Mese: Maggio 2026 Pagina 1 di 24

5 motivi per cui l’Haute Aquaculture rappresenta oggi il modello migliore per qualità, sicurezza e gusto

5 motivi per cui l’Haute Aquaculture rappresenta oggi il modello migliore per qualità, sicurezza e gusto

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Neptura è il brand premium di Stolt Sea Farm dedicato a rombo e sogliola da acquacoltura a terra. Il suo modello, definito Haute Aquaculture, punta su ambienti controllati, sistemi di ricircolo, acqua filtrata e trattata, tracciabilità completa, qualità costante e benessere animale. L’obiettivo è offrire pesce allevato di fascia alta, con caratteristiche gastronomiche stabili e una minore pressione sugli stock ittici selvatici.

Neptura, il nuovo brand premium lanciato da Stolt Sea Farm, leader nella produzione di rombo e sogliola da acquacoltura a terra, durante il Seafood Expo Global 2026, nasce in un momento storico in cui l’acquacoltura ha superato la pesca di cattura nella produzione globale di pesce. Secondo i dati FAO (Food and Agriculture Organization), il 51% degli animali acquatici consumati nel mondo proviene oggi dall’acquacoltura. Un dato che non solo racconta l’evoluzione del settore, ma rende evidente la necessità di un nuovo approccio all’acquacoltura: deve essere realizzata secondo nuovi standard di qualità, sicurezza e sostenibilità, garantendo al tempo stesso un gusto di qualità superiore.
Neptura si inserisce in questo scenario introducendo sul mercato un concetto destinato a ridefinire il concetto e la percezione del pesce allevato: Haute Aquaculture.

L’Haute Aquaculture secondo Neptura

Sviluppato attraverso oltre 50 anni di esperienza e ricerca da Stolt Sea Farm, il modello Neptura si basa su allevamenti a terra in acque del Nord Atlantico filtrate, ossigenate e trattate con raggi UV, dove ogni fase della crescita di rombo e sogliola è completamente controllata. Grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo, l’Haute Aquaculture di Neptura si fonda su sistemi di ricircolo, centri di incubazione e vasche specializzate progettate per ogni fase della vita del pesce, garantendo condizioni ottimali di allevamento, massima cura e un’attenzione costante al benessere animale.
Il risultato di questo processo è una materia prima dalle caratteristiche gastronomiche costanti, con standard assoluti di sicurezza e totale tracciabilità. Si tratta di un sistema che va a ridurre la pressione sugli ecosistemi marini consentendo una gestione responsabile di scarti ed effluenti, in un modello produttivo più controllato e sostenibile.

I benefici globali dell’Haute Aquaculture nel mondo contemporaneo

Ecco 5 motivi per cui, secondo Neptura, l’Haute Aquaculture rappresenta oggi una best practice e un modello di riferimento per il settore:

