[[{“value”:”

ANAPI Pesca chiede risorse garantite per pesca e acquacoltura nel bilancio UE 2028–2034 e un programma italiano per il rinnovo della flotta e il ricambio generazionale. Le proposte di Annamaria Mele comprendono sostegno pubblico alla sostituzione degli scafi con condizioni verificabili, strumenti finanziari accessibili e una gestione capace di seguire i cambiamenti del mare, tutelando imprese, lavoro e territori.

Ittico Guida Buyer, guida professionale per gli operatori del mercato ittico

Una base finanziaria garantita per pesca e acquacoltura nel Fondo unico, con risorse riconoscibili e protette dalle successive riprogrammazioni. È la richiesta che Annamaria Mele, presidente nazionale di ANAPI Pesca, rivolge al Governo italiano per il negoziato sul bilancio europeo 2028–2034, nelle risposte sulla Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura.

All’interno di questo quadro, l’associazione indica una priorità italiana: un programma che leghi il rinnovo della flotta all’ingresso dei giovani, accompagnato dai necessari adeguamenti normativi. La disponibilità di imbarcazioni sicure ed efficienti deve procedere insieme a formazione, sostegno all’avvio dell’attività e prospettive di reddito.

Risorse garantite nel Fondo unico

Nella nuova architettura del Fondo unico, ANAPI chiede risorse certe e adeguate: una dotazione minima vincolante a livello europeo, un’assegnazione nazionale esplicita e garanzie che impediscano di ridurre le risorse attraverso successive riprogrammazioni a favore di altre politiche.

“La possibilità di concorrere a risorse comuni deve rappresentare un’opportunità aggiuntiva rispetto a una base finanziaria garantita.”

La proposta comprende una sezione dedicata alla pesca e all’acquacoltura nel Piano italiano, costruita con le Regioni e le rappresentanze del settore, con obiettivi, interventi e responsabilità identificabili. Le risorse dovrebbero rispondere alle esigenze delle diverse marinerie e sostenere rinnovo della flotta, sicurezza, ricambio generazionale e transizione energetica.

Mele riconosce che l’integrazione dei fondi può favorire investimenti capaci di collegare pesca, infrastrutture portuali, ricerca, formazione e sviluppo locale. Chiede che sia accompagnata da procedure più semplici, tempi certi di erogazione e trasparenza sulle somme effettivamente destinate alle imprese e ai territori. La condizione posta da ANAPI è che il sistema rafforzi la sostenibilità ambientale, economica, sociale e territoriale, preservando le specificità del comparto e la sua capacità di investimento.

Il programma italiano per flotta e giovani dovrebbe rendere sostenibile anche l’investimento iniziale di chi entra nella professione, attraverso formazione e accompagnamento.

“Finanziare l’acquisto di una barca senza assicurare condizioni di lavoro dignitose e prospettive di reddito significa affrontare soltanto una parte del problema.”

Credito e liquidità per realizzare gli investimenti

Per Mele, l’accessibilità degli strumenti finanziari si misura sulle condizioni reali delle imprese, soprattutto di quelle più piccole.

“La disponibilità teorica di una garanzia o di un finanziamento non coincide con la possibilità concreta di utilizzarlo.”

Entrate condizionate da meteo, fermi, andamento delle risorse e volatilità dei costi richiedono valutazioni del credito che conoscano il settore, rate compatibili con i periodi di attività e tempi di rimborso commisurati alla durata dell’investimento.

Le garanzie pubbliche dovrebbero tradursi in minori garanzie personali, interessi sostenibili e accesso anche per operazioni di importo contenuto. L’imprenditore deve conoscere in anticipo il costo complessivo del finanziamento.

Un contributo approvato, osserva Mele, può restare inutilizzabile se l’impresa deve anticipare tutte le spese e attendere a lungo il rimborso. ANAPI chiede anticipazioni accessibili, garanzie anche sulle anticipazioni e finanziamenti ponte collegati ai contributi concessi, con procedure coordinate tra amministrazioni e intermediari.

“I ritardi amministrativi non possono trasformarsi in maggiori interessi e costi per il beneficiario.”

