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Pesce importato, Bruxelles proroga i dazi agevolati fino al 2027

Pesce importato, Bruxelles proroga i dazi agevolati fino al 2027

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La Commissione europea ha proposto di prorogare fino al 31 dicembre 2027 l’attuale regime dei contingenti tariffari autonomi per determinati prodotti della pesca. Lo strumento consente alle imprese di trasformazione dell’UE di importare entro quantitativi prestabiliti alcune materie prime e semilavorati beneficiando della riduzione o sospensione dei dazi. Per il 2027 Bruxelles propone di mantenere invariato il quadro esistente, mentre prepara l’introduzione di criteri di sostenibilità nel futuro regime.

Un altro anno con le attuali condizioni di accesso alla materia prima internazionale. La Commissione europea ha presentato lo scorso 8 settembre una proposta per estendere fino alla fine del 2027 il regime dei contingenti tariffari autonomi dell’Unione, gli ATQ applicati a determinati prodotti della pesca destinati alla trasformazione.

Gli ATQ consentono di ridurre o sospendere i dazi all’importazione entro quantitativi prestabiliti per materie prime e semilavorati che la produzione europea, proveniente dalla pesca o dall’acquacoltura, non riesce a fornire in quantità sufficienti o a condizioni competitive. L’obiettivo indicato dalla Commissione è sostenere la competitività dell’industria europea della trasformazione senza penalizzare i produttori dell’Unione.

Il 2027 resta alle condizioni attuali

Il Regolamento (UE) 2023/2720, oggi in vigore, copre il periodo 2024-2026. La proposta della Commissione interviene esclusivamente sulla durata: tutte le scadenze dei contingenti verrebbero spostate dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027.

Questo significa che, se la proposta sarà adottata dal Consiglio, per un altro anno resteranno in vigore gli stessi prodotti, gli stessi quantitativi e le stesse condizioni tariffarie previste dal regime attuale. Bruxelles punta così a evitare un’interruzione nell’approvvigionamento a dazio ridotto o zero mentre viene definito il sistema successivo.

Dal merluzzo ai lombi di tonno

L’attuale regime comprende materie prime di grande rilevanza per l’industria europea del seafood. Tra queste figurano merluzzo, nasello, calamari, gamberi, salmoni del Pacifico e lombi di tonno e tonnetto, con quantitativi e condizioni differenti a seconda del prodotto.

Alcuni numeri mostrano la dimensione industriale dello strumento: il regolamento prevede, tra gli altri, un contingente annuale a dazio zero di 45.000 tonnellate per filetti e carni congelate di merluzzo, 35.000 tonnellate per i loin di tonno e tonnetto destinati alla trasformazione e 48.000 tonnellate per determinate categorie di Penaeus vannamei e Penaeus monodon.

Per l’industria italiana della trasformazione si tratta quindi di uno strumento tutt’altro che marginale. Gli ATQ intervengono infatti in un mercato europeo caratterizzato da un deficit strutturale tra domanda di prodotti acquatici e capacità produttiva interna, facilitando l’accesso a materie prime necessarie alle lavorazioni.

Bruxelles prepara criteri di sostenibilità

La proroga proposta per il 2027 ha soprattutto una funzione di transizione. La Commissione sta completando una valutazione e un’analisi d’impatto sulla possibile introduzione di criteri di sostenibilità nel regime dei contingenti tariffari autonomi.

Il documento europeo indica che la proposta relativa ai nuovi criteri è prevista per il primo trimestre del 2027. L’anno aggiuntivo servirebbe quindi a garantire continuità al sistema attuale mentre Bruxelles definisce le condizioni del quadro successivo.

Non sarà più soltanto una questione di dazi

È questo il passaggio più rilevante in prospettiva. Oggi il regime è costruito principalmente sull’esigenza di garantire all’industria europea l’accesso a materie prime insufficientemente disponibili all’interno dell’Unione. Nel futuro sistema, la sostenibilità potrebbe diventare anche una condizione per beneficiare delle preferenze tariffarie.

Per importatori e trasformatori italiani significherebbe spostare progressivamente l’attenzione dalla sola disponibilità e dal costo della materia prima anche alle caratteristiche delle filiere di approvvigionamento.

