Categoria: Pesce In Rete Pagina 7 di 1079

The Mediterranean Sea is particularly vulnerable to marine heatwaves

The Mediterranean Sea is particularly vulnerable to marine heatwaves

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The Mediterranean Sea is particularly vulnerable to marine heatwaves – such as the record-breaking 2022 event, marked by exceptionally high sea surface temperatures – due to the interaction between air–sea heat fluxes and local oceanographic processes, with significant impacts on marine ecosystems and coastal communities.

A new study led by CMCC brings the scientific community closer to identifying the triggers of these extreme events. By analyzing hundreds of marine heatwaves detected through advanced satellite data and clustering analysis, the research shows that persistent subtropical ridges – intrusions of hot air from the African continent into Europe, often informally referred to as “African anticyclones” – play a far greater role than rising atmospheric temperatures alone.

Although subtropical ridges occur frequently in summer, forming roughly every two days, it is their persistence that creates the critical conditions for marine heatwaves. At the onset of such events, these ridges become stationary, halting the usual eastward movement of weather systems.

When ridges settle over the Mediterranean basin for five or more consecutive days, prevailing winds weaken, the sea stops dispersing heat, and surface waters warm rapidly.

Three typical examples of marine heatwaves (MHWs) in the Mediterranean (above) and the corresponding atmospheric circulation (below). Source: “Mediterranean summer marine heatwaves triggered by weaker winds under subtropical ridges,” Nature Geoscience.
Three typical examples of marine heatwaves (MHWs) in the Mediterranean (above) and the corresponding atmospheric circulation (below). Source: “Mediterranean summer marine heatwaves triggered by weaker winds under subtropical ridges,” Nature Geoscience.

“Our study identifies the favorable conditions that precede marine heatwaves and shows that they are triggered by persistent subtropical ridges that weaken strong winds in the area,” explains Ronan McAdam, CMCC researcher and co-author of the study.

The findings reveal that 63.3%, 46.4% and 41.3% of marine heatwaves in the western, central, and eastern Mediterranean respectively occur during periods characterized by both subtropical ridges and weak wind conditions – a striking concentration, given that such conditions only occur 8.6% to 14.6% of all summer days.

When subtropical ridges persist for several days, the resulting decline in wind speed reduces the heat loss from ocean to atmosphere. This loss accounts for more than 70% of the total heat flux in affected regions, driving most of the sea temperature rise.

“It is very rewarding to identify the mechanisms behind a phenomenon we have been studying for years,” says Giulia Bonino, lead author of the study.

Furthermore, the probability ratios across the three Mediterranean clusters – 26 events in the western basin, 18 in the central, and 14 in the eastern – show that when a subtropical ridge and weak winds occur simultaneously, the likelihood of a marine heatwave increases by four to five times.

This statistical relationship lays the foundation for more accurate forecasting systems, which could help protect marine ecosystems and the industries that depend on them from future extreme events. For instance, in the Gulf of Lion, subsurface temperatures rose by nearly 7°C in just two days during the most extreme heatwaves, highlighting how rapidly these events can develop and the urgent need for precise forecasts and effective responses.

“It was an excellent collaboration between oceanographers and meteorologists – combining expertise and passion makes the difference,” adds McAdam. By integrating high-resolution ocean data with meteorological insights, the team demonstrated that early-warning systems can go beyond simple temperature thresholds, incorporating the physical dynamics that truly trigger these events.

As the Mediterranean Sea warms faster than the global average, knowing exactly when a marine heatwave is about to strike becomes crucial. “Our work highlights previously unidentified processes that are essential for accurately representing Mediterranean marine heatwaves,” McAdam concludes. “These results are vital to improving forecasting systems and Earth system models, marking a fundamental step towards effective early-warning and mitigation strategies in the region.”

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Scozia e Giappone: missione commerciale apre nuove rotte per il settore ittico

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L’agenda politica e commerciale della settimana ha acceso i riflettori su Tokyo e Osaka, dove una missione istituzionale britannica ha confermato la centralità del settore ittico scozzese nelle relazioni economiche con il Giappone. Il viaggio, guidato dal Ministro dell’Ufficio per la Scozia Kirsty McNeill, ha messo al centro dell’attenzione i prodotti ittici scozzesi, già ben posizionati sul mercato nipponico e ora pronti a espandere ulteriormente la propria presenza.

Il Giappone rappresenta uno dei mercati più solidi e selettivi a livello globale. Qui lo sgombro scozzese ha conquistato un ruolo di rilievo: oggi copre circa il 20% delle importazioni totali, un salto notevole rispetto al 2% del 2019. Anche il salmone scozzese, dopo anni di predominio norvegese, sta riconquistando spazi interessanti, segnale di una strategia di lungo periodo che unisce qualità, origine certificata e sostenibilità.

