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Divieto di raccolta amatoriale delle telline, la proposta Agripesca

Anapi Pesca e Unci agroalimentare sostengono la linea

Non cessa l’esigenza di una gestione efficace e sostenibile della tellina, una specie di rilevante interesse economico (e ambientale) per il comparto della pesca costiera.

Telline, fondamentali per l’equilibrio marino

L’importanza delle telline

Come noto, il periodo primaverile, ed in particolare il mese di aprile, rappresenta una fase biologicamente sensibile per la specie, coincidente con la fase riproduttiva. In tale contesto, il fermo dell’attività di pesca professionale comunicato dal Consorzio Gestione Molluschi di Roma costituisce una misura fondamentale per la tutela ed il ripopolamento dello stock.

Tuttavia, l’efficacia di tale misura rischia di essere compromessa dalla prosecuzione delle attività di raccolta amatoriale, che possono incidere in maniera significativa sulla risorsa.

Agripesca, Anapi Pesca e Unci agroalimentare propongono l’adozione di una misura che disponga, per l’intero mese di aprile 2026, il divieto di raccolta amatoriale dei molluschi bivalvi vivi della specie Tellina (Donax trunculus), in concomitanza con il fermo della pesca professionale.

La proposta prevede:

  • l’estensione    temporanea  del    divieto    di    prelievo    della   specie Donax trunculus anche alle attività di raccolta amatoriale;
  •  l’applicazione della misura nelle aree interessate dall’attività di pesca professionale della specie;
  •  il coordinamento della misura con il fermo tecnico già previsto per il comparto professionale, al fine di garantirne la piena efficacia.

La misura è destinata ad avere carattere temporaneo e limitato al solo periodo biologicamente più sensibile, senza incidere in modo strutturale sulle attività amatoriali.

La proposta si basa sui seguenti principi:

  • Coerenza gestionale, garantendo l’allineamento tra pesca professionale e attività amatoriale;
  • tutela della risorsa biologica, attraverso la riduzione complessiva dello sforzo di prelievo nel periodo riproduttivo;
  • equità tra operatori, evitando squilibri derivanti da limitazioni applicate esclusivamente al comparto professionale;
  • prevenzione dell’illegalità, contrastando possibili fenomeni di commercializzazione irregolare di prodotto non tracciato;
  • tutela della salute pubblica, riducendo il rischio di immissione sul mercato di prodotto privo delle necessarie certificazioni sanitarie.

“La misura intende rafforzare l’efficacia del fermo biologico della pesca professionale, favorire il ripopolamento della specie nel periodo riproduttivo, garantire una gestione sostenibile e integrata della risorsa, prevenire distorsioni del mercato e pratiche illegali, assicurare maggiori garanzie sotto il profilo igienico- sanitario”, spiega il presidente di Agripesca, Mario Serpillo.

La proposta di Agripesca è molto sensibile alla biodiversità

Alla luce delle considerazioni esposte, ritieniamo che l’estensione del divieto anche alla raccolta amatoriale rappresenti una misura necessaria, proporzionata e coerente con gli obiettivi di tutela della risorsa e di gestione sostenibile della pesca.

La proposta si configura come intervento mirato e temporaneo, in grado di rafforzare l’efficacia delle misure già adottate dal comparto professionale, contribuendo al contempo alla salvaguardia dell’ecosistema marino e alla corretta regolazione del mercato.

Si resta a disposizione per eventuali approfondimenti tecnici e per la definizione operativa della misura.

Allarme, nuovo granchio alieno nei mari italiani

Individuato, in Sicilia, un esemplare di Gonioinfradens giardi, specie originaria del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano

Non solo granchio blu. Un nuovo ospite tropicale vive nella fauna marina italiana, il Gonioinfradens giardi, specie originaria del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, già da tempo ospite nel Mediterraneo orientale.