La proposta presentata l’8 settembre non introduce ancora questi nuovi requisiti: mantiene lo status quo per il 2027 proprio per consentire alla Commissione di completare il lavoro sul futuro assetto. Il testo dovrà ora essere adottato dal Consiglio dell’Unione europea. La procedura aperta su EUR-Lex conferma che si tratta di una proposta della Commissione indirizzata al Consiglio e che, quindi, la proroga non è ancora definitivamente in vigore.

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Seafood, i consumi ripartono e la sostenibilità pesa di più nelle scelte

Seafood, i consumi ripartono e la sostenibilità pesa di più nelle scelte

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Il consumo di pesce torna a crescere: nella nuova ricerca firmata da Aquaculture Stewardship Council, condotta su 14.795 consumatori in 14 Paesi, gli intervistati dichiarano un aumento netto dei consumi del 2% rispetto al 2024. Cresce anche l’attenzione alla sostenibilità: il 78% sceglierebbe, a parità di altre caratteristiche, il prodotto considerato meno dannoso per le persone e per l’ambiente. Ma al momento dell’acquisto la sostenibilità viene citata spontaneamente solo dal 3% dei consumatori. Freschezza, gusto, salute e qualità restano quindi i fattori più immediati nella scelta del seafood.

Freschezza, salute e qualità stanno tornando al centro delle decisioni di acquisto del consumatore di prodotti ittici. La sostenibilità guadagna terreno, ma il nuovo quadro tracciato dalla ricerca ASC mostra soprattutto quanto sia importante collegarla ad attributi concreti e immediatamente riconoscibili del prodotto.

L’indagine è stata realizzata tra febbraio e marzo 2026 su 14.795 consumatori di seafood in 14 Paesi. I risultati più recenti sono stati presentati l’8 settembre durante il webinar ASC “Seafood Through the Consumer Lens: What’s Changed?”, seguito da oltre 200 partecipanti del settore.

Freschezza davanti al prezzo nelle scelte del consumatore

Dopo il calo emerso nella rilevazione del 2024, gli intervistati dichiarano complessivamente un aumento netto del 2% nel consumo di pesce e seafood. Negli Stati Uniti l’incremento dichiarato raggiunge il 12%.

Il gusto e il piacere di mangiare seafood restano la principale motivazione di consumo, indicata dal 31% degli intervistati. Seguono la salute con il 27% e i benefici nutrizionali con il 19%, due elementi che acquistano importanza rispetto al 2024.

Ancora più significativo è il cambiamento delle priorità al momento dell’acquisto. La freschezza viene citata spontaneamente dal 31% dei consumatori e supera il prezzo, indicato dal 27%. La qualità si colloca al terzo posto con il 15%.

Due anni fa il quadro era differente: il prezzo occupava la prima posizione con il 36%, seguito dalla tipologia e preparazione del pesce con il 18% e dalla freschezza con il 16%.

La dinamica assume particolare rilievo in un mercato mondiale nel quale il peso dell’allevamento continua a crescere. Come evidenziato nell’analisi sui nuovi equilibri dell’offerta ittica mondiale, nel 2024 la produzione globale di animali acquatici allevati ha raggiunto 103 milioni di tonnellate.

Sostenibilità, forte interesse ma ancora poco peso spontaneo

La ricerca registra contemporaneamente un aumento dell’attenzione verso la sostenibilità.

Entrambi gli indicatori utilizzati nell’indagine per misurare l’orientamento verso consumi sostenibili sono cresciuti di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2024. Il 78% degli intervistati dichiara che, a parità di altre caratteristiche, sceglierebbe un prodotto considerato meno dannoso per le persone e per l’ambiente. Il 70% si dice interessato agli alimenti che riportano indicazioni di sostenibilità.

La distanza tra intenzione e comportamento emerge però quando la domanda è spontanea. Solo il 3% cita direttamente la sostenibilità tra i criteri utilizzati per scegliere il seafood. Quando il tema viene suggerito, la percentuale sale al 10%.