  1. Qualità costante e resa prevedibile per HORECA e chef. L’Haute Aquaculture garantisce gusto omogeneo, porzionatura precisa e in diversi formati, rendendo il pesce estremamente versatile nelle applicazioni culinarie. Questo modello elimina stagionalità e variabilità, assicurando continuità di fornitura e qualità stabile durante tutto l’anno: un vantaggio fondamentale per i professionisti dell’HO.RE.CA., che richiedono affidabilità ed eccellenza della materia prima.
    Attraverso questo modello, Neptura offre pesce dalla carne compatta, con lische grandi e ben visibili e una distintiva texture “steak-like”, che semplifica la preparazione e riduce gli sprechi.
  2. Una prelibatezza unica per i food lovers. Oltre all’efficienza produttiva, l’Haute Aquaculture mira a elevare il profilo organolettico del pesce attraverso ambienti controllati, condizioni di crescita stabili e pratiche di allevamento orientate al benessere animale. Il sapore intenso ed equilibrato, insieme alla qualità superiore della texture, valorizzano l’esperienza del consumatore e degli amanti del seafood, trasformando ogni piatto in un’esperienza gastronomica di alto livello.
    Il rombo e la sogliola Neptura, prodotti secondo questo modello, hanno ottenuto il punteggio più alto per quattro anni consecutivi al Superior Taste Award dell’International Taste Institute, ricevendo il prestigioso Crystal Taste Award: un riconoscimento mai assegnato prima a un pesce piatto e prova concreta di un profilo organolettico eccezionale.
  3. Sicurezza totale e completa tracciabilità. Una delle caratteristiche distintive dell’Haute Aquaculture è la possibilità di mantenere il pieno controllo dell’intera filiera produttiva: dalla qualità dell’acqua alla gestione dell’alimentazione, fino alla biosicurezza e alla tracciabilità.
    Nel modello Neptura, ogni fase della crescita del pesce viene monitorata, ogni lotto è completamente tracciabile e ogni parametro verificabile, trasformando la trasparenza in una componente strutturale della produzione.
  4. Responsabilità ambientale con impatto ridotto e misurabile sugli ecosistemi. L’Haute Aquaculture riduce significativamente la pressione sugli ecosistemi marini. Neptura utilizza sistemi chiusi e di ricircolo in cui l’acqua viene filtrata, trattata e riutilizzata, mentre scarti ed effluenti vengono gestiti in modo controllato per minimizzare l’impatto ambientale e proteggere gli habitat costieri. In questo modo, la sostenibilità non è una semplice dichiarazione di intenti, ma un processo operativo concreto e misurabile integrato direttamente nel modello di allevamento.
  5. Il benessere animale come fattore diretto della qualità del prodotto. Nell’Haute Aquaculture, i pesci vengono allevati in ambienti progettati intorno alle loro esigenze biologiche. I protocolli alimentari si adattano alle diverse fasi di crescita e i sistemi avanzati di filtrazione creano un vero ambiente di “fish wellness”, in cui il benessere si riflette direttamente nella qualità della carne, nella texture e nel gusto.
    Le vasche Neptura sono progettate per ogni fase della vita di allevamento del pesce, la temperatura dell’acqua viene mantenuta costantemente stabile (14-17°C per il rombo, 18-21°C per la sogliola), l’ossigenazione è continua e le condizioni ambientali rimangono altamente stabili per prevenire lo stress.

“In un momento in cui gli stock ittici selvatici sono sotto pressione e la qualità del pescato risulta sempre più variabile, l’Haute Aquaculture si distingue come modello complementare alla pesca tradizionale.” afferma Carlos Tavares, Sustainability & Public Affairs Director presso Stolt Sea Farm. “L’Haute Aquaculture dimostra che è possibile produrre pesce della più alta qualità minimizzando l’impatto ambientale, garantendo benessere animale, sicurezza alimentare e totale trasparenza. È un modello che affronta le sfide alimentari e ambientali del nostro tempo attraverso dati, certificazioni e pratiche verificabili”.

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Nostromo porta il tonno confezionato verso nuovi consumi estivi

Nostromo porta il tonno confezionato verso nuovi consumi estivi

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Nostromo ha presentato Gusto d’Estate, una limited edition dedicata al consumo estivo del tonno confezionato. La linea comprende due ricette a base di tonno pinne gialle: una con crema di avocado e lime e una con peperoncino. Il lancio conferma l’evoluzione delle conserve ittiche verso prodotti più versatili, stagionali e adatti a nuove occasioni d’uso. Per il comparto del tonno confezionato, l’operazione mostra come anche una categoria consolidata possa rinnovarsi attraverso abbinamenti più contemporanei, formati pratici e una maggiore identità gastronomica.

Il tonno confezionato ha sempre avuto una forza precisa: entrare nella vita quotidiana senza chiedere troppo. Si apre, si abbina, risolve un pasto, completa una ricetta. È uno di quei prodotti che il consumatore conosce bene, proprio perché da anni occupa uno spazio stabile nella dispensa e nelle abitudini alimentari.

Oggi, però, la sola familiarità non basta più. Anche le categorie più consolidate devono trovare nuovi modi per restare interessanti. Non perché il prodotto debba essere stravolto, ma perché cambiano i momenti di consumo, il linguaggio del cibo pronto e il modo in cui le persone costruiscono i propri pasti, soprattutto nella stagione estiva.

È dentro questo scenario che si inserisce Gusto d’Estate, la nuova limited edition di Nostromo. L’azienda propone due ricette a base di tonno pinne gialle, sviluppate con il contributo di un consulente culinario e pensate per portare nella categoria un gusto più fresco, immediato e riconoscibile.

