Mese: Giugno 2026 Pagina 1 di 10

Sicurezza nella pesca, da Molfetta l’appello dell’Osservatorio Nazionale Pesca

Sicurezza nella pesca, da Molfetta l’appello dell’Osservatorio Nazionale Pesca

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Si è tenuto lo scorso fine settimana a Molfetta, presso l’Istituto Nautico A. Vespucci, il seminario “Un Mare di Sicurezza”, organizzato dal Dipartimento di Prevenzione SPESAL Area Nord della ASL Bari.

L’Osservatorio Nazionale Pesca ha partecipato con un intervento della Presidente Francesca Biondo, dedicato alle criticità operative del comparto e alle proposte per migliorare le condizioni di sicurezza dei lavoratori del mare.

Il convegno ha visto la presenza delle associazioni datoriali, dei sindacati, della Capitaneria di Porto e della ASL Bari — un tavolo interistituzionale che l’Osservatorio ha salutato come un segnale concreto di cambiamento.

“Oggi a Molfetta abbiamo parlato di sicurezza nella pesca con serietà e concretezza. La presenza allo stesso tavolo di datori di lavoro, sindacati, Capitaneria e ASL non è scontata, e rappresenta esattamente il modello di governance che serve a questo comparto.” Ha dichiarato la Presidente dell’Osservatorio Nazionale della Pesca, Francesca Biondo.

Tra le principali ciriticità elencate dalla Dr.ssa Biondo le condizioni strutturali di una flotta che invecchia senza adeguati supporti all’ammodernamento, il fattore umano con turni massacranti e una formazione ancora inadeguata per una forza lavoro sempre più multiculturale, un quadro normativo frammentato tra troppi soggetti senza visione d’insieme, e la pressione economica che in questo momento storico rischia di essere il fattore di rischio più sottovalutato di tutti.

“Il caro gasolio, la riduzione delle giornate di pesca, le condizioni meteo sempre più avverse, la crisi di personale che tiene le barche ferme in porto: tutto questo spinge gli operatori verso una ricerca spasmodica del reddito che mette sistematicamente in secondo piano la sicurezza. Non per incoscienza — per necessità. Ed è una distinzione che le istituzioni devono comprendere e assumere come propria.” Ha continuato Francesca Biondo, che ha sollevato inoltre il fatto che ancora oggi la pesca non è riconosciuta come lavoro usurante. Decenni in mare, turni massacranti, esposizione costante agli agenti atmosferici: tutto questo non trova ancora il riconoscimento previdenziale che merita. “È una lacuna normativa che dice molto su quanto questo Paese conosca davvero il mestiere del pescatore.”

Infine, Biondo ha lanciato un appello comune a imprese, sindacato e istituzioni: fare fronte comune per rendere visibile il valore sociale del prodotto ittico italiano. “Scegliere pesce italiano – ha detto – significa scegliere lavoro dignitoso, sicurezza in mare, rispetto dell’ambiente. Questo messaggio deve arrivare al consumatore, nella grande distribuzione e nelle sedi istituzionali.” 

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AGCI Agroittico, Gavino Emilio Giacalone nuovo responsabile regionale per la Sicilia

AGCI Agroittico, Gavino Emilio Giacalone nuovo responsabile regionale per la Sicilia

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Gavino Emilio Giacalone è il nuovo Responsabile regionale per la Sicilia del settore Pesca e Acquacoltura di AGCI. La nomina è arrivata a seguito del Congresso nazionale AGCI Agroittico, che si è svolto a Roma il 25 maggio 2026, e apre una nuova fase nella rappresentanza cooperativa del comparto ittico siciliano.

Giacalone raccoglie il testimone in un settore che negli ultimi anni ha avuto in Giovanni Basciano una figura di riferimento per AGCI Sicilia e per la cooperazione ittica regionale. Il nuovo incarico si inserisce in un momento particolarmente delicato per pesca e acquacoltura, chiamate a confrontarsi con vincoli normativi, costi di gestione, transizione ambientale e necessità di rafforzare la competitività delle imprese.