Le caratteristiche del granchio

Ora la specie è stata individuata anche nelle acque italiane: è accaduto a Portopalo di Capo Passero, nella Sicilia sud-orientale. La scoperta, opera del ricercatore Francesco Tiralongo, insieme alla biologa Paola Leotta, conferma il trend; specie nate per vivere in mari più caldi stanno avanzando sempre più verso ovest, spinte dal riscaldamento climatico e dalla loro notevole adattabilità. Il ritrovamento, avvenuto grazie alla collaborazione di un pescatore professionista, Alfonso Barone, da anni collaboratore del progetto di citizen science “AlienFish”, è una femmina in parte danneggiata dalle reti, ma in perfetto stato di conservazione. E’ stata catturata a poco più di 10 metri di profondità con una rete da posta. La specie è stata documentata e identificata grazie a un’attenta analisi morfologica condotta presso il laboratorio sulla fauna marina dell’università di Catania.

Prima nell’Egeo poi in Sicilia

La presenza di Gonioinfradens giardi nel Mediterraneo è recente: il primo avvistamento risale al 2010 a Rodi, in Grecia. Da allora il granchio ha progressivamente colonizzato varie aree dell’Egeo, del Levante e dello Ionio. Con il ritrovamento in Sicilia, la specie raggiunge il punto più occidentale mai documentato nel bacino, un’indicazione chiara del suo processo di espansione in corso. “È tuttavia molto probabile che la specie sia già più diffusa di quanto immaginiamo”, spiega Tiralongo. “Il problema è che assomiglia a diversi altri granchi della famiglia Portunidae, e può quindi passare inosservata ai pescatori meno esperti, ma anche ai biologi”.

Il cambiamento climatico, con acque sempre più calde e condizioni ambientali più favorevoli a specie di origine tropicale, sta amplificando il fenomeno. A ciò si aggiunge la capacità ecologica del granchio di adattarsi a diversi habitat, dalle praterie sommerse ai fondali sabbiosi.

Le consuegenze della scoperta è importante

L’arrivo di una nuova specie aliena non è mai un fatto neutro: può alterare gli equilibri ecologici, competere con specie autoctone, introdurre nuove dinamiche predatore-preda. “Non è ancora chiaro quale impatto avrà Gonioinfradens giardi sugli ecosistemi marini italiani, ma l’esperienza con altri crostacei invasivi, come il granchio blu americano, il Callinectes sapidus, rende necessario un monitoraggio attento e continuo”, annota Tiralongo.

Il caso conferma anche l’importanza della collaborazione con il mondo della pesca. “L’esemplare è stato infatti consegnato da una famiglia di pescatori locali, che svolgono un ruolo essenziale nel riconoscere novità e segnalarle tempestivamente alla comunità scientifica tramite il progetto AlienFish”, spiega ancora il ricercatore.

Mari sempre più caldi

L’articolo scientifico sarà pubblicato nei primi mesi del 2026 sulla rivista internazionale “Mediterranean Marine Science”.

Come sta il Mediterraneo?

Il Mediterraneo è oggi il mare con la più alta percentuale di specie aliene al mondo. Molte arrivano attraverso il Canale di Suez, altre tramite il trasporto navale, altre ancora sfruttano semplicemente il nuovo clima caldo del bacino.

Questa nuova segnalazione conferma una tendenza ormai evidente: la biodiversità mediterranea si trova nel pieno di una trasformazione storica. “Non stiamo assistendo a fenomeni isolati – le parole di Tiralongo – il mosaico di specie del Mediterraneo sta cambiando rapidamente. Documentare, monitorare e comprendere questi cambiamenti è fondamentale per predisporre strategie di gestione efficaci”.

Il ritrovamento di Gonioinfradens giardi è quindi non solo un nuovo tassello nella mappa delle invasioni biologiche, ma anche un campanello d’allarme sul ritmo con cui il Mare Nostrum diventa sempre più tropicale.

Tonno rosso, l’UE avrà un aumento delle quote di pesca del 17%

Accordo per il prossimo triennio, alla flotta europea assegnate dall’ICCAT oltre 25mila tonnellate annue

Conclusa con esito favorevole per l’industria ittica europea la riunione annuale dell’ICCAT (Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico). L’Unione Europea ha incassato, non senza fatica, un consistente aumento delle possibilità di pesca del tonno rosso.