Il dato interessante non è soltanto l’arrivo di due nuove referenze sugli scaffali. La scelta racconta una direzione più ampia: il tonno confezionato non viene più proposto solo come ingrediente neutro da usare in cucina, ma come prodotto già orientato a un’esperienza di consumo. Non sostituisce la ricetta, ma la suggerisce. Non elimina la semplicità, ma prova ad aggiungere personalità.

La prima proposta, Tonno Pinne Gialle con crema di avocado e lime, lavora su un profilo morbido e fresco. L’avocado porta cremosità, il lime introduce una nota agrumata e vivace, mentre il tonno mantiene il suo ruolo centrale di ingrediente proteico. È una combinazione pensata per piatti freddi, bruschette, bowl, insalate estive e preparazioni veloci in cui il consumatore cerca qualcosa di più curato rispetto alla proposta tradizionale.

La seconda ricetta, Tonno Pinne Gialle con peperoncino, segue una strada più diretta. Qui il valore è nel carattere: il peperoncino rende il prodotto più intenso e lo colloca in un’area di consumo diversa, adatta a primi piatti rapidi, ricette da aperitivo, preparazioni informali o piatti domestici in cui il tonno non resta sullo sfondo, ma diventa parte riconoscibile del gusto.

Per una categoria matura come quella del tonno confezionato, operazioni di questo tipo hanno un significato preciso. Non servono soltanto a generare curiosità temporanea, ma a presidiare nuove occasioni d’uso. L’estate, in particolare, è un momento favorevole: cresce la domanda di piatti freddi, pasti veloci, ricette leggere, consumo informale e soluzioni pratiche da portare in tavola senza rinunciare a un minimo di varietà.

La limited edition diventa così uno strumento commerciale e narrativo. Permette di testare abbinamenti, creare visibilità a scaffale e parlare a un consumatore che vuole prodotti semplici, ma non ripetitivi. È una forma di innovazione misurata, che non allontana il tonno dalla sua identità storica, ma prova a renderlo più vicino ai linguaggi alimentari contemporanei.

Anche il formato conferma questa impostazione. Le due referenze sono proposte in confezione tripla da 70 grammi, con prezzo indicativo di 2,79 euro. Una scelta coerente con il consumo quotidiano, che mantiene il prodotto accessibile e facilmente integrabile nelle abitudini domestiche.

Per il comparto ittico del conservato, il lancio di Gusto d’Estate è un segnale da osservare. La competizione non si gioca più soltanto su praticità, prezzo e riconoscibilità del marchio, ma anche sulla capacità di trasformare un prodotto abituale in una proposta più precisa, più leggibile e più adatta a diversi momenti della giornata.

Nostromo, con questa limited edition, prova a lavorare proprio su questo equilibrio: rinnovare senza forzare, aggiungere gusto senza complicare, proporre novità senza rompere il legame con un prodotto che il consumatore conosce già. È una strada interessante per tutto il conserviero ittico, perché dimostra che anche le categorie più familiari possono evolvere, purché restino comprensibili, utili e coerenti con la vita reale di chi acquista.

In fondo, la sfida del tonno confezionato è questa: continuare a essere una soluzione semplice, ma senza diventare una scelta automatica e prevedibile. Gusto d’Estate prova a rispondere proprio lì, nel punto in cui praticità e desiderio di varietà si incontrano.

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Assoittica Italia celebra 40 anni al servizio della filiera ittica

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Quarant’anni fa nasceva Assoittica Italia. Oggi l’Associazione Nazionale delle Aziende Ittiche riunisce oltre 130 aziende, genera un fatturato superiore ai 15 miliardi di euro e dà lavoro a più di 10.000 persone. Numeri importanti, che raccontano solo una parte di una storia fatta di relazioni, competenze e visione.

Una missione che si rinnova

Assoittica Italia opera come ponte tra le imprese e le istituzioni: Ministeri, Università, Enti, Organi centrali e periferici di vigilanza e controllo. L’Associazione porta all’attenzione degli Enti preposti le questioni delle aziende aderenti, con un approccio tecnico-scientifico che tutela il diritto d’impresa e il consumatore. È questo il filo rosso di quarant’anni: garantire un prodotto sano, sicuro e buono, sostenendo lo sviluppo industriale del settore.

