A Mazara del Vallo la gestione del gambero rosso guarda già al 2027. L’incontro dello scorso 27 agosto al CNR ha fatto emergere un possibile cambio di metodo: programmare le misure prima delle scadenze, valutare quote per singola imbarcazione e costruire il fermo su dati scientifici specificamente raccolti per stabilirne il periodo più efficace. Il nodo è far coincidere tutela della risorsa, redditività delle imprese e regole più omogenee tra le marinerie che operano sugli stessi stock mediterranei.

A Mazara del Vallo il confronto sul gambero rosso ha già superato l’emergenza 2026. L’incontro promosso da Federpesca lo scorso 27 agosto nella sede del CNR ha aperto la discussione sulla gestione del prossimo anno, mettendo sul tavolo distribuzione delle possibilità di pesca, fermo biologico, selettività degli attrezzi, operatività nelle diverse GSA e reciprocità con le flotte della sponda sud del Mediterraneo.
Il punto è sostanziale: proteggere una delle risorse più importanti del Canale di Sicilia senza rendere economicamente insostenibile la flotta che da quella pesca dipende.
Al confronto hanno partecipato Graziella Romito, Direttrice generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF, Marco Mascellino per l’Assessorato regionale alla Pesca, la direttrice di Federpesca Francesca Biondo, il vicepresidente nazionale Santino Adamo, il comandante della Capitaneria di Porto Stefano Luciani e Sergio Vitale del CNR-IRBIM di Mazara del Vallo.
Quote e reciprocità: il 2027 si prepara prima dell’emergenza
Graziella Romito ha definito la sua presenza a Mazara innanzitutto una giornata di ascolto della marineria. Sforzo di pesca, giornate di attività, riduzione degli areali e sostenibilità economica sono questioni sulle quali, ha spiegato, il Ministero interviene a livello nazionale ma anche nei rapporti con la Commissione europea e nell’ambito della CGPM, la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo.
“Il nostro impegno è fare in modo che non ci siano ulteriori restrizioni”, ha affermato Romito, richiamando la necessità che le misure di gestione non cancellino la possibilità per le imprese di produrre reddito attraverso il proprio lavoro.
La posizione non mette in discussione la tutela degli stock. Gambero rosso (Aristaeomorpha foliacea) e gambero viola (Aristeus antennatus) sono già sottoposti nel Canale di Sicilia a un piano pluriennale della CGPM per i gamberi di profondità che comprende limiti di cattura, misure spazio-temporali, controllo della capacità della flotta e interventi di conservazione.
La domanda posta a Mazara è più precisa: le restrizioni applicate producono il massimo risultato biologico possibile rispetto al costo economico sostenuto dalla flotta?
È qui che entra il tema della reciprocità.
Federpesca ha richiamato in particolare il rapporto con Tunisia e altri Paesi della sponda sud. Le risorse marine non seguono i confini amministrativi e flotte diverse possono insistere sugli stessi stock operando, però, in condizioni normative differenti.
Secondo Francesca Biondo, una forte asimmetria nelle misure rischia di produrre due effetti: penalizzare la competitività delle imprese italiane e ridurre l’efficacia complessiva degli interventi di conservazione.
Il problema della reciprocità era già emerso durante il fermo pesca nel Canale di Sicilia, quando le diverse condizioni operative tra la flotta italiana e quelle nordafricane avevano riaperto il tema dell’efficacia delle misure applicate soltanto a una parte delle marinerie.
Il confronto aperto a Mazara punta ora a portare la questione nella programmazione 2027, quando dovranno essere definite le nuove misure.
Dalla “quota indivisa” all’ipotesi di una ripartizione per barca
Uno dei passaggi più concreti dell’incontro ha riguardato la distribuzione delle possibilità di pesca.
Biondo ha descritto l’attuale meccanismo della “quota indivisa” con un’espressione immediata: “chi prima arriva meglio alloggia”.
Secondo la direttrice di Federpesca, il sistema può determinare situazioni nelle quali alcune unità utilizzano una parte consistente della disponibilità prima che altre abbiano potuto esprimere pienamente la propria capacità operativa.
Da qui l’ipotesi avanzata dalla marineria: valutare una ripartizione delle possibilità di pesca per singola imbarcazione.
Non è una decisione già presa e non esiste ancora un modello definito. Proprio la scelta dei criteri rappresenterebbe il passaggio più delicato: attività storica, investimenti realizzati, caratteristiche delle imprese, capacità operativa ed equità dovrebbero essere contemperati senza creare nuove concentrazioni o penalizzazioni.
Durante il confronto è stata chiesta anche maggiore flessibilità nell’utilizzo di eventuali possibilità disponibili nelle GSA adiacenti, le sottoaree geografiche utilizzate dalla CGPM per la gestione della pesca, e la possibilità di valutare ulteriori opportunità operative nella GSA 21.
Questioni apparentemente tecniche, ma con conseguenze economiche immediate. Per un’impresa che sostiene costi elevati di carburante, equipaggio e armamento, sapere quando, dove e quanto potrà lavorare è parte integrante della propria sostenibilità finanziaria.
Ed è proprio per evitare che queste decisioni arrivino a ridosso delle scadenze che Federpesca ha insistito sulla necessità di cominciare ora a costruire il 2027.