Il neo responsabile regionale ha già avviato i primi confronti in Sicilia con collaboratori, operatori e presidenti di cooperative. Al centro del suo mandato ci sarà l’ascolto delle esigenze reali del comparto, con l’obiettivo di costruire una collaborazione più stretta, costante e strutturata tra le diverse realtà cooperative del settore ittico.

“Raccolgo questo importante incarico con grande senso di responsabilità – ha dichiarato Gavino Emilio Giacalonecon la chiara determinazione di mettere al centro del mio mandato le reali esigenze del comparto ittico della nostra isola, in un momento storico che ci impone sfide complesse e non più rimandabili”.

La linea indicata da Giacalone guarda soprattutto alla tutela delle marinerie siciliane, alla valorizzazione del pescato e al sostegno di un’acquacoltura moderna e sostenibile. Temi che richiedono una rappresentanza capace di tenere insieme il lavoro quotidiano delle cooperative, il confronto con le istituzioni e una visione aggiornata dell’economia blu.

Figura attiva da anni nel comparto ittico trapanese, Giacalone porta nel nuovo incarico un profilo tecnico-operativo maturato anche nell’ambito della raccolta e dell’analisi dei dati della flotta da pesca. Un’esperienza che potrà rappresentare un elemento utile in una fase in cui le scelte di settore richiedono sempre più conoscenza dei processi produttivi, capacità di lettura dei dati e dialogo con gli operatori.

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Sushi, il banco frigo ridisegna il consumo di pesce

Sushi, il banco frigo ridisegna il consumo di pesce

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Il sushi non è più soltanto un prodotto legato alla cucina giapponese. Nel retail europeo sta diventando una categoria ittica con regole proprie: alto contenuto di servizio, forte percezione di freschezza, posizionamento premium e capacità di intercettare consumatori più giovani rispetto a quelli tradizionali del comparto seafood.

A dirlo con chiarezza è il report “Sushi in Multiple Retail 2026” pubblicato da Seafish, che analizza il mercato britannico del sushi a base di prodotti ittici nella grande distribuzione. Il documento non riguarda l’Italia, ma offre una chiave di lettura molto utile anche per la filiera nazionale: mostra cosa accade quando il sushi smette di essere una proposta occasionale e viene trattato come segmento strutturato del banco refrigerato.

Nel Regno Unito, nelle 52 settimane terminate a maggio 2026, le vendite retail di sushi ittico hanno raggiunto 228 milioni di sterline, con una crescita del 13,6% a valore. I volumi sono arrivati a 11.820 tonnellate, in aumento del 2,9%, mentre il prezzo medio si è attestato a 19,29 sterline al chilo, in crescita del 10,4%.

Il dato più interessante è nello scarto tra valore e quantità. Il sushi cresce anche a volume, ma cresce soprattutto a valore. Questo significa che il consumatore britannico continua a riconoscere al prodotto un posizionamento alto, diverso da quello di molti altri piatti pronti refrigerati. Nel report Seafish il sushi risulta il sesto segmento seafood per valore nella GDO britannica e quello con il prezzo medio più elevato tra i dieci segmenti ittici analizzati.

La dinamica di lungo periodo è ancora più netta. Rispetto al 2016, il sushi ha registrato nel retail britannico una crescita del 215% a valore e del 134% a volume. Non siamo davanti a una moda passeggera, ma a un cambiamento strutturale del modo in cui una parte dei consumatori acquista e consuma pesce.

Il salmone è il vero protagonista di questa trasformazione. Nel mercato britannico pesa da solo il 53% del valore del sushi ittico, pari a 120 milioni di sterline. Seguono il sushi misto di mare, con una quota del 23%, e le altre categorie a base di specie non sempre esplicitamente indicate. Il sushi, quindi, non è solo un format di consumo: è anche una piattaforma commerciale potentissima per alcune specie, a partire dal salmone.