A sottolineare il valore di questo percorso è la Presidente, prof.ssa Maria Luisa Cortesi: «Quarant’anni fa, un gruppo di imprenditori visionari gettò le basi di Assoittica Italia. Non abbiamo mai dimenticato la nostra missione: sviluppare il settore garantendo un prodotto sano, sicuro e buono. Abbiamo costruito ponti con le istituzioni, formato migliaia di operatori, aperto nuovi mercati. La qualità e la sicurezza alimentare sono l’investimento per un futuro competitivo. Oggi, 40 anni dopo, Assoittica Italia è un punto di riferimento. Continueremo a lavorare per un settore ittico sostenibile, trasparente e forte».

Traguardi che raccontano un percorso

Assoittica Italia ha costruito una solida rete con università e Istituti Zooprofilattici, enti di ricerca e organizzazioni, contribuendo a ricerche che hanno portato a provvedimenti fondamentali per la sicurezza alimentare. Ha dato vita al progetto NUTRENTinFISH, il più ampio database nutrizionale mondiale, con oltre 200 specie ittiche e 24 parametri analizzati.

La “Seafood Industry Academy” è l’appuntamento annuale che l’Associazione organizza con gli Istituti Zooprofilattici: decine di lezioni, crediti ECM, gratuita per le aziende aderenti e per gli operatori del Sistema Sanitario Nazionale.

Sul fronte internazionale, Assoittica Italia ha sottoscritto un importante Memorandum con l’India, MPEDA, che delega l’Italia, primo Paese europeo, a strutturare una cooperazione stabile nel contesto del futuro FTA India-UE. Ma l’Associazione ha già siglato accordi di collaborazione con le autorità in Somalia, con organizzazioni in Mauritania e sono in corso intese con Algeria, Eritrea, Tunisia e molti altri Paesi. Un mosaico di alleanze che racconta di un’Italia capace di fare sistema, di mettere a disposizione del mondo il proprio know-how in materia di sicurezza alimentare, tracciabilità e qualità.

In questo quarantennio di successi, un ruolo centrale e propositivo è stato svolto dai Consigli Direttivi di Assoittica Italia che si sono succeduti negli anni, sempre composti da figure di spicco, provenienti dalle aziende aderenti dei diversi settori rappresentati dall’Associazione. I Consigli hanno saputo raccogliere e interpretare i tanti suggerimenti provenienti dalle aziende aderenti, trasformandoli in azioni concrete e fornendo quell’indispensabile supporto e stimolo senza il quale molte delle iniziative realizzate non sarebbero state possibili.

Proprio sulla capacità di fare sistema si sofferma il Segretario Generale, dott. Giuseppe Palma: «Lo “spirito di filiera” è il nostro metodo di lavoro da 40 anni. Nessuno cresce da solo. Con produttori, trasformatori, distributori, autorità di controllo e università abbiamo costruito reti, formato competenze, portato le aziende italiane sui mercati emergenti. La Seafood Industry Academy è l’esempio più concreto. Il futuro del settore passa attraverso la cooperazione: tra aziende, territori, nazioni. Assoittica Italia continuerà a essere il fulcro di questo sistema».

Occhi allo sviluppo industriale

L’Associazione guarda con determinazione allo sviluppo industriale: innovazione tecnologica, intelligenza artificiale applicata alla filiera, acquacoltura sostenibile, riduzione degli sprechi, riciclo dei sottoprodotti. Temi affrontati dal Comitato Tecnico-Scientifico, suddiviso in Gruppi di Lavoro, dove esperti delle aziende e della ricerca lavorano fianco a fianco.

A dare voce a questo approccio è il Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico, dr. Audun Lem: «La scienza è spesso percepita come lontana dalle aziende. Noi guardiamo alla scienza dalla parte dell’azienda. Solo così la ricerca migliora sicurezza alimentare, sostenibilità, tracciabilità, etichettatura. Il nostro CTS opera in autonomia ma con Ministeri, IZS, Università, FAO. Questo modello di “scienza partecipata” ha dato risultati straordinari: dal più grande database nutrizionale ai protocolli internazionali. Porteremo l’innovazione al servizio della filiera, mettendo la conoscenza al servizio delle imprese e del consumatore».

Sostenibilità e sguardo al futuro

Assoittica Italia ha fatto della sostenibilità – ambientale, economica e sociale – un pilastro della propria azione. Lotta alla pesca illegale, parità di genere, corretta etichettatura e tracciabilità, promozione del consumo di diverse specie ittiche, sviluppo di nuovi prodotti e nuovi mercati sono solo alcune delle tematiche affrontate. L’Associazione si impegna per un prodotto ittico buono, sicuro e frutto di un sistema virtuoso, in linea con il concetto di “Made in Italy”, declinato e assorbito dalle aziende ittiche aderenti, inteso come capacità dell’imprenditore italiano di lavorare una materia prima e farne un capolavoro alimentare.