Fermo biologico: la scienza chiede dati costruiti per decidere quando fermarsi
Il passaggio che ha portato il confronto oltre il piano strettamente istituzionale è arrivato da Sergio Vitale del CNR-IRBIM.
La questione del fermo cambia infatti completamente se la domanda non è più soltanto “per quanti giorni fermare le barche?”, ma “in quale periodo la chiusura produce il maggiore beneficio biologico sulla risorsa?”
Vitale ha evidenziato un limite preciso: gli attuali programmi ordinari di raccolta dati sono indispensabili per il monitoraggio degli stock, ma non sono stati progettati specificamente per individuare con sufficiente robustezza scientifica il periodo biologicamente ottimale del fermo del gambero rosso.
Le campagne disponibili hanno caratteristiche e coperture temporali che non consentono, da sole, di rispondere in maniera definitiva a quella domanda.
Da qui la proposta rivolta al MASAF: realizzare un progetto scientifico ad hoc, capace di seguire la dinamica della risorsa durante l’anno e produrre una base tecnica specificamente costruita per orientare le decisioni sulle future chiusure.
È probabilmente uno degli elementi più rilevanti emersi a Mazara.
Il tema, infatti, non è necessariamente aumentare o ridurre i giorni di fermo. È capire quando quei giorni producono il massimo risultato biologico possibile.
Una chiusura collocata nel periodo corretto può aumentare l’efficacia della misura senza necessariamente aumentare il sacrificio richiesto alla flotta. Al contrario, scegliere il periodo senza informazioni sufficientemente mirate rischia di rendere meno efficiente il rapporto tra costo economico e beneficio per lo stock.
Dai 25 millimetri alla maturità: il nodo della selettività
Vitale ha aggiunto un secondo elemento che rende il quadro ancora più complesso.
Per i gamberi di profondità nelle GSA 12-16 la CGPM prevede una taglia minima di riferimento per la conservazione di 25 millimetri di lunghezza del carapace.
Secondo i dati presentati dal ricercatore a Mazara, tuttavia, la taglia alla quale il 50% degli individui raggiunge la maturità sessuale si collocherebbe intorno ai 30 millimetri per le femmine e ai 27 millimetri per i maschi.
La conseguenza è evidente: la soglia regolamentare può trovarsi al di sotto della taglia di maturità di una parte degli esemplari.
A questo si aggiunge la selettività degli attrezzi. Vitale ha osservato che anche utilizzando le maglie previste dalla normativa può essere intercettata una quota di individui che non ha ancora raggiunto la maturità.
La gestione, quindi, non può ridursi alla scelta del periodo di fermo. Chiusura temporale e selettività degli attrezzi sono due leve che devono essere valutate insieme.
I campionamenti illustrati dal CNR offrono già alcune indicazioni sulla dinamica stagionale. Nelle attività condotte mensilmente nell’area di Gela compaiono esemplari intorno ai 14-15 millimetri già a gennaio; nei mesi successivi viene osservata una progressione della crescita e tra maggio e giugno le taglie rilevate arrivano intorno ai 23-24 millimetri. Durante l’estate cambia la struttura delle taglie e aumenta anche la presenza di individui maturi.
Vitale, però, ha evitato di trasformare queste osservazioni in una conclusione che i dati disponibili non consentono ancora di sostenere.
Non ha indicato semplicemente un nuovo mese nel quale collocare il fermo. Ha chiesto di produrre le informazioni scientifiche necessarie per poterlo stabilire.
Ed è una differenza decisiva.
Sul versante economico, Romito ha inoltre annunciato che il credito d’imposta destinato a sostenere le imprese rispetto ai maggiori costi dovrebbe diventare operativo nel mese di settembre, una volta completata l’istruttoria delle domande. Il MASAF ha richiamato anche le opportunità legate agli interventi FEAMPA per gli extracosti energetici.
Federpesca ha però spinto il ragionamento oltre gli aiuti.
Carburante e costi di armamento possono essere compensati soltanto in parte. La tenuta della flotta dipenderà anche dalla capacità di aumentare il valore che resta nelle imprese.
“Non chiediamo di pescare di più ma di pescare meglio e valorizzare il prodotto”, ha sintetizzato Biondo.
Per Mazara significa lavorare contemporaneamente sulla protezione dello stock, sull’utilizzo delle possibilità di pesca, sulla selettività e sulla valorizzazione commerciale di un prodotto ad alto valore come il gambero rosso.
L’obiettivo indicato da Federpesca è fare in modo che la marineria possa incidere maggiormente sulla formazione del valore del prodotto, anziché limitarsi a subire costi crescenti e condizioni di mercato determinate altrove.
Il confronto del 27 agosto lascia quindi aperti dossier molto concreti. Distribuzione delle possibilità di pesca, collocazione biologicamente efficace del fermo, selettività degli attrezzi e reciprocità con le altre flotte mediterranee dovranno essere trasformati nei prossimi mesi in proposte operative per il 2027.
È su queste decisioni, più che sul numero dei tavoli convocati, che si misurerà la capacità di tenere insieme tutela del gambero rosso e futuro della marineria mazarese.