Anche il profilo del consumatore conferma il cambio di paradigma. Secondo Seafish, l’acquirente di sushi refrigerato è mediamente più giovane e leggermente più benestante rispetto al consumatore abituale di prodotti ittici. La categoria intercetta in modo particolare le fasce under 35 e 35-44, i nuclei di una o due persone e i consumatori che cercano soluzioni rapide ma percepite come più curate rispetto al ready meal tradizionale.

Per il settore ittico questo è il punto centrale. Il sushi non vende soltanto pesce. Vende servizio, porzionatura, immediatezza, immagine, sicurezza percepita e una promessa di consumo contemporaneo. È prodotto ittico trasformato in esperienza pronta, adatta alla pausa pranzo, alla cena domestica, al consumo individuale e al piccolo momento premium.

Il confronto con l’Italia va costruito con attenzione, perché non esiste al momento un report pubblico perfettamente sovrapponibile a quello di Seafish per periodo, metodologia e livello di dettaglio. Gli ultimi dati italiani disponibili sulla GDO fanno però emergere un quadro interessante. Nei dodici mesi terminati a ottobre 2025, secondo dati NIQ, in supermercati, ipermercati, libero servizio e discount sono state vendute oltre 20,4 milioni di confezioni di sushi, con una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente. Il giro d’affari è rimasto sostanzialmente stabile a 167,8 milioni di euro.

Qui si vede una differenza significativa rispetto al Regno Unito. Nel mercato britannico, nel periodo chiuso a maggio 2026, il sushi cresce molto più a valore che a volume. In Italia, nell’anno terminato a ottobre 2025, aumentano le confezioni vendute ma il valore resta stabile, anche per effetto del calo del prezzo medio al chilo e della maggiore frequenza promozionale.

In altre parole, il sushi britannico appare ancora fortemente sostenuto da una dinamica premium. Quello italiano, almeno nella GDO, sembra invece attraversare una fase di normalizzazione più spinta: il prodotto entra più spesso nel carrello, ma viene lavorato anche attraverso prezzo, promozione e rotazione. Non è un segnale debole. È il passaggio tipico delle categorie che smettono di vivere solo di curiosità e diventano consumo ricorrente.

Il ruolo del discount rafforza questa lettura. In Italia questo canale registra le performance più vivaci, con vendite in volume in crescita del 14,3% e valore in aumento del 9,6%. È un dato importante perché racconta la democratizzazione del sushi: il prodotto resta caro rispetto ad altre preparazioni pronte, con un prezzo medio indicato intorno ai 30,40 euro al chilo, ma viene sempre più interpretato come proposta accessibile, ordinaria, acquistabile anche fuori dai contesti premium.

Il fuori casa aggiunge un altro tassello. Al Norwegian Seafood Seminar 2026,  è emerso che in Italia i consumi fuori casa di salmone crescono del 15,6%, a un ritmo molto più sostenuto rispetto al retail. A trainare questa dinamica è proprio il sushi, che copre il 69% della spesa fuori casa legata al salmone. Il dato non è direttamente comparabile con quello della GDO, ma conferma un punto essenziale: il sushi è diventato uno dei principali canali attraverso cui il salmone entra nelle nuove abitudini alimentari degli italiani.

Anche il delivery va nella stessa direzione. Nel 2024, secondo Just Eat, in Italia sono stati ordinati oltre 705 mila chili di sushi attraverso la piattaforma. Gli uramaki guidano le preferenze, seguiti da nigiri e sashimi. Roma e Milano restano le piazze principali, ma i consumi riguardano anche città come Genova, Torino, Trieste, Padova e Monza. Anche qui il dato appartiene a un canale diverso e a un periodo precedente, ma aiuta a leggere il fenomeno nel suo insieme: il sushi è entrato nelle occasioni ordinarie di consumo, dalla cena a domicilio alla pausa veloce.

La trasformazione si vede anche nei format distributivi. Sushi Daily, già presente in Italia con oltre 250 punti vendita, nel 2025 ha aperto il primo punto vendita aeroportuale italiano a Orio al Serio. Il passaggio è rilevante perché colloca il sushi non solo nella GDO, ma anche nel travel retail, cioè in uno dei luoghi simbolo del consumo rapido, mobile e ad alta rotazione.