Importanti decisioni prese circa il tonno

L’accordo fissa la nuova quota totale ammissibile di catture (TAC) per il prossimo triennio a 48.403 tonnellate annue a livello globale, misura che si traduce in un aumento specifico del 17% per lo stock dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo. L’incremento porta il totale disponibile a 25.164 tonnellate l’anno.

I piani di ricostituzione dello stock

Costas Kadis, il commissario europeo per la Pesca e gli oceani, ha sottolineato come quasi vent’anni fa lo stock di tonno rosso fosse prossimo all’esaurimento ed ora la situazione è molto cambiata. La strategia di recupero, avviata nel 2007 attraverso un piano pluriennale concordato tra UE e ICCAT, è basata su rigorose misure di conservazione, controlli severi e una gestione scientifica, ed ha permesso alla specie di tornare a prosperare. Secondo il Commissario, l’aumento delle quote riflette la fiducia nel processo di conservazione, dimostrando che la sostenibilità ambientale può tradursi in stabilità delle quote e migliori redditi per i pescatori, anziché in una loro contrazione.

Le altre misure per lo squalo mako ed il tonno obeso

Il tavolo negoziale ha affrontato la gestione di altre specie marine con esiti alterni. L’ICCAT ha deliberato una riduzione del numero di catture consentite per lo squalo mako pinna corta meridionale, con l’obiettivo di rafforzarne la protezione e accelerarne il recupero biologico. È stato inoltre espresso sostegno per l’avvio di un processo di discussione sull’assegnazione delle TAC per il tonno pinna gialla, necessario per risolvere le attuali criticità legate al superamento dei limiti. Di segno opposto, invece, il negoziato sul tonno obeso: l’ICCAT non ha trovato l’accordo sulla proposta europea che mirava ad aumentare la quota totale ammissibile per allinearla ai pareri scientifici disponibili.

In attesa di comprendere come la notizia si tradurrà in quote per i pescatori italiani, Mario Serpillo, presidente di Agripesca, ha espresso soddisfazione: “Intanto incassiamo la buona notizia. Ma ci mettiamo subito al lavoro per portare avanti le necessità delle nostre marinerie“.

Il ruolo dell’ICCAT

L’ICCAT si conferma, dunque, organismo centrale per la governance delle risorse ittiche nell’area.

Trancio di tonno

In qualità di Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca (ORGP), è responsabile della conservazione dei tonni e delle specie affini nell’Oceano Atlantico e nei mari adiacenti. Alle sessioni di lavoro hanno partecipato delegazioni provenienti da 52 parti contraenti, tra cui l’Unione Europea, che rappresenta e tutela gli interessi aggregati degli Stati membri in un contesto di gestione delle risorse condivise.

Nuovo utilizzo per il granchio blu, ora diventa cibo per gatti

Si cercano nuove strade per utilizzare il crostaceo

Il granchio blu, specie invasiva che sta cambianbo l’ecosistema dell’Adriatico, potrebbe trasformarsi da problema a risorsa, diventando (anche) ingrediente per la produzione di cibo per gatti. Pescato in grandi quantità, potrebbe avere un possibile utilizzo virtuoso nell’industria del pet food, che già in molti casi ricorre alle farine di pesce.

Nuova vita per il granchio blu

La struttura del progetto

Il progetto di FilBlu, una filiera che mette insieme diversi soggetti (il consorzio delle cooperative di pescatori del Polesine, le università di Milano e Padova e la start-up Feed from food da esse generata; l’azienda Sanypet-Forza10 che produce il nuovo paté, la catena di punti vendita «L’isola dei tesori» che si occupa della distribuzione) sta mettendo in pratica un nuovo utilizzo. I proventi, al netto dei costi e delle tasse, verranno destinati allo stesso progetto che punta a dare una nuova prospettiva agli operatori del settore ittico, che nell’ultimo biennio hanno subito perdite considerevoli.

