Mese: Marzo 2026 Pagina 1 di 28

Federpesca: “Bene proposta Lollobrigida in Agrifish, ora l’Europa faccia la sua parte contro il caro energia”

Federpesca: “Bene proposta Lollobrigida in Agrifish, ora l’Europa faccia la sua parte contro il caro energia”

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Federpesca esprime pieno sostegno alla posizione avanzata dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso del Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea (Agrifish), nel quale l’Italia, insieme ad altri Stati membri, ha sollecitato l’adozione di misure urgenti per fronteggiare la crisi energetica che sta colpendo il settore ittico.

Nel confronto a Bruxelles è stata evidenziata la necessità di un intervento immediato da parte della Commissione europea, attraverso una revisione del regolamento FEAMPA, al fine di consentire l’attivazione di strumenti straordinari di sostegno alle imprese della pesca e dell’acquacoltura, duramente colpite dall’aumento dei costi energetici.

“Accogliamo con favore l’iniziativa del Ministro – dichiara la Direttrice di Federpesca Francesca Biondo che recepisce le istanze che il settore ha più volte rappresentato alle istituzioni nazionali ed europee. Il caro energia sta mettendo a rischio la sostenibilità economica delle imprese e la continuità produttiva di intere marinerie. Dopo l’importante intervento del Governo con il credito d’imposta sul carburante, è fondamentale che anche l’Europa faccia la sua parte”.

Federpesca sottolinea in particolare la necessità di introdurre, nell’ambito della revisione del FEAMPA, strumenti concreti e immediatamente operativi, tra cui: misure di sostegno diretto alle imprese, sul modello della precedente misura 5.68 del FEAMP 2014-2020, per compensare l’aumento dei costi operativi; interventi per il rinnovamento e l’ammodernamento degli scafi, finalizzati a migliorare l’efficienza energetica; azioni volte a favorire il ricambio generazionale e l’attrazione di nuova occupazione nel settore.

“È imprescindibile – prosegue la Direttrice – creare le condizioni affinché le imprese possano continuare a operare, investire e garantire occupazione. In assenza di un intervento europeo rapido e mirato, il rischio è quello di una progressiva sospensione delle attività produttive, con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare e sulla competitività del Paese”.

Federpesca ribadisce quindi l’urgenza di una risposta coordinata a livello europeo che, accanto agli obiettivi di sostenibilità ambientale, riconosca pienamente anche la sostenibilità economica e sociale del settore della pesca, oggi fortemente compromessa dalle dinamiche dei mercati energetici.

“L’iniziativa italiana in Agrifish rappresenta un passo importante. Ora è necessario che l’Europa dia seguito a questa richiesta con strumenti concreti, tempestivi e adeguati alla gravità della situazione”.

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Riparte la pesca per il tonno alaunga, lo spada e la lampuga

Ottime notizie per i pescatori, la soddisfazione di Agripesca e del presidente Serpillo

Nella giornata di ieri sono arrivate tante buone novelle da Via XX Settembre. Come auspicato da tempo da Agripesca, la Direttrice Generale della direzione della pesca marittima e dell’acquacoltura, la dott.ssa Graziella Romito, ha emanato tre decreti dirigenziali che sbloccano la situazione per i pescatori.

Novità per la cattura del tonno

Il primo decreto, il tonno alalunga

La prima buona notizia riguarda l’elenco delle imbarcazioni autorizzate alla pesca del tonno alalunga nel Mediterraneo 2026; quelle inserite, possono avviare l’esercizio dell’attività di cattura da domani 1° aprile 2026. Si tratta del d.d. 150382 del 30/03/2026. L’elenco individua le imbarcazioni autorizzate alla pesca “bersaglio” del tonno alalunga con sistemi “palangaro” e/o “circuizione”, ovvero degli attrezzi “palangaro derivante (LLD)” e/o “circuizione (PS)”.

Le novità per il pesce spada

Ma la lieta novella comprende anche il d.d. 150361, sempre di ieri, che invece crea apposito elenco per la cattura del pesce spada.  L’art.2 disciplina che “sono inserite nell’elenco – a valere sulla sola annualità 2026 – anche le imbarcazioni tradizionalmente denominate “feluche” che potranno effettuare le catture “bersaglio” del pesce spada mediante l’impiego esclusivo del sistema e/o attrezzo “arpione”, debitamente riportato sulla licenza di pesca e/o attestazione provvisoria”.

