Mese: Dicembre 2025 Pagina 2 di 26

Il Regno Unito prepara lo stop alla bollitura delle aragoste vive

Il Regno Unito prepara lo stop alla bollitura delle aragoste vive

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Il tema dello stop alla bollitura delle aragoste vive nel Regno Unito entra ufficialmente nel dibattito istituzionale sul benessere animale. Nell’ambito della nuova strategia governativa dedicata all’animal welfare, il governo del Regno Unito ha annunciato l’intenzione di fornire indicazioni chiare secondo cui pratiche come la bollitura di crostacei ancora coscienti non sono considerate accettabili alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.

Si tratta di un indirizzo politico e tecnico, inserito in un documento strategico, e non di un divieto penale già formalizzato. Il valore del passaggio risiede però nella direzione tracciata: il tema del benessere animale viene esteso in modo esplicito anche a specie come aragoste, granchi, gamberi e scampi, oltre a polpi e calamari, tradizionalmente escluse dalle riflessioni normative più strutturate.

La posizione britannica si colloca in continuità con il percorso avviato nel 2022, quando il Regno Unito ha riconosciuto formalmente decapodi e cefalopodi come esseri senzienti, cioè capaci di provare dolore e sofferenza. Da quel momento, il confronto si è progressivamente spostato dal piano teorico a quello operativo, interrogando le modalità con cui queste specie vengono gestite nelle fasi finali della filiera, in particolare al momento dell’uccisione.

L’annuncio è stato accolto con favore da OIPA, che ha sottolineato il significato culturale del provvedimento. Secondo l’organizzazione, il segnale che arriva dal Regno Unito mostra come anche pratiche profondamente radicate possano essere rimesse in discussione quando cambiano le conoscenze scientifiche e il quadro di riferimento istituzionale.

L’esperienza britannica viene spesso affiancata a quella di Paesi come Svizzera, Norvegia e Nuova Zelanda, dove da tempo sono in vigore disposizioni che regolano in modo più stringente le modalità di uccisione dei crostacei, prevedendo l’obbligo di stordimento preventivo. In questi contesti, l’evoluzione normativa è stata accompagnata da indicazioni tecniche e soluzioni operative pensate per conciliare benessere animale e pratiche di filiera.

In Italia, il quadro è differente per impostazione e strumenti. Allo stato attuale non esiste una norma nazionale espressamente dedicata che vieti in modo diretto la bollitura dei crostacei vivi. La tutela di questi animali è affidata prevalentemente a disposizioni di carattere generale, a regolamenti locali e a un percorso giurisprudenziale che negli anni ha contribuito a definire limiti più stringenti su alcune pratiche.

In particolare, alcune decisioni dei tribunali hanno riguardato le condizioni di detenzione dei crostacei vivi, ritenendo incompatibili con la loro natura pratiche come la conservazione prolungata su ghiaccio. Si tratta di interventi puntuali, rilevanti sotto il profilo giuridico, ma non riconducibili a una disciplina organica e uniforme applicabile all’intero territorio nazionale.

Il confronto con il caso britannico non restituisce quindi un’assenza di tutele, ma evidenzia due approcci diversi: da un lato, una strategia nazionale che esplicita un indirizzo politico sul benessere animale; dall’altro, un sistema che procede per interpretazioni e interventi settoriali, senza una cornice unitaria dedicata ai crostacei e ai cefalopodi.

Per la filiera ittica, lo stop annunciato alla bollitura delle aragoste vive va letto soprattutto come un indicatore di sensibilità e di possibile evoluzione futura, capace di incidere sulle aspettative del mercato e del consumatore, più che come una misura immediatamente vincolante.

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Quanto pesa l’acquacoltura biologica nel mercato europeo?

Quanto pesa l’acquacoltura biologica nel mercato europeo?

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L’acquacoltura biologica è spesso evocata come uno dei possibili orizzonti del settore ittico europeo. Nei dibattiti pubblici e nelle narrazioni più semplificate viene presentata come una risposta strutturale alle criticità ambientali, produttive e sociali della filiera. L’analisi contenuta nell’ultimo Monthly Highlights di EUMOFA invita però a un esercizio più utile e meno ideologico: guardare i numeri per quello che sono.

