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Pesca, protocollo d’intesa Ue-Seychelles

L’accordo rende catturabili fino a 55.000 tonnellate di tonno, e altre specie migratrici, all’anno

L’Unione europea e le Seychelles hanno appena perfezionato un protocollo dell’accordo di partenariato per una pesca sostenibile, che concede alla Ue l’accesso alle acque delle Seychelles per un periodo di quattro anni. Obiettivo è pescare fino a 55.000 tonnellate di tonno, e altre specie migratrici, all’anno.

Campo d’azione del protocollo

In base al protocollo, fino a 30 pescherecci dell’UE con reti a circuizione, e 8 pescherecci con palangari, potranno ottenere una licenza e riprendere le loro attività, interrotte da quando il protocollo precedente è scaduto lo scorso 23 febbraio.

Il rinnovato partenariato odierno con le Seychelles dimostra ciò che l’UE rappresenta: una cooperazione affidabile, una pesca sostenibile e un’economia più forte“, ha dichiarato Costas Kadis, commissario per la Pesca e gli oceani. “Il rinnovo del nostro partenariato è positivo per i nostri pescatori, per le Seychelles e per la salute a lungo termine del nostro oceano condiviso“.

Tonni pescati nell’Oceano – Immagine generata con A.I.

Il comune impegno verso la sostenibilità

Il protocollo rafforza l’impegno comune in favore di una pesca sostenibile e del progresso economico reciproco, nonché la loro proficua collaborazione nella governance della pesca. In qualità di partecipanti attivi alla Commissione per il tonno dell’Oceano Indiano (Iotc), sia l’UE che le Seychelles hanno l’obiettivo di trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale e redditività economica, garantendo significative possibilità di pesca per la flotta dell’UE nel rispetto delle esigenze dell’ecosistema.

Il contributo totale dell’UE nell’ambito di questo nuovo protocollo ammonterà a 23 milioni di euro in quattro anni, di cui 3 milioni di euro sono destinati al sostegno al settore della pesca sostenibile nelle Seychelles. In aggiunta, gli armatori europei verseranno alle Seychelles una licenza e una tassa di cattura di 90 euro per tonnellata, nonché una tassa dedicata alla gestione ambientale e all’osservazione degli ecosistemi marini nelle acque delle Seychelles.

Quanto pesa il tonno

Il tonno è il prodotto acquatico più consumato nell’Unione europea. Nel 2024 rappresentava l’11% del volume totale delle importazioni di prodotti della pesca e dell’acquacoltura dell’UE. L’accordo consente alle navi dell’UE di soddisfare parte di questa domanda e di ridurre la dipendenza dell’UE dalle importazioni di pesce.

Il nuovo protocollo si applica a decorrere da ieri, ed entrerà in vigore non appena sarà completato il processo di ratifica da parte di entrambe le parti. Da parte dell’UE, ciò implica l’approvazione del Parlamento europeo.

Allarme, gambero rosso tunisino già fuori quota

Serpillo, presidente Agripesca:”Fatto grave, questione tecnica ma anche diplomatica urgente”

Il Masaf, nello specifico la GD Pemac, ha inviato una circolare urgente agli operatori della filiera ittica, per segnalare che la Tunisia ha superato la quota GFCM 2026 assegnata per il gambero rosso mediterraneo, e i carichi in arrivo rischiano il blocco alla frontiera.

Un’immagine del Presidente Serpillo

La battaglia dei numeri

La quota annuale assegnata alla Tunisia, nell’ambito della Raccomandazione GFCM/45/2022/5 per le GSA 12-16 (Stretto di Sicilia e acque adiacenti), pone il limite delle 36 tonnellate per tutto il 2026. Ma in base al monitoraggio congiunto MASAF/Commissione Europea attraverso la piattaforma CATCH, i certificati di cattura validati dalle autorità tunisine e destinati al mercato europeo hanno già raggiunto almeno i 50.960 kg — con un’eccedenza del 41,5% rispetto al tetto consentito. La quota risulta esaurita dal 15 maggio, un mese e mezzo prima che la notizia emergesse pubblicamente.