Per la filiera ittica, tutto questo apre una riflessione concreta. Il sushi non è un semplice veicolo gastronomico. È una categoria che impone standard di materia prima, controllo della catena del freddo, lavorazione sicura, shelf-life, packaging, gestione del fresco e capacità di raccontare il prodotto in pochi secondi. È un segmento in cui la componente ittica deve convivere con logiche industriali, logistiche e commerciali molto precise.

Il rischio, per le imprese, è leggere il fenomeno solo dal lato della domanda. Il vero tema è l’offerta: quali specie entrano nel sushi, con quale qualità, con quale tracciabilità, con quale continuità, con quale equilibrio tra prezzo e valore percepito. Il salmone ha già dimostrato di essere il grande vincitore di questa trasformazione. Ma la crescita del sushi può aprire spazio anche ad altre specie, a condizione che siano inserite in proposte credibili, sicure, riconoscibili e coerenti con le aspettative del consumatore.

Il report Seafish, letto insieme agli ultimi dati italiani disponibili, suggerisce quindi una conclusione chiara: il sushi non va più raccontato come fenomeno esotico. Va osservato come una delle forme più efficaci attraverso cui il pesce si adatta ai nuovi modelli di consumo.

Nel Regno Unito questa traiettoria appare già pienamente industrializzata e sostenuta da una forte crescita del valore. In Italia il percorso sembra più orientato alla diffusione progressiva, con più confezioni vendute nella GDO, maggiore pressione sui prezzi, ruolo crescente del discount e centralità del salmone nel fuori casa.

Due mercati diversi, ma una stessa direzione: il sushi sta diventando uno dei laboratori più interessanti per capire come il prodotto ittico può entrare nella quotidianità contemporanea senza perdere valore, identità e capacità di servizio.

 

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Fincantieri: Vard costruirà un’unità fishery avanzata per Rosund Drift

Fincantieri: Vard costruirà un’unità fishery avanzata per Rosund Drift

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VARD

VARD, controllata norvegese del Gruppo fra le prime società al mondo nella realizzazione di navi speciali, ha firmato un contratto per la progettazione e costruzione di un’unità fishery avanzata per la società norvegese Rosund Drift AS, operatore con sede ad Ålesund e parte di un consolidato consorzio attivo nella pesca oceanica. 

La nave sarà basata sul collaudato design VARD 8 02, sviluppato per rispondere alle esigenze in evoluzione di un’industria della pesca sempre più sostenibile e responsabile. Sarà ottimizzata per operazioni di pesca oceanica che permettono sia la pesca di fondo sia quella mista, garantendo una manipolazione delicata del pescato, un’elevata qualità del prodotto e una riduzione dell’impatto ambientale.

Con un forte focus sulla massimizzazione del valore della cattura e sulla riduzione dell’impronta ambientale, la nuova unità sarà dotata di sistemi avanzati di propulsione ed energia ibrida, progettati per ridurre il consumo di carburante e le emissioni. A bordo saranno implementate soluzioni di stoccaggio flessibili e serbatoi per l’insilaggio della biomassa, al fine di garantire il pieno utilizzo delle risorse marine, nonché un impianto per la lavorazione dei gamberi con sistema di cottura a vapore.

La nave avrà una lunghezza di circa 80,4 metri e una larghezza di 16,7 metri con scafo rinforzato per la navigazione in acque con presenza di ghiacci. Sarà equipaggiata con le soluzioni integrate SeaQ di Vard Electro, tra cui il sistema di accumulo di energia (Energy Storage System) e un sistema integrato di gestione dell’energia, che consentiranno operazioni più intelligenti ed efficienti, riducendo al contempo consumi ed emissioni di gas serra. 

L’unità sarà inoltre dotata di un sistema di plancia di ultima generazione e di avanzate attrezzature di coperta – fornite dalla controllata Seaonics – per garantire operazioni sicure anche in condizioni meteo difficili. Gli spazi abitativi saranno progettati per assicurare elevati standard di comfort, sicurezza e benessere dell’equipaggio, con ambienti moderni e aree dedicate alla vita di bordo e al tempo libero. 