Quarant’anni non sono solo un traguardo da celebrare, ma il punto di partenza per una nuova stagione di impegno, innovazione e crescita. Perché lo “spirito di filiera” che da sempre anima Assoittica Italia è più vivo che mai.

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Drei alla guida di Confcooperative Agroalimentare e Pesca

Drei alla guida di Confcooperative Agroalimentare e Pesca

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Raffaele Drei è il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, la federazione che riunisce oltre 2.500 imprese cooperative tra agroalimentare, pesca e acquacoltura. La nuova fase punta su aggregazioni, competitività delle filiere, rafforzamento della PAC, riforma della PCP, gestione del rischio, innovazione e ricambio generazionale. Per il settore ittico, il passaggio è rilevante perché riporta al centro il tema delle risorse europee, della sostenibilità economica delle imprese e del Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura.

Raffaele Drei è stato eletto presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. L’elezione è avvenuta a Roma, nel corso dell’assemblea nazionale che ha riunito 250 delegati da tutta Italia, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Sono intervenuti il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, il vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e gli europarlamentari Cristina Guarda e Dario Nardella.

Drei, 60 anni, vicepresidente di Conserve Italia e dirigente cooperativo di lungo corso, era già stato nominato presidente dal Consiglio nazionale nel dicembre 2024. L’assemblea ha ratificato la scelta e contestualmente ha approvato la nuova denominazione della federazione da oggi Confcooperative Agroalimentare e Pesca che riunisce oltre 2.500 imprese, 407.000 soci e 75.000 addetti, con un fatturato che sfiora i 38 miliardi di euro, pari a oltre il 20% del made in Italy agroalimentare.

I numeri della crescita

Sono i dati a definire la traiettoria del sistema. Negli ultimi quattro anni il fatturato aggregato è cresciuto del 25%, nonostante una contrazione nel numero di cooperative — il risultato di una strategia deliberata di consolidamento industriale. “Sono rimasti intatti sia il numero di occupati che di aziende associate”, ha sottolineato Drei nella sua relazione, indicando la tenuta occupazionale come un elemento distintivo in un decennio — il 2010-2020 — che ha visto le aziende agricole italiane scendere da 1,62 milioni a 1,13 milioni, con un calo del 30%.

La struttura del sistema è ancora prevalentemente micro e piccola: le microimprese rappresentano il 56,9% del totale, le piccole il 27,3%. Eppure è la fascia medio-grande a trainare la creazione di valore: le cooperative di dimensione maggiore generano oltre l’88% del fatturato e occupano più dell’80% degli addetti.

Il nodo delle aggregazioni

Negli ultimi vent’anni, 250 cooperative sono uscite dalla mappa per effetto di fusioni e incorporazioni. Una tendenza che la federazione considera strutturale e da incentivare. Secondo un’analisi del Centro Studi Confcooperative, il 49,8% delle cooperative indica il miglioramento della competitività come primo motivo di aggregazione, seguito dalla riduzione dei costi (41,9%) e dal rafforzamento del potere contrattuale sul mercato (36,2%).

“Le aggregazioni sono una leva essenziale per accrescere massa critica e capacità progettuale”, ha detto Drei, chiedendo politiche pubbliche che “premino chi sceglie di unirsi, rafforzando l’organizzazione economica delle filiere”.

Le richieste politiche Il Presidente Drei ha ribadito nel corso del suo intervento la necessità che sul versante comunitario, anche nell’eventuale quadro di un fondo unico, vengano garantite risorse adeguate e stabilmente dedicate alla politica agricola, garantendo una Pac forte e realmente orientata alla competitività delle filiere agroalimentari europee. Tra le richieste avanzate oggi, il rafforzamento degli interventi settoriali, la costruzione di un sistema realmente efficace di gestione del rischio, il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Sul fronte della pesca, la federazione ha ribadito la necessità di proseguire l’azione di riforma della PCP per superare l’attuale sistema che non è in grado di coniugare gli aspetti ambientali con quelli economici e sociali. Occorrerà inoltre scongiurare il rischio di un taglio drastico nelle risorse del Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) 2028-2034 e puntare ad un rifinanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura (FSNPA).

