Mese: Aprile 2026 Pagina 1 di 7

Tonno rosso, a Trapani un confronto che segna un cambio di passo

Tonno rosso, a Trapani un confronto che segna un cambio di passo

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A pochi giorni dalla pubblicazione del decreto del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste che disciplina la campagna di pesca del tonno rosso per il triennio 2026-2028, Trapani ha ospitato un appuntamento che ha assunto un valore ben più ampio del semplice aggiornamento tecnico. L’incontro promosso dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, ha trasformato un passaggio normativo in un momento di confronto politico, istituzionale e operativo, restituendo l’immagine di un territorio che chiede di essere parte attiva nella costruzione delle scelte che riguardano uno dei suoi comparti più strategici.

Fin dall’apertura, Salvatore Quinci ha tracciato una linea netta: non un momento formale, ma un confronto reale, costruito attorno all’idea che un decreto definito sperimentale debba misurarsi con i territori e con le loro esigenze concrete. È in questo passaggio che si coglie il senso politico dell’incontro: la norma non come atto da subire, ma come strumento da discutere, verificare e accompagnare nel suo sviluppo.

La partecipazione ha dato sostanza a questa impostazione. Attorno al tema si sono ritrovati associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, rappresentanti istituzionali e comparto operativo della pesca, in un confronto ampio e qualificato che ha confermato la centralità del tema per l’intera filiera. A moderare i lavori è stata Mariella Ballatore, direttrice responsabile di Pesceinrete, che ha accompagnato il dibattito mantenendolo ancorato ai contenuti e alle esigenze reali del settore.

A rafforzare il profilo istituzionale dell’incontro anche la presenza e il contributo della direttrice generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF, Graziella Romito, che ha confermato l’attenzione del livello ministeriale verso un tema strategico per il territorio e per l’intera filiera.

Graziella Romito - decreto pesca tonno rosso

Sul versante operativo, il comandante della Capitaneria di Porto di Trapani, Maurizio Ricevuto, ha ribadito il ruolo della Guardia Costiera come presidio di legalità, ma anche come punto di riferimento diretto per gli operatori. Un’attività che si traduce non solo in controlli, ma in una presenza costante accanto alla marineria, accompagnando il comparto in un percorso di sostenibilità.

Di particolare rilievo anche l’intervento del comandante della Capitaneria di Porto di Marsala, Vito Miceli, che ha evidenziato la centralità dello scalo marsalese nella filiera del tonno rosso. Il porto, nelle ultime due annualità, si è confermato primo porto nazionale per lo sbarco di questa specie e, nel solo 2025, ha registrato circa 178 tonnellate sbarcate, pari a quasi 2.000 esemplari. Un dato che restituisce la dimensione concreta di un sistema altamente regolamentato, nel quale tracciabilità, certificazione e controlli rappresentano elementi essenziali di trasparenza e sostenibilità.

Il passaggio politico più atteso è arrivato con l’intervento del sottosegretario di Stato al MASAF, Patrizio Giacomo La Pietra, che ha ribadito la natura evolutiva del provvedimento e la volontà di farne uno strumento capace di migliorarsi attraverso il confronto con i territori. Il piano triennale 2026-2028 introduce elementi di riequilibrio nella distribuzione delle quote, amplia la platea dei beneficiari e rafforza l’attenzione alla piccola pesca, con l’obiettivo di rendere il sistema più equo e aderente alle dinamiche reali del comparto.

decreto pesca tonno rosso 2026 2028 (1)

Una linea che trova coerenza anche nelle dichiarazioni successive dello stesso sottosegretario, che ha definito la pesca del tonno rosso una sintesi dell’eccellenza agroalimentare italiana. Il decreto si muove lungo due direttrici chiare: sostenibilità ambientale e rafforzamento della filiera nazionale, con l’obiettivo di tenere insieme qualità del prodotto e redditività per i pescatori.