Ricordiamo che l’effettiva operatività delle due precedenti d.d., comunque, è subordinata all’inserimento delle imbarcazioni nell’elenco delle unità autorizzate alla pesca del tonno alalunga raggiungibile al seguente indirizzo web: https://www.iccat.int/en/VesselsRecord.asp

La lampuga, riaperta la cattura

Infine, il d.d. 150373, definisce l’elenco nazionale delle imbarcazioni autorizzate alla pesca della Lampuga (Coryphaena hippurus) condotta con l’uso di dispositivi di concentrazione del pesce («FAD»). 2026, 2027 e 2028.

La dott.ssa Romito con il presidente Mario Serpillo, a sx, ed il dott. Ricalzone, membro dell’esecutivo (foto d’archivio)

Mario Serpillo, presidente di Agripesca, ha espresso soddisfazione per le decisioni prese dal Masaf; “E’ bene che i pescatori possano tornare in acqua a fare il loro lavoro, forti della capacità tecnica e ambientale di cui sono capaci. D’altronde, il progetto che stiamo svolgendo in seno al PNT 2025 – 2027 si chiama, non a caso, “Custodi del mare”. E’ una buona notizia”, ha  concluso.

Il settore ittico europeo dopo tre shock globali: la fine di un equilibrio

Il settore ittico europeo dopo tre shock globali: la fine di un equilibrio

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Tra il 2019 e il 2024 il settore ittico europeo ha attraversato un passaggio che difficilmente può essere letto come una semplice fase ciclica. Tre shock consecutivi – pandemia, Brexit e guerra in Ucraina – hanno agito su leve diverse ma convergenti, modificando in profondità i meccanismi di funzionamento del mercato.

Il quadro che emerge dal report della Commissione Europea, pubblicato da EUMOFA (Impact of COVID-19, Brexit and the Russian war of aggression against Ukraine on the EU fishery and aquaculture sector), è netto: il sistema non è tornato alla normalità perché quella normalità non esiste più.

Quando la domanda scompare

La pandemia ha rappresentato il primo elemento di rottura. La chiusura del canale horeca ha colpito il cuore della domanda per molte categorie ittiche, in particolare quelle legate al consumo fresco e di fascia medio-alta.

Non si è trattato solo di un calo dei volumi, ma di una disarticolazione dell’intera catena di distribuzione. Prodotti pensati per una logica di consumo immediato si sono improvvisamente trovati senza sbocco commerciale, evidenziando la rigidità di alcune filiere e la loro dipendenza da specifici canali.

La risposta del mercato è stata rapida, ma non neutrale. Il baricentro si è spostato verso il retail, premiando formati più stabili: surgelati, conserve, prodotti ready-to-cook. Questo passaggio, inizialmente forzato, si è consolidato nel tempo, lasciando un segno permanente nelle abitudini di consumo.

Brexit e il costo della frizione

Se la pandemia ha agito sulla domanda, Brexit ha inciso sulla struttura degli scambi.

L’introduzione di controlli sanitari, certificazioni e procedure doganali ha trasformato un flusso commerciale fluido in un sistema più lento e costoso. L’impatto è stato particolarmente evidente per i prodotti freschi, dove il fattore tempo rappresenta una variabile critica.

I dati evidenziano una contrazione significativa degli scambi tra Unione Europea e Regno Unito, non compensata da una piena ripresa negli anni successivi. Più che un’interruzione, si tratta di una riallocazione: le imprese hanno progressivamente riorientato forniture e mercati, riducendo l’esposizione a un contesto diventato strutturalmente più complesso.

Il vero punto di svolta: l’energia

È però con il 2022 che il settore entra in una fase diversa.

L’aumento dei costi energetici e dei fattori produttivi – carburanti, mangimi, logistica – ha agito in modo trasversale su tutta la filiera, introducendo una pressione che non dipende dalla domanda ma dalla sostenibilità economica della produzione.

Per un settore ad alta intensità energetica, questo significa ridefinire le condizioni stesse della competitività. La pesca, l’acquacoltura, la trasformazione e la catena del freddo sono tutte attività profondamente esposte al costo dell’energia.

Non è un elemento congiunturale: è una variabile strutturale destinata a rimanere.

Un mercato sempre più “price-driven”

Uno degli aspetti più rilevanti emersi nel periodo analizzato riguarda la natura stessa del mercato.

A fronte di una riduzione o stagnazione dei volumi, il valore economico degli scambi è cresciuto. Questo disallineamento indica un passaggio chiave: il mercato ittico europeo è oggi guidato dal prezzo più che dalla quantità.