Il ministero paventa il “rischio concreto, immediato e documentato” di respingimento alla frontiera e di diniego all’importazione per i carichi validati dopo l’esaurimento della quota. Da Via XX Settembre è stato aperto un canale di cooperazione con le autorità tunisine per chiarire le certificazioni contestate, ma sul piano operativo il blocco è già in vigore.

Tunisi reagisce

La risposta del Paese nordafricano è stata, ovviamente, immediata. Pescatori in piazza e richiesta al governo di intervenire presso le autorità italiane ed europee. La tesi del settore produttivo tunisino è che la quota assegnata non riflette la reale capacità produttiva nazionale — stimata dagli operatori locali intorno alle 400 tonnellate — e che nella definizione dei limiti non c’è stata sufficiente concertazione con le categorie produttive. Una quota di 36 tonnellate su una produzione stimata di 400 è avvertita da Tunisi come una condanna.

Le quote per il gambero rosso nelle GSA 12-16 sono state introdotte a partire dalla Raccomandazione GFCM/45/2022/5, adottata nel 2022. Prima di allora non esistevano limiti di cattura, e dopo un periodo transitorio, è scattata la fase di gestione a lungo termine 2026-2030, che prevede obiettivi più stringenti.

Pescherecci fermi

La questione diplomatica 

Il caso tunisino è l’emblema di un problema strutturale della gestione ittica nel Mediterraneo: le raccomandazioni GFCM si applicano agli stati membri, ma l’applicabilità verso i paesi terzi dipende dalla validità dei certificati di cattura nazionali. Se le autorità tunisine validano certificati per quantità superiori alla quota assegnata, il meccanismo si inceppa e il rispetto delle quote diventa una questione diplomatica, non più (solo) scientifica o tecnica.

L’allarme del presidente Serpillo

“La questione è generale e non riguarda solo questo settore, le parole di Mario Sepillo, presidente di Agripesca. Ci vuole un patto per il Mediterraneo, tra tutti gli Stati che ne sono bagnati, per ovviare a queste situazioni che penalizzano le marinerie siciliane ed in maniera particolare quella di Mazara. Dobbiamo pretendere che la Tunisia rispetti i patti ma al tempo stesso dirigerci verso una nuova fase”, conclude.

Gambero rosso e viola, già esaurite le quote assegnate

Sale alto il grido d’allarme dei pescatori, Agripesca è con loro

All’alba della stagione turistica, nel momento quindi di massima richiesta di prodotto, scoppia la crisi del gambero.

Il gambero rosso e quello viola

Di quelli più pregiati, il rosso ed il viola. I pescatori italiani lamentano il blocco delle catture dei crostacei, emergenza che nasce dal superamento delle quote europee assegnate lo scorso anno, un limite che i pescatori definiscono “irrisorio” e che non tiene conto dell’importanza di questo prodotto per la salute delle aziende ed i conti dei ristoranti.

Esaurite le quote gamberi nel Tirreno

La situazione è pesante e configura uno scenario di incertezza. Agripesca esprime piena solidarietà ai lavoratori impattati, ricordando come il blocco colpisca un comparto già stremato dal raddoppio dei costi del gasolio.

La posizione di Agripesca

Agripesca, pertanto, si unisce alle proteste evidenziando come la normativa europea stia di fatto paralizzando l’attività dei pescherecci senza offrire alternative concrete o sostegni economici adeguati, e senza tenere conto della reale consistenza dello stock ittico.

Il rischio è che la mancanza di un dialogo politico efficace porti a un blocco progressivo della filiera della pesca.

Senza una rimodulazione delle quote o una gestione più flessibile delle aree di pesca, il mercato ittico e la ristorazione saranno costretti a rinunciare a un’eccellenza del territorio, lasciando spazio alle importazioni e condannando i pescatori locali a restare in porto, essendo questi ultimi impossibilitati a coprire persino i costi di uscita in mare.

