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UNCI Agroalimentare propone una clausola climatica mediterranea nella futura PCP. Chiede inoltre la revisione di WestMed, condizioni operative più omogenee tra i Paesi del bacino e misure per accompagnare le imprese nella transizione: semplificazione, rinnovo della flotta, garanzie finanziarie, sostegno ai giovani e alle cooperative.
UNCI Agroalimentare chiede di inserire nella futura Politica comune della pesca una “Clausola Climatica Mediterranea” che imponga l’integrazione dei fattori ambientali e climatici nei modelli di valutazione e gestione degli stock. La proposta è illustrata da Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’associazione, nelle risposte sulla Visione 2040.
L’associazione valuta positivamente la volontà della Commissione europea di migliorare l’attuazione della Politica comune della pesca. Nella sua analisi, molte criticità italiane derivano anche da interpretazioni eccessivamente restrittive e dalla stratificazione di vincoli amministrativi che hanno ridotto la competitività delle imprese.
Scognamiglio distingue quindi gli interventi realizzabili nell’attuale quadro dalle questioni strutturali per le quali UNCI chiede una revisione sostanziale della PCP: gestione delle risorse, piano WestMed e parità delle condizioni operative nel Mediterraneo.
Clima, WestMed e regole nel Mediterraneo
UNCI chiede di rivedere un principio di gestione che definisce “esclusivamente basato sulla mortalità da pesca”. Nelle risposte, Scognamiglio sostiene che la PCP abbia attribuito alla pressione di pesca il ruolo di principale variabile di influenza sugli stock e giudica questo approccio incompleto alla luce del peso crescente dei cambiamenti climatici e ambientali.
Richiama le evidenze scientifiche sugli effetti dell’aumento della temperatura del mare, dell’acidificazione, delle specie invasive, dei fenomeni anossici e delle modificazioni delle catene trofiche. La clausola proposta dovrebbe imporre l’integrazione di questi fattori nei modelli con cui vengono valutati e gestiti gli stock.
A questa richiesta affianca la riforma di WestMed. Secondo l’associazione, il sistema fondato sulla riduzione lineare dello sforzo non ha sempre prodotto i risultati biologici previsti, mentre ha generato effetti economici e occupazionali significativi per le marinerie.
“Occorre superare l’automatismo che collega il recupero degli stock esclusivamente alla riduzione delle giornate di pesca.”
Scognamiglio chiede anche di incentivare una ricerca che sia al passo con le condizioni attuali del settore. Contesta un’impostazione che giudica poco aderente alla realtà e concentrata sulla sostenibilità ambientale, chiedendo che venga considerata anche la sostenibilità economica delle famiglie dei pescatori.
Il terzo punto è la parità delle condizioni operative. UNCI richiama la concorrenza con flotte di altri Paesi che, secondo l’associazione, sfruttano gli stessi stock senza essere soggette all’intero sistema europeo di restrizioni, controlli e vincoli. La proposta di un “Level Playing Field Mediterraneo” punta a regole progressivamente omogenee tra tutti i Paesi del bacino per la gestione delle risorse condivise.
Gli interventi possibili nell’attuale PCP
Tra le misure che UNCI ritiene affrontabili senza modificare il regolamento di base figurano la semplificazione degli adempimenti e la revisione delle modalità applicative dell’e-logbook, il giornale di pesca elettronico, e dei sistemi di controllo elettronico.
Scognamiglio chiede inoltre misure adeguate per il ricambio generazionale e maggiori investimenti sui pescherecci e nelle attività a terra, destinati all’innovazione e al risparmio energetico.
Per le organizzazioni di produttori chiede un ruolo centrale nel coordinare il contenimento e lo sviluppo delle catture e la loro commercializzazione, così da favorire un prezzo equo al produttore. Sul FEAMPA, UNCI domanda maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, snellimento burocratico, minori costi aggiuntivi per i beneficiari e facilitazioni per la piccola pesca.
Flotta e credito nelle richieste di UNCI
Per UNCI, l’ammodernamento della flotta è una delle questioni centrali per il futuro della pesca europea. Scognamiglio indica un’età media delle imbarcazioni italiane superiore a trent’anni e sottolinea che molte barche sono state progettate in un contesto tecnologico diverso dall’attuale. L’obiettivo indicato è migliorare sicurezza, condizioni di lavoro ed efficienza energetica, senza aumentare la capacità di pesca.
