Mese: Gennaio 2026 Pagina 1 di 23

Pesca, resilienza e innovazione: da Mazara del Vallo una visione che guarda al futuro

Pesca, resilienza e innovazione: da Mazara del Vallo una visione che guarda al futuro

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La pesca non è solo un settore produttivo, ma un sistema complesso che oggi è chiamato ad affrontare una fase di profonda trasformazione. Cambiano le regole ambientali, si ridefiniscono gli equilibri internazionali, aumentano i vincoli operativi e i rischi in mare. In questo contesto, la sfida principale non è la sopravvivenza, ma la capacità di rendere il comparto più resiliente, innovativo e sicuro, senza perdere identità e competenze.

È su questo terreno che si colloca la riflessione del sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, che stamattina, a margine di una cerimonia istituzionale dedicata alla marineria locale, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il futuro della pesca con strumenti nuovi e una visione di lungo periodo. Secondo il primo cittadino, le dinamiche economiche globali e gli accordi ambientali internazionali impongono un cambio di passo: servono mezzi moderni, investimenti in tecnologia, maggiore attenzione alla sicurezza in mare e, soprattutto, cooperazione tra operatori, istituzioni e mondo della ricerca.

Una visione che non nasce in astratto, ma si innesta nella storia e nella funzione che Mazara del Vallo continua a svolgere nel Mediterraneo. Elementi che trovano una sintesi nel dossier di candidatura della città a Capitale italiana del Mare, dove la pesca viene riconosciuta come asse identitario e strategico, non solo per il suo peso economico, ma per il ruolo sociale, culturale e geopolitico che la marineria mazarese ha storicamente esercitato come ponte tra popoli, rotte e saperi.

In questo quadro si inserisce la cerimonia svoltasi stamattina, durante la quale il Comune ha conferito encomi solenni al capitano Matteo Asaro, all’armatore Nicola Arena e all’equipaggio del motopesca Regina. Il riconoscimento è legato all’intervento di soccorso effettuato lo scorso 24 novembre a circa venti miglia a ponente dell’isola di Marettimo, in condizioni meteo-marine particolarmente difficili.

In collaborazione con la locale Guardia Costiera, il Regina è intervenuto per prestare assistenza al motopesca Boccia VM, rimasto in avaria e alla deriva con mare molto grosso e onde fino a sei metri. Un’operazione complessa, condotta con lucidità e coordinamento, che ha consentito di riportare in salvo sia l’equipaggio sia il natante, evitando conseguenze ben più gravi.

Alla cerimonia era presente anche il comandante del Boccia VM, Gaspare Castano. Il suo comportamento è stato richiamato come esempio di perizia e senso del dovere: nonostante l’avaria al motore e oltre quaranta ore alla deriva, Castano ha mantenuto il controllo della situazione, rifiutando di abbandonare l’unità e garantendo la sicurezza dell’equipaggio fino all’arrivo dei soccorsi. Una scelta che restituisce con chiarezza il valore delle competenze e della responsabilità individuale in mare.

Secondo Quinci, episodi come questo aiutano a comprendere perché parlare di resilienza della pesca significhi andare oltre la gestione dell’emergenza. La sicurezza in mare, l’adeguamento tecnologico delle flotte, la formazione continua degli equipaggi e il dialogo strutturato con il mondo della ricerca diventano fattori decisivi in uno scenario in cui le imprese della pesca devono confrontarsi con vincoli normativi crescenti, costi operativi elevati e una competizione internazionale sempre più articolata.

Nel dossier presentato a sostengo della candidatura di Mazara del Vallo a Capitale del Mare, questa impostazione si traduce nella volontà di costruire una strategia integrata che riconosca alla pesca un ruolo centrale nello sviluppo futuro della città, valorizzandone le competenze e accompagnandone l’evoluzione. La cerimonia di stamattina, in questo senso, non è stata soltanto un momento di riconoscimento istituzionale, ma un passaggio coerente all’interno di una visione che guarda al mare come risorsa economica, sociale e culturale da governare con responsabilità.