Il dato indica con chiarezza il punto di incontro tra sostenibilità e mercato: per il consumatore, gli attributi ambientali acquistano maggiore rilevanza quando dialogano con elementi già centrali nella scelta del prodotto, come freschezza, qualità, salute e sicurezza alimentare.

La certificazione indipendente rafforza la fiducia

Accanto ai criteri di acquisto, la ricerca analizza anche la credibilità delle informazioni sulla sostenibilità.

Il 21% degli intervistati indica le certificazioni indipendenti come fonte affidabile di informazioni sulla sostenibilità del seafood, quasi il doppio rispetto all’11% attribuito ai retailer e all’11% riconosciuto ai marchi del settore.

È un risultato che offre un’indicazione precisa a produttori, trasformatori, brand e distribuzione: la sostenibilità non sostituisce i tradizionali driver d’acquisto, ma la presenza di una certificazione indipendente può fornire al consumatore un elemento riconoscibile di verifica e fiducia.

La ricerca, commissionata da ASC e condotta dall’agenzia indipendente The Conversation Studio nell’ambito del programma biennale di consumer research dell’organizzazione, è illustrata sul sito ufficiale di Aquaculture Stewardship Council.

ASC primo tra i marchi di acquacoltura testati

Nella parte dell’indagine dedicata alle certificazioni per il seafood di allevamento, ASC registra i valori più elevati tra i marchi sottoposti ai consumatori.

Il 46% degli intervistati dichiara di riconoscere il marchio ASC, rispetto al 24% per BAP e al 19% per GGN. Tutti i sistemi analizzati aumentano il livello di riconoscimento rispetto alla precedente rilevazione, ma ASC registra l’incremento maggiore.

Anche sulla fiducia il risultato indicato dalla ricerca commissionata da ASC è netto: 66% per ASC, 47% per BAP e 46% per GGN.

Il marchio ASC viene inoltre associato alla sostenibilità dal 40% degli intervistati, alla qualità dal 38% e alla salute dal 24%. Per il nuovo marchio ASC i valori rilevati sono rispettivamente 38%, 40% e 24%.

Un ulteriore test condotto su 9.195 consumatori, attraverso il confronto diretto tra confezioni, ha rilevato per i prodotti con marchio ASC una maggiore percezione di affidabilità e una più alta propensione dichiarata all’acquisto rispetto alle altre certificazioni messe a confronto nello studio.

“Consumers aren’t choosing seafood based on sustainability alone, freshness, quality, taste and health remain fundamental”, ha spiegato Willem de Bruijn, Chief Commercial Officer di ASC.

La fotografia che emerge è quindi più articolata di una semplice crescita dell’attenzione ambientale. Il consumatore continua a scegliere innanzitutto sulla base delle caratteristiche concrete del seafood, ma attribuisce crescente valore alla sostenibilità quando questa è comprensibile, verificabile e sostenuta da una fonte ritenuta affidabile. È in questo spazio che la certificazione indipendente assume un peso sempre più rilevante nella relazione tra prodotto, mercato e consumatore.

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Pesca UE, Lupo rilancia sui 7,29 miliardi. Kadis punta su coste e isole

Pesca UE, Lupo rilancia sui 7,29 miliardi. Kadis punta su coste e isole

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Il prossimo bilancio europeo mette la pesca davanti a una partita decisiva. La proposta della Commissione per il 2028-2034 prevede una dotazione minima riservata di 2 miliardi di euro per alcune componenti centrali della Politica comune della pesca. Il Parlamento europeo chiede invece almeno 7,29 miliardi per pesca e acquacoltura, più 1,69 miliardi per la dimensione esterna. Da Tesori dal Blu, a Mazara del Vallo, Giuseppe Lupo richiama la necessità di difendere risorse e competitività del settore, mentre il commissario Costas Kadis lega le prospettive delle comunità marittime alle nuove strategie UE per coste e isole.

Due miliardi nella proposta della Commissione, almeno 7,29 miliardi nella posizione del Parlamento europeo. È questa la distanza attorno alla quale si sta sviluppando il confronto sul futuro finanziario della pesca nel Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Il dossier è entrato nel confronto di ieri a Tesori dal Blu, a Mazara del Vallo, alla presenza del commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis, del sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, degli eurodeputati Giuseppe Lupo e Giuseppe Milazzo e del sindaco Salvatore Quinci.