Nel 2023, il consumo apparente di prodotti da acquacoltura biologica nell’Unione europea è stimato in circa 100.000 tonnellate, pari a poco più del 3% del consumo totale di prodotti di acquacoltura. Un dato che, da solo, ridimensiona molte aspettative. Il biologico esiste, cresce, ma rappresenta ancora una nicchia di mercato, con caratteristiche ben definite e limiti strutturali evidenti.

La produzione biologica europea copre la gran parte di questo consumo. Secondo EUMOFA, circa l’86% dei volumi consumati nell’UE è prodotto internamente, mentre il restante 14% proviene da importazioni extra-UE. Anche questo è un elemento importante: l’acquacoltura biologica non è un segmento fortemente dipendente dall’esterno, ma si sviluppa principalmente all’interno dei confini europei, seguendo regole produttive e standard comuni.

Dal punto di vista geografico, la produzione è tutt’altro che diffusa in modo uniforme. Pochi Paesi concentrano la quota maggiore dei volumi biologici, con un ruolo di primo piano per Paesi Bassi, Irlanda e Italia. Si tratta di realtà che hanno sviluppato competenze specifiche e filiere relativamente consolidate, spesso legate a poche specie chiave. Questo livello di concentrazione contribuisce alla stabilità del segmento, ma ne limita anche la scalabilità.

La composizione per specie conferma ulteriormente la natura selettiva del biologico. I mitili rappresentano oltre il 70% della produzione biologica europea, seguiti a distanza dal salmone e da altre specie allevate in volumi decisamente più contenuti. Non è un dettaglio secondario: il biologico, così come è oggi strutturato, si presta meglio a determinate specie e sistemi produttivi, mentre resta difficilmente applicabile su larga scala ad altri comparti dell’acquacoltura.

Anche sul fronte delle importazioni, il quadro resta circoscritto. I principali flussi extra-UE riguardano poche categorie di prodotto, in particolare salmone, gamberi e mitili, provenienti da Paesi come Norvegia, Regno Unito e Cile. I volumi sono limitati e non modificano in modo sostanziale l’equilibrio complessivo del mercato europeo, ma indicano comunque un interesse crescente per il segmento bio anche al di fuori dell’UE.

Dal lato della domanda, EUMOFA evidenzia come il mercato dell’acquacoltura biologica resti fortemente legato ad alcuni canali specifici. In Paesi come la Francia, dove il biologico ittico è monitorato con maggiore dettaglio, la distribuzione moderna continua a svolgere un ruolo centrale, affiancata da negozi specializzati. Tuttavia, i dati mostrano anche una certa sensibilità del segmento alle dinamiche di prezzo e al contesto inflattivo, confermando che il biologico ittico non è immune dalle tensioni che attraversano i consumi alimentari.

Nel complesso, l’analisi EUMOFA restituisce un’immagine chiara: l’acquacoltura biologica non è una soluzione universale, né può esserlo nel breve periodo. È un segmento specifico, con potenzialità interessanti ma anche con limiti strutturali legati a costi, specie allevabili, requisiti normativi e dimensione del mercato.

Questo non ne riduce il valore, ma aiuta a collocarlo nella giusta prospettiva. Per il settore, fare chiarezza significa evitare contrapposizioni sterili tra modelli produttivi e concentrarsi invece su ciò che i dati indicano con maggiore precisione: dove il biologico funziona, dove può crescere e dove, realisticamente, continuerà a restare una nicchia qualificata.

In questo senso, i numeri EUMOFA offrono uno strumento prezioso. Non per alimentare slogan, ma per costruire decisioni informate in un contesto in cui sostenibilità, mercato e fattibilità economica devono necessariamente procedere insieme.

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Pesce protagonista durante le feste

Come da tradizione, gli italiani hanno scelto di “mangiare magro”

Anche quest’anno il pesce si è confermato come il protagonista assoluto della Vigilia di Natale. Secondo un’indagine, il 77% degli italiani ha portato in tavola piatti a base di pesce, mantenendo viva la tradizione del mangiare magro. La scelta del pesce ha dominato quasi ovunque, mentre la carne è stata presente solo nel 20% delle case. Una quota molto ridotta, pari al 3%, si è dedicata ai menu completamente vegetariani o vegani.