Mazara del Vallo prova così a tenere insieme identità e trasformazione, tradizione e innovazione. Un messaggio che parte dal mare e che, attraverso gesti concreti e una visione politica strutturata, indica una direzione possibile per il futuro della pesca e delle comunità che da essa dipendono.

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Packaging e PPWR: la filiera italiana tra riduzione degli imballaggi e crescita della domanda

Packaging e PPWR: la filiera italiana tra riduzione degli imballaggi e crescita della domanda

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Il settore del packaging si trova oggi al centro di una tempesta perfetta, sospinto tra le ambizioni ambientali del Green Deal e le necessità concrete di un mercato che chiede sempre più protezione per i prodotti. L’incontro “Filiera a confronto”, svoltosi presso il Senato su iniziativa del senatore Gianluca Cantalamessa e organizzato da Giflex, ha messo a nudo un paradosso fondamentale: come è possibile ridurre drasticamente la quantità di imballaggi se i consumatori e la sicurezza alimentare ne richiedono paradossalmente di più?

Il Regolamento Europeo (PPWR) fissa obiettivi ambiziosi, puntando a una riduzione dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, fino al 15% nel 2040. Tuttavia, questi target si scontrano con un trend di consumo che, complice l’effetto post-pandemico e l’esplosione dell’e-commerce, premia le confezioni capaci di garantire igiene e una shelf-life prolungata. Per il comparto alimentare, e in particolare per quello ittico dove la deperibilità è altissima, il packaging non è un semplice scarto, ma un alleato indispensabile contro lo spreco alimentare. Alberto Palaveri, presidente di Giflex, ha sottolineato come il rischio del PPWR sia quello di leggere l’imballaggio solo come un problema da eliminare, ignorando che esso rappresenti in realtà uno strumento essenziale per la sostenibilità del prodotto contenuto.

L’Italia si presenta a questa sfida da leader europea, con una filiera che nel 2024 ha superato i 17 milioni di tonnellate di produzione e un fatturato di circa 38 miliardi di euro. Nonostante il primato nel riciclo, con tassi che per la carta superano il 90%, il sistema industriale avverte forti scosse. Andrea D’Amato, della Federazione Carta e Grafica, ha evidenziato una dinamica preoccupante: i costi energetici elevati e le asimmetrie normative stanno spingendo una parte del materiale recuperato fuori dai confini europei, indebolendo la competitività nazionale e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in un settore che rappresenta il 1,7% del PIL nazionale.

La voce dei protagonisti della filiera è dunque univoca: servono pragmatismo e neutralità tecnologica. Vittorio Cino di Centromarca ha ribadito che per i grandi brand il packaging è parte integrante dell’identità di marca e una piattaforma informativa fondamentale. Penalizzarlo senza una visione d’insieme significherebbe indebolire l’intero largo consumo italiano.

La strategia proposta per affrontare il 2030 si basa su tre pilastri: l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente della filiera, l’avvio di un’indagine conoscitiva al Senato e la richiesta di tempi certi per gli investimenti tecnologici. Solo così la transizione verde potrà coniugare la tutela dell’ambiente con la tenuta economica di un sistema industriale d’eccellenza.

 

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Il mercato ittico europeo entra nel 2026 con meno prodotto e più valore

Il mercato ittico europeo entra nel 2026 con meno prodotto e più valore

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C’è un dato, nell’ultima analisi EUMOFA, che merita più attenzione di qualsiasi singola specie o Paese.
Non è una novità clamorosa, né un exploit improvviso. È una dinamica strutturale che si consolida mese dopo mese e che nel 2026 diventa impossibile ignorare.

Nel mercato ittico europeo, il valore continua a crescere mentre le quantità si riducono.
Una combinazione che non descrive una fase congiunturale, ma un equilibrio nuovo, destinato a incidere sulle scelte di chi produce, trasforma, importa e acquista.

Valore su, volumi giù: il dato che guida tutta la lettura

Secondo EUMOFA, nei primi dieci mesi del 2025 il valore complessivo delle first sales in Europa ha raggiunto circa 3,4 miliardi di euro, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente.
Nello stesso periodo, però, i volumi sono scesi del 3%, confermando un trend già visibile nel confronto con il 2023.