Seafood Scotland, dieci anni di eccellenza alla fiera di Tokyo

Alla Japan International Seafood & Technology Expo, Seafood Scotland ha presentato una delegazione di aziende che, da dieci anni consecutivi, si confrontano con buyer, chef e media giapponesi. L’edizione 2025 ha rafforzato questa presenza con il sostegno diretto del governo scozzese e con un obiettivo chiaro: consolidare la reputazione del settore ittico scozzese come sinonimo di eccellenza.

Il contesto della missione va oltre il solo export di prodotti. Gli incontri tra istituzioni e grandi gruppi industriali giapponesi hanno incluso anche temi legati alla transizione energetica e all’innovazione tecnologica, settori che dialogano sempre più da vicino con la filiera alimentare. Per il comparto ittico, questo significa maggiore attenzione alla logistica, alla tracciabilità e alle infrastrutture di supporto.

Il messaggio della tre giorni in Giappone è chiaro: la Scozia vuole posizionarsi come partner strategico per Tokyo non solo sul fronte energetico, ma anche nella fornitura di alimenti di alta gamma. La qualità dei prodotti ittici, la capacità organizzativa di Seafood Scotland e la spinta del governo britannico creano un terreno fertile per nuove opportunità.

Export ittico Scozia–Giappone: dati e trend

Il commercio tra Scozia e Giappone ha registrato negli ultimi cinque anni una crescita costante, con particolare attenzione ai prodotti ittici di alta qualità.

Lo sgombro scozzese oggi rappresenta circa il 20% dello sgombro importato in Giappone, contro il 2% del 2019, diventando la specie simbolo dell’export. Anche il salmone scozzese, dopo anni di predominio norvegese, sta riconquistando quote grazie a strategie di promozione basate su provenienza e sostenibilità.

Secondo i dati ufficiali, nel 2024 le esportazioni totali scozzesi verso il Giappone hanno raggiunto 484 milioni di sterline, di cui una parte significativa legata al comparto agroalimentare e ittico. La domanda di prodotti certificati, tracciabili e premium rimane un driver fondamentale per il mercato giapponese.

L’inserimento del settore ittico scozzese nelle missioni istituzionali e nelle fiere come la Japan International Seafood & Technology Expo conferma una strategia di lungo termine: rafforzare la reputazione di qualità e consolidare rapporti con acquirenti e chef in un mercato che detta standard globali in materia di consumo ittico.

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Pesca siciliana in crisi: la denuncia di Confcommercio Agrigento

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La situazione che sta vivendo la marineria di Sciacca è il simbolo della profonda crisi della pesca siciliana, denunciata in questi giorni da Confcommercio Agrigento come uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Le imprese della filiera si trovano strette tra provvedimenti nazionali e regionali che limitano l’attività e la mancanza di un quadro uniforme di regole nel Mediterraneo, dove flotte straniere continuano a operare senza le stesse restrizioni.

Il divieto imposto dal Masaf sulla cattura del gambero rosso dal 7 agosto al 5 settembre ha colpito duramente le marinerie siciliane e l’indotto commerciale. Una misura che, secondo il presidente di Confcommercio Agrigento Giuseppe Caruana e il presidente dell’associazione commercianti ittici Antonino Lo Bue, non ha trovato un corrispettivo equilibrio a livello internazionale: mentre i pescherecci siciliani restano fermi, barche provenienti da altri Paesi continuano a sfruttare la risorsa, generando un effetto distorsivo sul mercato.

Ad aggravare ulteriormente il quadro arriva l’anticipo al primo settembre del fermo biologico. Una scelta che, pur motivata dalla necessità di tutelare gli stock ittici, di fatto paralizza anche la parte commerciale della filiera. Senza sostegni economici concreti, centinaia di imprese rischiano di rimanere senza lavoro proprio nei mesi cruciali per la sostenibilità economica delle famiglie.

La denuncia di Confcommercio è chiara: la crisi della pesca siciliana non può essere affrontata solo con divieti unilaterali. L’associazione chiede al presidente della Regione Renato Schifani e alle istituzioni nazionali ed europee di attivarsi subito, garantendo indennizzi per le imprese coinvolte e aprendo la strada a veri accordi bilaterali che stabiliscano regole uniformi nel Mediterraneo.

In una lettera inviata al governatore, l’associazione ha sottolineato che il 2025 potrebbe diventare l’anno più drammatico per il comparto. “Non è accettabile – affermano Caruana e Lo Bue – che il Mediterraneo sia sfruttato da tutti ma tutelato solo da alcuni. La politica deve assumersi le proprie responsabilità e agire subito”.

La crisi non riguarda soltanto Sciacca: investe tutte le marinerie siciliane e rischia di travolgere l’intera catena del valore, dai produttori agli operatori commerciali. Per molti, il nodo centrale resta la mancanza di una politica mediterranea condivisa che impedisca squilibri competitivi e garantisca la sopravvivenza di un settore che in Sicilia ha ancora un forte peso sociale ed economico.

La crisi della pesca siciliana richiede risposte immediate. Senza misure concrete e accordi multilaterali, le imprese rischiano di pagare un prezzo insostenibile, mentre la concorrenza estera continua a operare senza vincoli.

