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La freschezza è il primo criterio citato spontaneamente nella scelta dei prodotti ittici, con il 31%, davanti al prezzo (27%). La sostenibilità interessa una quota crescente di consumatori, ma incide soprattutto quando accompagna caratteristiche già considerate importanti, come qualità, salute e sicurezza alimentare.
La sostenibilità interessa sempre di più i consumatori, ma quando arriva il momento di acquistare pesce e frutti di mare sono ancora le caratteristiche del prodotto a orientare la scelta. La freschezza viene prima del prezzo, mentre qualità, gusto e benefici per la salute continuano a influenzare le preferenze.
È quanto emerge dalla ricerca internazionale 2026 commissionata dall’Aquaculture Stewardship Council (ASC), che ha coinvolto 14.795 consumatori di prodotti ittici in 14 Paesi, tra febbraio e marzo.
L’indagine, realizzata da The Conversation Studio, fotografa abitudini e atteggiamenti dichiarati dagli intervistati. I risultati permettono di comprendere come si sta evolvendo la percezione del seafood, senza confondere le intenzioni di acquisto con i dati effettivi di vendita.
La freschezza supera il prezzo nelle scelte spontanee
Il 31% degli intervistati indica la freschezza come primo elemento considerato spontaneamente nell’acquisto di prodotti ittici. Il prezzo segue con il 27%, mentre la qualità raggiunge il 15%.
Il confronto con il 2024 mostra un cambiamento significativo: allora era il prezzo a guidare le risposte, con il 36%, e la freschezza si fermava al 16%.
Il prezzo mantiene comunque un ruolo importante. Quando agli intervistati viene proposto un elenco di criteri tra cui scegliere, torna infatti davanti alla freschezza. La diversa formulazione delle domande restituisce così un quadro più articolato delle priorità del consumatore.
Anche le motivazioni generali di consumo confermano il peso delle caratteristiche del prodotto: gusto e piacere di mangiare pesce sono citati dal 31%, seguiti dalla salute (27%) e dai benefici nutrizionali (19%).
Quanto ai consumi, la ricerca registra un saldo netto positivo di due punti percentuali tra coloro che dichiarano di aver aumentato o diminuito il consumo di prodotti ittici. È un’inversione rispetto alla precedente rilevazione ASC, ma non equivale a una crescita del 2% dei volumi mondiali consumati.
La sostenibilità interessa, ma raramente guida da sola l’acquisto
Quando si chiede spontaneamente quali aspetti contino nella scelta del prodotto ittico, soltanto il 3% cita la sostenibilità. La percentuale sale al 10% quando viene presentato un elenco di criteri e chi risponde deve scegliere quelli più rilevanti.
L’attenzione cambia sensibilmente quando si esaminano le preferenze generali. Il 78% degli intervistati si riconosce almeno moderatamente nell’affermazione secondo cui, a parità di caratteristiche, preferisce un prodotto meno dannoso per le persone e per l’ambiente. Il 69% manifesta analogo interesse per gli alimenti accompagnati da indicazioni di sostenibilità.
Entrambi gli indicatori sono aumentati di oltre dieci punti percentuali rispetto al 2024.
Il confronto mette in luce una distinzione importante: essere favorevoli alla sostenibilità non significa necessariamente considerarla prioritaria davanti allo scaffale.
Per produttori e distributori, il dato suggerisce di collegare gli impegni ambientali e sociali alle caratteristiche che il consumatore cerca già nel prodotto, attraverso informazioni precise e verificabili.
In Italia la sostenibilità entra nel confronto tra prodotti
La ricerca comprende anche un campione di 1.092 consumatori italiani.
In Italia, l’11% degli intervistati inserisce la sostenibilità tra i tre fattori più rilevanti nella scelta di pesce e frutti di mare, quando viene proposto un elenco di possibili criteri. Il risultato è vicino alla media internazionale del 10%, mentre la Svizzera raggiunge il 17% e il Giappone si ferma all’1%.
Il dato conferma che l’importanza attribuita alla sostenibilità cambia sensibilmente da un mercato all’altro. Per le aziende presenti su più mercati diventa quindi rilevante adattare il modo di presentare le informazioni alle priorità dei diversi consumatori.
Certificazioni e fiducia, cosa emerge dal confronto ASC
Un altro risultato riguarda l’affidabilità delle informazioni sulla sostenibilità dei prodotti ittici.
Le certificazioni indipendenti sono indicate come fonte più affidabile dal 21% dei consumatori, rispetto all’11% attribuito ai distributori e all’11% ai marchi commerciali.
Nel confronto tra i marchi di certificazione dell’acquacoltura inclusi nella ricerca, ASC raggiunge il 46% di riconoscibilità, davanti a BAP (24%) e GGN (19%). Anche la fiducia dichiarata risulta superiore per ASC, con il 66%, rispetto al 47% di BAP e al 46% di GGN.
Nei test comparativi sulle confezioni, effettuati su 9.195 partecipanti, i prodotti con etichetta ASC sono stati inoltre giudicati più affidabili e hanno ottenuto una maggiore propensione dichiarata all’acquisto rispetto alle alternative esaminate.
Questi risultati vanno letti considerando che l’indagine è stata commissionata da ASC e che il confronto riguarda esclusivamente i marchi testati. Non costituiscono una misura delle vendite effettive né dimostrano una superiorità generale di un sistema di certificazione rispetto agli altri.
Per la filiera, il punto più interessante riguarda il ruolo delle informazioni verificabili. Il tema si collega a quanto già approfondito da Pesceinrete nell’analisi sulla fiducia del consumatore e comprensibilità delle etichette ittiche: la riconoscibilità di un’informazione è importante quanto la capacità di comprenderne il significato.
Per buyer, trasformatori e distribuzione, la ricerca indica una direzione precisa: costruire proposte in cui freschezza, qualità, prezzo e sostenibilità siano presentati in modo coerente. La certificazione può contribuire a distinguere prodotti comparabili, mentre informazioni comprensibili aiutano il consumatore a riconoscere il valore della filiera.
Il crescente interesse dichiarato per la sostenibilità rappresenta quindi un’opportunità commerciale, la cui effettiva traduzione in acquisti dipenderà anche dalla capacità delle imprese di rendere quel valore riconoscibile nel prodotto.
Fonte: ASC Consumer Survey 2026 e presentazione completa dei risultati.
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