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Un nuovo piano di sette anni per le specie di fondo dell’Adriatico e maggiori opportunità per la lampuga nel 2027. Le decisioni CGPM di interesse per la pesca italiana comprendono anche il passaggio alla gestione di lungo periodo di nasello e gamberi, insieme al rafforzamento dei controlli e a nuovi indirizzi per l’acquacoltura.
Nell’Adriatico la biomassa delle cinque specie considerate dal piano di gestione è cresciuta. Nel Mediterraneo, la lampuga risulta pescata in modo sostenibile. Da questi risultati parte la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) per aggiornare i piani di gestione di attività che coinvolgono direttamente leflotte italiane.
Il comunicato diffuso dalla FAO il 30 ottobre riassume gli esiti della riunione, alla quale hanno partecipato rappresentanti di venticinque Paesi. Il pacchetto comprende 11 raccomandazioni vincolanti e due risoluzioni: per la pesca italiana, i capitoli principali riguardano l’Adriatico e le risorse condivise nei bacini centrali del Mediterraneo.
Adriatico, un piano di sette anni per le specie di fondo
La Commissione ha approvato un nuovo piano di gestione di sette anni per cinque specie demersali dell’Adriatico, le specie che vivono in prossimità del fondale. L’obiettivo è consolidare i risultati ottenuti con il precedente programma.
La biomassa è aumentata per tutte e cinque le specie considerate. Livelli di sfruttamento sostenibili sono stati raggiunti per triglia, nasello e sogliola, oltre che per lo scampo in alcune aree dell’Adriatico.
Per i piccoli pelagici dell’Adriatico sono stati inoltre adottati nuovi limiti di cattura per il 2027, un altro capitolo dell’intesa sulle possibilità di pesca. Acciughe e sardine rientrano già nel quadro dei piani di gestione di lungo periodo della CGPM.
Lampuga, più opportunità di pesca nel 2027
Per la lampuga, la valutazione scientifica aggiornata nel 2026 ha confermato uno sfruttamento sostenibile, con una biomassa in buone condizioni e una pressione di pesca inferiore al livello massimo raccomandato. Su questa base i Paesi hanno concordato maggiori opportunità di pesca per il 2027.
Il piano entra nella fase 2027–2031: le valutazioni annuali guideranno l’adeguamento delle misure. La gestione resta estesa all’intero Mediterraneo, coerentemente con il carattere migratorio della specie, e per la prima volta vengono inclusi limiti di cattura per Algeria ed Egitto.
Resta la chiusura annuale dal 1° gennaio al 14 agosto per la pesca con dispositivi di concentrazione del pesce, i FAD, e per quella ricreativa. La misura serve a proteggere la lampuga, in particolare gli esemplari più piccoli.
Nasello e gamberi, la gestione diventa di lungo periodo
Il passaggio dai piani pluriennali alla gestione adattativa di lungo periodo riguarda anche i gamberi rossi di profondità nello Stretto di Sicilia, nello Ionio e nel Mar di Levante, oltre al nasello e al gambero rosa nello Stretto di Sicilia.
Per le flotte italiane che operano su queste risorse, la novità è il passaggio a piani di lungo periodo, con misure adattabili all’andamento degli stock e alle nuove valutazioni scientifiche.

Controlli e acquacoltura, gli altri impegni della Commissione
Il pacchetto rafforza anche il sistema di valutazione della conformità, dopo l’esame dei risultati del primo anno di applicazione. Secondo Neil Ansell, presidente del Comitato per la conformità, il meccanismo ha fornito un quadro dettagliato del rispetto degli obblighi da parte dei Paesi: limiti alle catture, quote, comunicazione dei dati e misure di monitoraggio e controllo. Dove emergono carenze, consente di concordare le azioni successive e l’assistenza necessaria.
La cooperazione riguarda inoltre i sistemi di monitoraggio delle imbarcazioni e le ispezioni congiunte, con uno scambio di informazioni sostenuto dal portale dedicato alla sorveglianza delle flotte e da GFCM-Lex, l’archivio regionale delle legislazioni nazionali. La CGPM lega questi interventi all’obiettivo di garantire condizioni di concorrenza eque tra i Paesi.
Per l’acquacoltura, le due risoluzioni introducono linee guida sul benessere dei pesci marini allevati e sulla gestione delle attrezzature abbandonate, perse o dismesse. Sul benessere, il lavoro dell’Università di Creta, nell’ambito del Centro dimostrativo mediterraneo per l’acquacoltura dei pesci marini, ha contribuito a definire un approccio che tiene conto delle condizioni operative degli allevamenti.
Le linee guida sulle attrezzature puntano a prevenirne la perdita, migliorarne la segnalazione e il recupero e favorirne il riutilizzo e il riciclo, riducendo l’impatto ambientale delle attività.
Nel 2027, a dieci anni dalla Dichiarazione MedFish4Ever, i Paesi si riuniranno per adottare una nuova dichiarazione ministeriale e definire la visione regionale della pesca e dell’acquacoltura sostenibili per il decennio successivo.
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