Pesca, la flotta europea in netto declino

La stragrande maggioranza delle imbarcazioni non supera i 10 metri di lunghezza

Nel 2024, la flotta peschereccia dell’Unione Europea contava su 68.863 imbarcazioni da cattura, con una stazza lorda (misura della capacità di stoccaggio del pesce) di 1,2 milioni di tonnellate e una potenza motrice totale (indicatore della potenza disponibile per gli attrezzi da pesca) pari a 5,0 milioni di kilowatt. La stragrande maggioranza delle imbarcazioni della flotta peschereccia dell’UE non superava i 10 metri di lunghezza.

Nell’ultimo decennio, essa è diminuita costantemente in termini di numero, stazza e potenza motrice. Rispetto al 2014, nel 2024 la flotta contava 10.850 imbarcazioni in meno, con un calo del 13,6%; la sua capacità combinata era inferiore del 14,9%, mentre la potenza totale del motore era inferiore del 12,3%.

Sono i dati che emergono dalla pubblicazione “Cifre chiave sulla filiera alimentare europea – Edizione 2025“, a cura dell’Eurostat.

Il dossier copre l’intera filiera alimentare, inclusi produzione, trasformazione, distribuzione, commercio internazionale, consumo e problematiche ambientali.

Pesca ed acquacoltura, le prospettive per il 2026

Ridimensionate le cattive notizie per i pescatori, ma rimangono molte sfide aperte

Il settore della pesca chiede attenzione. Dopo aver incassato lo stop alla riduzione delle giornate di pesca per il 2026, il ventilato taglio (di oltre il 60%) dei finanziamenti europei previsto dalle ipotesi sul quadro finanziario dell’Unione 2028-34 aveva portato a manifestare, lo scorso 18 dicembre in quel di Bruxelles, i rappresentanti dei pescatori.

Tavole a rischio per i consumatori europee

Perchè le proteste

Il mondo della pesca ha deciso di farsi sentire. Il settore si è già caricato sulle spalle la transizione ecologica, la sicurezza alimentare europea e la tutela delle risorse biologiche. Ora va sostenuto ed ha necessità di accedere a strumenti finanziari straordinari per affrontare le crisi globali e le perturbazioni che aggrediscono la filiera agroalimentare.

Per il periodo 2028-2034, i fondi per la pesca professionale scendono da circa 6,1 miliardi a poco più di 2 miliardi, con un taglio del 67 per cento. Drastico il presidente di Agripesca, Mario Serpillo: «il comparto garantisce 350mila occupati diretti e 37 miliardi di fatturato annuo, ed è già stato colpito negli ultimi anni da calo produttivo, aumento dei costi e impatto del cambiamento climatico. Occorrono risorse dedicate, investimenti e innovazione tecnologica, per scongiurare il rischio di perdere competitività e di aumentare la dipendenza dalle importazioni. Chiediamo alle istituzioni comunitarie di rivedere questa ipotesi, ripristinando risorse dedicate e adeguate ad un futuro sostenibile e competitivo al settore».

Nell’ultimo Consiglio Ue di dicembre, il settore ha incassato lo stop al famigerato fermo pesca anche per il 2026, evitando un drastico ridimensionamento anche dell’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale nel corso dell’anno.

La proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva una riduzione fino al 64% delle giornate di pesca, è stata profondamente rivista: il taglio è stato ridotto al 39% ed è stato accompagnato da un pacchetto di misure di compensazione che consente di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e garantire le uscite in mare alle imbarcazioni.

Il tema delle demolizioni

Particolarmente rilevante è stato, poi, il riconoscimento dell’arresto definitivo con il bando delle demolizioni messo in campo dall’Italia accanto al fermo biologico (arresto temporaneo) come misura strutturale di riduzione dello sforzo di pesca.

Tagliate le giornate di pesca nel 2026

Un passaggio politico significativo, che valorizza gli sforzi già compiuti dal settore e dalle imprese italiane negli ultimi anni.

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