Ma il dato più rilevante emerso dall’incontro è di natura politica. Il cambio di passo si misura su due piani. A livello nazionale, con un Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste sempre più presente e incisivo anche nei tavoli europei. A livello locale, con una Trapani che dimostra una capacità nuova di attrarre attenzione istituzionale e trasformarla in confronto concreto.

In questo quadro si inserisce l’azione del presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che è riuscito a costruire un appuntamento di alto profilo, per ampiezza di partecipazione e qualità degli interlocutori, difficilmente paragonabile ad altri precedenti sul territorio.

È qui che si coglie il passaggio più significativo. Quando competenze, ruoli e visione riescono a convergere, il risultato non è soltanto un evento ben riuscito, ma un momento che può incidere realmente nei processi che riguardano il futuro del comparto.

A margine dell’incontro, abbiamo raccolto le dichiarazioni del sottosegretario di Stato al MASAF, Patrizio Giacomo La Pietra, della direttrice generale di Federpesca, Francesca Biondo, e della responsabile nazionale Coldiretti Pesca, Daniela Borriello. Qui il video.

 

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Aquaculture Credibility: Built on Processes, Not Claims

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Anyone working in the aquaculture sector knows that credibility is not built at the moment a product is presented, but much earlier—within the very way a company organizes its operations. It is a form of capital that originates in processes, in consistency of decisions, and in the ability to manage complex variables without turning them into communication narratives every time.

The challenge is that, in today’s global seafood market, this is no longer enough if it remains confined within the farm itself.

Why credibility in aquaculture starts with processes

Credibility in aquaculture is not established when the product reaches the market. For years, many producers held a reasonable belief: if the product is good, quality is consistent, and customers receive what they expect, the market will eventually recognize it. That logic still holds—partially. But it is increasingly insufficient.

Today, distributors, retailers, and international seafood buyers no longer stop at the final product. They want to understand the system behind it. They want to evaluate the robustness of the production process, not just the outcome delivered at destination.

This creates a gap that many companies perceive, even if they do not always define it clearly. On one side lies the real work of aquaculture: daily monitoring, water management, production planning, parameter control, and the ability to intervene before issues escalate into critical failures. On the other side is external perception, which often captures only a fraction of that work.

When the method remains invisible, credibility struggles to consolidate.

From communication to readability of processes

The issue today is not about communicating more, but about making existing practices readable. This does not mean oversimplifying complexity or reducing it to slogans. It means providing the market with clear, understandable elements to assess reliability:

How are critical stages managed?
Which procedures govern production?
How are controls documented?
How are non-conformities handled?

For producers, these may seem routine. For buyers, they are often the starting point of trust.

At the core lies the difference between declaring and demonstrating. The market has developed a much higher sensitivity toward generic claims. Terms like quality, sustainability, and environmental responsibility have lost their impact when not supported by verifiable evidence.

What increasingly matters is the ability to connect these concepts to a system of proof: procedures, records, traceability systems, controls, and consistency over time. Credibility takes shape precisely where a company’s narrative aligns with the structure of its operations.

The role of standards and third-party verification

In this context, external verification plays a specific role—not as a formality or bureaucratic layer, but as a tool that positions the company within a recognizable and comparable framework.

Many producers adopt international standards to make their production model more transparent and benchmarkable. Within this landscape, the Aquaculture Stewardship Council (ASC) standard has become a key global reference for environmental and social management in aquaculture, as well as for traceability across the seafood supply chain.

For many companies, the value does not lie in displaying a certification label, but in having their work recognized within a structured, shared, and verifiable system.

Consistency as a competitive asset

There is another aspect that often distinguishes solid companies from those chasing short-term visibility: consistency.

Businesses that constantly change their messaging, adapt to every communication trend, or pursue easy-impact narratives risk weakening their credibility. On the contrary, companies that maintain a clear direction, explain their methods without exaggeration, and let facts speak before labels build stronger reputations over time.

This is not an immediate advantage, but it is the one that holds in long-term commercial relationships.

The importance of local context in global markets

The connection between an aquaculture operation and its local context also carries more weight than often assumed. A fish farm is not just a production site—it is an economic, technical, and often social presence within a specific territory.