Al centro dell’intervento di Lupo, membro della commissione Pesca e vicepresidente della commissione Bilanci del Parlamento europeo, non c’è soltanto l’entità delle risorse. Il punto è quale spazio concreto pesca e acquacoltura riusciranno a conservare nella nuova architettura finanziaria europea, più flessibile e meno legata a un fondo autonomo come nell’attuale programmazione.

Dai 2 miliardi della Commissione ai 7,29 del Parlamento

La Commissione europea indica 2 miliardi di euro come dotazione minima riservata nei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali per sostenere parti centrali della Politica comune della pesca, tra cui pesca e acquacoltura sostenibili, conservazione e ripristino dell’ambiente marino e organizzazione comune dei mercati.

È un punto da leggere con precisione: i 2 miliardi non rappresentano il tetto massimo delle risorse potenzialmente disponibili per il settore. La Commissione prevede infatti che pesca e acquacoltura possano accedere anche ad altre componenti del bilancio, comprese quelle destinate a competitività, innovazione e transizione.

La posizione adottata dal Parlamento europeo sul prossimo QFP è sensibilmente diversa. L’Eurocamera chiede che la dotazione vincolata a pesca e acquacoltura raggiunga almeno 7,29 miliardi di euro a prezzi correnti, equivalenti a 6,50 miliardi a prezzi costanti 2025.

A questa cifra il Parlamento aggiunge 1,69 miliardi di euro a prezzi correnti per la dimensione esterna della pesca, compresi gli accordi di partenariato per una pesca sostenibile e le organizzazioni regionali di gestione.

Sono le cifre contenute nel rapporto del Parlamento europeo sul QFP 2028-2034, approvato in plenaria il 28 aprile 2026.

Lupo ha richiamato a Mazara proprio la necessità di difendere questa impostazione nel prosieguo del negoziato europeo, sottolineando il ruolo che dovranno esercitare insieme Parlamento, Consiglio e Stati membri.

Competitività e ammodernamento della flotta

Il confronto non si esaurisce nelle risorse specificamente riservate alla pesca. La Commissione indica infatti nel futuro Fondo europeo per la competitività un’ulteriore possibile fonte di sostegno per pesca e acquacoltura, con interventi collegati a innovazione, sostenibilità, decarbonizzazione e modernizzazione delle imbarcazioni.

Su questo punto Lupo è stato netto: “La competitività non può essere un fattore esclusivo della grande industria del centro Europa o della Germania”. Per l’eurodeputato, anche le imprese della pesca devono poter utilizzare gli strumenti europei destinati alla competitività per affrontare ammodernamento delle flotte, transizione e capacità produttiva.

È una partita distinta da quella sull’ultima annualità dell’attuale programmazione. Sul bilancio UE 2027, la commissione Pesca ha già chiesto di salvaguardare gli stanziamenti destinati al settore, come ricostruito nell’approfondimento di Pesceinrete sul bilancio 2027. Qui, invece, si decide l’assetto finanziario che accompagnerà pesca e acquacoltura dal 2028 al 2034.

Il Mediterraneo chiede regole costruite sul Mediterraneo

Alle risorse si affianca un secondo nodo: la specificità della pesca mediterranea. Lupo, relatore per il Parlamento europeo sulla relazione dedicata al ruolo della pesca e dell’acquacoltura sostenibili nella Blue Economy del Mediterraneo, ha richiamato la necessità di tenere insieme sostenibilità, competitività e rapporti con i Paesi della sponda meridionale.

Il tema è quello della reciprocità delle condizioni applicate alle flotte che operano sullo stesso bacino.

“Se noi rispettiamo un fermo pesca ma dall’altra parte continuano a pescare senza regole, è chiaro che capisco bene il malcontento e la protesta dei nostri pescatori”, ha affermato Lupo.

La questione non mette in discussione gli obiettivi di tutela delle risorse marine. Porta piuttosto al centro del confronto europeo l’efficacia delle regole quando gli stessi stock vengono sfruttati da flotte sottoposte a condizioni differenti e la necessità di rafforzare cooperazione e accordi con i Paesi terzi.

