Ridimensionate le cattive notizie per i pescatori, ma rimangono molte sfide aperte
Il settore della pesca chiede attenzione. Dopo aver incassato lo stop alla riduzione delle giornate di pesca per il 2026, il ventilato taglio (di oltre il 60%) dei finanziamenti europei previsto dalle ipotesi sul quadro finanziario dell’Unione 2028-34 aveva portato a manifestare, lo scorso 18 dicembre in quel di Bruxelles, i rappresentanti dei pescatori.

Perchè le proteste
Il mondo della pesca ha deciso di farsi sentire. Il settore si è già caricato sulle spalle la transizione ecologica, la sicurezza alimentare europea e la tutela delle risorse biologiche. Ora va sostenuto ed ha necessità di accedere a strumenti finanziari straordinari per affrontare le crisi globali e le perturbazioni che aggrediscono la filiera agroalimentare.
Per il periodo 2028-2034, i fondi per la pesca professionale scendono da circa 6,1 miliardi a poco più di 2 miliardi, con un taglio del 67 per cento. Drastico il presidente di Agripesca, Mario Serpillo: «il comparto garantisce 350mila occupati diretti e 37 miliardi di fatturato annuo, ed è già stato colpito negli ultimi anni da calo produttivo, aumento dei costi e impatto del cambiamento climatico. Occorrono risorse dedicate, investimenti e innovazione tecnologica, per scongiurare il rischio di perdere competitività e di aumentare la dipendenza dalle importazioni. Chiediamo alle istituzioni comunitarie di rivedere questa ipotesi, ripristinando risorse dedicate e adeguate ad un futuro sostenibile e competitivo al settore».
Nell’ultimo Consiglio Ue di dicembre, il settore ha incassato lo stop al famigerato fermo pesca anche per il 2026, evitando un drastico ridimensionamento anche dell’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale nel corso dell’anno.
La proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva una riduzione fino al 64% delle giornate di pesca, è stata profondamente rivista: il taglio è stato ridotto al 39% ed è stato accompagnato da un pacchetto di misure di compensazione che consente di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e garantire le uscite in mare alle imbarcazioni.
Il tema delle demolizioni
Particolarmente rilevante è stato, poi, il riconoscimento dell’arresto definitivo con il bando delle demolizioni messo in campo dall’Italia accanto al fermo biologico (arresto temporaneo) come misura strutturale di riduzione dello sforzo di pesca.

Un passaggio politico significativo, che valorizza gli sforzi già compiuti dal settore e dalle imprese italiane negli ultimi anni.







