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Europêche, ETF, EFFAT e Copa-Cogeca contestano l’assenza di un impegno esplicito a rivedere la Politica comune della pesca nella Visione 2040, presentata ieri. Seas At Risk e LIFE accolgono favorevolmente l’impostazione della Commissione, chiedendo piena applicazione delle regole e finanziamenti coerenti con gli obiettivi della strategia.
Fra le organizzazioni che accolgono positivamente la Visione 2040 c’è anche una rappresentanza di pescatori: LIFE, la rete europea della piccola pesca a basso impatto. La sua posizione è essenziale per comprendere il confronto aperto dalla presentazione della strategia: sulla necessità di riformare la Politica comune della pesca le rappresentanze degli operatori esprimono valutazioni diverse.
Europêche, le federazioni sindacali ETF ed EFFAT e Copa-Cogeca considerano indispensabile aggiornare il quadro legislativo. LIFE e Seas At Risk ritengono prioritario utilizzare pienamente gli strumenti già disponibili, evitando una riapertura della PCP che potrebbe indebolirne le garanzie ambientali.
Il dissenso riguarda quindi il percorso con cui affrontare le difficoltà della pesca europea. Entra nelle scelte sulle imbarcazioni, nelle prospettive dei lavoratori e nella destinazione delle risorse pubbliche: quali investimenti sostenere e quali operatori mettere nelle condizioni di realizzarli.
Produttori e sindacati chiedono una revisione mirata
Per i firmatari del comunicato congiunto, migliorare l’attuazione delle norme non basta quando gli ostacoli sono contenuti nella legislazione stessa. La richiesta di revisione della PCP nel 2027, avanzata prima della presentazione della Visione, resta pertanto il punto decisivo.
Le organizzazioni ritengono che il quadro uscito dalla riforma del 2013 debba adeguarsi alle trasformazioni climatiche, alla Brexit e alle crisi geopolitiche ed energetiche. Collegano questa esigenza al ridimensionamento della produzione e dell’occupazione europee e alle difficoltà dell’acquacoltura.
Javier Garat, presidente di Europêche, sintetizza la delusione con una formula netta: “Una Visione senza revisione della PCP è lettera morta”. Nella lettura dei firmatari, gli interventi annunciati perdono efficacia se lasciano irrisolte le disposizioni considerate inadeguate.
La richiesta riguarda, tra l’altro, rinnovo della flotta, decarbonizzazione, semplificazione e obbligo di sbarco. Elli Tsiforou, segretaria generale di Copa-Cogeca, riconduce questi dossier alla possibilità di continuare a investire e produrre: le imprese devono poter valutare il proprio futuro attraverso condizioni sufficientemente stabili e prevedibili.
La critica è rivolta alla capacità degli strumenti proposti di rendere raggiungibili gli obiettivi della strategia. Su questo terreno si incontrano le richieste delle imprese e quelle dei sindacati, che chiedono di accompagnare la competitività con sicurezza e qualità dell’occupazione.
Crespo chiede una proposta nella prima metà del 2027
Carmen Crespo Díaz, presidente della commissione Pesca del Parlamento europeo, porta il confronto sul calendario legislativo. Chiede di inserire la riforma nel Programma di lavoro 2027 della Commissione e di presentare una proposta nella prima metà dell’anno, per consentire il successivo esame di Parlamento e Consiglio entro la legislatura.
La dichiarazione della Crespo richiama la risoluzione approvata dall’Europarlamento lo scorso 17 settembre. È una sollecitazione a darle seguito legislativo.
Crespo segnala inoltre l’assenza di una proposta concreta per modificare il piano pluriennale del Mediterraneo occidentale e di una soluzione per le 87 aree chiuse alla pesca di fondo nel quadro della normativa sull’accesso alle acque profonde.
Se la Commissione non agirà in tempo, la presidente prospetta una relazione d’iniziativa legislativa ai sensi dell’articolo 225 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Attraverso questo strumento il Parlamento può chiedere la presentazione di una proposta: la riforma richiederebbe comunque i successivi passaggi legislativi.
LIFE e Seas At Risk puntano sulla piena attuazione
La posizione espressa da Seas At Risk e Low Impact Fishers of Europe parte da una diagnosi differente: la PCP contiene già strumenti per ricostituire le popolazioni ittiche, proteggere gli ecosistemi e sostenere il futuro delle comunità costiere. Occorre applicarli pienamente e con continuità.
Le due organizzazioni riconoscono nella Visione priorità che sostengono da tempo: trattamento equo della piccola pesca, opportunità per le nuove generazioni e gestione delle attività fondata sul funzionamento degli ecosistemi.
Accolgono quindi positivamente l’attenzione all’attuazione e l’assenza di una valutazione d’impatto annunciata per una possibile riforma della PCP. Seas At Risk teme che riaprire il quadro legislativo possa offrire occasioni per ridurre le protezioni ambientali proprio quando sarebbe necessario renderle effettive.
Monica Verbeek, direttrice esecutiva dell’organizzazione, individua nella volontà politica e nei finanziamenti le condizioni per trasformare gli orientamenti in risultati. Marta Cavallé, segretaria esecutiva di LIFE, lega questo percorso a una pesca con minori impatti e basse emissioni, capace di distribuire più equamente i benefici delle risorse marine.
Il sostegno alla Commissione è dunque accompagnato da richieste precise. Per LIFE e Seas At Risk conta anche chi riceverà il sostegno pubblico. Le organizzazioni temono che le scelte sul bilancio europeo possano favorire interessi della pesca industriale rispetto ai pescatori a basso impatto e alle comunità costiere.
La disponibilità dei fondi e i criteri con cui saranno assegnati diventano così parte sostanziale del confronto sulla strategia.
Le aperture su acquacoltura e lavoro
Anche il comunicato critico di produttori e sindacati riconosce alcuni passi positivi. I firmatari accolgono favorevolmente la proposta annunciata per affrontare gli ostacoli normativi e amministrativi dell’acquacoltura. Chiedono che produca semplificazione effettiva, maggiore coerenza delle regole e condizioni prevedibili per gli investimenti.
Sul lavoro, l’ETF valuta positivamente l’impegno a integrare nel diritto europeo gli standard internazionali di formazione del personale dei pescherecci. La segretaria generale Livia Spera ritiene tuttavia insufficienti le azioni previste per migliorare sicurezza, condizioni professionali e attrattività della pesca, richiamando anche le difficoltà dei lavoratori nel Mediterraneo.
Per l’acquacoltura, Enrico Somaglia, segretario generale dell’EFFAT, chiede che il riconoscimento dell’importanza di occupazione di qualità e condizioni sicure sia sostenuto da un quadro legislativo più solido. Lo sviluppo produttivo deve accompagnarsi a un miglioramento delle condizioni di chi lavora.
Queste aperture chiariscono la natura del dissenso: i firmatari riconoscono l’utilità di alcune iniziative, ma ne contestano l’ambizione complessiva e continuano a chiedere una revisione mirata della PCP.
Il Programma di lavoro 2027 offrirà un primo riscontro alle richieste di riforma. Sui finanziamenti, la verifica sarà altrettanto concreta: quali interventi verranno sostenuti, con quali requisiti e a beneficio di quali operatori.
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