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La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica su una possibile modifica mirata del FEAMPA, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura 2021-2027. La consultazione, aperta fino al 21 luglio, punta a raccogliere indicazioni concrete su norme, procedure e rigidità che oggi possono ostacolare gli investimenti nella pesca, nell’acquacoltura e nella filiera ittica. Bruxelles intende rendere il fondo più semplice, flessibile e facile da attuare, mantenendolo coerente con la Politica comune della pesca. La revisione servirà anche ad allineare pienamente il quadro europeo all’accordo OMC sui sussidi alla pesca, entrato in vigore il 15 settembre 2025, che vieta il sostegno pubblico ad attività legate alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, alla pesca di stock sovrasfruttati e alla pesca in alto mare non regolamentata.
Un fondo strategico, ma ancora troppo rigido
La Commissione europea ha aperto un confronto che riguarda direttamente la capacità della filiera ittica di investire, innovare e reggere la transizione.
Il FEAMPA è il principale strumento finanziario dell’Unione europea per pesca, acquacoltura, economia marittima e attuazione della Politica comune della pesca. Sulla carta, è il fondo che dovrebbe accompagnare il settore verso maggiore sostenibilità, competitività, sicurezza, innovazione e resilienza. Nella pratica, però, una parte delle regole viene percepita come troppo complessa o troppo rigida rispetto ai bisogni reali degli operatori.
È questo il nodo che Bruxelles intende affrontare.
A metà del periodo di programmazione 2021-2027, la valutazione intermedia del fondo e i riscontri arrivati dagli Stati membri e dai Consigli consultivi hanno evidenziato difficoltà applicative. Alcune norme risultano complicate da gestire. Alcune opportunità di finanziamento non riescono a trasformarsi con sufficiente rapidità in investimenti concreti. Il risultato è un paradosso noto a molte imprese: le risorse esistono, ma l’accesso può diventare lento, faticoso o poco aderente ai tempi della produzione.
La consultazione pubblica serve proprio a raccogliere prove, casi e suggerimenti pratici. Non dichiarazioni generiche, ma elementi utili a capire dove il fondo non funziona come dovrebbe. Quali passaggi amministrativi rallentano gli interventi. Quali condizioni escludono investimenti utili. Quali rigidità rendono più difficile usare le risorse disponibili.
Per il settore ittico, è un passaggio tutt’altro che formale. Ammodernare, innovare, efficientare, digitalizzare, migliorare la sicurezza a bordo, rafforzare la sostenibilità degli allevamenti, sostenere porti e infrastrutture, valorizzare la trasformazione e accompagnare la filiera nei mercati richiede strumenti rapidi e leggibili. Un fondo troppo complicato rischia di diventare un freno proprio nel momento in cui dovrebbe essere una leva.
La semplificazione non è un dettaglio tecnico
Nel linguaggio europeo, la parola semplificazione può sembrare burocratica. In realtà, per le imprese significa tempo, costi, accesso e capacità di programmare.
Una procedura troppo pesante può scoraggiare una piccola azienda. Una misura scritta in modo troppo rigido può non adattarsi ai cicli produttivi dell’acquacoltura o ai tempi operativi della pesca. Una rendicontazione sproporzionata può trasformare un aiuto in un percorso a ostacoli. Un bando costruito senza sufficiente ascolto del settore può generare risorse difficili da utilizzare.
Il punto non è ridurre le garanzie. Il punto è evitare che la sostenibilità resti intrappolata nella procedura.
La filiera ittica europea ha bisogno di regole chiare, controlli solidi e obiettivi coerenti. Ma ha anche bisogno di strumenti capaci di accompagnare gli investimenti quando servono, non quando l’occasione industriale è già passata. Per questo la consultazione della Commissione può diventare un’occasione concreta: trasformare le criticità operative in modifiche normative utili.
Per l’Italia il tema è particolarmente rilevante. La struttura del comparto è fatta di marinerie, imprese familiari, acquacoltura specializzata, trasformatori, mercati, porti e aziende commerciali che spesso non dispongono di grandi apparati amministrativi interni. In questo contesto, la semplicità non è un vantaggio accessorio. È una condizione di accesso.
Sussidi alla pesca, il secondo fronte della revisione
La possibile modifica del FEAMPA non riguarda solo la gestione interna del fondo. Il secondo fronte è il recepimento pieno nel diritto dell’Unione europea dell’accordo OMC sui sussidi alla pesca.
L’accordo, entrato in vigore il 15 settembre 2025, rappresenta uno dei passaggi più importanti nella governance internazionale degli oceani. Per la prima volta, un quadro multilaterale vincolante interviene sui sussidi pubblici che possono alimentare pratiche dannose per le risorse marine. Il testo vieta il sostegno alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, alla pesca di stock sovrasfruttati e alla pesca in alto mare non regolamentata.
L’Unione europea aveva ratificato l’accordo nel 2023. Ora deve completarne l’attuazione nel proprio ordinamento, anche attraverso l’adeguamento del regolamento FEAMPA. Il principio è netto: i finanziamenti europei non devono poter sostenere attività incompatibili con le nuove discipline internazionali.
È un passaggio che va letto insieme alla semplificazione, non in contrapposizione.
Da un lato, Bruxelles vuole rendere il fondo più facile da usare per chi investe in modo coerente con gli obiettivi europei. Dall’altro, vuole rafforzare il divieto di sostegno pubblico verso attività che compromettono la sostenibilità delle risorse. Meno burocrazia per gli investimenti corretti. Più chiarezza contro i sussidi dannosi.
Questa è la linea di equilibrio su cui si giocherà la revisione.
Una finestra breve, ma utile alla filiera
La consultazione resterà aperta fino al 21 luglio sul portale “Dite la vostra” della Commissione europea. I contributi possono essere inviati in tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione.
Sono chiamati a partecipare Stati membri, autorità nazionali, regionali e locali, operatori della pesca e dell’acquacoltura, trasformatori, importatori, distributori, porti, infrastrutture, cantieristica, organizzazioni della società civile, imprese, ONG, sindacati, mondo accademico, istituti di ricerca e cittadini.
È un elenco ampio, ma il punto resta molto concreto: chi conosce il fondo dall’interno deve indicare cosa non funziona e come può essere corretto.
Per la filiera ittica, questa è l’occasione per portare a Bruxelles problemi reali, non percezioni generiche. Dove si bloccano i progetti. Quali vincoli impediscono di investire. Quali misure non intercettano più i bisogni del mercato. Quali regole rendono difficile usare le risorse. Quali modifiche potrebbero migliorare l’efficacia del fondo senza indebolire sostenibilità, tracciabilità e controllo.
Il rischio è considerare la consultazione come un passaggio tecnico riservato agli addetti ai lavori. Sarebbe un errore. Le regole dei fondi europei incidono sulla capacità delle imprese di innovare, dei territori costieri di restare competitivi, dell’acquacoltura di crescere, della trasformazione di modernizzarsi e della pesca di affrontare una transizione sempre più complessa.
La revisione del FEAMPA non risolverà da sola le difficoltà del settore. Ma può incidere su una questione decisiva: rendere gli strumenti europei più vicini alla realtà di chi lavora nella filiera.
Per questo il confronto aperto dalla Commissione merita attenzione. Perché dietro la parola semplificazione non c’è solo meno burocrazia. C’è la possibilità di trasformare un fondo strategico in uno strumento davvero utilizzabile.

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