Nella sua analisi, i capitali privati possono contribuire soprattutto dove esistono ricavi riconoscibili: risparmio energetico, trasformazione, commercializzazione, valorizzazione del prodotto e servizi condivisi. Il contributo pubblico a fondo perduto deve restare centrale per sicurezza, selettività e interventi con benefici ambientali e collettivi. La transizione, sottolinea, richiede una ripartizione sostenibile dei costi, evitando di trasformare ogni nuovo obbligo in ulteriore debito per il pescatore.

Sostituire gli scafi con condizioni verificabili

Per ANAPI, l’ammodernamento deve comprendere la sostituzione degli scafi vetusti quando gli interventi sull’esistente non permettono di raggiungere condizioni di lavoro, efficienza e affidabilità adeguate. Sicurezza, spazi dignitosi, tecnologie appropriate e prospettive economiche sostenibili sono anche condizioni per attrarre giovani nella professione.

Il primo vincolo individuato da Mele riguarda la misurazione della capacità. La stazza lorda misura volumi: spazi aggiuntivi per servizi igienici, riposo dell’equipaggio o batterie non equivalgono, di per sé, a una maggiore capacità di cattura. Anche i nuovi sistemi di propulsione, sostiene, vanno valutati in base alle caratteristiche tecniche e all’impiego effettivo.

Nella verifica sugli indicatori complementari annunciata per il 2027 dalla Commissione europea, ANAPI chiede di affiancare a stazza e potenza indicatori che considerino attrezzi utilizzabili, caratteristiche operative dell’imbarcazione, tempi di attività e capacità effettiva di prelievo. Propone criteri tecnici trasparenti per riconoscere volumi e dotazioni destinati esclusivamente a sicurezza, abitabilità e transizione energetica, impedendone successive conversioni che aumentino la capacità di pesca.

Il secondo vincolo è finanziario. Mele ricorda che il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) prevede già interventi condizionati per sicurezza, condizioni di lavoro ed efficienza energetica, anche attraverso determinati aumenti di stazza, mentre esclude in via generale il sostegno alla costruzione di nuovi pescherecci. Chiede quindi una revisione coordinata delle regole sulla capacità e sul finanziamento: nuovi indicatori avrebbero un effetto incompleto se la sostituzione delle imbarcazioni rimanesse economicamente inaccessibile.

La proposta è un percorso di sostituzione degli scafi con sostegno pubblico, subordinato al ritiro dall’attività di pesca dell’unità sostituita, al rispetto delle possibilità di pesca disponibili, a miglioramenti documentati di sicurezza e prestazioni ambientali e all’assenza di aumenti ingiustificati della capacità effettiva di cattura. La capacità ritirata con precedenti aiuti alla demolizione, precisa, non deve essere rimessa in circolazione.

ANAPI chiede inoltre coerenza tra autorizzazioni alla pesca, verifiche tecniche e procedure di finanziamento. Per la transizione energetica indica tecnologie adatte alle diverse marinerie, assistenza tecnica e infrastrutture portuali: piccola pesca e imbarcazioni impegnate in uscite più lunghe richiedono soluzioni appropriate alle rispettive attività.

L’equilibrio con le risorse, nella proposta di Mele, va verificato per segmento di flotta e areale, attraverso dati scientifici aggiornati, selettività degli attrezzi e controllo dell’attività effettiva.

“Anche una maggiore efficienza può tradursi in un aumento della pressione di pesca, se non è accompagnata da una gestione adeguata.”

PCP, gestione adattativa e continuità delle marinerie

Nel valutare la Politica comune della pesca (PCP), Mele distingue problemi di applicazione, limiti dei singoli strumenti di gestione e questioni che richiedono modifiche al regolamento di base.

“Attribuire ogni difficoltà alla PCP rischia di rendere meno precise anche le richieste del settore.”

La semplificazione può avanzare attraverso l’attuazione nazionale e la revisione di disposizioni specifiche. Le richieste sono comunicazioni integrate, dati forniti una sola volta alle amministrazioni, procedure e interpretazioni uniformi, obblighi proporzionati alla dimensione e all’attività dell’impresa. L’obiettivo è rendere comprensibile un quadro composto da norme europee, disposizioni nazionali, provvedimenti attuativi e obblighi di controllo spesso difficili da coordinare.

“La digitalizzazione deve ridurre il lavoro amministrativo del pescatore.”