Kadis lega il futuro della pesca a coste e isole

Nel confronto di Mazara, Costas Kadis ha posto l’accento sull’ascolto degli operatori e sulle nuove politiche europee dedicate ai territori marittimi.

“Noi siamo consapevoli che ci sono delle sfide in atto e l’Unione Europea è pronta ad agire su queste sfide”, ha dichiarato il commissario.

Kadis ha richiamato le strategie europee per comunità costiere e isole, adottate dalla Commissione il 10 giugno 2026. È il primo approccio coordinato dell’UE specificamente dedicato a questi territori e coinvolge 17 milioni di persone che vivono su oltre 4.000 isole in 16 Stati membri e 95 milioni di persone che vivono lungo 70.000 chilometri di coste e nelle aree costiere di 22 Stati membri.

Economia, connettività, energia, ambiente, demografia e sicurezza vengono affrontati all’interno di un unico quadro, con l’obiettivo di trasformare le vulnerabilità strutturali delle aree costiere e insulari in opportunità di sviluppo.

Per la Sicilia e per una marineria come quella di Mazara del Vallo il collegamento è diretto. Risorse per la pesca, competitività delle imprese, rapporti con i Paesi terzi e sviluppo delle comunità costiere stanno entrando contemporaneamente nella nuova programmazione europea.

Il confronto aperto sul QFP 2028-2034 stabilirà quanto di questa impostazione riuscirà a tradursi in strumenti realmente utilizzabili dal settore.

Per la pesca italiana e mediterranea la partita è già cominciata.

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Prime vendite ittiche, i volumi scendono del 15% ma il valore solo del 5%

Prime vendite ittiche, i volumi scendono del 15% ma il valore solo del 5%

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Nei primi cinque mesi del 2026 il valore complessivo delle prime vendite nei Paesi monitorati da EUMOFA è stato di 1,62 miliardi di euro, il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi si sono ridotti del 15% a 832.770 tonnellate. Il dato aggregato nasconde però dinamiche opposte: i groundfish perdono il 47% dei quantitativi, i crostacei arretrano, mentre i piccoli pelagici crescono del 17%. Il mercato della prima vendita sta quindi cambiando composizione, con quantità e valore che si muovono a velocità molto diverse tra specie e Paesi.

Meno prodotto commercializzato, ma una riduzione del valore decisamente più contenuta. È un’altro dei dati rilevanti che emerge con maggiore chiarezza dall’analisi delle prime vendite contenuta nel Monthly Highlights di EUMOFA.

Il confronto considera i dati disponibili per 18 Stati membri dell’UE, oltre a Isole Faroe, Norvegia e Regno Unito. EUMOFA precisa inoltre che per gli Stati membri i volumi sono espressi in peso netto, mentre per la Norvegia vengono riportati in equivalente peso vivo.

La fotografia complessiva resta molto netta: rispetto allo stesso periodo del 2025 i volumi diminuiscono del 15%, mentre il valore arretra soltanto del 5%. Anche il confronto con il 2024 mostra una distanza significativa: -18% nelle quantità e -3% nel valore.

Groundfish e crostacei pesano sulla contrazione

Il principale contributo al calo arriva dalla categoria EUMOFA dei groundfish (pesci demersali e di fondo).

Tra gennaio e maggio 2026 le prime vendite scendono a 208.588 tonnellate, -47% rispetto al 2025, mentre il valore si attesta a 284,4 milioni di euro, con una flessione del 13%. Il blue whiting è la specie che incide maggiormente sul risultato, con -47% nei volumi e -28% nel valore.

La distanza tra quantità e valore è evidente: i volumi quasi si dimezzano, ma il valore complessivo della categoria diminuisce in misura molto inferiore.

In alcuni mercati EUMOFA registra contemporaneamente valori medi di prima vendita più elevati. In Danimarca il blue whiting (melù) passa da 0,34 a 0,44 euro/kg, +29%, mentre il merluzzo sale da 6,11 a 7,37 euro/kg, +20%. Sono dati puntuali, che non spiegano da soli l’intero andamento dei groundfish, ma mostrano quanto quantità e valore possano divergere.

