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Il rinnovo della flotta peschereccia italiana mette a confronto l’ammodernamento delle unità esistenti e le nuove costruzioni. La scelta dipende dalle condizioni della nave, dai lavori necessari e dai risultati ottenibili su struttura, apparati e vita a bordo. Per gli armatori, l’investimento richiede anche ricavi capaci di sostenerlo nel tempo.
Rinnovare la flotta peschereccia significa decidere con quali navi la pesca professionale italiana potrà lavorare nei prossimi anni. Struttura dello scafo, motorizzazione e organizzazione degli spazi incidono sulla sicurezza degli equipaggi, sui consumi e sui costi di gestione. Per le imprese armatrici, investire su questi aspetti richiede anche una prospettiva economica che consenta di recuperare il capitale impiegato.
Il negoziato europeo sui finanziamenti alla pesca per il 2028–2034 riguarda anche il rinnovo delle navi. Nella posizione negoziale adottata il 29 settembre 2026, il Consiglio UE contempla investimenti sulle unità esistenti e sulle nuove costruzioni, con salvaguardie sulla capacità di pesca.
La scelta tra refitting e nuova costruzione riguarda dunque l’efficacia della spesa: quali miglioramenti si possono ottenere sull’unità esistente e quali limiti restano dopo i lavori. Su questo confronto interviene Nicola Giacalone, DT Giacalone Shipyard, che propone di puntare sulle nuove unità.
“Investire denaro in pescherecci già vecchi secondo me avrebbe poco senso”, sostiene. La sua indicazione è esplicita: “A mio avviso andrebbero ricostruite le unità navali”.
Il limite degli interventi parziali
Il refitting può comprendere lavori di diversa profondità, anche sugli impianti e sulla propulsione. Il confronto con una nuova costruzione richiede quindi di precisare quali componenti della nave si intendono rinnovare e quali risultati si cercano.
La struttura richiede una valutazione complessiva
Giacalone concentra la sua critica sui lavori limitati agli ambienti abitativi. Rinnovare cabine, cucine e spazi comuni risponde alle esigenze quotidiane dell’equipaggio, ma non equivale a un ammodernamento complessivo dell’unità. “Possiamo migliorare la qualità della vita, ma certamente non miglioriamo la stabilità”, osserva.
La preferenza di Giacalone per una nuova costruzione nasce dalla possibilità di considerare “la totalità della costruzione”, progettando insieme scafo, motorizzazione e organizzazione degli spazi in funzione dell’attività di pesca. Su una nave esistente, gli stessi obiettivi devono confrontarsi con caratteristiche progettuali già definite, che possono condizionare la fattibilità e il costo dei lavori.
Questo confronto richiede una valutazione della singola imbarcazione: l’età, da sola, non ne stabilisce la sicurezza o l’idoneità alla navigazione. Per l’armatore, occorre stimare la spesa complessiva, i limiti che rimarrebbero dopo l’intervento e la prospettiva di impiego della nave.

Motori e vita a bordo nello stesso progetto
Cabine, cucine e climatizzazione incidono sulle condizioni in cui l’equipaggio vive e riposa durante le uscite in mare. Giacalone descrive “cucette vecchie, cucette un po’ deteriorate” e osserva che “gli impianti di climatizzazione lasciano molto a desiderare”, richiamando anche le condizioni delle cucine. Riconosce quindi l’utilità dei lavori su questi ambienti: “Un refitting di una nave fa sempre bene”.
Sul fronte della propulsione, Giacalone richiama l’impiego di motori di vecchia generazione, concepiti con una minore attenzione al contenimento delle emissioni. La valutazione riguarda quindi anche i consumi di carburante e l’affidabilità degli apparati, con effetti sui costi e sulla continuità dell’attività di pesca.
Anche i motori possono essere sostituiti o ammodernati su una nave esistente. L’articolo 18 del regolamento FEAMPA contempla il sostegno a questi interventi per i pescherecci fino a 24 metri di lunghezza fuori tutto, con vincoli sulla potenza e specifici requisiti di ammissibilità.
L’incertezza sui ricavi frena le nuove costruzioni
Giacalone collega la cautela degli armatori anche alle scelte delle istituzioni nazionali ed europee. A suo giudizio, il sostegno al rinnovo della flotta deve accompagnarsi a condizioni che rendano remunerativa l’attività di pesca e consentano alle imprese di sostenere l’investimento in una nuova nave.
Il criterio economico che richiama è la possibilità di chiudere i bilanci con “utili anziché perdite”.
Per gli armatori, i rincari del carburante fanno aumentare subito i costi delle uscite in mare. I ricavi della pesca, spiega Giacalone, non crescono con la stessa rapidità: “Per aumentare i ricavi ci vuole più tempo rispetto a come aumentano i prezzi dei carburanti”.
Secondo Giacalone, questa incertezza rende difficile per gli armatori programmare gli investimenti in nuove unità e valutare se l’attività potrà sostenerne la spesa negli anni.
La scelta tra refitting e nuova costruzione tiene insieme le condizioni dell’imbarcazione e la capacità dell’impresa di sostenere la spesa. Quando i miglioramenti sull’esistente non giustificano l’investimento, il rinnovo richiede che una nuova nave sia un’opzione economicamente praticabile per l’armatore.

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