Il problema del ricambio generazionale

Il 63% delle cooperative agricole e della pesca ha registrato negli ultimi cinque anni l’ingresso di soci under 40, ma in oltre la metà dei casi si tratta di subentri ereditari nell’azienda di famiglia. Il coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali rimane basso: è considerato elevato solo nel 18% delle cooperative intervistate. Sul fronte dell’innovazione, il loro contributo è invece valutato rilevante o molto rilevante dal 69% delle imprese.

“La cooperazione può diventare un laboratorio di politiche attive per i giovani”, ha affermato Drei, indicando la burocrazia della Pac come uno degli ostacoli principali all’accesso degli strumenti di sostegno.

È stato completato il quadro delle nomine della Confcooperative Agroalimentare e Pesca con l’elezione da parte del Consiglio Nazionale di 5 vice presidenti che affiancheranno il Presidente Raffaele Drei. Sono Paolo Tiozzo, vice Presidente con delega alla pesca e all’acquacoltura, Stefano Pezzini, Filomena Sacco, Francesco Torriani e Davide Vernocchi.

Sono stati inoltre eletti i Presidenti dei seguenti comitati di settori dell’Area Agricola: Davide Vernocchi (Ortofrutticolo), Alessandro Mocellin (Lattiero-caseario), Francesca Sabbadin (Zootecnico), Luca Rigotti (Vitivinicolo), Daniele Castagnaviz (Grandi Colture e servizi), Mario De Angelis (Forestazione e Multifunzionalità) e Francesco Torriani (Produzione con metodo biologico).

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Pesca europea, Bruxelles rivede i piani pluriennali: sostenibilità sì, ma con regole applicabili

Pesca europea, Bruxelles rivede i piani pluriennali: sostenibilità sì, ma con regole applicabili

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La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sui piani pluriennali di gestione della pesca, strumenti centrali della Politica comune della pesca per gestire gli stock ittici nei bacini marittimi dell’UE. Il confronto riguarda soprattutto il principio dello stock più vulnerabile nel Mediterraneo occidentale e la regola del 5% nel Mar Baltico, Mare del Nord e acque occidentali. L’obiettivo è rendere le norme più chiare e applicabili, senza indebolire il raggiungimento e il mantenimento del rendimento massimo sostenibile.

La Commissione europea riapre il confronto sui piani pluriennali di gestione della pesca, uno degli strumenti più importanti della Politica comune della pesca. Non si tratta di un passaggio puramente tecnico. Dietro la revisione dei MAP, i Multiannual Management Plans, c’è una domanda molto concreta: le regole europee riescono davvero a proteggere gli stock ittici senza rendere ingestibile il lavoro delle flotte?

La consultazione pubblica, aperta per quattro settimane sul portale Have Your Say, chiama in causa Stati membri, operatori della pesca, istituti scientifici, organizzazioni non governative, autorità regionali e comunità costiere. Bruxelles chiede contributi, dati scientifici, valutazioni ecosistemiche ed elementi economici per capire dove i piani pluriennali abbiano funzionato e dove, invece, alcune disposizioni si siano rivelate troppo difficili da applicare nella realtà quotidiana della pesca.

I MAP sono il principale strumento con cui l’Unione europea gestisce alcuni degli stock ittici più rilevanti nei suoi bacini marittimi. L’obiettivo resta quello di garantire il raggiungimento e il mantenimento del rendimento massimo sostenibile, il cosiddetto MSY, evitando che lo sfruttamento delle risorse superi livelli compatibili con la loro capacità di rinnovarsi. La Commissione precisa infatti che il confronto non punta a indebolire i principi della Politica comune della pesca, ma a rendere l’attuazione dei piani più semplice, più chiara e giuridicamente più solida.

Il punto più sensibile, per il Mediterraneo, riguarda il principio dello “stock più vulnerabile”. Nel Mediterraneo occidentale, la Commissione vuole raccogliere osservazioni sull’impatto di questo criterio nella definizione delle possibilità di pesca e sulle possibili alternative per una gestione più equilibrata della pesca mista.