When this dimension emerges naturally, the product stops appearing abstract and becomes part of a tangible reality made of people, expertise, responsibility, and continuity. This too contributes to readability. And readability generates trust.

Conclusion: credibility as a structural outcome

Ultimately, credibility in aquaculture is not built at the end of the supply chain, nor when a company decides to improve its communication. It is built much earlier—within the quality of the system, organizational discipline, and the ability to make internal rigor understandable externally.

For today’s aquaculture producers, the real challenge is not to persuade the market with more effective arguments, but to create the conditions for the market to recognize the solidity of the work behind the product.

It is within this quiet but decisive shift that the future reputation of the global aquaculture sector will be shaped.

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Il carrello della spesa cambia e riscrive il mercato del pesce

Il carrello della spesa cambia e riscrive il mercato del pesce

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Il carrello degli italiani sta cambiando, e con lui anche il futuro del settore ittico. Non si tratta di una variazione marginale, ma di una trasformazione profonda, silenziosa e già in atto, che riguarda il modo in cui le persone scelgono cosa acquistare, quanto spendere e, soprattutto, perché. Le analisi più recenti di GS1 Italy lo confermano con chiarezza: il consumatore è diventato più selettivo, meno impulsivo e molto più attento al valore reale di ciò che acquista.

Negli ultimi anni, il potere d’acquisto si è progressivamente ridotto e la spesa alimentare è tornata al centro di una logica più attenta, più razionale. Non è tanto una questione di rinuncia, quanto di selezione. Il consumatore non smette di comprare, ma cambia criterio: elimina il superfluo, riduce gli acquisti impulsivi e si concentra su ciò che ritiene davvero utile. Questo passaggio, apparentemente semplice, ha conseguenze dirette su tutte le categorie alimentari, ma nel caso del pesce assume un significato particolare.

Il prodotto ittico, per sua natura, si colloca spesso in una fascia percepita come più complessa: richiede competenza, tempo, fiducia. Il fresco, in particolare, porta con sé un valore elevato ma anche alcune barriere, tra cui il prezzo, la deperibilità e la necessità di preparazione. In un contesto in cui il consumatore diventa più prudente, questi elementi non vengono ignorati, ma pesati con maggiore attenzione.

È qui che si apre uno spazio sempre più evidente per tutte quelle referenze capaci di rispondere a nuove esigenze: praticità, durata, facilità di utilizzo. I prodotti trasformati, le conserve, i ready to eat non rappresentano più una scelta di ripiego, ma una risposta concreta a un cambiamento culturale. Non è solo questione di convenienza economica, ma di adattamento ai ritmi di vita e a un nuovo equilibrio tra qualità e semplicità.

Parallelamente, però, non viene meno l’attenzione alla salute. Anzi, diventa ancora più centrale. Il pesce continua a godere di una reputazione solida sul piano nutrizionale, ma questa da sola non basta più. Il consumatore di oggi vuole capire cosa sta acquistando, vuole riconoscere il prodotto, vuole fidarsi. E la fiducia, sempre più spesso, passa dalle informazioni.

Etichette, origine, caratteristiche del prodotto: tutto contribuisce a costruire un rapporto più consapevole con ciò che si porta in tavola. In questo senso, il valore del dato diventa strategico. Non si tratta solo di comunicare meglio, ma di essere in grado di garantire coerenza e affidabilità lungo tutta la filiera, proprio nella direzione indicata da GS1 Italy, che da anni lavora sulla standardizzazione e qualità delle informazioni di prodotto.

Questo scenario impone una riflessione più ampia anche alle imprese. Non basta più concentrarsi sul prodotto in sé. Diventa necessario ragionare in termini di sistema, di filiera. La capacità di collaborare, di condividere informazioni, di ridurre inefficienze lungo la catena di approvvigionamento non è più un’opzione, ma una leva competitiva.

