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Il dibattito internazionale porta al centro un tema cruciale: l’innovazione resiliente nella filiera ittica. L’espressione “innovazione resiliente”, ripresa anche dal report BCG “Most Innovative Companies 2025”, non indica solo la capacità di introdurre nuovi prodotti o processi, ma quella di farlo in modo da resistere a shock esterni – dai blocchi logistici al meteo estremo – garantendo continuità e redditività.
In altre parole, innovare non basta. Innovare in modo resiliente nel settore ittico significa assorbire i colpi e uscirne più forti, integrando ridondanze intelligenti, dati affidabili e processi flessibili. Un esempio concreto: lanciare nuove referenze RTE o RTC non è sufficiente se dipendono da un’unica specie o area di approvvigionamento; la resilienza richiede ricette sostituibili, più origini certificate e pack che allungano la shelf-life.
Maggiore biosicurezza, tracciabilità e gestione efficiente delle biomasse
La fotografia FAO pubblicata a giugno 2024 conferma l’urgenza di questo approccio: la produzione mondiale di pesca e acquacoltura ha raggiunto il record di 223,2 milioni di tonnellate nel 2022, con l’acquacoltura che per la prima volta ha superato la cattura nella produzione di animali acquatici. Una crescita che porta con sé la necessità di maggiore biosicurezza, tracciabilità e gestione efficiente delle biomasse.
Sul fronte tecnologico, la cosiddetta agentic AI – sistemi di intelligenza artificiale capaci di agire per obiettivi – sta già trovando applicazioni nella filiera: automazione delle etichette e dei dossier di conformità, simulazioni di rischio per le forniture, riallocazione dei volumi tra canali in base a margini e scadenze. Il valore non deriva solo dall’algoritmo, ma dalla capacità delle aziende di ripensare i processi e mettere ordine nei dati.
Per le imprese italiane della filiera ittica l’agenda è chiara: partire da progetti pilota in grado di dimostrare impatti concreti su tempi di consegna, riduzione degli sprechi e margini per SKU. Un impianto di trasformazione può testare l’AI agentica per automatizzare controlli e previsioni; un’azienda di acquacoltura può misurare FCR e mortalità con sistemi di visione artificiale; la distribuzione può sperimentare assortimenti locali e pricing dinamico. L’obiettivo non è rincorrere mode tecnologiche, ma rafforzare la capacità di competere in un mercato sempre più selettivo.
La filiera ittica italiana ed europea non può limitarsi a innovare: deve innovare in modo resiliente. Significa costruire sistemi capaci di reggere agli urti e trasformare le crisi in vantaggio competitivo, rafforzando margini, sostenibilità e continuità operativa.
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L’articolo Innovazione resiliente: la chiave per competere nella filiera ittica proviene da Pesceinrete.
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