È qui che il dato smette di essere statistica e diventa indicazione di mercato.
Il sistema sta assorbendo meno prodotto, ma a prezzi medi più elevati, soprattutto nelle categorie più sensibili alla disponibilità e ai costi di cattura.

Perché non è una dinamica passeggera

Questa divergenza tra valore e volumi non nasce da un solo fattore. È il risultato di più elementi che si rafforzano a vicenda.

Da un lato, le politiche di gestione della pesca.
Gli accordi per il 2026 tra Unione europea, Norvegia e Regno Unito confermano un orientamento chiaro: quote sempre più legate alle valutazioni scientifiche, riduzioni mirate dove gli stock sono sotto pressione, maggiore prevedibilità ma minore elasticità sull’offerta.

Dall’altro, il contesto economico.
Il calo dei costi del carburante marino nel corso del 2025 ha migliorato la redditività della flotta europea, ma non ha generato un aumento proporzionale delle catture. Un segnale importante: il limite oggi non è solo economico, ma strutturale.

Infine, la domanda.
L’inflazione sui prodotti ittici, soprattutto nel fresco, resta superiore alla media alimentare. Eppure, il mercato assorbe gli aumenti. Questo indica che alcune categorie continuano a essere percepite come strategiche lungo la filiera, anche a fronte di prezzi più alti.

Le categorie che spiegano il cambiamento

Non tutti i segmenti contribuiscono allo stesso modo a questa dinamica.

I piccoli pelagici mostrano una crescita di valore con volumi sostanzialmente stabili.
I cefalopodi, in particolare il polpo, registrano un aumento dei prezzi a fronte di una riduzione delle quantità.
I crostacei mantengono una buona tenuta, con segnali positivi su specie chiave come scampo e gambero.

Sono questi i comparti che, più di altri, aiutano a capire dove si sta spostando il baricentro del mercato europeo.

E l’Italia?

Nel quadro europeo, l’Italia evidenzia una criticità specifica.
Le first sales italiane mostrano un calo più marcato dei volumi rispetto alla media UE, accompagnato da una riduzione del valore complessivo. Un segnale che non va letto come episodio isolato, ma come riflesso di una struttura produttiva più esposta alla contrazione dell’offerta.

In un contesto in cui altri Paesi riescono a compensare i volumi con il valore, per l’Italia la sfida diventa ripensare il posizionamento delle specie, dei canali e dei mercati di sbocco.

Una chiave di lettura per il 2026

Il messaggio che arriva dall’ultima analisi EUMOFA è chiaro:
il mercato ittico europeo non sta semplicemente rallentando, sta cambiando assetto.

Per gli operatori, questo significa una cosa precisa.
Nel 2026 non basterà guardare alle quantità disponibili. Sarà sempre più decisivo capire dove si concentra il valore, quali segmenti reggono la pressione dei prezzi e quali, invece, rischiano di perdere attrattività.

È dentro questo scenario che vanno letti i singoli comparti. A partire da quelli in cui la tensione tra domanda e offerta è già evidente.

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Farina e olio di pesce: nel 2025 volumi in tenuta, Cina più dipendente dall’import e rese sotto osservazione

Farina e olio di pesce: nel 2025 volumi in tenuta, Cina più dipendente dall’import e rese sotto osservazione

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Il 2025 si chiude con segnali incoraggianti per il settore degli ingredienti marini, nonostante alcune zone d’ombra geografiche e sfide legate alle rese biologiche. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’IFFO (The Marine Ingredients Organisation), il panorama globale della farina e dell’olio di pesce mostra una resilienza strategica, trainata dal recupero delle attività estrattive in Sud America.

Il dato più simbolico arriva dal Perù, dove la seconda stagione di pesca nella regione Centro-Settentrionale si è conclusa con la flotta di acciughe che ha sbarcato quasi tutta la quota assegnata, pari a 1,63 milioni di tonnellate. Un elemento positivo per l’offerta mondiale, anche se IFFO invita alla prudenza sulle conclusioni di fine anno: “Si tratta di una notizia positiva; sebbene i dati debbano ancora essere confermati per l’intero anno, prevediamo che il 2025 avrà registrato una produzione leggermente inferiore sia di farina di pesce che di olio di pesce rispetto al 2024”, ha commentato Enrico Bachis, direttore delle ricerche di mercato dell’organizzazione. Il punto, in questo passaggio, non è solo la quantità sbarcata, ma l’effetto combinato tra volumi pescati e performance di resa, che nel 2025 diventa una variabile decisiva soprattutto per l’olio.

