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Federpesca chiede regole che consentano il rinnovo delle imbarcazioni, strumenti finanziari accessibili anche alle piccole imprese e risorse dedicate alla pesca. Francesca Biondo indica nella revisione della PCP, nella distinzione tra spazi per sicurezza ed effettiva capacità di cattura e nel sostegno pubblico agli investimenti le priorità da affrontare dopo Visione 2040.
Rinnovare la flotta richiede di affrontare insieme i vincoli normativi e quelli economici. È su questi due piani che Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca, sviluppa la propria valutazione della Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura.
“La Visione 2040 è un’occasione importante, ma una migliore attuazione delle regole attuali non basta: serve rivedere le regole stesse.”
Nelle sue risposte, Biondo distingue gli interventi che ritiene possibili attraverso una gestione più attenta dai cambiamenti che richiedono, secondo Federpesca, la revisione del regolamento di base della Politica comune della pesca.
Capacità di pesca e ammodernamento della flotta
Il primo vincolo individuato da Biondo è il criterio con cui viene misurata la capacità di pesca: stazza e potenza motrice. La criticità, nella sua analisi, riguarda gli aumenti di stazza legati a interventi per sicurezza, abitabilità ed efficienza energetica, che possono avvenire senza un incremento della capacità effettiva di cattura.
“Chi vuole rendere più sicura una barca, offrire spazi di vita dignitosi all’equipaggio o installare sistemi più efficienti aumenta spesso la stazza, senza pescare un chilo di pesce in più.”
Per questo Federpesca accoglie positivamente la valutazione sugli indicatori complementari annunciata per il 2027 dalla Commissione europea. Biondo ne indica il risultato atteso: “Chiediamo che porti a una distinzione chiara tra lo spazio dedicato a sicurezza, abitabilità ed efficienza energetica e la reale capacità di catturare pesce.”
A questo si aggiunge il vincolo economico. Biondo sottolinea che i fondi europei sostengono poco o nulla la costruzione di nuove imbarcazioni e richiama la presenza di molte barche che hanno superato i trent’anni. Nella sua valutazione, una flotta così anziana comporta maggiori consumi, minore sicurezza e difficoltà nell’attrarre giovani.
“Ripetiamo un concetto che per noi è centrale: rinnovare la flotta non significa pescare di più, ma pescare meglio.”
L’equilibrio con le risorse, sostiene, può essere garantito anche con nuove imbarcazioni, mantenendo i limiti alle catture e allo sforzo di pesca.
Gli interventi possibili e la revisione della PCP
Tra le misure affrontabili con interventi mirati, Biondo indica la semplificazione burocratica, un accesso più rapido ai fondi europei, il rafforzamento della ricerca scientifica e della raccolta dei dati, insieme al confronto con i pescatori prima delle decisioni.
In questo ambito colloca anche la revisione dei piani pluriennali di gestione, valutando gli effetti delle misure già adottate, senza intervenire sul regolamento di base.
Tra i nodi che considera invece da sciogliere nella PCP del 2013, oltre alla misurazione della capacità di pesca, richiama l’obbligo di sbarco, che descrive come difficile da applicare alle pesche multispecifiche del Mediterraneo. Segnala inoltre l’assenza di strumenti per adattare la gestione agli effetti del cambiamento climatico.
“Infine, la PCP deve dare alla sostenibilità economica e sociale lo stesso peso di quella ambientale.”
La richiesta di Federpesca è che la revisione entri nel Programma di lavoro della Commissione per il 2027, con tempi definiti e proposte legislative concrete.
Garanzie e credito per le piccole imprese
Sul fronte degli investimenti, Biondo riconosce l’utilità di garanzie e capitali privati, ma descrive una flotta italiana composta in gran parte da piccole imprese, spesso familiari, con margini ridotti dal caro gasolio e dal calo del pescato.
Perché questi strumenti funzionino anche per loro, indica garanzie pubbliche che coprano una quota elevata del finanziamento, procedure semplici, tempi certi e importi accessibili anche per interventi di piccola scala.
Chiede inoltre un accompagnamento tecnico, che può passare dalle associazioni e dalle organizzazioni di produttori, e un sistema bancario che conosca il settore e consideri l’imbarcazione e l’attività di pesca come basi credibili per il credito.
“Altrimenti questi strumenti finiranno per premiare solo le imprese più grandi.”
Un fondo dedicato nel bilancio 2028–2034
“Le garanzie, comunque, non possono sostituire il sostegno pubblico diretto.”
Da questa premessa nasce la richiesta rivolta al Governo per il negoziato sul prossimo bilancio europeo: “Al Governo chiediamo di difendere nel negoziato sul bilancio 2028–2034 un fondo dedicato alla pesca, con risorse riservate e adeguate.”
Il rischio indicato da Biondo è che, confluendo in strumenti più ampi, le risorse per la pesca entrino in competizione con altre priorità e si riducano.
Tra le destinazioni prioritarie del sostegno pubblico, Federpesca indica il rinnovo delle imbarcazioni, la transizione energetica, il sostegno ai giovani e strumenti stabili contro le crisi energetiche e climatiche.
“Una pesca senza risorse certe non può programmare investimenti, ammodernare la flotta né garantire il ricambio generazionale.”
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