Le conseguenze sono evidenti anche sul lato della domanda. Il consumatore ha progressivamente modificato le proprie scelte, orientandosi verso prodotti più accessibili, riducendo il consumo di specie più costose e privilegiando formati con maggiore durata e minore esposizione al rischio di spreco.

Non è una semplice reazione all’inflazione, ma un adattamento che ridefinisce le priorità di acquisto.

La fragilità strutturale dell’Europa

Su questo scenario pesa un elemento che precede le crisi ma che le amplifica: la forte dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni.

Gran parte del fabbisogno ittico europeo è soddisfatto da fornitori esterni, in particolare per specie strategiche come salmone, merluzzo e tonno. Questo espone il sistema a dinamiche globali che sfuggono al controllo diretto degli operatori europei.

Ogni shock internazionale – sanitario, geopolitico o energetico – si trasmette quindi con maggiore intensità lungo la filiera, rendendo più difficile stabilizzare prezzi e approvvigionamenti.

Il ruolo silenzioso della trasformazione

In questo contesto, l’industria di trasformazione ha rappresentato uno dei principali fattori di tenuta del sistema.

I grandi hub europei hanno assorbito parte delle tensioni, garantendo continuità produttiva e adattando l’offerta alle nuove condizioni di mercato. Tuttavia, anche questo segmento ha dovuto confrontarsi con margini sempre più compressi, a causa dell’aumento dei costi energetici e logistici.

La trasformazione si conferma un nodo strategico della filiera, ma anche uno dei più esposti alle nuove criticità.

Non una crisi, ma un nuovo equilibrio

L’errore più grande sarebbe leggere quanto accaduto come una sequenza di eventi straordinari destinati a rientrare.

I dati indicano il contrario. Il settore ittico europeo si è stabilizzato su un nuovo equilibrio, caratterizzato da maggiore volatilità, maggiore sensibilità ai costi e una diversa composizione della domanda.

Il ritorno al passato non è previsto. E probabilmente non è nemmeno possibile.

La questione decisiva: energia e resilienza

Se c’è un elemento che emerge con chiarezza dall’analisi EUMOFA è che la prossima fase del settore si giocherà su un terreno preciso: l’energia.

Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, migliorare l’efficienza dei processi e investire in tecnologie meno energivore non è più solo una questione ambientale, ma una condizione necessaria per la sostenibilità economica.

La resilienza della filiera ittica europea non dipenderà solo dalla capacità di adattarsi agli shock, ma dalla possibilità di anticiparli e assorbirli.

Il periodo 2019–2024 ha segnato una discontinuità profonda per il settore ittico europeo. Le crisi non hanno semplicemente rallentato il mercato, ma ne hanno modificato le fondamenta. Oggi il sistema appare più consapevole, ma anche più esposto. Comprendere questa trasformazione non è un esercizio analitico, ma una condizione indispensabile per interpretare le dinamiche future della filiera.

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Pesca nel Mediterraneo, aggiornati gli elenchi 2026

Pesca nel Mediterraneo, aggiornati gli elenchi 2026

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Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha aggiornato il quadro delle imbarcazioni autorizzate alla pesca nel Mediterraneo per tonno alalunga, pesce spada e lampuga. I tre provvedimenti, distinti per specie e regime autorizzativo, hanno però un elemento comune: definiscono gli elenchi delle unità abilitate e confermano un sistema di gestione fondato su autorizzazioni specifiche, controlli e raccordo con la normativa europea e internazionale.

Per il tonno alalunga nel Mediterraneo, il decreto istituisce presso la Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura l’elenco delle imbarcazioni autorizzate alla pesca bersaglio con sistemi di palangaro e o circuizione, cioè con gli attrezzi palangaro derivante e circuizione. Il provvedimento precisa che l’amministrazione si riserva la facoltà di rivedere annualmente l’elenco e stabilisce che, nelle more del rilascio delle autorizzazioni speciali, le imbarcazioni inserite possano iniziare l’attività di cattura dal 1° aprile 2026. L’effettiva operatività resta comunque subordinata all’inserimento delle unità nel relativo elenco internazionale.

Per il pesce spada nel Mediterraneo, il decreto istituisce l’elenco delle imbarcazioni autorizzate alla pesca bersaglio con il sistema o attrezzo palangaro. Lo stesso atto dispone inoltre che, limitatamente all’annualità 2026, siano inserite anche le imbarcazioni tradizionalmente denominate feluche, autorizzate a effettuare catture bersaglio mediante l’impiego esclusivo dell’arpione, purché debitamente riportato sulla licenza di pesca o sull’attestazione provvisoria. Anche in questo caso il Ministero si riserva una revisione annuale dell’elenco e subordina l’effettiva operatività all’inserimento delle unità nel relativo elenco internazionale. Le imbarcazioni inserite possono iniziare l’esercizio dell’attività di cattura dal 1° aprile 2026.