Anche i crostacei arretrano: 204,1 milioni di euro di prime vendite, -12%, e 22.398 tonnellate, -5%. Scampo e gamberi contribuiscono principalmente alla perdita di valore, mentre la riduzione dei quantitativi è legata soprattutto a scampo e granchio.

I cefalopodi seguono invece un andamento più uniforme: -13% in valore e -14% in volume, con calamaro e polpo tra le specie che maggiormente determinano la contrazione.

Pesci piatti, i volumi scendono più del valore

Un altro segnale significativo arriva dai pesci piatti. Tra gennaio e maggio il comparto perde il 16% dei volumi, fermandosi a 16.854 tonnellate, mentre il valore diminuisce soltanto del 2%, a 140,7 milioni di euro. Sogliola comune e platessa europea sono le specie che incidono maggiormente sulla riduzione.

Nello stesso periodo EUMOFA registra aumenti dei prezzi medi di prima vendita in alcuni mercati: la sogliola raggiunge 19,74 euro/kg nei Paesi Bassi, +19%, e 19,11 euro/kg in Francia, +13%. In Danimarca il rombo passa da 16,54 a 21,16 euro/kg, +28%.

Il dato non consente di stabilire un rapporto causale uniforme tra minore disponibilità e aumento dei prezzi. Mostra però con chiarezza che una riduzione consistente delle quantità non coincide necessariamente con una perdita equivalente di valore.

I piccoli pelagici vanno nella direzione opposta

Nel quadro generale di contrazione c’è una categoria che si muove decisamente in controtendenza.

Le prime vendite di piccoli pelagici raggiungono nei primi cinque mesi del 2026 431.026 tonnellate, +17% rispetto al 2025, e 410,8 milioni di euro, +8%.

A guidare la crescita è soprattutto la sardina. EUMOFA le attribuisce un incremento del 258% dei volumi e del 146% del valore. Anche in questo caso, quindi, le quantità aumentano molto più rapidamente del valore.

In Francia il prezzo medio di prima vendita della sardina passa da 0,81 a 0,62 euro/kg, -23%. In Danimarca, al contrario, aringa e spratto registrano aumenti rispettivamente del 22% e del 25%.

È un passaggio centrale nella lettura del rapporto: l’aumento dei volumi non si traduce automaticamente in un incremento proporzionale del valore, così come una forte contrazione delle quantità non implica necessariamente una perdita equivalente sul piano economico.

Italia, più volumi ma un valore leggermente inferiore

Il caso italiano si discosta dalla tendenza aggregata.

Tra gennaio e maggio 2026 le prime vendite raggiungono 21.254 tonnellate, +3% rispetto alle 20.734 tonnellate dello stesso periodo del 2025, mentre il valore scende da 106,4 a 104,7 milioni di euro, -2%.

C’è però un’incongruenza interna al documento che va segnalata. Nel testo introduttivo EUMOFA inserisce l’Italia tra i Paesi che avrebbero registrato una crescita sia dei volumi sia del valore; la tabella numerica riporta invece chiaramente +3% in volume e -2% in valore. Per questa analisi il riferimento è quindi il dato quantitativo della tabella.

A maggio il quadro cambia sensibilmente: rispetto allo stesso mese del 2025 le prime vendite italiane diminuiscono del 28% in volume e del 25% in valore, con acciughe, gamberi, vongole e altri pesci marini tra le categorie che contribuiscono maggiormente alla flessione.

Il dato mensile non va confuso con il cumulato gennaio-maggio, ma mostra quanto la composizione delle specie e l’andamento dei singoli periodi possano modificare rapidamente la fotografia del mercato.

Il Monthly Highlights restituisce così, nei primi cinque mesi del 2026, un mercato della prima vendita molto meno uniforme di quanto suggerisca il dato complessivo: -15% nei volumi totali, -47% nei groundfish, +17% nei piccoli pelagici e un’Italia che nel cumulato aumenta del 3% le quantità mentre perde il 2% del valore.

Per la filiera, il messaggio è preciso: tra gennaio e maggio 2026 non basta osservare quante tonnellate arrivano in prima vendita. Conta sempre di più capire quali specie riescono a generare valore e come la diversa disponibilità di prodotto si riflette sui valori unitari e sugli equilibri di mercato.