Un altro punto riguarda le condizioni di pesca negli stessi areali. Per ANAPI, i sacrifici richiesti alle imprese devono produrre benefici effettivi per le risorse. Quando gli stock sono condivisi con flotte extra UE, Mele chiede obblighi di conservazione coerenti e verifiche credibili. Ricorda che le norme europee non vincolano automaticamente questi Paesi e indica un’azione dell’Unione più incisiva nella Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo, controlli coordinati e strumenti efficaci contro le violazioni degli obblighi internazionali.

La presidente distingue le differenze tra ordinamenti dalle effettive inosservanze: entrambe, sostiene, vanno affrontate quando compromettono tutela degli stock e concorrenza. La strada indicata è una migliore politica esterna della pesca e una maggiore effettività degli accordi.

Sulla gestione, ANAPI chiede che chiusure territoriali e temporali, limiti allo sforzo e misure tecniche siano verificati alla luce di dati aggiornati e della loro efficacia, considerando gli effetti del cambiamento climatico su distribuzione delle specie, habitat ed ecosistemi.

“Non è sufficiente confermare una restrizione perché già prevista: bisogna accertare se protegga ancora la risorsa giusta, nel luogo e nel periodo appropriati.”

La proposta comprende monitoraggi continuativi con il coinvolgimento dei pescatori, verifiche periodiche e procedure tempestive di adeguamento. Le misure devono poter essere rafforzate quando serve maggiore tutela oppure rimodulate quando le evidenze dimostrano l’esistenza di soluzioni altrettanto efficaci e meno penalizzanti. Mele chiede di utilizzare le possibilità di aggiornamento già previste dai piani e di modificare quelli per i quali risultano insufficienti.

Alla revisione del regolamento di base assegna il compito di rendere questa gestione adattativa più solida e sistematica, con garanzie comuni per aggiornamento scientifico, partecipazione del settore e valutazione degli effetti cumulativi delle restrizioni.

Quanto alla facoltà degli Stati membri di adottare misure più rigorose, Mele ne riconosce la possibile utilità per esigenze locali. Chiede che sia accompagnata da motivazione scientifica puntuale, consultazione degli operatori, valutazione delle alternative e verifica periodica dei risultati. Segnala criticità quando ulteriori limitazioni si sommano a un quadro già restrittivo e gravano soltanto sulla flotta nazionale che opera su risorse condivise. La revisione della PCP dovrebbe rafforzare queste garanzie e l’esame dell’impatto complessivo delle misure europee e nazionali.

Il criterio indicato da ANAPI comprende quattro dimensioni: salute degli stock e degli ecosistemi e riduzione degli impatti; redditività e costi operativi sostenibili; sicurezza e dignità del lavoro; continuità delle marinerie e delle filiere locali, con le loro competenze e l’occupazione. Ogni decisione dovrebbe esplicitare questi effetti e mostrare come raggiungere gli obiettivi di conservazione evitando sacrifici sproporzionati e la perdita del presidio produttivo costiero.

Per Mele, la sostenibilità territoriale richiede di investire proprio dove la continuità della pesca rischia di spezzarsi. Chiede particolare attenzione alle comunità che negli ultimi decenni hanno subito impoverimento economico, carenza di investimenti e interruzione del ricambio generazionale. Le risorse pubbliche, sostiene, non possono seguire prevalentemente settori e territori già capaci di attrarre capitali: devono creare opportunità anche dove il rendimento immediato non esprime tutto il valore del lavoro, delle competenze e della produzione.

Ai giovani occorre offrire imbarcazioni sicure, redditi dignitosi, formazione, servizi e migliori condizioni di vita e di lavoro. La passione e il legame con il mare, sottolinea Mele, vanno sostenuti da prospettive credibili. La perdita di imprese e nuove generazioni comporta, per le marinerie, anche la perdita di saperi, filiere, capacità di approvvigionamento e identità.

“Sostenere queste attività significa contribuire alla sovranità alimentare dell’Italia e rendere possibile la scelta di restare, tornare e costruire un futuro nei territori della pesca. È su questa capacità che chiediamo di misurare le scelte europee”.

I Venerdì di Pesceinrete - newsletter

L’articolo Visione 2040, ANAPI chiede fondi certi per flotta e giovani proviene da Pesceinrete.

“}]] ​