Più articolato è il provvedimento relativo alla lampuga. In questo caso il Ministero istituisce l’elenco nazionale delle imbarcazioni autorizzate alla pesca condotta con l’uso di dispositivi di concentrazione del pesce, i cosiddetti FAD, e attribuisce all’autorizzazione una validità triennale, per gli anni 2026, 2027 e 2028. Il decreto specifica che il rinnovo avverrà d’ufficio solo se, nel periodo autorizzativo, saranno dichiarate catture e sbarchi di lampuga tramite e-logbook.

Lo stesso provvedimento introduce anche prescrizioni precise sul piano operativo. Fino al 31 dicembre 2026 è vietato pescare come specie bersaglio, detenere a bordo, trasbordare, trasferire, sbarcare, trasportare, immagazzinare, esporre o mettere in vendita esemplari di lampuga di lunghezza totale inferiore a 35 centimetri. È prevista una deroga che consente una quota massima del 5 per cento di catture accidentali sotto misura, calcolata in peso o in numero di esemplari per sbarco rispetto al totale delle catture di lampuga del peschereccio. Il decreto stabilisce inoltre che, nelle more del rilascio delle autorizzazioni speciali, le imbarcazioni inserite nell’elenco possano iniziare l’attività di cattura dal 10 agosto di ogni anno.

Il decreto sulla lampuga contiene anche un secondo allegato con l’elenco delle unità cancellate. Per queste, il Ministero concede agli interessati dieci giorni dall’entrata in vigore per presentare memorie scritte, eventualmente corredate da documenti giustificativi, all’indirizzo PEC indicato nel testo.

Letti insieme, i tre provvedimenti non introducono una disciplina unica, ma aggiornano tre diversi regimi autorizzativi riferiti a specie differenti. Alalunga e pesce spada sono regolati attraverso decreti che istituiscono gli elenchi delle imbarcazioni autorizzate per il 2026. La lampuga, invece, è inserita in un quadro triennale che combina elenco nazionale, condizioni di rinnovo e prescrizioni specifiche sulla taglia minima e sulle catture accidentali.

Il punto fermo, in tutti e tre i casi, resta lo stesso: l’attività di pesca è subordinata a un’autorizzazione formalizzata in elenco e si colloca dentro un sistema di controllo che rafforza il presidio amministrativo su alcune delle principali specie del Mediterraneo. Non cambia la logica di fondo, ma si consolida un impianto in cui accesso alla risorsa, tracciabilità delle catture e verifica dei requisiti diventano elementi centrali della gestione.

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Aquaculture Feed Cost: Beyond Price per Ton

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Aquaculture feed cost is often perceived as one of the most visible expenses in fish farming. It is ordered, stored, weighed, and paid for. It has a tangible, immediate presence in the farm’s balance sheet. And perhaps for this very reason, it is still too often interpreted in the simplest possible way: as a supply to be purchased at the lowest price.

But today, that interpretation is no longer sufficient.

In a sector required to ensure consistent production within a system exposed to biological, environmental, and economic variables, the value of a nutritional solution does not end at the moment of purchase. It is measured in everything that happens afterward: in growth consistency, in fish response, in water quality, in daily farm management, and in the ability to operate with fewer corrections and less disruption throughout the production cycle.

For this reason, the real question is no longer just how much feed costs, but how much value it protects. The initial price still matters, of course, but on its own it cannot explain the true economic outcome of nutrition. In aquaculture, an apparently convenient choice may ultimately prove more expensive if it leads to uneven growth, lower feed conversion efficiency, or a more demanding production system.

The issue, then, is not simply purchasing feed. It is understanding how much that choice can support continuity, efficiency, and production stability.

The hidden cost of discontinuity

For years, part of the industry has focused almost exclusively on the initial price. When comparing two feeds, the evaluation often stopped at cost per ton or price per bag, favoring what appeared more economical in the short term. This logic is understandable, and in some cases unavoidable. But on its own, it says very little about the final outcome.

Because in aquaculture, feed does not only matter when it arrives at the warehouse. It matters when fish consume it, when they convert it, and when that nutrition supports orderly growth—or, conversely, allows small irregularities to emerge and accumulate over time. These irregularities often represent the real blind spot in economic reasoning.

