, che rappresenta e tutela gli interessi aggregati degli Stati membri in un contesto di gestione delle risorse condivise.

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