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UE e Vietnam, cooperazione strategica contro la pesca INN

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L’apertura ufficiale di Vietfish 2025 a Ho Chi Minh City, capitale economica del Vietnam, ha offerto all’Unione Europea l’occasione per ribadire l’importanza della cooperazione tra UE e Vietnam contro la pesca INN, tema cruciale per il futuro del commercio internazionale dei prodotti ittici. Nel suo intervento, l’ambasciatore Julien Guerrier, capo della delegazione UE in Vietnam, ha definito il Paese “partner affidabile e resiliente”, confermando il sostegno europeo a condizione che vengano rispettati con rigore gli standard contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

L’UE ha assicurato assistenza tecnica per il rafforzamento dei sistemi di tracciabilità e per il monitoraggio dei pescherecci, elementi essenziali per garantire trasparenza e legalità lungo tutta la filiera. Guerrier ha anche evidenziato che l’accesso al mercato europeo, tra i più esigenti a livello globale, dipende dall’applicazione efficace delle regole anti-INN e dalla capacità del Vietnam di prevenire le incursioni in acque straniere.

Vietnam, oltre il 7% dell’export ittico mondiale

Il peso del Vietnam nel commercio mondiale dei prodotti ittici resta significativo: con oltre il 7% della quota globale, il Paese si conferma tra i principali esportatori. Nei primi sette mesi del 2025, la produzione ha superato i 5,5 milioni di tonnellate, per un valore di esportazioni pari a 6,2 miliardi di dollari. L’obiettivo, secondo il presidente dell’associazione VASEP Do Ngoc Tai, è consolidare l’industria come pilastro economico nazionale entro il 2030, puntando a ricavi tra i 14 e i 16 miliardi di dollari annui.

Per raggiungere tale traguardo, l’industria vietnamita ha avviato un percorso di rinnovamento che integra sostenibilità e modernizzazione: dalla ristrutturazione della pesca d’altura alla digitalizzazione dei processi, passando per investimenti in logistica e trasformazione. Al centro, rimane la necessità di soddisfare le richieste dell’Unione Europea, che attraverso la cooperazione mira a garantire un commercio più equo e responsabile.

Il settore ittico internazionale osserva con attenzione questo dialogo: il rispetto delle normative contro la pesca INN non rappresenta soltanto una condizione per mantenere l’accesso al mercato europeo, ma anche un banco di prova per la credibilità globale del Vietnam. Una sfida che, se vinta, potrà rafforzare la cooperazione tra UE e Vietnam contro la pesca INN come modello di governance condivisa tra mercati e istituzioni.

La cooperazione tra UE e Vietnam contro la pesca INN segna un passaggio decisivo. Le prospettive di crescita del settore vietnamita dipendono dalla capacità di unire espansione economica e sostenibilità, trasformando una sfida in opportunità.

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Spagna, cresce l’import di gambero: Ecuador copre quasi metà del totale

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Come segnala la Cámara Nacional de Acuacultura dell’Ecuador, le importazioni di gambero in Spagna hanno registrato nel primo semestre 2025 un incremento del 6% in volume e del 10% in valore rispetto al 2024. L’organizzazione, che rappresenta produttori ed esportatori ecuadoriani del settore acquacolturale, evidenzia il ruolo sempre più centrale del mercato iberico per l’industria mondiale del crostaceo.

All’interno di questo incremento complessivo, l’Ecuador copre la quota più significativa delle importazioni spagnole, con 39.731 tonnellate pari al 47% del totale. Seguono l’Argentina con 18.158 tonnellate (22%) e la Cina con 6.900 tonnellate (8%), mentre il restante 23%, pari a 19.141 tonnellate, è distribuito tra una pluralità di fornitori minori. La crescita dell’Ecuador (+33% rispetto al 2024) contrasta con la flessione argentina (-21%), mentre la Cina mette a segno un +10%, segnale di una presenza in consolidamento.

Sul piano strutturale, la tendenza conferma un andamento positivo: tra il 2023 e il 2025 le importazioni di gambero in Spagna hanno registrato una crescita media annua del 3% nei primi sei mesi dell’anno. Non un semplice rimbalzo congiunturale, ma un rafforzamento della domanda che si consolida nel tempo.

Per la filiera europea, la Spagna si conferma hub strategico: non solo tra i principali mercati di consumo, ma anche piattaforma di redistribuzione verso altri Paesi dell’Unione. La leadership dell’Ecuador, la contrazione argentina e l’avanzata cinese mostrano uno scenario competitivo in trasformazione, con effetti potenziali sui prezzi e sulla disponibilità di prodotto nei prossimi mesi.

Le importazioni di gambero in Spagna crescono, trainate dall’Ecuador che copre quasi metà del totale. Argentina arretra, Cina avanza, e Madrid si consolida come punto nevralgico del commercio europeo del crostaceo.

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