L’iniziativa è stata presentata nello stabilimento di Forza10 a Bagnoli di Sopra (Padova) dove la produzione in forma di «special edition» è già cominciata. Sostanzialmente dal granchio blu – ma volendo anche solo dalla parte di scarto che non viene utilizzata per l’alimentazione umana -, attraverso un processo meccanico di disidratazione e triturazione si ricava una materia prima seconda, una sorta di granulato da utilizzare come ingrediente nelle formulazioni di cibo per animali. Si è partiti dal gatto, anche perché il sapore del granchio è più affine alla abituale dieta dei felini. La distribuzione è iniziata nei circa 370 negozi della catena specializzata o ora si attende il test più importante, quello del gradimento da parte dei consumatori finali, gli amati quadrupedi. Se il riscontro sarà positivo le filiera si strutturerà per operare su una scala più vasta. 

L’impatto del granchio blu sull’economia ittica

«Nel 2023, c’è stata la prima invasione su vasta scala e la nostra pesca di vongole è stata decimata – le parole di Paolo Mancin, presidente del Consorzio delle cooperative di pescatori del Polesine -. Tiravamo su le vongole e contemporaneamente i granchi blu che se le stavano mangiando. Circa 1.500 pescatori hanno visto in poche settimane crollare le loro entrate».

Un’immagine ravvicinata del pericoloso crostaceo

Quei pescatori, nel giro di due anni, si sono ridotti di un terzo. «Oggi siamo meno di mille – conferma ancora Mancin -, gli altri hanno dovuto cambiare lavoro». 

Oggi è la Giornata Mondiale del tonno

Metà del tonno pescato viene da fonti certificate sostenibili

Ogni anno vengono sbarcati 2,8 milioni di tonnellate di tonno proveniente da attività di pesca certificate MSC, pari alla metà delle catture globali. Un aumento reso possibile anche dalla certificazione, negli ultimi 5 anni, di otto nuove attività di pesca valutate sostenibili secondo lo Standard MSC per la pesca sostenibile; tra queste troviamo la Kyowa-Meiho, la prima pesca giapponese del tonno con reti a circuizione a ottenere la certificazione; la pesca del tonno rosso australe australiano; e la pesca del tonno dell’Atlantico del Senegal, la prima in Africa occidentale a soddisfare lo Standard MSC.

MSC Marine Stewardship Council è un’organizzazione non profit che promuove la salute degli oceani attraverso un programma per la pesca sostenibile basato sulla Teoria del cambiamento, che vede pescatori,
aziende del settore ittico e consumatori uniti in un circolo virtuoso capace di promuovere miglioramenti nella pesca attraverso un aumento della domanda di prodotti ittici da fonti sostenibili.

I volumi sostenibili

Il volume di tonno MSC venduto nel mondo è cresciuto del 24% su base annua arrivando a quasi 300.000 tonnellate metriche al 31 marzo 2025, secondo i nuovi dati pubblicati da MSC nell’ultima edizione del suo Sustainable Tuna Yearbook. I dati comprendono il tonno venduto nelle categorie fresco, surgelato, in conserva, in piatti pronti o pet food.

In Italia si è registrato un aumento del +256% del volume di tonno certificato MSC negli ultimi 4 anni, pari a 13.000 tonnellate di materia prima certificata1. Un aumento che testimonia la resilienza e la centralità
della sostenibilità nell’operato dei principali operatori del settore, nonostante la contrazione del mercato, le sfide legate all’inflazione e l’aumento dei costi produttivi.

Le quote in vendita in Italia

Il tonno certificato rappresenta in Italia il 20% dei volumi totali di prodotto ittico MSC; di questi oltre il 91% è utilizzato per il tonno in conserva, in linea con il mercato nazionale.

Sugli scaffali della grande distribuzione italiana sono presenti oltre 200 referenze di tonno certificato MSC in un’ampia gamma di prodotti che vanno dalla classica conserva, alle insalate di tonno e ai tramezzini. Analizzando le specie, è interessante notare come quest’anno per la prima volta il tonnetto striato abbia superato il tonno a pinne gialle, arrivando a rappresentare il 56% del volume totale di tonno certificato MSC nel nostro Paese.

Il tonno, gigante del mare

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