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Tre giorni di incontri nell’Alto Adriatico hanno messo davanti alla commissione Pesca del Parlamento europeo problemi diversi ma collegati: difendere la molluschicoltura dalle specie invasive e garantire condizioni economiche che consentano alle marinerie di continuare a operare e investire. Dopo la missione, il passaggio decisivo è trasformare queste esigenze in strumenti e risorse europee.

Il granchio blu che colpisce la molluschicoltura del Delta del Po e i costi che pesano sulle marinerie appartengono a dossier differenti, ma pongono la stessa questione: quanto è diventato difficile per pesca e acquacoltura adattarsi senza perdere capacità produttiva e reddito.

È il quadro emerso dalla missione della commissione Pesca del Parlamento europeo nell’Alto Adriatico. Dal 21 al 23 settembre la delegazione ha visitato Chioggia, la laguna di Scardovari, Goro, Cesenatico e Ancona, incontrando pescatori, cooperative, produttori di molluschi, organizzazioni di rappresentanza, istituzioni e mondo scientifico.

Il comunicato conclusivo del Parlamento europeo restituisce un quadro segnato dall’impatto delle trasformazioni ambientali, delle specie invasive e delle difficoltà economiche sulle attività ittiche dell’area.

Tra i componenti della delegazione anche Giuseppe Lupo (S&D), che al termine dei tre giorni di incontri ha dichiarato a Pesceinrete: “La missione della Commissione Pesca del Parlamento europeo nell’Adriatico ci ha permesso di ascoltare direttamente le imprese, le cooperative e i lavoratori”, ha dichiarato.

Granchio blu, il mercato non sostituisce il contenimento

Nel Polesine e a Goro il confronto si è concentrato soprattutto sulla molluschicoltura e sui danni provocati dalla diffusione del granchio blu.

Le cooperative stanno cercando di adattarsi anche attraverso la cattura e la valorizzazione commerciale della specie invasiva. Per Lupo, però, i due piani devono restare distinti.

“La pesca e la commercializzazione del granchio blu possono contribuire a questo sforzo, ma la priorità resta contenere la diffusione e salvaguardare la produzione di vongole, cozze e ostriche”.

È il nodo centrale. Creare un mercato per il granchio blu può recuperare valore dalle catture e contribuire alla rimozione della specie, ma non equivale a proteggere la molluschicoltura.

Una filiera stabile di contenimento del granchio blu richiede infatti che cattura, trasformazione e mercato procedano insieme, mentre la tutela delle produzioni più esposte continua a dipendere da monitoraggio, ricerca e capacità di intervento.

Lupo indica quindi tre esigenze: sostegno alle imprese colpite, investimenti nella ricerca e strumenti adeguati alle specificità dei territori.

A Cesenatico torna il problema della redditività

A Cesenatico la prospettiva cambia. Al centro non c’è una singola emergenza ambientale, ma la capacità della pesca professionale di mantenere condizioni economiche sostenibili.

“Abbiamo approfondito le esigenze della pesca nell’Adriatico a partire dai costi di gestione, dalla necessità di garantire prospettive ai pescatori tenendo insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale, con un’attenzione forte al ricambio generazionale”, ha spiegato Lupo.

Il passaggio è rilevante perché riporta la sostenibilità anche sul terreno dell’impresa. Reddito, capacità di investimento e ricambio generazionale sono legati: se diminuisce la possibilità di remunerare il lavoro e programmare investimenti, diventa più difficile anche attirare nuovi operatori.

Il ricambio generazionale è del resto uno dei nodi ormai esplicitamente riconosciuti nelle politiche europee per pesca e acquacoltura, insieme alla necessità di rafforzare competitività, resilienza e capacità di investimento del settore.

Dopo la missione, il banco di prova è europeo

Il valore della missione si misurerà adesso su ciò che accadrà dopo la visita.

La capodelegazione Isabelle Le Callennec (PPE) ha annunciato l’intenzione di riportare a Bruxelles le questioni emerse nell’Alto Adriatico, collegandole anche alla revisione della Politica comune della pesca. Tra i temi indicati figurano obbligo di sbarco, capacità di pesca, controlli, burocrazia, quote, concorrenza sleale e pesca illegale da parte dei Paesi terzi.

Lupo concentra invece l’attenzione sulle risorse.

“Queste esigenze devono trovare risposte concrete nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea. Servono risorse adeguate dedicate alla pesca e all’acquacoltura come proposto nella posizione del Parlamento europeo”.

È qui che la missione nell’Alto Adriatico supera la dimensione della visita istituzionale. Il prossimo ciclo finanziario europeo dovrà confrontarsi con problemi che nei territori sono già operativi: imprese chiamate a reagire alle specie invasive, produzioni da proteggere, costi da sostenere e una nuova generazione di operatori da rendere possibile.

Granchio blu e molluschicoltura richiedono adattamento, ricerca e interventi mirati. Costi e ricambio generazionale pongono direttamente il problema della tenuta economica delle imprese.

Le risposte non sono necessariamente le stesse. Il punto comune è un altro: trasformare quanto ascoltato nell’Adriatico in strumenti coerenti con le condizioni reali di pesca e acquacoltura.

È su questo passaggio che andrà misurato il seguito della missione.

L’articolo Pesca, le priorità dell’Alto Adriatico arrivano a Bruxelles proviene da Pesceinrete.

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