Guardando al quadro internazionale, entro novembre 2025 la produzione annuale cumulativa di farina di pesce è risultata in aumento di circa il 2% rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita, secondo IFFO, è stata sostenuta dalla maggior parte delle aree monitorate, con alcune eccezioni che fotografano bene la disomogeneità del mercato: i paesi africani considerati nel campione, l’Islanda e l’area del Nord Atlantico hanno infatti registrato un calo su base annua. In altre parole, l’incremento globale non nasce da un’espansione uniforme, ma da un equilibrio in cui alcune regioni compensano le debolezze di altre.

Sull’olio di pesce la dinamica appare ancora più marcata. La produzione cumulativa fino a novembre 2025 ha mostrato un aumento annuo di circa il 7% rispetto al periodo gennaio-novembre 2024, con un andamento positivo nella maggior parte dei paesi osservati. Ma anche qui emerge un’anomalia rilevante per gli operatori: il Perù, pur confermandosi centrale sul fronte dell’offerta, ha registrato un arretramento legato a rese inferiori. È un dettaglio che pesa perché l’olio, più della farina, risente di variabili biologiche e di processo, e un calo delle rese può incidere sul mercato anche quando i volumi di pesca risultano robusti.

IFFO specifica che queste statistiche derivano dai dati condivisi dai membri in Cile, Danimarca, Isole Faroe, Islanda, Costa d’Avorio, Mauritius, Norvegia, Regno Unito, Stati Uniti, Perù, Sudafrica e Spagna, un perimetro che rappresenta circa il 40% della produzione mondiale di farina di pesce e il 50% di quella di olio di pesce. In termini di lettura di mercato, il campione è sufficientemente significativo per cogliere la traiettoria generale, ma mette in evidenza anche quanto l’assetto globale resti concentrato e sensibile a pochi snodi produttivi.

Se il Sud America contribuisce a stabilizzare la disponibilità, la vera frattura del 2025 è legata alla Cina. La produzione interna cinese di ingredienti marini risulta significativamente inferiore rispetto al 2024, condizionata da costi più elevati e da una redditività più debole per i produttori locali. Con il periodo di picco della pesca già terminato, le aspettative di recupero fino ad aprile 2026 vengono considerate limitate, e la previsione di IFFO è netta: nel 2025 farina e olio di pesce potrebbero registrare una riduzione del 20–30% rispetto ai livelli del 2024. In un mercato dove la Cina è uno dei grandi poli della domanda, questa contrazione interna non resta confinata entro i confini nazionali, ma si traduce immediatamente in maggiore pressione sulle importazioni.

Non a caso, nel 2025 le importazioni globali di farina di pesce da parte della Cina risultano aumentate di circa il 5% rispetto all’anno precedente, con Perù, Vietnam e Cile che si confermano i principali tre fornitori. Il messaggio che arriva ai trader e ai responsabili acquisti è piuttosto diretto: una Cina più “corta” sulla produzione domestica tende a sostenere i flussi d’import e può contribuire a irrigidire il mercato, soprattutto nei momenti in cui altri fattori – come la stagionalità delle catture o la volatilità delle alternative vegetali – riducono lo spazio di manovra.

Sul fronte della domanda, IFFO evidenzia che la produzione nazionale di acquacoltura in Cina continua a crescere e che nel 2025 dovrebbe superare i livelli del 2024. È qui che farina e olio di pesce tornano a mostrarsi non come commodity indistinte, ma come ingredienti strategici. La domanda di farina di pesce legata all’acquacoltura è destinata ad aumentare gradualmente in vista della stagione di pesca di marzo-aprile 2026, trainata in particolare dall’allevamento di gambero bianco nelle aree meridionali (Guangdong, Guangxi, Hainan). In termini pratici, ciò significa che la domanda non si limita a “seguire” l’offerta, ma tende a costruire continuità di assorbimento, soprattutto nei segmenti dove le performance nutrizionali contano e i margini di sostituzione non sono totali.