In un contesto instabile, in cui la domanda può cambiare rapidamente e i margini si assottigliano, l’efficienza non nasce da singole ottimizzazioni, ma dalla qualità delle relazioni tra gli attori coinvolti. Produttori, trasformatori, distributori e retail sono chiamati a muoversi in modo più coordinato, perché è lì che si gioca una parte importante della competitività.

Il settore ittico non sta attraversando una crisi nel senso tradizionale del termine. Sta attraversando una fase di selezione. Le aziende che sapranno leggere questo cambiamento, adattare la propria offerta e rispondere in modo concreto alle nuove esigenze del mercato avranno l’opportunità di rafforzare la propria posizione. Le altre rischiano di restare indietro.

Il punto non è se il mercato tornerà come prima. Non lo farà. Il punto è capire quanto velocemente si riuscirà a interpretare il presente. Perché il cambiamento non è più qualcosa che deve arrivare: è già qui, dentro il carrello degli italiani.

Le analisi di GS1 Italy evidenziano un cambiamento strutturale nei consumi alimentari: gli italiani acquistano in modo più selettivo, riducono gli acquisti impulsivi e prestano maggiore attenzione a prezzo, praticità e informazioni di prodotto.

Questo scenario sta influenzando direttamente il settore ittico, dove cresce l’interesse per i prodotti trasformati e aumenta il valore della tracciabilità e della qualità del dato lungo la filiera.

Per le imprese diventa quindi strategico adattare l’offerta e rafforzare la collaborazione tra gli attori della filiera, in un mercato sempre più orientato alla trasparenza, all’efficienza e alla fiducia.

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Trapline, la nuova sfida nella pesca al pesce spada

Trapline, la nuova sfida nella pesca al pesce spada

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C’è un passaggio che rischia di passare in sordina, ma che potrebbe avere un peso concreto nel futuro della pesca al pesce spada nel Mediterraneo. Il Ministero dell’agricoltura ha dato il via a una sperimentazione nazionale sull’uso della trapline, un attrezzo ancora poco diffuso ma già al centro dell’attenzione scientifica internazionale.

Non è un semplice aggiornamento normativo. È, piuttosto, l’ingresso ufficiale in Italia di un sistema di pesca che verrà osservato, misurato e messo alla prova fino al 2028, con un obiettivo chiaro: capire se può rappresentare un’alternativa credibile – o almeno complementare – agli strumenti oggi utilizzati.

La trapline, nella sua configurazione più comune, si presenta come una struttura composta da anelli concentrici su cui vengono applicati ami, esche e, in alcuni casi, dispositivi luminosi. Non sostituisce il palangaro, ma si integra ad esso, entrando in gioco proprio nella fase più delicata dell’attività: quella in cui si decide cosa verrà effettivamente catturato.

Ed è qui che si gioca la partita più interessante.

Da anni il settore si confronta con un equilibrio difficile: mantenere la redditività delle imprese senza aumentare la pressione sugli stock e, allo stesso tempo, ridurre le catture accessorie. La trapline viene studiata proprio per questo. Non tanto per aumentare la quantità, ma per migliorare la qualità della cattura, selezionando meglio le specie e, soprattutto, le taglie.

Il decreto ministeriale non apre a un utilizzo libero dell’attrezzo. Al contrario, impone un percorso rigoroso. Solo alcune unità autorizzate potranno partecipare alla sperimentazione e lo faranno all’interno di un quadro fortemente controllato, con obblighi precisi di raccolta dati e monitoraggio continuo.

Ogni uscita in mare diventa, di fatto, parte di una ricerca. Posizione, profondità, configurazione dell’attrezzo, numero di ami, composizione delle catture: tutto dovrà essere registrato. E non solo. Verranno monitorate anche le interazioni con specie protette, un tema sempre più centrale nelle politiche europee e internazionali.

A rafforzare questo impianto ci sarà un Comitato tecnico-scientifico incaricato di analizzare i dati e confrontare i risultati con quelli ottenuti attraverso il palangaro tradizionale. Non un dettaglio burocratico, ma il cuore dell’intero processo: è da qui che passerà la valutazione reale dell’efficacia della trapline.