La scelta del pesce, occhio all’etichetta

Il pesce italiano è rimasto al centro delle abitudini festive grazie alla sua varietà e versatilità, e alla forte identità gastronomica regionale. Alici, vongole, sogliole, triglie, anguilla, capitone e seppie sono stati anche quest’anno tra le specie più utilizzate nelle ricette della Vigilia.

Le cucine italiane propongono preparazioni che spaziano dalle zuppe di pesce alle fritture, dai primi piatti della tradizione come gli spaghetti alle cicale fino ai secondi più tipici come il capitone alla brace o il calamaro ripieno. La ricchezza del pescato nazionale permette di mantenere un legame forte con la tradizione e con la stagionalità.

L’invito di Agripesca

Gregorio Carello, presidente di Agripesca Calabria, ricorda l’importanza di scegliere pesce fresco italiano e di preferire la filiera corta, una scelta che garantisce la qualità e sostiene un settore strategico per il nostro Paese, tra pesca e acquacoltura. “Le nostre marinerie garantiscono un lavoro incredibilmente importante, nel rispetto della sostenibilità”, afferma.

Primo piano di Gregorio Carello, presidente di Agripesca Calabria

Il periodo natalizio rappresenta il momento di massimo consumo di pesce in Italia, con un fabbisogno annuo pro capite che spesso supera i ventotto chilogrammi. Si tratta di un dato superiore alla media europea, pari a venticinque chilogrammi, e a quella mondiale, che si ferma a venti. Tra le specie più diffuse nelle catture italiane figurano alici, vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada, gallinelle e sugarelli.

L’importanza del pesce nazionale

Per evitare frodi commerciali, Agripesca ricorda a tutti l’importanza di controllare l’etichetta del pesce acquistato. Le informazioni devono indicare il metodo di produzione, come pescato, acque dolci o allevato, l’attrezzo di cattura e la zona di provenienza, ad esempio Mar Adriatico, Mar Ionio o Sardegna. Nel caso del pesce congelato è obbligatoria la data di congelamento, mentre per i prodotti decongelati deve essere riportata la dicitura decongelato.

La corretta lettura dell’etichetta permette di scegliere prodotti realmente italiani e di qualità, garantendo trasparenza e sicurezza alimentare.

I ricci di mare

La Vigilia di Natale, e le feste in generale, continua così a essere un momento in cui tradizione, pesce fresco e attenzione alla provenienza degli alimenti si intrecciano, confermando il ruolo centrale del pescato italiano nelle tavole delle famiglie.

EU tuna imports 2025: extra-EU dependence grows

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Extra-EU imports of tuna and related species have long held a distinctive place in debates on European seafood markets. They are mass-market products, deeply embedded in industrial and commercial supply chains, yet structurally dependent on sourcing beyond the European Union. The latest EUMOFA Monthly Highlights offer a chance to look at this pattern with greater precision, moving beyond a surface reading of imported volumes.

Between January and September 2025, extra-EU imports of tuna and related species rose again, both in quantity and in value. Taken as a whole, the figures reinforce an established trajectory: Europe’s tuna market relies on global supply flows to meet the needs of processing industry capacity and domestic consumption.

This dependence is neither occasional nor driven by short-term shocks. It reflects structural factors: biological limits on resources, fisheries management regimes, internal production capacity, and the characteristics of demand. European production, however relevant from an industrial standpoint, cannot ensure continuity and sufficient volumes without a steady contribution from third-country imports.

EUMOFA’s analysis also highlights another key feature: the geographic concentration of imports. A significant share of extra-EU flows is absorbed by a limited number of Member States, particularly those hosting the main processing and marketing clusters. This concentration supports supply-chain efficiency, but it also makes the system more exposed to shifts in international markets, logistics costs, and trade relations with supplier countries.

Within the “tuna and related species” grouping, individual species behave differently. Skipjack tuna remains central to trade, sustaining high volumes and offering a degree of supply stability. Other species, such as yellowfin tuna or swordfish, tend to show patterns that are more sensitive to biological, regulatory, and market drivers, with direct effects on prices and availability.