A rendere il quadro ancora più interessante, e potenzialmente più teso, interviene la dinamica delle materie prime vegetali. Nelle ultime settimane, i prezzi della farina di soia e del mais hanno registrato un aumento, spinto dalla maggiore domanda del settore mangimistico. Quando soia e mais si irrigidiscono, la formulazione dei mangimi entra in una fase più sensibile: non sempre questo si traduce in un aumento meccanico dell’impiego di ingredienti marini, ma può contribuire a sostenere la competitività relativa della farina di pesce in alcune formulazioni, specialmente nelle diete ad alta performance e in fasi produttive dove l’efficienza di crescita e la qualità finale diventano centrali.

In sintesi, il 2025 consegna al settore un doppio segnale. Da un lato, i numeri globali suggeriscono una tenuta complessiva e persino una crescita moderata, favorita dal contributo sudamericano. Dall’altro, il mercato continua a dipendere da variabili che non si misurano solo in tonnellate: rese biologiche, costi di produzione, concentrazione geografica e scelte di importazione della Cina restano fattori determinanti. Per chi opera lungo la filiera ittica, tra approvvigionamento, trasformazione e mangimistica, leggere queste dinamiche significa anticipare dove si sposterà la pressione nei prossimi mesi, più che limitarsi a registrare un saldo annuale.

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La Cina premia la qualità: la nuova rotta dei gamberi punta al segmento premium

La Cina premia la qualità: la nuova rotta dei gamberi punta al segmento premium

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Il mercato cinese dei gamberi sta attraversando una metamorfosi strutturale. I dati consolidati del 2025 delineano uno scenario inedito: per la prima volta, il volume delle importazioni flette leggermente, ma il valore economico continua a correre. Questa forbice indica una verità inequivocabile: il consumatore cinese non cerca più solo la quantità, ma è disposto a pagare un sovrapprezzo per sicurezza alimentare, calibri superiori e facilità di preparazione.

Analisi dei dati: meno massa, più valore

Nel 2025, la Cina ha importato 901.563 tonnellate di gamberi, segnando un calo del 2% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il valore complessivo ha raggiunto i 4,79 miliardi di dollari, con un incremento del 5%. L’aumento dei prezzi medi all’importazione riflette un cambiamento nel comportamento d’acquisto: la domanda si sta spostando dai gamberi crudi surgelati “commodity” verso referenze di alta qualità e prodotti trasformati.

Sebbene l’Ecuador mantenga una posizione dominante (oltre il 70% del mercato), la sua quota è in calo, mentre crescono fornitori capaci di offrire prodotti differenziati. In questo contesto, l’Italia può inserirsi non come fornitore di volume, ma come punto di riferimento per il segmento luxury e gourmet.

Il vantaggio competitivo dell’eccellenza italiana

Mentre giganti come India ed Ecuador si contendono il mercato del “prezzo basso”, l’Italia ha l’opportunità di intercettare il boom dei canali di vendita moderni (e-commerce di fascia alta e catene Horeca di lusso).

  • Qualità e biodiversità: le varietà di gamberi pregiati del Mediterraneo (come il Gambero Rosso o il Viola) si sposano perfettamente con la richiesta cinese di prodotti “top-tier” per la ristorazione d’alto bordo.
  • Trasformazione e ready-to-eat: il mercato cinese premia la capacità di lavorazione. L’industria italiana, leader nel packaging e nelle tecnologie di conservazione, può offrire prodotti pronti al consumo che garantiscano standard di sicurezza e tracciabilità superiori.
  • Sicurezza alimentare: la rigorosa normativa italiana è un marchio di garanzia per un consumatore cinese sempre più attento alla salute e all’origine della materia prima.

Una sfida di posizionamento

Il 2025 insegna che la sfida non si vince sul costo di produzione, ma sul valore aggiunto. Per le aziende italiane, la strategia vincente non è la competizione sui grandi numeri, ma il consolidamento di partnership dirette con i distributori cinesi che servono la nuova classe media, affamata di prodotti sicuri, certificati e dal sapore inconfondibile.

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