UNCI chiede una distinzione, nella valutazione della stazza, per gli incrementi legati alle esigenze operative e alla sicurezza degli equipaggi. Propone scafi di nuova generazione e materiali ecosostenibili, per consentire agli armatori singoli o associati di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza a bordo attraverso l’innovazione tecnologica. Sono interventi che, secondo l’associazione, il FEAMPA dovrebbe accogliere.
Nella valutazione di UNCI, stazza lorda e potenza motrice, espresse in GT e kW, non rappresentano adeguatamente la pressione effettivamente esercitata sulle risorse.
“Una nave moderna può essere più lunga, più sicura e più efficiente sotto il profilo energetico senza necessariamente esercitare una maggiore pressione sulla risorsa.”
La richiesta è superare la rigidità del sistema basato su stazza e potenza e introdurre indicatori più evoluti, che considerino consumi energetici, selettività degli attrezzi, dotazioni tecnologiche, qualità e sicurezza del lavoro. UNCI chiede anche di rivedere gli indicatori di squilibrio strutturale: le limitazioni legate agli SHI e ai meccanismi di presunto squilibrio, sostiene, impediscono in molti casi l’accesso agli investimenti e ostacolano il rinnovo.
UNCI ribadisce che una nave più moderna non deve essere automaticamente assimilata a una nave con maggiore capacità di cattura.
“L’ammodernamento deve essere considerato come investimento nella sicurezza, nella transizione energetica e nella competitività, non come incremento della pressione sugli stock.”
Sul fronte finanziario, UNCI riconosce l’importante opportunità offerta da garanzie pubbliche e capitali privati. Sottolinea però che microimprese, piccole imprese familiari, cooperative armatoriali e di servizi a bassa capitalizzazione e pescatori artigianali incontrano difficoltà nell’utilizzare strumenti complessi, pensati per realtà industriali di grandi dimensioni.
Per questo propone un fondo europeo di garanzia dedicato alla pesca, con garanzie pubbliche specifiche che riducano il rischio percepito dagli istituti finanziari. Chiede procedure semplificate, osservando che molte imprese rinunciano ai finanziamenti per la complessità amministrativa pur avendo i requisiti.
UNCI chiede inoltre di riconoscere alle cooperative della pesca e dell’acquacoltura un ruolo prioritario nella canalizzazione degli investimenti, perché consentono di aggregare domanda, servizi e capacità progettuale. Un’altra condizione riguarda la liquidità iniziale:
“Occorre aumentare il livello di anticipazione dei contributi e ridurre il fabbisogno di liquidità iniziale richiesto alle imprese.”
Le cinque priorità per il bilancio 2028–2034
Nel negoziato sul prossimo bilancio europeo, UNCI chiede al Governo italiano di difendere cinque priorità:
- Un piano straordinario per il rinnovo della flotta, con risorse specifiche per sicurezza, efficientamento energetico, decarbonizzazione e qualità delle condizioni di lavoro.
- Un fondo permanente per il ricambio generazionale, attraverso un “Pacchetto Giovani Pesca Europeo” con premi di primo insediamento, copertura dei brevetti professionali e accesso agevolato al credito.
- Un fondo Mediterraneo per la resilienza climatica, dedicato agli effetti del cambiamento climatico, alle specie invasive, alle mucillagini, all’anossia e alle emergenze ambientali.
- Il sostegno alle cooperative e alle organizzazioni di produttori, che l’associazione considera il principale strumento di aggregazione economica e sociale del comparto.
- La difesa della sovranità alimentare europea, riconoscendo la pesca come settore strategico per l’approvvigionamento alimentare, la sicurezza economica delle comunità costiere, l’occupazione e la presenza produttiva europea nel Mediterraneo.
Per Scognamiglio, la Visione 2040 può rappresentare una svolta positiva se supera un’impostazione esclusivamente restrittiva. La sostenibilità ambientale, ribadisce, deve procedere insieme a quella economica e sociale, perché “non può esistere tutela del mare senza uomini e donne che continuino a vivere e lavorare sul mare.”
L’associazione chiede più innovazione, sicurezza, giovani, cooperazione e sostenibilità. Contesta politiche che continuino a ridurre flotta e occupazione senza considerare gli effetti reali del cambiamento climatico, le esigenze produttive e la sovranità alimentare europea e italiana.
“La pesca italiana deve essere accompagnata nella transizione, non accompagnata alla dismissione.”
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