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Pesca, Lollobrigida annuncia un memorandum con il Brasile

Pesca, Lollobrigida annuncia un memorandum con il Brasile

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Francesco Lollobrigida ha annunciato la firma di un memorandum tra Italia e Brasile per la cooperazione strategica nella pesca. Nel messaggio rivolto ad Assoittica Italia il ministro ha inserito l’intesa in una strategia più ampia che coinvolge India e Africa e punta su formazione, trasferimento tecnologico, controlli e contrasto alla pesca illegale.

Francesco Lollobrigida annuncia la firma di un memorandum con il Brasile per la cooperazione strategica nel settore della pesca. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste lo ha comunicato nel messaggio rivolto all’Operational Roundtable on Seafood Supply Chain Development and Cooperation promossa da Assoittica Italia.

“Proprio in queste ore abbiamo siglato un importante accordo con il Brasile”, ha dichiarato il ministro, definendolo “un memorandum ad hoc mirato alla cooperazione strategica nel settore della pesca”.

Brasile e cooperazione internazionale nella pesca

L’annuncio sul Brasile è il passaggio più attuale di un intervento nel quale Lollobrigida ha indicato la cooperazione internazionale come una delle direttrici attraverso cui rafforzare la filiera.

“Riteniamo che collaborare a livello internazionale sia l’unico percorso da seguire”, ha affermato il ministro, indicando l’obiettivo di fare sistema tra istituzioni, imprese e mondo della formazione, trasferire competenze e valorizzare i sistemi produttivi dei Paesi partner.

In questo quadro Lollobrigida ha richiamato anche il Piano Mattei, presentato come un modello di partenariato nel quale gli interventi vengono condivisi con i Paesi africani dalla fase di ideazione fino alla realizzazione, con l’obiettivo di produrre ricadute economiche e sociali sui territori.

India, Somalia e Ghana nella rete

Il Brasile non rappresenta un caso isolato. Lollobrigida ha citato anche il memorandum raggiunto con l’India, fondato su innovazione, trasferimento tecnologico e rafforzamento degli scambi commerciali.

Sul fronte africano il ministro ha richiamato l’accordo internazionale promosso da Assoittica con la Somalia e quello che, secondo le sue parole, “a breve verrà sottoscritto con il Ghana”.

Il rafforzamento della dimensione internazionale è un percorso che Assoittica sta sviluppando da tempo e che Pesceinrete ha già approfondito nel racconto dei quarant’anni dell’associazione.

Formazione e controlli lungo tutta la filiera

Uno dei passaggi più concreti del messaggio riguarda la formazione professionale. I progetti richiamati dal ministro puntano a coinvolgere tutte le figure della catena del valore: pescatori, acquacoltori, operatori della trasformazione e della catena del freddo, fino alle autorità responsabili dei controlli ufficiali e del contrasto alla pesca illegale.

È una linea coerente con gli obiettivi della tavola rotonda promossa da Assoittica, nata per mettere in relazione istituzioni, autorità competenti e operatori e sviluppare cooperazione tecnica e commerciale nella pesca e nell’acquacoltura. Tra gli ambiti indicati figurano sicurezza alimentare, controlli ufficiali, tracciabilità, formazione, contrasto alla pesca illegale, trasformazione e sviluppo degli scambi commerciali.

Il confronto nei giorni del Comitato pesca FAO

L’iniziativa si colloca inoltre nei giorni della 37ª Sessione del Comitato per la Pesca della FAO, in programma a Roma dal 7 all’11 settembre 2026. Assoittica indica proprio la presenza nella capitale delle delegazioni internazionali per il Comitato come uno degli elementi da cui è nata la tavola rotonda.

Il messaggio di Lollobrigida porta così la pesca dentro una strategia che affianca alle relazioni commerciali formazione, tecnologia, competenze e sistemi di controllo.

“L’Italia continuerà a promuovere con sempre maggior determinazione questo modello di cooperazione multilaterale”, ha concluso il ministro, indicando l’obiettivo di generare valore per i territori e per l’intera filiera globale.

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