From an economic perspective, EUMOFA reports values in millions of euros, a convention that requires careful reading. When volumes and values are considered together, the overall scale becomes clear: extra-EU imports of tuna and related species amount to a market worth several billion euros, confirming the strategic weight of this category within Europe’s seafood industry.

What stands out most is not simply the increase in imports, but their full integration into how the market functions. Extra-EU tuna is no longer treated as a secondary component: it has become an ordinary element of the supply chain. That reality shifts the analytical center of gravity. The question is no longer whether Europe imports tuna, but how to manage—fairly and sustainably—a dependence that is now structural.

The implications are broad. They touch on origin diversification, industrial supply-chain resilience, transparency in trade flows, and the coherence between sustainability policies and the realities of a highly interconnected global market. These issues cannot be solved by a single indicator, but they emerge clearly from a careful, contextual reading of the data.

In that sense, EUMOFA does not provide definitive conclusions, yet it delivers essential elements for understanding the current market and guiding future reflection. Extra-EU imports of tuna and related species are not an anomaly, but a key lens for interpreting how European seafood markets are evolving in an increasingly interdependent context.

For more insights on the future of Italian fisheries and the blue economy, follow ongoing coverage and analysis on Pesceinrete.

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Approvata la sub-graduatoria GSA 10 per la pesca a strascico

Approvata la sub-graduatoria GSA 10 per la pesca a strascico

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Lo scorso 23 dicembre il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha adottato il decreto di approvazione della sub-graduatoria relativa alla GSA 10 (Mar Tirreno centrale e meridionale) per il sistema di pesca a strascico, riferita alle unità con lunghezza fuori tutto compresa tra 18 e 24 metri. Il provvedimento rientra nel quadro del Programma FEAMPA 2021–2027 e riguarda l’attuazione della misura di arresto definitivo delle attività di pesca, prevista dall’articolo 20 del Regolamento (UE) 2021/1139.

Il contesto normativo e operativo

La misura si inserisce nel più ampio sistema di gestione della pesca mediterranea, fondato sui regolamenti europei e sulle raccomandazioni della CGPM, con l’obiettivo di favorire un equilibrio sostenibile tra capacità di flotta e risorse disponibili. In particolare, l’arresto definitivo rappresenta uno degli strumenti strutturali individuati dall’Unione europea per intervenire sui segmenti di flotta in cui è dimostrata una condizione di squilibrio.

Il decreto fa riferimento ai criteri e alle modalità operative stabiliti dal decreto direttoriale del 17 luglio 2024, che ha definito risorse, procedure istruttorie e parametri di selezione delle domande presentate dalle imprese di pesca.

Dotazione finanziaria e graduatoria

Con l’approvazione della sub-graduatoria GSA 10, risultano finanziabili le prime 18 posizioni, per un importo complessivo pari a 5.793.240 euro. Le risorse sono imputate alla Priorità 1 – Obiettivo specifico 1.3 del FEAMPA, dedicata al rafforzamento della sostenibilità ambientale della pesca.

Le restanti domande inserite in graduatoria risultano ammesse ma non finanziabili per esaurimento delle risorse disponibili. Il decreto prevede comunque la possibilità di scorrimento della graduatoria, qualora si rendano disponibili ulteriori fondi nel corso dell’attuazione del programma.

Beneficiari e condizioni

I beneficiari della misura sono proprietari di unità da pesca operanti con il sistema a strascico nei compartimenti marittimi ricompresi nella GSA 10. L’erogazione del contributo resta subordinata al rispetto degli obblighi previsti per i beneficiari, nonché all’esito positivo dei controlli amministrativi e finanziari previsti dal sistema di gestione e controllo del FEAMPA.

Un tassello della strategia di riequilibrio della flotta

L’approvazione della sub-graduatoria per il Tirreno centrale e meridionale rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di attuazione del FEAMPA 2021–2027. La misura contribuisce in modo diretto alla riduzione dello sforzo di pesca nei segmenti più sensibili, in coerenza con gli obiettivi europei di tutela degli stock demersali e di sostenibilità economica del settore.

Il provvedimento rientra in una più ampia strategia che, attraverso interventi mirati e selettivi, mira a garantire nel medio-lungo periodo una maggiore stabilità per le imprese di pesca e una gestione più responsabile delle risorse marine nel Mediterraneo.

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