Per gli operatori del settore, questo non è un passaggio neutro.

Chi entrerà nella sperimentazione dovrà accettare vincoli stringenti, ma avrà anche un ruolo diretto in un processo che potrebbe orientare le scelte future. Perché se i dati dovessero dimostrare una maggiore selettività e una riduzione delle catture accessorie, la trapline potrebbe uscire dalla dimensione sperimentale e diventare parte integrante delle strategie di gestione della pesca al pesce spada.

E a quel punto cambierebbero gli equilibri.

È ancora presto per trarre conclusioni, ma una cosa è chiara: non siamo davanti a un semplice test tecnico. È un passaggio che riguarda il modo in cui la pesca mediterranea prova a rispondere alle pressioni ambientali, scientifiche e normative degli ultimi anni.

La differenza, come sempre, la faranno i dati. E il modo in cui il settore saprà leggerli.

La trapline è un attrezzo sperimentale per la pesca del pesce spada attualmente testato in Italia fino al 2028 per valutarne selettività e impatto ambientale.

La sperimentazione sulla trapline rientra nelle attività coordinate a livello internazionale per migliorare la gestione della pesca del pesce spada nel Mediterraneo, con particolare attenzione alla riduzione delle catture accessorie e alla sostenibilità delle attività.

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Legacoop Agroalimentare a Trapani per il piano triennale del Tonno Rosso 2026-2028

Legacoop Agroalimentare a Trapani per il piano triennale del Tonno Rosso 2026-2028

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Legacoop Agroalimentare parteciperà, questo pomeriggio, all’incontro organizzato dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, dedicato alla presentazione del nuovo Piano triennale 2026-2028 per il tonno rosso, una delle risorse più strategiche per il comparto ittico nazionale.

All’appuntamento prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni e della pubblica amministrazione, tra cui il sottosegretario di Stato Patrizio Giacomo La Pietra e la direttrice generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura, Graziella Romito.

L’incontro si inserisce in un contesto particolarmente significativo per il settore, segnato dal recente aumento della quota nazionale di tonno rosso, salita a 6.182,61 tonnellate. Un risultato importante che apre nuove prospettive, ma che richiede una visione condivisa per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile della filiera.

Il mare non è soltanto una risorsa, ma rappresenta l’anima stessa dell’economia Mediterranea e della storia italiana. Per questo “è fondamentale che momenti di confronto come quello di Trapani diventino occasioni concrete di ascolto e crescita per le marinerie e per l’intero sistema produttivo – commenta Elena Ghezzi, responsabile Pesca di Legacoop Agroalimentare che sarà presente all’appuntamento di Trapani – che è un passaggio chiave per consolidare il percorso di riforma del settore e costruire, attraverso il dialogo tra tutti gli attori coinvolti, una filiera del tonno rosso sempre più competitiva e responsabile”.

Sul tema tonno rosso il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti esprime una “valutazione positiva del percorso compiuto negli ultimi quattro anni. Condividiamo gli obiettivi del ministero orientati alla valorizzazione della risorsa da parte dei pescatori, alla riduzione delle rendite di posizione e al rafforzamento dell’aggregazione di filiera”.

“Il lavoro svolto – prosegue Maretti – ha consentito una distribuzione più equilibrata delle quote tra le diverse aree di pesca e un progressivo ampliamento del numero di imbarcazioni autorizzate, ciascuna con un quantitativo definito. Esistono tuttavia margini di miglioramento: il tonno rosso è una risorsa disponibile e può rappresentare, anche per le imbarcazioni oltre i 12 metri, un sistema di pesca sempre più strutturato e regolato”.

Legacoop Agroalimentare conferma la propria disponibilità a collaborare con Istituzioni e operatori per approfondire gli aspetti tecnici del Piano. “È fondamentale – conclude Maretti – evitare interpretazioni che possano generare criticità o incomprensioni nelle marinerie, lavorando insieme per un modello di sviluppo realmente equo, trasparente e sostenibile”.

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