The true cost of nutrition rarely appears dramatically. It does not show up as a separate line in the balance sheet. Instead, it spreads across the production cycle. It hides in extended growing times, in batches that lose uniformity, in the need for more frequent adjustments to feeding plans, and in management that becomes progressively more cautious, reactive, and less linear. It reveals itself in seemingly normal working days that are, in reality, more complex than necessary.

A feed that does not truly support the production cycle has a cost even when it does not seem to. It costs when it forces operators to chase performance. When feed conversion worsens without immediate warning signs. When fish response becomes less consistent. When water quality requires greater attention. When the farm absorbs energy that, under more stable conditions, could be devoted to managing the process rather than correcting its deviations.

This is where the invisible cost of discontinuity lies.

From price to performance

There was a time when feed could be considered a technical commodity—essential, but still a supply to be negotiated. Today, that perspective shows its limits. Feed is much more than that. It is a lever that determines whether the production system holds together or not. And when the system loses stability, the issue never remains confined to nutrition alone. It affects planning, management, cycle predictability, and even the quality of daily work.

Talking about feed today also means talking about control.

In aquaculture, predictability is not an abstract concept. It is a concrete form of value. Farmers know well that not everything can be controlled: climate, seasonality, temperature fluctuations, fish physiology, water conditions, and market pressures all remain exposed variables. Precisely for this reason, any decision capable of absorbing part of this uncertainty becomes strategic.

Nutrition operates at this level. It does not eliminate unpredictability, but it can reduce its impact. It does not remove complexity, but it can make it more manageable. It does not promise total control, but it allows farmers to work with greater continuity and less friction.

This is where a shift in perspective is needed. Feed must be evaluated not only as a commercial input, but as an industrial factor. Not just the price per bag, but the real cost per kilogram of fish produced. Not just the nominal purchase value, but the actual contribution of that nutritional solution to biomass growth, cycle stability, and operational efficiency.

In this context, a feed that appears more expensive may prove economically lighter in practice. Not because it costs less upfront, but because it prevents losses later. It reduces waste, avoids slowdowns, limits uneven responses, and minimizes downstream corrections that consume time, resources, and decision-making clarity. In other words, good feed is not only what supports growth—it is what makes growth more consistent, efficient, and manageable.

Nutrition as a driver of continuity

The value of nutrition often lies precisely in what is not immediately visible. In a pellet that behaves consistently. In feeding strategies that do not destabilize the system. In growth that progresses without disruption. In routines that do not require constant intervention. Taken individually, these may seem like minor details. But in aquaculture, decisive differences often arise from the sum of well-managed details.

This is where a significant part of the sector’s evolution is taking place: in the ability to interpret feed not just as a direct cost, but as a driver of production continuity.

This perspective is also confirmed by Luca Comini, Sales Manager at Skretting Italy, who explains:
“In aquaculture, the real value of feed is not measured solely by its price, but by its ability to ensure consistent performance and more predictable farm management. Proper formulation is essential, but not sufficient. It is equally important to address the specific needs of fish under the sub-optimal conditions in which farms increasingly operate. Unusual temperatures, environmental stress, variations in water quality, and sensitive production phases require technical solutions that go beyond basic nutritional composition.

Today, the challenge is not simply to place a ‘correct’ feed on the market, but to build a comprehensive system that supports farmers throughout the entire production cycle, helping them combine efficiency, operational continuity, and sustainability. True value for aquaculture businesses emerges from the integration of nutritional quality, innovation, and practical application.

Ultimately, what matters is not the number on the feed invoice, but the one at the bottom of the income statement: the ability of the product and service to generate real, stable, and measurable value for the company.”

The key shift is clear: nutrition should no longer be seen as a cost to be automatically minimized, but as a strategic choice that affects the entire production process. It reflects the farming model itself.

Focusing only on price inevitably increases exposure to inefficiency risks. Focusing instead on consistency, reliability, and control transforms feed into something more than a purchase. It becomes a tool for production stability.

And this is perhaps the most important distinction. On one side, an aquaculture model that still treats feed as a simple supply. On the other, one that considers it an integral part of its control system. This is not a theoretical difference. It is reflected in the quality of daily work, in the resilience of the production cycle, and in the ability to reach the end of the process with fewer losses and greater command over results.

In a sector that constantly operates at the intersection of nature and industry, value does not come only from what is produced, but from how consistently and efficiently it is produced. This is why the true cost of feed is not measured at the point of purchase, but in everything that that nutritional choice manages to prevent along the way.

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