Lo scafo sarà realizzato presso il cantiere Vard di Braila – Romania – mentre le attività di allestimento, prove, collaudo e consegna sono previste nel terzo trimestre del 2028 presso lo stabilimento Vard Brattvaag in Norvegia.  

Questo nuovo contratto rafforza ulteriormente la solida posizione di VARD nel mercato delle unità avanzate per la pesca industriale e mette in evidenza il ruolo del Gruppo Fincantieri nel promuovere innovazione, sostenibilità e sviluppo tecnologico nell’industria cantieristica a livello globale. 

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Porto di Ortona: riqualificazione energetica mercato ittico

Porto di Ortona: riqualificazione energetica mercato ittico

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Riqualificazione energetica

L’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale realizza la riqualificazione energetica dell’edificio demaniale sede del mercato ittico del porto di Ortona. L’obiettivo dell’intervento è quello di valorizzare l’attività della pesca e la relativa commercializzazione secondo i criteri della sostenibilità energetica ed ambientale, con una modernizzazione degli apparati tecnologici, puntando anche ad attuare un’azione a favore del risparmio energetico ed economico.

Il settore della pesca rappresenta una storica attività dello scalo. Tra il molo Nord e il Mandracchio si contano una cinquantina di imbarcazioni il cui pescato viene commercializzato all’asta all’interno del mercato ittico di via Cervana che ospita anche le attrezzature e i macchinari per la conservazione del prodotto, celle frigorifere e fabbricatore di ghiaccio oltre ai locali utilizzati dai pescatori.

L’investimento complessivo per la riqualificazione energetica è pari a 500 mila euro, finanziato dal Fondo Ue per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, di cui 306.212 euro vengono destinati ai lavori in appalto che sono stati affidati venerdì scorso all’impresa PM Impianti elettrici srl di Chieti, con una durata contrattuale di 120 giorni. Il progetto dell’intervento prevede l’installazione di nuovi impianti di celle frigorifere e di un abbattitore di temperatura, necessari per la commercializzazione e la buona conservazione del prodotto ittico, la fornitura e l’installazione di una macchina produttrice di ghiaccio, utilizzata per la conservazione del prodotto fresco sia nelle fasi di vendita sia in quelle successive di trasferimento a destinazione.

Centrale nel progetto sarà la realizzazione di nuovo impianto di generazione elettrica dell’edificio con pannelli fotovoltaici così da rendere la struttura pressoché autonoma dal punto di vista energetico. È prevista, inoltre, l’attivazione di un sistema di videosorveglianza, utile a selezionare efficacemente gli ingressi delle persone, a tutela dell’utenza e degli operatori, oltre che per monitorare la qualità e la filiera del prodotto di vendita. Saranno parte dell’intervento anche i lavori edili e di finitura dell’edificio necessari agli allacciamenti e alle installazioni delle nuove apparecchiature.

Il progetto prevede, inoltre, che l’energia richiesta per il funzionamento degli impianti frigo sia fornita per circa il 95% dal nuovo impianto fotovoltaico. Una soluzione che consentirà di ridurre i costi di gestione e contribuirà a diminuire le emissioni di gas serra. Il nuovo impianto permetterà, infatti, di risparmiare 35 tonnellate all’anno di emissioni di anidride carbonica, pari a circa 300 alberi piantati ogni anno. Un contributo notevole al raggiungimento dell’obiettivo di economia circolare ed ecosostenibile che le norme auspicano per la vivibilità planetaria.

“Un intervento che realizziamo per migliorare l’operatività di uno dei settori produttivi del porto di Ortona rendendo più efficiente il mercato ittico, sia per il rinnovo dei macchinari sia per il risparmio energetico prodotto nel loro utilizzo – dice Vincenzo Garofalo, Commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale -. La sostenibilità ambientale è infatti una delle priorità delle azioni di cambiamento dei porti, che coinvolge qualsiasi parte dell’economia blu”.

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