Il tema è delicato perché molte attività mediterranee non catturano una sola specie alla volta. La pesca mista è una condizione strutturale: più stock possono essere intercettati dagli stessi attrezzi e nelle stesse aree. In questo contesto, la condizione dello stock più fragile può finire per condizionare l’intero sistema di gestione, incidendo anche su attività legate a specie in condizioni migliori.

La logica di fondo è comprensibile: proteggere la popolazione più esposta ed evitare che il prelievo su altri stock finisca per aggravare la situazione di quello più debole. Ma nella pratica questo meccanismo può produrre effetti molto pesanti sulle flotte, soprattutto quando viene applicato con automatismi poco adatti alla complessità reale del mare. Il rischio è che una regola nata per tutelare la risorsa finisca per comprimere in modo eccessivo l’operatività di interi segmenti produttivi.

Per le marinerie mediterranee, e quindi anche per una parte rilevante della pesca italiana, la questione non è teorica. Significa capire se la sostenibilità possa essere costruita solo attraverso limiti sempre più stringenti o se servano strumenti più capaci di distinguere tra situazioni diverse, stock diversi, mestieri diversi e impatti economici diversi.

Il secondo fronte aperto dalla Commissione riguarda il Mar Baltico, il Mare del Nord e le acque occidentali. Qui l’attenzione si concentra sulla cosiddetta “regola del 5%”, un meccanismo di salvaguardia pensato per evitare che uno stock scenda sotto il proprio limite biologico di sicurezza. Anche in questo caso la finalità ambientale è chiara, ma Bruxelles riconosce la necessità di valutare come definire traiettorie di ricostituzione che riducano le forti oscillazioni annuali e offrano maggiore stabilità di reddito ai pescatori che dipendono da stock in cattive condizioni.

È un passaggio importante perché la pesca non può essere governata solo guardando all’anno successivo. Le imprese devono programmare equipaggi, investimenti, manutenzioni, mercati e rapporti commerciali. Quando le possibilità di pesca cambiano bruscamente da un anno all’altro, l’incertezza diventa un costo. E quando le regole si sovrappongono ad altre misure tecniche o a vincoli già esistenti, aumenta anche il rischio di confusione giuridica e operativa.

La consultazione sui MAP va quindi letta come un tentativo di affrontare una tensione ormai evidente nella politica europea della pesca. Da un lato c’è la necessità di non arretrare sulla ricostituzione degli stock e sulla tutela degli ecosistemi marini. Dall’altro c’è la consapevolezza che una regola, per essere davvero efficace, deve poter essere compresa, applicata e rispettata da chi lavora in mare.

Il tema non è scegliere tra ambiente e imprese. Questa contrapposizione, spesso usata nel dibattito pubblico, rischia di essere troppo semplice per descrivere la complessità della pesca. Il vero nodo è costruire regole che proteggano la risorsa senza trasformare la gestione in una sequenza di automatismi incapaci di leggere la realtà produttiva dei diversi bacini.

Per il Mediterraneo questa riflessione è ancora più urgente. La pesca italiana vive già dentro un quadro segnato da riduzione dello sforzo di pesca, aumento dei costi, ricambio generazionale difficile, concorrenza internazionale e pressione crescente sulle comunità costiere. In questo scenario, ogni intervento regolatorio deve essere valutato non solo per la sua coerenza biologica, ma anche per la sua sostenibilità economica e sociale.

La Commissione chiede dati. Ed è proprio questo il punto su cui il settore dovrà giocare una partita seria. Non bastano dichiarazioni di principio, né proteste generiche. Servono contributi documentati, capaci di mostrare dove le norme funzionano, dove producono effetti distorsivi e quali soluzioni possono rendere la gestione più equilibrata senza indebolire la tutela degli stock.

La posta in gioco è alta. Una politica della pesca credibile deve saper proteggere il mare, ma anche riconoscere il valore economico, sociale e territoriale delle flotte. Deve saper ascoltare la scienza, ma anche comprendere la realtà operativa delle marinerie. Deve chiedere responsabilità al settore, ma offrire regole chiare, proporzionate e applicabili.

La consultazione europea sui piani pluriennali non risolverà da sola i problemi della pesca. Può però aprire uno spazio utile per correggere gli automatismi più fragili e rendere più intelligente la gestione degli stock. Perché la sostenibilità, se vuole essere davvero tale, non può limitarsi a proteggere le risorse sulla carta. Deve riuscire a farlo nel mare reale, insieme alle comunità che da quel mare continuano a vivere.

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